1 - L'amico segreto

  • Scritto da Giovanna Esse il 10/06/2021 - 03:00
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Inizio, con questa pubblicazione di storie. una raccolta essenzialmente autobiografica, titolo provvisorio: L'amico segreto di mio marito. Molti elementi reali, infatti ispirano le confessioni che ho decise di lasciare su queste pagine. Buona lettura a tutti i miei amici, sperando di trasmettervi la stessa passione che hanno vissuto personaggi a me cari .


Nell'intimità più segreta ci accadono cose che superano la fantasia. Dedicato a tutte le donne che hanno la fortuna di raggiungere la complicità totale col proprio partner. Dedicato a tutti gli uomini che hanno il coraggio di amare le loro donne nella libertà di esprimere la propria passionalità.

Prologo

  • E scendi dai, scemo! Era quello scugnizzo di Armando. Stava cercando di convincere Simone, il ragazzo suo vicino di casa, a scendere nella piazzetta, per giocare. Lucio sapeva perfettamente da quale bieco interesse nasceva quell'insistenza: Simone era il detentore del più nutrito gruppo di figurine di calciatori Panini e della più ghiotta collezione di Topolino del quartiere; inclusi gli Almanacchi e gli Albi speciali. Era un bravo ragazzo, figlio unico di una coppia di anziani, forse adottivo. Sembrava un po' più lento degli altri ragazzi ma, in realtà, era solo timido e molto introverso. Lucio lo conoscevo meglio degli altri ragazzacci, perché abitavano nello stesso palazzo. Si sentiva un po' responsabile nei suoi confronti perché era un po' più grande, e molto più sveglio. Inoltre, i suoi vecchi, gli permettevano di entrare in casa... una casa cupa e buia, con le ante sempre serrate e che, per gli altri, era off-limits. Questo dava a Lucio la possibilità di godere della compagnia di Simone (che non era poi il top dello spasso) ma, soprattutto, di acquisire un certo "potere" sui giornaletti e … sulla stanza “segreta” del ragazzino. STOP La stanza dei giochi: una stanza piena, zeppa, di giocattoli di ogni tipo, provenienza e specie. Rigorosamente conservati nei rispettivi scatoli e sempre con le batterie cariche. Li tenevano lì, inutilmente accatastati, e quasi mai usati. Probabilmente servivano per tentare di riempire tutti i vuoti che non avrebbero mai potuto colmare nelle esigenze del piccolo; e anche per tenerlo il più possibile chiuso in casa, per evitare quei pericoli che i vecchi vedono sempre e i ragazzi, mai.

Ora, non è che a loro, piccoli e probabili criminali, i giocattoli facessero gola particolarmente … preferivano fionde e coltelli; ma certo una sbirciata di nascosto dagli altri si poteva pur dare, in fondo anche Lucio, era pur sempre poco più di un bambino. Era soprattutto curioso e poi, quel “potere”, dove gli altri non potevano, lo faceva sentire importante.

Un'altra cosa che gli altri non dovevano sapere, era che i giochi nascosti, che tutti i ragazzi più o meno facevano, legati alle prime curiosità sessuali tipicamente giovanili, a volte, venivano ripresi e "perfezionati" tra i due ragazzi, quando erano da soli nelle stanze buie della vecchia casa. In quei frangenti, Lucio più grande, volitivo e "maschio", assumeva un ruolo dominante e possessivo. Simone, del tutto incapace di tener testa all' amico, lo accontentava assumendo un ruolo passivo e a lui più congeniale. Non era tanto per una tendenza all'omosessualità, quanto per un pigro, quasi filosofico, fatalismo nei confronti della vita.

Così, anche quel giorno, Lucio, pure se non interpellato, si mise la polo verde e, volando per le scale, raggiunse i ragazzi nella piazzetta, tra i vicoli neri. Gli altri ragazzi storsero il naso nel vederlo, non avrebbero potuto fare di Simone “la vittima” che speravano. Lucio non era un capo, volutamente, ma era un pericoloso felino solitario e infido: un lupacchiotto, con cui nessuno aveva piacere a misurarsi. Come iene deluse, fecero buon viso a cattivo gioco. Dopo pochi minuti correvano, gridando e si azzuffavano, rincorrendo il Super Santos arancione. Non sarebbe passato troppo tempo e qualche adulto furibondo lo avrebbe sequestrato, o peggio, bucato. Era ancora l' epoca in cui i ragazzi prendevano anche qualche scapaccione, senza che per questo venisse richiesto l'intervento della CIA. Avevano tutti più o meno la stessa età. Quell' età in cui a tantissimi ragazzini viene spontaneo conoscersi, indagarsi, e a volte quasi come in un gioco di ruolo, avere le prime, impacciate, esperienze erotiche. Anche in quello Lucio era un privilegiato. Il libero accesso in casa del suo amico, gli angoli scuri della camera dei giochi e il suo carattere dominante, avevano spesso la meglio sull' altro ragazzo, che di buon grado si prestava alle curiosità dell’ amico ... in tutti i sensi.

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Prima Parte: Beata gioventù Quanti anni erano passati. I ricordi dell’ infanzia gli tornavano in mente uno dopo l'altro, mentre percorreva gli stanzoni vuoti della vecchia casa. Si erano trasferiti da oltre dieci anni, ora lui era praticamente un giovanotto. Aveva passato da un’ altra parte tutta l’ adolescenza e la gioventù e, si sa, quegli anni per i giovani sono paragonabili ad un abisso temporale. Pieni di cambiamenti fisici e psicologici. La crisalide diventa farfalla ed è pronta per affrontare il suo destino: forte e matura.

La vecchia casa di famiglia si era liberata, da poco, dagli inquilini e si erano detti: perche tenerla abbandonata? D' accordo con i genitori, avrebbe organizzato lì il suo studietto di disegno (aveva appena terminato il primo anno di Ingegneria) e, pensò tra se, per portarci anche qualcuna delle sue conquiste. Cosi, per scopare, non avrebbe dovuto più ricorrere ai mille, scomodi espedienti che rendevano ancora più bramoso e intrigante il sesso giovanile. Immaginandosi le scene di cui sarebbe stato protagonista si senti come un pascià, pronto a spalancare la porta del suo Harem privato.

Qualche giorno dopo, entrando nel portone pieno di scartoffie da portare in casa, si incrociò con un giovanotto longilineo dall’ aspetto familiare. Dopo un attimo di esitazione, lo squadrò, poi disse: - Ehi! Simone! - L' altro rispose con un sorrisetto sardonico.

  • Ciao – aggiunse Lucio - da quanto tempo... –

  • Però! Mi avevano detto che eri tornato. – disse Simone.

  • E tu, invece? Non ti sei mai mosso dalla vecchia casa? - chiese.

  • E dove vuoi che vada? I vecchi sono morti e mi hanno lasciato la casa. Almeno riesco a viverci... - Lo guardò con comprensione e dissi: - Mi dispiace, non sapevo. – E, Simone: - Lascia perdere è relativo, in realtà ero stato adottato. –

  • Dai, mi ha fatto piacere rivederti, io ci sarò spesso... Vieni a trovarmi, non farti problemi, attraversi il pianerottolo e sei da me... tanto sono sempre da solo. -

  • Ok! - disse - vedremo. Ciao, allora, adesso vado. – e Simone si perse tra i vicoletti antichi.

L’ attività di giovane dalle larghe prospettive si ampliò e si intensificò per Lucio. Inoltre si era alla fine degli anni settanta e le ragazze dell’ epoca erano in piena rivoluzione sessuale. Le minigonne e i minishorts impazzavano, le discoteche per gli studenti erano aperte dalle 10 di mattina … le occupazioni universitarie e le “comuni” erano all’ ordine del giorno e il sesso si praticava in ogni sua forma: spesso e volentieri. Cicciolina e Moana erano le nuove ambasciatrici della ricerca erotica. Naturalmente per Lucio avere uno studio-garconniere non poteva che rappresentare un grande vantaggio. Inutile dire che l’ andirivieni di amici e ragazze in abiti succinti non passava inosservato nel vicoletto. Ma i tempi erano cambiati, le case erano piene di studenti in affitto che arrivavano da tutto il Sud per frequentare le varie facoltà universitarie. Nessuno più si fossilizzava a controllare cosa succedeva agli altri: la vecchia città, diventava una metropoli.

Intanto, il povero Simone sbarcava il lunario alla meglio e soprattutto essendo chiuso e schivo: non batteva chiodo. Gli incontri di pianerottolo si susseguivano e spesso, in tutta onestà di intenti, Lucio provò a inserirlo nel giro di facili scopate … ma con nessun risultato pratico.

Un pomeriggio di tranquillità relativa Lucio invitò l’ amico di infanzia ad accomodarsi per chiacchierare un poco e per fargli vedere i suoi progetti … e anche per dimostrargli che non era solo un satiro, ma anche uno studente attento e appassionato. Parlarono del più e del meno … all’ epoca un whisky e una Marlboro accompagnavano di prassi ogni chiacchierata. Il discorso, a un certo punto, cadde sull’ argomento: sesso. Lucio incitava Simone a non farsi troppi problemi nell’ abbordare una ragazza, magari anche una di quelle amiche che spesso, seminude si aggiravano per casa sua. Ma l’ altro era “tosto” e proprio non se la sentiva di paragonarsi all’ amico, che nella sua immaginazione limitata era, praticamente, un vero play boy.

Quando l’ argomento diventò più diretto, Lucio disse: - Ma allora insomma, come fai? Non scopi? – La risposta di Simone tendeva al vago e al sibillino, ma in realtà non negava di limitarsi all’ auto erotismo per soddisfare il suo piacere. E Lucio ridacchiava. I “rossori” e le titubanze dell’ amico, praticamente ancora vergine lo divertivano, e un po’ lo stimolavano. Negli ultimi anni di grande attività fisica, Lucio non si era negato neppure come gigolò, e poco importava se i suoi amici generosi, erano donne mature o uomini importanti, con la passione per il “pisello”. Parlare con un ingenuo come Simone lo stuzzicava. L’ età era quella in cui, se non arrivava almeno due volte al giorno, si sentiva a disagio: e così un po’ per esibizionismo e un po’ per fare sesso con un uomo senza ricevere un compenso, ma per il puro piacere di dominare, lo eccitò.

Con disinvoltura seppe ritrovare nella mente dell’amico i ricordi d’infanzia e così, quasi per gioco, cominciarono a rinvangare il passato.

  • Ricordi quando me lo prendevi in bocca - diceva Lucio, mentre tirava fuori il cazzo già duro dai pantaloncini. - In quella stanzetta scura – disse – ricordo ancora quelle volte che arrivavi da sotto, da dietro alle mie gambe… mettevi la testa sotto le palle ed io, abbassandolo con la mano, ti premevo il cazzo in bocca. Simone non aveva né la forza né la volontà per reagire e così, ancora una volta, come se il tempo non fosse mai passato, si sedette sul divano e, senza remore, cominciò a fargli un bocchino. In poche ore il leone rampante e arrapato che si nascondeva in Lucio aveva avuto di nuovo la meglio sull’altro giovane.

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Simone, ammirato e soggiogato dalla forte personalità dell’amico, riprese il suo ruolo supino di strumento sessuale, rassegnato e grato, nelle mani di Lucio, più furbo e dotato. Naturalmente anche in lui si nascondeva una forte carica sessuale ed erotica. Quel ruolo gli piaceva. Infatti mentre succhiava il cazzo dell’amico e gli leccava la sacca dei coglioni, si sentiva in tiro il suo arnese, come mai prima. Ripresero il menage da dove l’ avevano lasciato tanti anni prima. Ma adesso erano uomini. I cazzi erano grossi e duri. E la sborra non era acquiccia, ma sperma abbondante, denso e gustoso. Ora prendere il cazzo in mano di un altro non era più un gioco non meglio identificato, ma una precisa masturbazione dell’ altro. Gli incontri omosessuali tra i due, non erano più supportati da uno scambio di figurine o di soldatini, e non si potevano più giustificare come un gioco … nonostante Simone amasse pensare di subire un piccolo maltrattamento, occasionale ma piacevole, e Lucio si giustificasse con se stesso, pensando di usare la bocca e le mani dell’ amico, come surrogato più arrapante di una masturbazione solitaria.

Infatti il rapporto si evolvè nei mesi successivi: diventando sempre più morboso e trasgressivo. Simone rimaneva arroccato nella sua posizione di orso solitario, mentre la vita e le avventure di Lucio si arricchivano di nuove conquiste e di compagnie femminili sempre più coinvolgenti, eppure … Eppure non passava un mese che, nell’ombra segreta del suo studio, non si incontrassero almeno due o tre volte, per imparare i limiti e i confini del sesso proibito… sempre che questi confini esistessero davvero.

Dopo che Simone aveva ripreso il suo ruolo di gregario accondiscendente alle esigenze del capobranco, iniziarono a sperimentare le nuove vie del piacere omosessuale. Così per Simone iniziò un tirocinio in cui l’ amico esperto gli insegnava come donargli piacere e trarne, dal semplice servirlo. Il ragazzo fingeva di imparare con difficoltà, soprattutto per compiacere l’ amico e non deluderlo, ma intanto anche il suo coso, nei pantaloni si agitava come un serpente, mai domo. Così Simone imparò a fare la sega a Lucio in maniera perfetta, aspettando fino alla sborrata, che di prassi, si faceva sgorgare nell’ altra mano, in attesa davanti al glande rubizzo, con le dita raccolte a forma di conchiglia. Poi si perfezionò nel bocchino e imparò, per compiacere l’amico, che lo pretendeva, a farsi arrivare in bocca, soffocando nella sborra e tossendo, avvilito, schizzi di sperma e saliva contemporaneamente. Il suo amichetto gli diceva che le sue donne gli facevano questo e l’ altro non doveva essere da meno. Sempre più spesso gli permetteva di togliersi i pantaloni e le ridicole mutande bianche, anni cinquanta. Sempre più spesso gettava un occhio preoccupato verso il cazzo strano dell’ amico, dove i problemi di rapportarsi con gli altri, sembravano rappresentati “fisicamente”. Il “coso” di Simone infatti era particolare secondo lui. La pelle del prepuzio non aveva forse mai oltrepassato il glande per intero, infatti successivamente scoprì che, per l’ amico, era fonte di dolore lo scappellamento completo: soprattutto quando il pene era duro (cosa che per i loro incontri era la norma, del resto). Aveva una forma che, contrariamente al normale, lo rendeva storto verso il basso, invece di svettare in alto nel classico “alzabandiera”. Ma ancora più piacevolmente preoccupante era il fatto, che quando il cazzo dell’ amico era molto duro, diventava perfettamente diritto. Era come un’asta, un manico, che spuntava orizzontalmente dal corpo magro del giovane amico. Inoltre, quando si eccitava sul serio, il suo cazzo diventava veramente notevole e, pensava con raccapriccio Lucio, probabilmente non era ancora al massimo delle sue capacità espressive, visto che dopo tutto, lui nemmeno glielo toccava… ancora. Ovviamente, nell’intimità fisica dei primi rapporti, qualche volta il pene di Simone aveva sfiorato l’amico, che però non ne aveva fatto un dramma. Magari poi nei suoi sogni ripensava a quel contatto infinitesimale, senza ammetterlo neppure con se stesso.

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Lucio continuava a frequentare l’ università e a studiare. Poi iniziò le prime attività e continuava a scopare con la sua ragazza fissa o con una conquista occasionale. Ma la vera libidine inconfessabile lo attendeva in quel gioco di ruoli, estremamente complesso, che avveniva ogni tanto con l’ amico Simone. Dopo le seghe lunghe e languide, offerte quasi come un servizio, erano passati a Simone che diventava sempre più bravo nel fargli i pompini. La cosa era andata avanti e quindi, facendolo sembrare più un premio che un piacere personale, anche Lucio aveva cominciato a concedere qualche attenzione a Simone. Questo lo faceva in modo distaccato, quasi controvoglia, non voleva rinnegare così apertamente la parte di maschio, dura e violenta, tipica dei giovani del suo stampo. Però poi, in realtà, seguiva a ruota le performance di Simone. Quindi anche Lucio imparò a prenderglielo in mano. Una volta aveva provato a unire i loro due peni e a masturbarli in contemporanea, non poteva nascondere il piacere unico che questo sfregamento provocava. Specialmente quando, in piedi l’ uno contro l’ altro, dai due piccoli orifizi la sborra eruttava quasi contemporaneamente, spandendosi, calda e appiccicosa, sulle sue mani. Sempre per non dispiacere l’ amico, così disponibile e servizievole, aveva voluto tentare a prenderglielo in bocca. Le prime volte il gesto era abbozzato, quasi controvoglia e con fredda partecipazione, ma poi … pian piano si era dovuto rendere conte che aspettava quegli incontri omosessuali, con maggior eccitazione di qualsiasi altro appuntamento erotico. Desiderava imparare sempre meglio a fare il pompino a Simone e il sangue gli ribolliva nelle vene, quando si accorgeva che il cazzo del suo amico, sollecitato dalla sua lingua, si ingrossava a dismisura. Spesso lo misurava controllandone il “calibro” sulla pancia di Simone. Quando il ragazzo era al massimo del piacere e non capiva più niente, il suo cazzo superava di molto l’ ombelico e la pelle di seta era più tesa che mai. Simone una volta aveva trovato il coraggio di chiedere: - Posso venire in bocca? – ma Lucio per orgoglio maschile (come se non fosse impegnato a fargli un languido bocchino), aveva risposto di no. Salvo, in seguito, a desiderare nei suoi sogni, quello spruzzo di sborra, che tanto scioccamente aveva rifiutato.

Venne poi il tempo in cui cominciarono a desiderare qualcosa di più. Praticamente si ricordarono che, tanti anni prima, negli angoli più bui del vicolo o per le scale di sera, qualche volta, più per istinto che per conoscenza, Lucio aveva appoggiato il suo membro giovanile dietro le natiche di Simone. Allora non sapevano nemmeno bene il perché, però sentivano il gusto proibito di quel gesto di possesso dell’ uno nei confronti dell’ altro che, supino, si donava. Ora erano adulti e sarebbe stato ridicolo se, come allora, avessero contato quante “botte” l’ uno desse all’ altro, pur senza una effettiva penetrazione. Così non senza reticenze da parte di Simone, Lucio vinse la sua ritrosia. Forte dell’ esperienza fatta con le ragazze, riuscì ad ottenere che l’ amico si rassegnasse a dargli il culo … inutile dire che Simone era vergine, di dietro. Un pomeriggio estivo, intimò a Simone di stendersi sul solito divano e di porsi su un fianco, abbassandosi il Jeans fino alle ginocchia, poi con calma, anche Lucio si stese sull’ angusto spazio del divano. Il suo cazzo si indurì, come, e anche più, del solito, e per tenere tranquillo Simone, glielo prese in mano da sotto le gambe schiuse. Poi, sempre per rendere arrendevole ed eccitato il suo amico, si abbassò dietro il suo culo, in bella mostra. Da sotto il taglio netto delle natiche, fioriva lo scroto compatto di Simone, scuro e profumato di umido. Poco oltre, dalle gambe strette tra loro per bloccarlo in posizione, il cazzo del giovane sembrava una piccola terza gamba. Lucio leccò ripetutamente tutto quel pacco, trovandolo delizioso. Si divertiva a prendere il pene di Simone tra le labbra e poi, nel perderlo, perché la posizione forzata rendeva il cazzo del giovane elastico e sfuggente. Intanto, frugando e baciando sotto i coglioni di Simone, Lucio iniziò a bagnargli il buchetto con delle linguate piene di saliva. La libidine del rapporto era sempre più cocente, fino a quando Lucio si decise a provare a penetrarlo, questa volta sul serio. Si mise ben piantato alle spalle dell’ amico. Entrambi poggiavano sul lato destro del corpo. L’ altro era magro e abbastanza leggero, probabilmente ormai era rilassato e arrapato, infatti, Lucio, con le sue grosse e forti mani non trovava difficoltà a gestirne i fianchi in modo da portare la chiappe dischiuse del ragazzo a favore del suo cazzo in tiro. Bagnò ancora una volta di saliva il buchetto dell’ altro, che sentiva morbido e arrendevole al massaggio delle dita. Altre volte aveva penetrato un culo maschile o femminile, ma mai la verginità anale dell’ altro era stata per lui tanto significativa. Non che ci tenesse sentimentalmente per Simone, ma di sicuro il loro era un rapporto estremamente particolare, che si combatteva a suon di posizioni psicologiche, più che a ritmo di semplice sesso. Lucio dominava, nella vita e nel sesso, la personalità più arrendevole e pacata di Simone ma, allo stesso tempo, era come se si prendesse responsabilità dell’ amico e lo considerasse un suo paggio al quale era affezionato e a cui riservava le attenzioni migliori. Il loro rapporto era segreto e intrigante. Fuori da quella casa ogni uno tornava ad essere una persona perfettamente normale e, soprattutto, eterosessuale. Lucio era deciso a godersi quei momenti al massimo per renderli memorabili. Così iniziò a rompere il sedere al suo amico con estrema cautela. Il suo cazzo era veramente enorme però e dovette adoperare molta delicatezza. Dopo alcuni estenuanti minuti di tentativi, il cazzo nerboruto di Lucio li teneva collegati come un grosso tubo, l’uno al culo dell’altro. Simone era esausto e dolente, e più volte si era lamentato nel subire quell’ ennesima mortificazione, eppure aveva accettato tacitamente di essere inculato dall’ amico più potente, come se fosse un atto dovuto, un segno del destino. Ovviamente la cosa era anche eccitante al punto che con la mano si cercava il buco tra le gambe e lo trovava completamente invaso da quel tronco di carne, che sfociava alla radice nelle morbide palle piene di sperma. Quello sperma, lo sapeva, inderogabilmente sarebbe confluito nella profondità del suo culo, ne era certo. Ma non tutto successe così rapidamente. Quando lo sfintere, con un ultimo gemito, aveva accettato lo spessore del cazzo di Lucio non erano che all’ inizio della bonaria punizione. Gli uscì dalle terga e gli carezzò il culo, per dargli il tempo di riprendersi dai postumi della innaturale dilatazione. Ma subito dopo l’ inculata riprese, con ben altri ritmi e maggiore decisione. Lo trascinò davanti allo specchio e lo fece abbassare a novanta gradi. Mentre il giovane si prendeva le caviglie per tenersi in equilibrio, Lucio lo impalò perfettamente, per non permettergli di cadere. Il giovane si sentì venire meno, mentre assisteva allo specchio a quella scena da film, ben rendendosi conto dalle pulsazioni che gli si scaricavano nel culo, che il soggetto era lui stesso. Venne poi posseduto, sempre nel culo e sempre per tutta la lunghezza del cazzo di Lucio, sia gitato di faccia che di dietro, poggiato sulla scrivania. Infine dopo oltre mezz’ ora e una caterva innumerevole di penetrazioni, ritornarono sul divano. A Simone bruciava il culetto, ormai definitivamente sfondato, ma non desisteva dal farsi fottere, perché il piacere di subire l’ inculata dall’ amico era troppo intenso. Sul divano, si dovette stendere supino, con un cuscino sotto il bacino e una delle cosce, che per meglio spalancare il deretano, penzolava dal lato libero. Lucio era sudato e arrapato. Ancora una volta, sostenendosi sul braccio si posizionò dietro il giovane e ancora una volta lo inculò con decisione. Il ritmo divenne costante e distaccato. La mente di Lucio vagava nei paradisi del piacere, mentre si accasciava pesantemente su Simone, che pur soffrendo per quel peso invadente, non aveva il coraggio di fermarlo. Infine, gli sentì accelerare il respiro e ansimare … e infine , pesando solo su di lui, gli strinse con le mani le chiappe intorno al cazzo che impalava quel minuscolo culo, come per farne una guaina più stretta, idonea al suo piacere, cattivo. E così gli venne dietro. Scaricando la sua rabbia e la sete di dominio, tutta nel sedere dolorante, arrossato. Sprofondava in lui con tutta la forza, e sborrò tanto profondamente nell’ ano del giovane, che ancora la mattina dopo, in bagno, egli si sentì scorrere dal sedere alcune gocce dello sperma ricevuto il giorno prima.

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L’ intimità tra i due arrivava a livelli sempre più profondi. Lucio, sicuro dell’ affidabilità dell’ amico e certo della sua totale complicità, si lascio andare anch’ egli, senza più farsi troppi scrupoli o imporsi remore. Giustificandosi con se stesso per il fatto che Simone gli dava tutto se stesso senza chiedere e senza pretendere nulla di più, gli piaceva pensare di fare dei piccoli sacrifici per l’ amico, che non aveva mai chiavato con una donna vera.

Cominciò a ingoiare il suo sperma, dopo avergli praticato il bocchino talmente in profondità, da aver spesso lacrimato per il soffocamento, in conseguenza dell’ introduzione esagerata del glande nella gola. Aveva scoperto che la posizione più favorevole era quella in cui si stendeva sul divano a pancia in sopra, posizionando la testa rovesciata su un bracciolo. La dominazione del cazzo in quella posizione era totale. Il giovane era libero di chiavarglielo in bocca a suo piacimento, comodamente in piedi, con la possibilità di governare il ritmo e la profondità della penetrazione. Dal canto suo, vedeva in primo piano il cazzo in arrivo o mentre lo pompava. Vedeva anche il sacco coi coglioni, poteva carezzarlo e spesso, in un assurdo tentativo figurato, pur avendo la bocca piena fino alla radice del pene, cercava di spingerci dentro, almeno una, delle palle di Simone. Spesso, questi gli sborrava in gola, senza che nemmeno riuscisse a sentirne il gusto. Infatti quando veniva così, Simone, diventava una corda tesa: tutto il corpo si irrigidiva e il cazzo fermo, sprofondato in bocca a Lucio, e lui era totalmente bloccato. Il glande, gonfio, sborrava a fiotti vibrando violentemente insieme all’ asta. Aveva il dono di restare duro e in tiro a lungo, anche dopo la sborrata. Capitava così che, Lucio, doveva soccombere per non contrariare l’ amico e aspettare a volte anche un quarto d’ora, fino a che il pescione di Simone, gli liberasse la bocca. Dopo questo tipo di pompa, le mascelle erano indolenzite. Di contro, però, la situazione era talmente arrapante che spesso Lucio si masturbava, tenendo in bocca quell’ asta prepotente che mandava odore e sapore di sborra calda.

Di questo passo, non ci volle molto per decidersi a sacrificarsi fino in fondo per l’ amico. Con la scusa di fargli provare com’è fottere una ragazza, ammise il pene di Simone nel suo culo. Non fu una passeggiata, come credeva. Infatti la sua speranza era che sapendolo mettere dietro, sarebbe stato altrettanto bravo a prenderlo, tra le natiche. Ma non era così. La colpa era anche di Simone però, che si ritrovava quel cazzo ballerino, un pene che, alle sollecitazioni rispondeva fin troppo “elasticamente” … e così, quando si trattò di sverginare il culo dell’amico, divenne grosso come quello di un cavallo. Ormai non è che si potesse tirare indietro, anzi il gonfiore della cappella di Simone, lo rese ancora più lascivo e desideroso. Si preparò stendendosi su un lettino, con un cuscino sotto la pancia. Allargò le cosce per dare spazio a Simone che iniziò ad armeggiare dietro di lui. Per prima cosa, con lo sfintere, sentì perfettamente la cappella tonda che si posizionava, al centro del punto giusto per penetrare. Fu una sensazione difficile da raccontare: era come se vedesse quella grossa palla, estranea, che tentava di diventare parte della sua stessa carne. Quando Simone iniziò a spingere, capì che era condannato. Gli avrebbe fatto male. Ma era troppo arrapato per dire di no. Si rassegnò a diventare uno che lo prende “in culo”. Cercò di scacciare tutti i preconcetti e le frasi fatte, volgari, legate in maniera figurata a questo evento. Cercò di pensare che dopo tutto non era che una atto sessuale come gli altri, un momento di piacere che finiva lì. Nulla di male. Una tantum. Nel buio nascosto di quella casa dimenticata, donava un’emozione all’amico. Quell’ amico che si fotteva da quasi un anno, profittando del suo culo a suo piacimento. Si convinse che era un dono. Una sensazione da regalare a chi, diversamente, forse non avrebbe mai provato il piacere di … possedere. Mentre i pensieri turbinavano nella testa, Simone si era bagnato il cazzo di saliva e ripartiva all’ attacco. Riprese ad armeggiare col suo buchetto finché … finché, con un guizzo, la capocchià di Simone, gli spaccò l’ ano in due, superando la resistenza, involontaria, dello sfintere. Il dolore fece saltare Lucio, che sgusciò in avanti; mortificato e offeso, col culo indolenzito. Non aveva mai provato niente di simile. Mai. Era un dolore deciso e umiliante, ma allo stesso tempo gli dava il desiderio perverso di provarlo ancora, per avere e dare piacere. Si massaggiò le natiche, facendole vibrare con le dita, per rilassarsi. Era confuso sul da farsi … non sapeva se tirarsi indietro, non sapeva se ormai, avere il culo rotto, non gli avrebbe permesso mai più di essere “maschio” come prima. L’ amico era in attesa, arrapato e un po’ confuso.

  • Mi hai fatto male! – disse Lucio, languido. – Fai piano. E’ la prima volta, lo sai. Lo faccio solo per te. – Purtroppo quelle parole non convinsero il maschio pratico che c’ era in lui. Si rese conto che era cambiato. Il desiderio di prenderlo ancora nel culo non era da “macho”, né era un favore, semplice, da offrire ad un amico. Dopo alcuni minuti si calmò e riprovarono. Simone fu più dolce nell’ entrare e Lucio, con sorpresa, scoprì che il male era quasi del tutto sparito. Restava quella strana sensazione di carne estranea che viaggiava nella sua. Capì perché alle donne … e a molti uomini piaceva. Era il colmo del piacere, darsi totalmente. Dare il culo era un atto amorevole di sottomissione, che dava brividi di piacere e sensazioni profonde che nessun altro atto poteva eguagliare. Simone se lo chiavò a lungo, sempre così: distesi sul letto. Ogni tanto gli faceva cambiare la posizione delle gambe. Prima il giovane lo aveva tenuto con le gambe e il culo spalancati, mentre lui, con le ginocchia serrate, si era messo dentro, oscenamente, spingendo spesso troppo a fondo l’ asta e provocandogli qualche fastidio, che lo faceva saltare in avanti. Poi, al contrario, gli strinse le gambe e le serrò, mentre lui si sedette praticamente sulle sue terga, col cazzo che sprofondava nel culo ben fatto di Lucio. A volte, tenendosi sulle mani, il ragazzo si fermava col cazzo infisso nell’ ano solo per metà. In quelle occasioni, Lucio, con le dita controllava sia il pene di lui, scoprendolo enorme e tosto, sia lo stato del suo sfintere. Era molle e dilatato, al punto che ci poteva infilare anche il dito, per controllare i contorni del cazzo che lo stava ingroppando. Una vera libidine. Era stancante prenderlo nel culo ripetutamente, ma non si ribellò. Quell’ esercizio lo aveva reso languido e passivo, lievemente femmineo. Scoprì un piacere nuovo: aspettare che “l’altro” finisca di fottere. Imparò la grande differenza tra l’ orgasmo maschile e quello femminile. La donna, o chi “dona” e si “fa fare”, può permettersi di godersi tutta una serie di sensazioni, molto simili all’ orgasmo fisico, prolungandole all’ infinito e gustandosi tutti i momenti dell’ accoppiamento. Il maschio, sopra di lui, col cazzo dentro, invece, non provava che un crescendo di arrapamento, concentrato violentemente sull’ atto materiale e sullo sfregamento fisico che lo avrebbe portato ad arrivare. Lucio, sottomesso a quel cazzo, invece imparava a godere costantemente del piacere e della furia dell’ altro. Simone sudato ed eccitato gli diede le ultime, selvagge botte, intensissime, poi uscì dal suo culo e fece in modo di farlo girare. Lucio ebbe giusto il tempo di aprire la bocca, mentre l’ amico con un mugugno animale, cominciò a schizzargli sperma in faccia e in bocca … a litri. Col culo dolorante e indolenzito, ma non era mai stato così arrapato. Aspettò che l’ amico stremato si poggiasse sul fianco. Allora girò la testa, di quel tanto che bastava, per succhiargli il cazzo, miracolosamente duro, come prima che fosse venuto, e succhiando si diede pochi colpi al pene, che era quasi molle, piccolo e morbido,così sborrò copiosamente sulla sua pancia. Restarono distesi per parecchio tempo, ritemprandosi.

5

Passò ancora qualche mese. Dopo quella esperienza, Lucio era rimasto abbastanza turbato. Era perplesso e aveva una leggera forma di crisi interna. I suoi rapporti con la sua donna si intensificarono: quasi volesse provare a se stesso che nulla era cambiato. Era il maschio, lievemente prepotente di sempre. Voleva essere superficiale, disincantato e “chiavettiere”. Cercò anche qualche vecchia amicizia femminile, per il semplice gusto di scoparsela … ma il piacere proibito di donare il suo buco a Simone, non riusciva a toglierselo dalla testa. Prima, quando lui si inculava l’ altro ragazzo, aveva spesso pensato di non dover temere alcuna implicazione. Anzi, giustificava il suo rapporto in maniera unilaterale: lui era più maschio che mai. Ecco perché, vista la “potenza” sempre arrapata del suo sesso, prendeva tutto ciò che gli capitava d’ avanti. Poco importava se si trattasse di una commessa diciottenne di passaggio, della sua donna o del suo amichetto: lui, tirava fuori il suo arnese … e fotteva. Dietro, avanti, nella bocca … per lui erano solo buchi, foderi, in cui infilare la sua spada in cerca di soddisfazione. Cercava di glissare con se stesso sul fatto che farlo con l’ altro, aveva per lui un gusto diverso, più rilassato, senza ansia da prestazione, nessuna gelosia o tensione … Era sempre passato, con estrema superficialità, anche sulle emozioni intense che gli dava prendere in mano un altro membro; spesso metterselo in bocca e fargli schizzare sborra copiosamente. Oppure scaricare, ora con foga, ora con delicatezza, il suo piacere nel sedere stretto dell’ altro. Ma adesso che lo aveva preso nel culo, le sue certezze vacillavano totalmente. Capi che il problema non era fisico, ma mentale. Ma la cosa che non volle capire, ma che volle riprovare: era il piacere intenso di dare. Dare piacere col suo ano dilatato, usato dall’ amico per goderne, era una sensazione che non lo abbandonava … capì, finalmente che non avrebbe più potuto, né voluto farne a meno. Così decise con se stesso che, come a carnevale era lecito essere matti per un giorno, lui ogni tanto si sarebbe preso una pausa. Avrebbe dimenticato per qualche ora la sua virilità, per donarsi al suo amico per il piacere omosessuale che traeva dal suo corpo. Era passato quasi un mese … da quella che avrebbe dovuta essere la prima (e l’ ultima volta) che permetteva a Simone di farselo. Per tutto quel tempo aveva evitato accuratamente di incontrarlo, ma adesso che era deciso, non si fece più problemi, anzi. Aveva una grande voglia di tornare dal sua amico per stuzzicarlo e … per la prima volta, informarsi se anche a lui era piaciuto, il suo “dono”.

Quando, dopo pochi giorni, si incontrarono, Lucio capì che molte cose erano cambiate. Il loro rapporto aveva adesso una connotazione affettiva e una complicità ancora più decisiva e netta. Anche l’ altro era cambiato, era diventato più maschio e volitivo. Aveva assaporato il desiderio di possesso. Lucio, contro la sua volontà, non poté fare a meno di chiedergli, lascivamente, se lo aveva pensato e se lo aveva desiderato. La risposta fu un sì duro, ma dopo gli fece capire che aveva sognato le sue natiche tonde, giorno e notte e che si era masturbato spesso pensando a lui. Invece di farlo rabbrividire, queste affermazioni gli diedero piacere. Per la prima volta apprezzava il suo corpo, con un’ ottica estetica completamente nuova e provò piacere a constatare di avere veramente un bel culo. Ricordò che anche delle donne glielo avevano detto e anche che aveva delle belle gambe. Ci ripensò con un sorriso, cercando di decifrare se per caso, quelle furbe creature, avevano voluto sottintendere qualche “messaggio” che lui non aveva saputo cogliere, al momento.

6

Il loro rapporto da quella volta fu meraviglioso ed eccitante. Dopo una caterva di preliminari, dopo un sessantanove che li aveva soffocati entrambi, più volte, Lucio aspettava, come una condanna inoppugnabile che l’ amico gli chiedesse di fargli, ancora un volta, il culo. Sentiva che era il suo più grande desiderio. Forse nei suoi sogni, inculare Lucio, aveva anche il sapore nascosto di fottersi una donna. E questo lo arrapava ancora di più. Quando stava quasi per implorarlo di farselo, Simone si decise a prendere l’ iniziativa e gli sussurrò: - Dai, adesso fattelo mettere nel culo! – Lucio ebbe un brivido caldo che gli attraversò tutto il corpo. Aveva addosso solo la camicia, tutta stropicciata, ormai. Non la tolse, però. Si alzò dal divano e si poggiò sul tavolo, offrendo le natiche nude al membro rubizzo di Simone. Quella volta imparò che il culo non ha verginità … lo sfintere non era un imene. Imparò che dopo un giorno o massimo due, nei quali non veniva sfondato, ritornava praticamente intatto e doveva essere forzato di nuovo. Così, quando Simone lo penetrò, il dolore della dilatazione si ripresentò tale e quale, come la prima volta. Lucio lo spinse fuori dall’ ano, e aspettò che la sensazione di spaccatura passasse. Si sfregò le natiche con le mani e se le massaggiò, lamentandosi sommessamente. Simone, in piedi, aspettava preoccupato, aveva paura che tutto finisse lì; che la sua “preda” non avesse più intenzione di farsi penetrare. Ma non era così. Lucio gli sussurrò: - Dai mettimelo adesso … ma fai piano. – Simone lo accarezzò a lungo e lo lubrificò con la saliva. Lucio imparò a rilassare il muscolo e ad abbandonarsi completamente. L’ inculata riprese lenta e piacevole. Dopo pochi minuti il culetto di Lucio era del tutto rilassato e il cazzone di Simone lo stantuffava senza remore. Lucio si divertì a cambiare posizioni, imitando le donne con cui era stato. Si fece fottere in piedi, dopo essersi portato davanti allo specchio di un armadio, vedere la scena del cazzo dell’ altro che gli viaggiava dietro, aggiunse piacere al piacere. Poi si mise di nuovo sul tavolo da lavoro. Stavolta però, girato di faccia, con le gambe all’ aria. Simone pose gli avambracci sotto le ginocchia per sostenerlo e tenerlo fermo. Le sue natiche erano posizionate poco fuori il bordo del tavolo, e l’ altro giovane lo inculava facilmente, mentre spingeva, se lo tirava dalle gambe, verso il suo bacino. Per la sborrata finale tornarono a mettersi in piedi, davanti allo specchio. Quando capì lui era pronto a venire, Lucio si abbassò completamente in avanti,per dilatare al massimo le chiappe. Simone intanto lo teneva per i fianchi, attirandolo con le mani verso il suo sesso, fino a quando, tremante per l’ eccitazione lo sborrò, spingendo, se possibile, ancora più dentro l’ enorme pesce che si ritrovava e bloccandogli il culo. Lucio impazzì. La situazione di essere bloccato da quel palo, come se una volta inserito, dovesse per forza sottostare ai comandi e alle voglie dell’ amico gli diedero un senso di impotenza, femminea e lasciva, che gli fece salire la pressione. Simone tirò fuori il pene dall’ ano e se lo controllò. Era scapocchiato totalmente e pieno di sperma. Si ricoprì il glande rosso con la pelle del prepuzio, ma per fortuna il cazzone gli restò in tiro. Lucio non seppe rinunciarci. Approfittando del suo culo aperto e lubrificato da una dose super di sborra, si spostò verso dietro e, senza aiutarsi con le mani, riuscì a “catturare” il cazzo di Simone, usando solo il suo buco come fosse una ventosa: aveva preso di nuovo il palo nel di dietro. Era tutto bagnato e il pene dell’ amico sguazzava nella sborra. Con la pressione a mille, lievemente chino in avanti, si tirò qualche colpo di sega. Subito, dal suo cazzo barzotto, cominciò a colare lo sperma, a fiotti e goccioloni. Con la mano sporca di sborra si toccò l’ ano, dove trovò il liquido seminale dell’ amico, che ormai era diventato della spuma bianca. Facendo sgattaiolare fuori il cazzo di Simone dal suo budello arrossato, si leccò le dita, assaporando quella strana panna, lievemente salata. L’ attività tra i due amici restò cadenzata e piacevole ancora per alcuni mesi, poi la vita cambiò le cose. La casa di Lucio fu venduta. Il lavoro e gli impegni aumentarono … si persero di vista.

7

Seconda Parte: Maturi e perversi

Da quelle esperienze passarono oltre dieci anni. Simone trascinava metodicamente più o meno la stessa vita. Aveva pochi amici ed ebbe ancor meno esperienze. Qualcuno provò a presentargli una ragazza … ma con scarsi risultati pratici. Lucio, più volitivo e agguerrito, invece fece una carriera fulminante, soprattutto perché accettò un lavoro che lo teneva quasi tutta la settimana in giro per l’ Italia e a volte per l’ Europa. Ebbe una serie notevole di storie e di tresche e poi … si sposò. Sua moglie, Filomena, si dimostrò sin dal primo momento una ragazza eccezionale, nonostante giovanissima e più piccola di lui di ben dodici anni. Si conobbero infatti quando lui era un uomo fatto e lei una ventenne di provincia. Filomena decise da subito che lui sarebbe stato l’ uomo della sua vita e si comportò di conseguenza, con fedeltà e abnegazione, sopportò il lavoro di Lucio che lo rendeva incontrollabile, soffrendo di gelosia, e soprattutto nella certezza che per lui, lei non era che una delle tante. Come per i marinai, sapeva che Lucio aveva probabilmente una donna in ogni “porto”. Lo sapeva dagli amici che ne ammiravano “le imprese” e la simpatia. Ma le cose, tra loro, non andarono per il peggio, al contrario … Come lui amava dire: erano andati d’accordo perché si incontravano a metà strada. Lei era una ragazzina troppo matura, mentre lui era un uomo maturo ancora infantile. Il lavoro di Lucio, col tempo, invece di essere un ostacolo si rivelò una buona opportunità, che sfruttarono al meglio. Servì per permettere loro di viaggiare insieme e godersi dei lunghi e piacevoli periodi in giro per i posti più incantevoli, i ristoranti più occulti, le enoteche più esclusive.

Le altre, che significavano già poco per lui, sparirono rapidamente dalla sua vita. Cominciarono a convivere e poi si sposarono, sotto gli occhi increduli di familiari e amici. Filomena era una ragazza semplice, senza grilli per la testa e trovò anche lavoro, così mise in pratica le sue capacità e cominciò a contribuire attivamente al menage: cosicché Lucio poté permettersi di adeguare la sua attività, ad un sistema di vita più regolare e a sempre minori viaggi di lavoro. I loro rapporti erano ottimi. Filomena aveva praticamente imparato il sesso da lui. Prima aveva avuto le normali e relative esperienza di una ragazza di provincia, un ragazzo, che probabilmente sarebbe diventato, per noia e per convenzione, il suo futuro marito. Stare con Lucio era molto più impegnativo e lei faceva del suo meglio per stare al passo con i desideri, mai paghi del suo uomo. Pur essendo molto “tranquilla” nel quotidiano, era disponibile: come le auto di grossa cilindrata, dava il meglio e il massimo, appena raggiunto il giusto numero di giri. La sua serietà personale e il fatto che amici e colleghi, non conoscessero questa sua caratteristica, ne avevano fatto una donna estremamente fedele. Nell’ intimità, invece, non si tirava mai indietro, e lui aveva molto pepe e tantissime fantasie, sempre nuove, da proporle. Lei accettava perché lui sapeva identificare il momento giusto per attuare i suoi sogni proibiti. A Lucio non era difficile mantenersi “in tiro”, perché Filomena era stupenda, una modella e migliorava col passare del tempo, e diventare sempre più bona. Bruna, tratti decisi, meridionale, con degli intensi ed espressivi occhi verdi, che risaltavano di più d’ estate, con l’ abbronzatura. Altissima e prorompente, per anni Lucio non riusciva a credere che lei riuscisse ad essergli totalmente fedele. Col tempo l’ uomo si dovette convincere che era proprio così: Filomena era tutta sua … un “impresa” impegnativa per un uomo solo. Governare e soddisfare quel metro e ottanta di deliziosa carne ben tornita non era sempre facile. Le lunghe cosce che sfociavano al vertice in una figa miracolosamente piccola e delicata, due seni da primato, grandi e prepotenti e un culo che era un vero giardino delle delizie. Sua moglie era talmente “tanta” che spesso le loro fantasie vertevano sulla possibilità di avere un rapporto a tre, che avrebbe permesso a Filomena di provare nuove e intense esperienza (e un po’ di inconfessabile relax a lui), sapeva che con quel fisico e tanta eccitazione, la donna si sarebbe potuta permettere di spompare, con disinvoltura una mezza caserma.

La passione di lei era farlo all’ aperto e magari in luoghi dove avrebbero potuti essere visti o scoperti. Spesso lei sentiva perfettamente che lui avrebbe desiderato rapporti promiscui e lei avrebbe fatto del suo meglio per accontentarlo, ma almeno all’ inizio era troppo gelosa e si addolorava a sopportare una esperienza simile … un paio di volte provarono con qualche amica occasionale, ma fu un disastro. Anche lui non volle tirare la corda, rendendosi conto di quanto lei ne soffrisse.

8

Un aspetto della sessualità di lui, che capiva poco era il segretissimo piacere che lui provava a farsi toccare, baciare e leccare il culo. Spesso lei si metteva sottosopra rispetto a lui nel letto e gli faceva il pompino da dietro, dopo ampie e prolungate linguate nel buchetto. Capiva che questo gli piaceva tanto dalla durezza del membro e dall’ abbondanza dell’ eiaculazione. Avevano anche tenuto, nascosti e segreti, un paio di cosi di gomma che avevano a volte adoperato per lei, ma anche per lui. Filomena non poteva nascondere che dopo un poco aveva trovato eccitante, penetrare dietro al marito con quegli aggeggi. La voluttà che lui provava le davano adrenalina pura. Ovviamente … nei suoi pensieri, si era anche domandata, come e dove, lui avesse imparato a godere nel farsi penetrare il culo, ma non aveva mai avuto il coraggio di chiederlo. Una cosa che le piaceva tantissimo era fargli il bocchino tenendogli due e anche tre dita infisse nel culo. In effetti il sedere era un poco il centro del loro piacere. Lui era espertissimo nel penetrarvi in maniera quasi indolore e sapeva gestire la durezza del pene con abilità: ficcandolo dentro appena appena rizzato, per poi lasciare che si gonfiasse tra le natiche della sua donna. Capitava molto spesso che la facesse venire una o due volte, poi, dato che non usavano preservativi e lei non prendeva niente, lui le chiedeva di preparargli il buchetto. Allora Filomena si metteva di lato e aspettava paziente (e arrapata) che si masturbasse veloce dietro di lei. L’ oscillazione veloce del glande faceva si che ogni tanto le urtasse le chiappe, sollecitando il buchetto in attesa, cosa che aumentava il piacere della ragazza. Spesso mentre aspettava,con sottomissione la penetrazione imminente, si masturbava con delicatezza pure lei. Lucio si dava gli ultimi colpi alla mazza e poi la infilzava, incurante del fatto che la sfondava senza preavviso. Le infilava la canna dietro solo per metà, perché con le dita si teneva il cazzo e sentiva lo sperma che passava dal canaletto e si riversava in culo alla moglie. Poi, una volta che aveva eiaculato per bene, lo tirava fuori per un attimo, permettendo allo sperma di raggiungere l’ esterno e gocciolare dall’ ano. A volte questo esercizio era accompagnato dal gorgoglio della aria pompata in precedenza, che usciva dal sedere, mista alla sborra. Ben conoscendo i gusti della sua donna, rientrava in lei, premendo forte e riempiendola tutta. Quello era il segnale per Filomena di finirsi in pace e con soddisfazione, la sua masturbazione.

9

Quella mattina Lucio non credette ai suoi occhi, quando nell’ androne del suo ufficio, incontrò Simone, che seduto aspettava qualcuno. Lo salutò cordialmente e subito si fece accompagnare a prendere il primo caffè. Parlarono a lungo e si raccontarono le rispettive esistenze negli anni passati senza sapere più nulla l’ uno dell’ altro. Si scoprì così che Simone, da quasi un anno lavorava per una azienda di servizi che era collegata a quella di Lucio. Che aveva anche saputo che dell’ amico, ma che non era riuscito a incontrarlo, fino ad ora. Per caso, quel giorno era toccato a Simone venire in ditta a recuperare alcuni materiali. Mai era successo che, alla luce del sole, facessero mai riferimento ai loro incontri segreti e anche quel giorno non venne fatto nessun accenno ai rapporti omosessuali che avevano vissuto. Si lasciarono scambiandosi il numero dei rispettivi cellulari, con la promessa di rivedersi. Quell’ incontrò risvegliò in lui tutta la libidine accumulata negli anni, mentre ripensava, arrossendo di piacere e non di vergogna, a quello che avevano fatto insieme e a quello che il suo amico era riuscito a ottenere da lui, in passato.

Come era già successo alcune volte, nel pomeriggio, quando tutti erano andati già via, Simone si collegò col PC a un sito porno, dove cercò un breve filmino amatoriale, nel quale si vedevano solo le natiche di un uomo abbastanza grosso. Dietro di lui si posizionava un altro, più magro e con un cazzo notevole. Nei pochi minuti del filmato venivano immortalate ben due sborrata, che il magro depositava dietro il malcapitato compagno, che messo a pecora si prestava ad essere posseduto. Si masturbò ricordando i vecchi tempi e cercando le similitudini con le inculate di Simone, fino schizzarsi sulla pancia tutto il piacere. Dopo qualche giorno si sentirono e, naturalmente, ricominciarono a vedersi saltuariamente. Simone purtroppo non sosteneva bene né l’ età, né lo stress psicologico, dovuto alla sua solitudine e al suo carattere molto passivo. Però, incontrare Lucio fu per lui un toccasana e si riprese alla grande.

Un pomeriggio, ad esempio, chiamò l’ amico e gli comunicò di avere qualche ora da dedicargli, prima di rientrare, l’ amico gli disse che nel suo ufficio c’ erano gli operai per dei lavori di ristrutturazione. Per il resto … era estate e gli altri colleghi erano in ferie. Lucio credeva che non si sarebbero potuti vedere, ma l’ altro lo invitò a passare lo stesso. Così fece, parcheggiò a qualche isolato di distanza e poi raggiunse la sede della ditta dove lavorava Simone. Questi gli aprì, e lo fece entrare come un clandestino. Invece di recarsi nel solito studio, l’ amico lo fece entrare in un piccolo sgabuzzino al piano terra, alle spalle del centralino. Poi gli disse di aspettare un attimo e lo lasciò lì, praticamente al buio. Lucio si sentì abbastanza maltrattato, quasi come una battona, che viene ricevuta per sfogarsi al più presto. Infatti le cose andarono proprio così. L’ amico tornò dopo pochi minuti, gli ribadì che di sopra c’ erano gli operai e che dovevano sbrigarsi. Lui, quasi offeso, gli disse che sarebbe potuto tornare un altro giorno, ma niente da fare, l’ altro era sempre più ringalluzzito dalla disponibilità ormai sottomessa di Lucio, e gli disse di no.

  • Fai presto, non perdere tempo, girati che te lo metto nel culo! – E così fece. L’ amico, confuso e impreparato, si voltò e si slacciò i pantaloni, abbassandosi lievemente in avanti e poggiando le mani su un piccolo lavello. Appena le terga furono a disposizione, Simone si mise dietro di lui e dopo essersi passato il palmo pieno di saliva sul glande, già gonfio, glielo ficco dentro, senza complimenti. Lo fotté rapidamente per non più di tre minuti, poi gli sfilò il cazzo da dietro e lo fece inginocchiare davanti a lui, glielo mise in bocca con altrettanta foga e in pochi attimi,bloccandogli la nuca con la mano, gli scaricò in bocca un sacco di sperma. Era tanta, come spesso accadeva, perché essendo di carattere pesante e metodico, preferiva programmare con anticipo notevole i loro incontri, in modo che nei giorni precedenti non si masturbava, per arrivare forte e carico all’ appuntamento.

Una volta profittato di lui, in culo e in bocca, l’ amico quasi lo cacciò via: il rischio di essere scoperti era troppo forte. Lucio si ritrovò fuori, frastornato dalla rapidità con cui tutto era avvenuto. Simone l’ aveva usato, coma si chiava con una puttana. Il culo indolenzito dalla rapida successione di botte ricevute all’ improvviso, la bocca sporca di seme, risalì in auto, arrapatissimo da quel trattamento e si recò a casa, dove, con una scusa portò Filomena nella veranda e se la fottette con la stessa veemenza con cui era stato preso. Le sborrò sulla schiena, producendo un quantitativo incredibile di quel seme, che aspettava da ore di esplodere fuori. Dopo, lei ancora eccitata lo baciò vogliosa e lui si augurò che non sentisse il senso di attaccaticcio e l’ odore dello sperma secco sulle sue labbra.

Intanto non bisogna pensare che il suo compagno si fosse trasformato in un accanito violentatore di culi. L’ uomo ormai era, se possibile, ancora più sensibile e schivo di quando era un ragazzo. La sua natura non era cambiata e neanche i suoi desideri. Fin da giovane aveva accettato e ammesso di essere servile e accondiscendente nei confronti del “capobranco”. Anelava spesso di essere soddisfatto a sua volta e penetrato nel rapporto anale, ma i loro rapporti erano talmente occasionali che raramente Lucio si poteva dedicare alle sue natiche vogliose. Quello a cui non rinunciava era di prenderlo in bocca, spesso durante uno struggente sessantanove. Ma Lucio andava da lui soprattutto per prenderlo. Si potevano vedere poche volte all’ anno e sempre per poco tempo. Così l’ uomo, che faceva il maschio a tutto tondo, nella vita di tutti i giorni, ormai vedeva quei rapporti come la soddisfazione segreta di un suo alter ego, sempre più femmineo, obbediente e lascivo. E il suo amico, messo per strada dalle parole e dalla sua gestualità esplicita, faceva del suo meglio per accontentarlo, a volte accumulando un ulteriore stress nella sua già travagliata e difficile esistenza. Difficilmente aveva problemi di erezione, ma era importante che l’ appuntamento tra loro fosse fissato con qualche giorno di anticipo, altrimenti il giovane arrancava, senza poter concludere granché. A volte gli era capitato di dovere rinviare qualche “visitina” perché troppo stanco e debole. Magari poche ore prima si era fatto una sega e non aveva recuperato ancora le sue labili forze. Lucio, invece, andava da lui per farsi spaccare e Simone lo capiva, e ce la metteva tutta, ma non sempre riusciva a venire, a sborrare. Anche questo era uno stress, perché sapeva di deludere le aspettative del suo amico.

Una volta aveva espresso il desiderio di pisciare in bocca a Lucio, che se ne stupì e rifiutò categorico … ma la volta successiva, al telefono, lo avvisò di non fare la pipì fino a quando, nel pomeriggio, non si sarebbero incontrati. Infatti quel giorno, per prima cosa andarono in bagno. Se Simone non avesse conservato tanto piscio nella vescica, non avrebbe mai trovato la forza per farlo, invece dopo alcuni tentativi riuscì a fare la pipì nella bocca del suo amico. Erano davanti al cesso. Lucio in ginocchio di fianco al vaso e Simone in piedi. che orinava lentamente. Il piscio caldissimo inondava la bocca ora aperta ora chiusa di Lucio, che si lasciava riempire fino all’ orlo per poi far scorrere il liquido giallo fuori dalle labbra, senza fretta. Ne sentiva il sapore strano e la puzza addosso. E godette di tanta sottomissione passiva a quel cazzo che orami era diventato il suo idolo del piacere.

10

Filomena dopo qualche tempo si accorse che qualcosa non andava per il verso giusto. Bisogna sapere che il marito non era più lo scavezzacollo di un tempo; l’ uomo dedicava alla famiglia tutto il suo tempo libero e, sul lavoro, era praticamente sempre rintracciabile e … tracciabile. Per Lucio una moglie giovane, bella e fedele ormai bastava e avanzava, inoltre Filomena era quieta ma non schiva. Le piaceva il sesso e le piaceva molto farlo col marito che sapeva sorprenderla e appagare, sempre. Le piccole trasgressioni, lo strap-on che ogni tanto gli praticava, non facevano che eccitarla ulteriormente. Quando facevano all’ amore erano tante le fantasie che lui inventava soprattutto in merito ai rapporti a tre. Spesso le chiedeva se qualcuno aveva tentato di farsela e lei ingenuamente rispondeva di no. Allora era lui a prendere l’ iniziativa e a raccontarle quello che avrebbe potuto succedere … Inventava la situazione, l’ imbarazzo di lei che si trasformava in piacere e la paura che il marito la scoprisse, che si trasformava nel piacere sfrenato di fargli le corna. Non solo lei si sarebbe dovuta far chiavare da un altro, ma Lucio avrebbe dovuto saperlo. Magari sarebbe stato di fuori, costretto ad aspettare che la moglie finisse di fottersi l’ altro. Lei intanto eccitata e vincente, avrebbe esagerato, con grida e parole sconce, il suo piacere, in modo che lui si fosse sentito umiliato e impotente … e che questo “maltrattamento” gli avesse reso ancora più scatenata l’ eccitazione e il frutto di una feroce masturbazione. A volte, Lucio, inseriva questo “terzo incomodo” invisibile e inesistente, anche nel loro menage erotico, allora raccontava di come sarebbe stato farlo in tre e di come avrebbe potuto essere intrigante se lui stesso, si fosse trovato a doverlo prendere in bocca.

A Filomena piacevano quei racconti. Il fatto che Lucio inventasse anche delle storie in cui anche lui era costretto a prendere il cazzo di un estraneo la rendeva un po’ perplessa, ma non ne faceva un problema. La dovizia dei particolari dei racconti davano da pensare … ma lei era una ragazza quieta e non amava speculare troppo. Seguire il marito nelle sue esigenze e nelle sue fantasie erotiche era già fin troppo soddisfacente, per le sue aspettative. Era certa che se non avesse sposato Lucio, molte delle cose che aveva scoperto e operato nei rapporti sessuali, non avrebbe nemmeno saputo che esistevano. Le sue vecchie amiche e coetanee in paese, si erano ingrassate o lasciate andare, come donne e mamme. Quindi, Filomena era una donna appagata.

Ma non era stupida e, naturalmente, era anche molto gelosa. Non solo si accorse che il marito da qualche mese aveva spesso la testa da un’ altra parte, ma aveva anche notato una attività insolita del suo telefonino. Si era anche appuntata un numero “sospetto”, ma ad indagini più accurate, risultò trattarsi di uno studio tecnico che progettava la logistica per aziende di trasporto e stoccaggio. Ma la cosa che fece scattare il campanello d’ allarme fu una scoperta che fece grazie alla distrazione e alla totale fiducia di lui. A volte per i loro giochi erotici si servivano di preservativi. Era lei stessa che ne comprava una scatola in farmacia, ogni tanto. Poi venivano occultati in un armadio, lontani da occhi indiscreti … e spesso dimenticati, per l’ uso sporadico che ne facevano. Quando Filomena diede un’ occhiata ai profilattici … scoprì che ne mancavano due. Non poteva essere certa, né poteva affermare che fossero stati usati per tradirla, ma il sangue alla testa le salì ugualmente.

11

Pochi giorni dopo, era di sabato, un pomeriggio che lei si doveva recare dai genitori, Lucio evitò accuratamente di farsi coinvolgere e inventò una scusa per potersi liberare ed uscire da solo. Aveva appuntamento con Simone, naturalmente. Non immaginava neppure minimamente dei sospetti della moglie, inoltre non aveva mai pensato ai suoi giochi erotici come ad un tradimento; per lui quello era diventato quasi un hobby, una valvola di sfogo, alla ricerca di piaceri che nessun altro rapporto avrebbe potuto procurargli. Verso le cinque si preparò. Con civetteria evitò di indossare gli slip sotto i jeans e poi si ricordò che l’ altro, come spesso accadeva, gli aveva chiesto di portare i preservativi. Ma quando aprì la scatola si accorse che era del tutto vuota … tranne che per un bigliettino, scritto in fretta dalla moglie: “Ti stai divertendo?” Il mondo gli crollò addosso. Una caterva di sentimenti simile a una valanga. Era arrabbiato. Era impaurito. Era impreparato. Cosa sapeva Lei? E quanto sapeva? Come avrebbe potuto spiegarle o giustificare il suo comportamento? Per assurdo, non aveva neppure un amante. Infatti in quel momento, avrebbe preferito mostrare alla moglie una bella ragazza che usciva dall’ armadio, piuttosto che ammettere di avere rapporti sessuali con un uomo. Aveva paura che lei non avrebbe mai capito.

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