Classici: La fata di ferro - 1

  • Scritto da Giovanna Esse il 11/06/2020 - 08:00
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Questa è una storia vera, interpretata con un pizzico di fantasia. Un grazie particolare alla Principessa che ha voluto donarci questa storia.Un grazie anche al maestro Mishima e alla sua infinita pazienza.

LA FATA DI FERRO – Una fiaba erotica

C’era una volta una giovane principessa, il suo nome era Alba. Un giorno il re e la regina, suoi genitori, decisero che il piccolo reame, che il buon Dio aveva riservato loro, era troppo angusto, che il denaro per una coppia reale non basta mai e che oltre il bosco, purtroppo lontano, esistevano altri reami … tutti più ricchi, più sontuosi e più alla moda. In quei luoghi, di sicuro, avrebbero potuto valorizzare la loro nobile discendenza, intrattenere rapporti ed amicizie con famiglie e nobili casate che avrebbero addotto prestigio alla propria ed in ultimo, magari, avrebbero potuto trovare quella fonte, che tutti cerchiamo … ma che alla fine nessuno riesce a trovare: la Fonte dell’eterna giovinezza. Come si sa, però, dall’altra parte di un bosco tenebroso, si può trovare di tutto; forse è per questo che in fondo ognuno intraprende lo stesso viaggio. E così fecero i bagagli e partirono, insieme alle persone care e alla principessa Alba, la loro diletta figliola.

Dopo alcuni giorni però il viaggio si dimostrò faticoso e pieno di insidie. I boschi sono sempre misteriosi ed intricati: di giorno sono pieni di illusioni, ma di notte possono essere popolati di fantasmi e spettri. Le illusioni però non bastano ai coraggiosi viandanti per superare le ardue prove che li aspettano e i fantasmi li spaventano, facendogli così perdere l’orientamento e la sicurezza in se stessi. Impressionata da tante peripezie inattese, la regina si preoccupò per la piccola principessa. Allora ricordò, che tanto tempo prima, ella aveva conosciuto una fata molto speciale. Non che si fidasse ciecamente di questa, ma in fondo lo sanno tutti che le fate, come le sirene, sono frutto delle nostre speranze e della nostra fantasia. Ma, come dicevo, il bosco è insidioso e confonde il viandante mentre la paura, spesso, fa compiere scelte frettolose. Allora la regina chiamò a se la piccola Alba e le disse:

  • Tesoro mio, il nostro viaggio è più complicato di quanto ci auguravamo, ma ormai, lo vedi tu stessa, tutt’intorno a noi le piante sono diventate un groviglio inestricabile e i sentieri insidiosi. Siamo partiti dai declivi e ora siamo circondati da orridi e burroni; la luce non filtra più gioiosa dalle alte fronde verdeggianti, lasciando posto solo al buio, umido e freddo. Non voglio che tu soffra per le nostre difficoltà; nel bosco ci sono mille sentieri, molti sono falsi, altri sono ingannevoli e altri ancora non portano da nessuna parte … uno solo conduce alla strada maestra e attraversandolo tutto rivedremo la luce del sole. - La principessa pendeva dalle labbra della sua mamma, anche perché essendo giovane, non si rendeva conto dei pericoli e delle insidie a cui poteva andare incontro. Per la ragazza la felicità era stare insieme alla sua mamma e al suo papà … il suo mondo finiva lì e quella era l’unica misura della sua gioia … ma i ragazzi, lo sappiamo tutti, non capiscono niente. Allora la regina continuò il suo discorso:
    • Faremo così! Mentre noi cerchiamo di uscire da questa situazione, tu ci attenderai a casa di una fata che ho conosciuto tanto tempo fa, una vecchia amica, insomma. Ricordo ancora dove inizia la stradina che porta a casa sua, vieni! – e prendendola per mano la condusse in una radura, non troppo lontana.
  • Ecco – disse la regina e indicò col dito un vialetto incantevole – guarda attentamente. Quello è il sentiero che porta alla sua casa. Non ti puoi sbagliare, perché all’ingresso c’è quell’insegna infissa sul palo, la vedi? – Alba aguzzò la vista ed effettivamente vide un paletto sul bordo della via, con un piccolo cartello fatto con la corteccia di un albero secolare. La principessina annuì e la regina continuò:
  • Ecco vai pure da lei e affidati alla sua ospitalità. Ogni sera ci ritroveremo qui, in questa radura, fino a quando non avremo trovato la nostra strada. – Si baciarono e si abbracciarono e Alba, non senza un’ombra di paura, vide la sua mamma che si perdeva tra le fronde. Ma durò solo un attimo … poi con la curiosità tipica dei ragazzi, si affrettò lungo il sentiero sormontato dall’antico cartello. Sul legno si leggeva a stento l'epigramma che il tempo aveva scolorito: “ Qui abita la Fata di Ferro. Lei ama tutti e nessuno. Lei sfida la vita, ma la teme. Quando gioisce … fa male. Non è una vera Fata, ma neppure sa essere una vera Strega. ” Le lettere, sbiadite, un tempo vergate con il colore del sangue arrugginito, fecero un certo effetto sulla piccola principessa ma visto che non le poteva capire, decise di incamminarsi per il sentiero, che ad ogni passo si arricchiva di fiori, colori e profumo di Gueralin.

Parte prima

  • E questa è Nicòle! Visto? Te lo avevo detto che non era più una bambina … il tempo passa in fretta, accidenti! – la mamma della ragazza sorrise a Flora, la sua amica. – Su Nicòle, stringi la mano a Flora, presentati come si deve. Dai! – la donna incalzava la figlia, in quanto teneva a far bella figura; amava ostentare la figliola come un trofeo, per dimostrare a tutti la sua buona sorte e la conseguente felicità. Nicòle sbuffò sbarazzina e mimò un inchino teatrale, poi stemperò la scena con un sorriso:
  • Piacere! – disse rapidamente - Scusa, ma mia mamma mi farebbe sfilare, come al circo, se potesse.
  • Certo! - disse sua madre prendendola in giro – Perché solo in un circo sfilano le scimmie come te! – Flora rise divertita: – Non c’è che dire – cominciò – non potevate essere più “diversamente” uguali. – Strinse la piccola mano della ragazza squadrandola da testa a piedi: - Ha ragione tua mamma. Sei veramente bellissima … come scimmietta, intendo! – risero di gusto tutt’e tre. Poi Nicòle e sua madre seguirono Flora all’interno della villetta in periferia, ma collegata benissimo al centro città.
  • Vi preparo un bel tè: lo gradite? Oppure una cioccolata … non so, scegliete voi stesse e non fate complimenti. – La cucina faceva parte di una sala ricavata in un unico grande ambiente, che ospitava una zona divani e un grande tavolo da pranzo. Sul fondo, davanti ad un ampia vetrata, una lunga banchina di legno di noce, faceva da separé alla zona cucina: era bellissima, tutta rivestita in tozzetti di ceramica dieci per dieci. Una sequenza infinita di sfumature di colore che andava dal giallo al marroncino trasmettevano un senso di calore. La casa era molto accogliente ed estremamente pulita. Erano anni che le due donne non si incontravano e la madre di Nicòle si gustò quei momenti.
  • Se me lo avesse predetto un’indovina, non ci avrei creduto … così lontane da casa ... per poi ritrovarci qui. Sono proprio contenta! – Mentre Franca, la madre di Nicòle era vivace, a volte quasi aggressiva, Flora aveva un carattere allegro, ma parlava di meno. Era una di quelle persone che ti danno sicurezza: un sorriso quieto accompagnava ogni suo gesto e guardarla preparare il te era rilassante, così come tutto l’ambiente che si era creata intorno. A Nicòle piacque subito quella figura di donna matura e prosperosa … con i seni generosi che premevano sotto il camice, solare e sottile, che indossava per casa.
  • Nicòle, preferisci della cioccolata calda? – chiese Flora con la sua voce carezzevole e la ragazza non seppe resistere: - Oh, si, per favore … è molto più buona del te, la ringrazio. – rispose la ragazza, mentre ispezionava la casa con lo sguardo.
  • Dammi pure del tu, Nicòle – disse Flora - non sono mica vecchierella come la tua mamma … ! – rise, sgranando quei suoi denti piccoli e bianchi che sembravano tante perle. Franca protestò, bonariamente.
  • Vieni Nicòle, forse ho qualcosa per te: ti dovrebbe piacere più delle nostre chiacchiere … - le fece strada verso la zona living, dove un grosso televisore era posizionato su un tavolino, zeppo di film in DVD.
  • Qui dovresti trovare qualcosa di adatto a te, la figlia di mio fratello lascia in giro un sacco di questi film … sono quelli che piacciono tanto alle ragazze. –
  • Uaho! – esclamò estasiata lei, scartabellando tra le custodie di plastica – ma questo è l’ultimo di Brad Pitt … per favore … - guardò Flora, cercando di fare la migliore interpretazione di “occhi da cerbiatto” – posso guardarlo? - Flora dovette fare uno sforzo su se stessa, per non restare immobile e godersi quegli stupendi occhioni languidi, sbrigativamente replicò:
  • Ah, cara mia, per me Brad Pitt te lo puoi anche sposare, non guardo mai film moderni, quindi … –
  • Nicòle! Tra breve torniamo a casa! – urlò Franca in direzione del salotto, dove la figlia si era già impossessata della TV; con la maestria tipica dei giovani aveva già effettuato tutte le manovre per far partire il film sul grande schermo piatto della televisione. – Dobbiamo rientrare di corsa. – poi rivolta a Flora – Sai cara non stavo nella pelle dalla voglia di rivederti, ma siamo appena arrivati … figurati che a casa ho ancora gli operai che montano i mobili, e lunedì dobbiamo già prendere servizio: non sto qui a raccontarti che casotto possa esserci a casa mia! - Intanto Flora, incurante del tornado che scatenava sempre Franca, continuò con metodo le sue operazioni: servì un buon tè per entrambe sul tavolo della cucina e poi raggiunse Nicòle con una tazza di cioccolata fumante e un piatto di biscotti fatti in casa che sparirono rapidamente dal vassoio. Franca intanto era già in piedi, scattata come una molla: - Dai, sono curiosa di vedere la tua casa! – disse la donna, mentre col mento indicava la ragazza, che ignara era rapita dalle immagini del suo “bel tenebroso”. Flora capì e con il suo tè tra le mani fece strada all’amica per le scale che portavano al piano superiore. Di sopra c’erano due camere e un secondo bagno molto comodo e spazioso.
  • Ma è carinissima: che bella! – disse la signora Franca – e … queste mattonelle, deliziose … ti spiace se approfitto? -
  • Ma scherzi? – disse guardando Franca, che rapidamente si abbassò pantaloni e le collant, per urinare. – Vengono dall’Italia … Vietri sul Mare, per la precisione … i listoni sono tutti decorati a mano, uno per uno. Piacciono tanto anche a me … hanno i colori forti che si vedono solo nei posti in cui il sole è splendente. – Mentre si dava una controllata davanti allo specchio ovale, incassato nell’intonaco e circondato da una cornice anche essa in ceramica, Franca divenne più confidenziale nei toni e raccontò rapidamente le sue ultime peripezie all'amica. Era un momento di sbandamento totale … suo marito, il padre di Nicòle, era stato trasferito in fretta da una città all'altra. La stessa Franca, per fortuna, aveva trovato impiego grazie a un collega di lui: un lavoro da cassiera, anche se spesso le sarebbe toccato svolgere il turno serale. Ma non si lamentava, dopotutto l'importante era aver trovato un lavoro. Lui aveva altri due figli, dal primo matrimonio, ma erano grandi … anch'essi si erano trasferiti per necessità, ma presto si sarebbero organizzati per andare a vivere nella stessa città dove frequentavano l'università. Flora la seguiva quieta, sorbendo il tè cercando di non perdersi quelle descrizioni frettolose … l’amica le aveva accennato qualcosa riguardo a un po’ di aiuto su cui contava, ma Flora preferì ascoltare attentamente, per capire dove “la Franca” sarebbe andata a parare. In realtà, la mamma di Nicòle, chiedeva che nei pomeriggi in cui lei era al lavoro o impegnata la ragazza potesse stare da Flora, ma non voleva solo un aiuto pratico: tutta la famiglia stava attraversando un momento di confusione. I figli maggiori erano frastornati dal trasferimento ed erano diventanti intrattabili. Il matrimonio si stava sgretolando a causa di una relazione che il marito aveva con una collega di lavoro. La stessa Franca venuta a conoscenza di ciò, da oltre un anno era depressa e cercava a sua volta qualcosa di diverso da quell'amore coniugale che ormai le veniva rifiutato. Vecchi problemi irrisolti del passato si erano insinuati in seno alla sua famiglia ed ora stavano minando ogni rapporto.
  • La piccola è agitata e nervosa – continuò la signora Franca – e la nostra famiglia è talmente scombinata, che noi stessi siamo incerti sulle scelte da compiere … - la fissò. – ecco: vorrei affidarti Nicòle per il doposcuola affinché tu possa insegnarle la lingua e aiutarla a passare questo momento piuttosto turbolento. Naturalmente sarai adeguatamente retribuita... è ovvio! Sai non me la sento di affidarla a un’estranea in un paese che non conosce … per lei sarebbe solo un ulteriore trauma e francamente vorrei evitarle altro strapazzo. – Flora la interruppe, alzando decisa una mano:
  • Alt! Tesoro mio! – disse decisa – Non è una questione di soldi... figurati … ma ciò che mi chiedi è di grande responsabilità. Cosa ti fa credere poi che le maioliche italiane e la cucina in veranda rappresentino il paradiso? – la squadrò quasi offesa: - Anche io ho una mia vita, sai? Il fatto che vivo da sola non vuol dire che non ho “nessuno” ma, soprattutto, anche io ho i miei problemi … purtroppo. – e il suo viso si ammantò di una delicata tristezza. I loro occhi si incrociarono … Flora sorrise, vedendo lo sguardo sparuto di Franca, sembrava lei la bambina confusa, adesso.
  • Oh, insomma – disse infine risoluta – e va bene! Facciamo una settimana di prova, ok? – Franca annuì, aveva la stessa aria di un cane che scodinzola – Però voglio sapere con precisione i giorni in cui la ragazza verrà da me. Io posso riceverla dalle tre. Non prima. Sono impegnata col lavoro e dalle mie cose … e la sera a casa alle venti. Domenica prossima ti farò sapere se voglio e posso prendermi l’impegno di fare da baby sitter a una “bambona” più alta di me! – sorrise bonariamente. Si accordarono su un compenso forfettario per le spese, ma non era quello il problema che sarebbe potuto sorgere tra loro.

Quella sera da sola nel lettone Flora, ad occhi chiusi, tornò con la mente tutto alle impressioni che le aveva suscitato Nicòle. Le forme acerbe, i seni piccoli e di certo duri come il marmo... a questo punto i suoi pensieri si illanguidirono immaginando il fiore acerbo tra le sue cosce … avrebbe pagato per poterlo almeno annusare, proprio in quel preciso istante, ma per ora poteva essere solo un sogno. I suoi pensieri diventarono sempre più lascivi. Allora le immagini, che in quel momento creava con la fantasia, si confusero con i ricordi più reali e tangibili del passato. Il volto della giovane si confuse con quello della madre, quando era giovane e fresca: la rivide mentre abbassava la testa, dai capelli fluenti e lei che si tuffava sulla sua figa bagnata e intrisa di odori che sapevano di piacere. La lingua di Franca affondava in profondità nel suo fiore. Ricordò tutte le volte in cui ella stessa aveva ricambiato quell’esasperante frugare con la bocca tra i peli della vulva fino a scavarne il solco per profanarlo con bramosia. La figa di Franca nell’eccitazione si confondeva con quella di un’altra, una donna sconosciuta, dai contorni indefiniti e illuminata dalla luce che le arrivava di spalle, occultando i lineamenti del suo viso. Ma poco dopo, fresca come rugiada, appariva l'innocente visione di Nicòle. Ansando e grondando umori, la donna se ne venne tra le dita, introdotte da tempo nella sua fessura.

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