Fatti suora... suora fammi

  • Scritto da Giovanna Esse il 26/06/2020 - 12:00
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Ero molto giovane.

A causa di una zia monaca, la sorella di papà, e della mentalità particolarmente dedita alla religione della mia famiglia, sono cresciuta in un ambiente altamente pregno di religiosità e misticismo. Intendiamoci, questo non fa della mia famiglia una comunità di santi, in gruppi di questo tipo si vivono tranquillamente tutti i sotterfugi, le inimicizie, le ipocrisie e i peccati di ogni altra normale comunità, solo che litanie, preghiere e mea culpa, ci fanno sentire superiori al resto del mondo e unici depositari della umana pietà e della inoppugnabile verità.

Non so se le mie esperienze saranno interessanti per voi, ma per me, sono tra i ricordi più forti ed eccitanti, e spesso mi tengono sveglia e trepidante nella mia brandina, fino a quando dopo una giaculatoria di preghiere sussurrate tra i denti, mi decido a inserirmi le dita in vagina, per sollecitare le grandi labbra e il clitoride che si indurisce come un osso, finché, a furia di scatti e frullii delle dita, vengo grondante tra le cosce.

Ero molto giovane, dicevo, e i miei facevano di tutto per farmi incontrare “la vocazione”, perché zia monaca così aveva deciso. Alla fine passai un’estate in convitto per imparare, sin da piccola, il significato del vero ritiro spirituale.

Mi diedero una cameretta ricavata nell’appartamentino di suor Carlotta, un donnone energico e simpatico che si occupava degli approvvigionamenti e che collaborava alla cucina. Il convento era adiacente a una vecchia ma accorsata Parrocchia.

Suor Carlotta mi trattò benissimo fin dai primi giorni, corteggiandomi con dolcetti segreti, frutta secca e tanti raccontini divertenti sulla vita dei santi. Lo faceva soprattutto la sera, prima di andare a dormire. In questo conquistò facilmente la mi fiducia, visto che le altre monache erano tutte austere, vecchie e brutte. Tutto questo vezzeggiarmi però avveniva solo quando eravamo da sole.

Un pomeriggio mi portò nella Farmacia e mi fece una specie di lezione segretissima sui poteri di alcune erbe speciali. Prima di iniziare, mi fece promettere di mantenere il segreto e di non parlare con nessuno di questa sua iniziativa: mi stava svelando i principi dell’Alchimia che le suore custodivano in segreto, dispensate da una speciale benedizione del Vescovo, visto che trattavano stratagemmi, pozioni e rimedi ereditati dalle antiche Fattucchiere ed erboriste. Tra storie e alambicchi misteriosi, conquistò completamente la mia curiosità giovanile e la mia sete di sapere.

Decisi che suor Carlotta era mia amica e che, da quel giorno, l’avrei sempre amata incondizionatamente.

2

  • Vieni qui, piccola peste – disse suor Carlotta, beccandomi nel corridoio che portava al refettorio. Eravamo appena uscite dalla Parrocchia, dopo la Funzione del mattino. Si guardò intorno per constatare che nessuno ci osservasse – Vuoi imparare altre cose sulla sapienza delle Streghe?

Più entusiasta che mai le risposi di sì, allora lei si avvicinò all’orecchio e disse, piano:

-Allora stasera ti svelerò qualcosa di veramente segreto e veramente speciale, però devi giurare di non farne mai parola, nemmeno con la mamma. Non capirebbero perché non sono all’altezza, e intanto le streghe del passato, che sentono tutto, ti punirebbero con molti supplizi! Rabbrividii. Ero terrorizzata e volevo quasi scappar via, ma lei mi tenne stretto il polso.

  • Non devi avere paura, se non ti interessa non fa niente… lo capisco, dopotutto sei solo una bambina e… - sorrise con dolcezza, ma io mi affrettai a rispondere:
  • No, no… suor Carlotta, io voglio sapere il segreto, basta che poi la notte non mi lasciate sola! – dissi, quasi pregandola. Così mi rassicurò di stare tranquilla e che ci saremmo riviste alla sera.

Poco dopo le nove ero già a letto trepidante e sperando che la donna non si fosse dimenticata della promessa. Dopo poco però la sentii entrare, chiuse la porta a chiave. La sentii rumoreggiare mentre andava nel bagno, poi biascicare qualche verso, probabilmente le orazioni della sera. Alla fine, pian piano, entrò nel mio stanzino e si avvicinò al letto, la vidi controllare se dormivo.

  • Schhh, schh… sorella! – sussurrai per farmi sentire – sono sveglia!

Ero curiosa ma avevo anche tanta paura perché ormai era notte e, alla fine, dovevamo pur sempre discorrere dei segreti delle Streghe.

  • Brava la mia piccolina, - disse la suora – sei sveglia! E’ segno che il destino così vuole e amen.- Non è che la capii molto. - Vieni cara, – continuò prendendomi per la mano, - in camera mia saremo più larghe.

Infatti, camera sua era molto spaziosa c’era la stufetta accesa, un bel calduccio e la luce accesa sul comodino.

Suor Carlotta indossava solo dei mutandoni contenitivi a mezza coscia, una maglietta intima a “V” e il reggipetto sotto, perché le sue zinne, contrariamente alle mie, erano grosse e tonde. Sedette sul letto e mi fece mettere di fronte a lei... per osservarmi credo.

Io indossavo solo i calzettoni, le mutandine bianche e una vestaglia verde acqua, che mi arrivava al ginocchio. La suora mi squadrava da capo a piedi, il suo viso era più rubizzo del solito e parlava con voce leggermente alterata.

  • Brava ragazza, brava, - iniziò – per prima cosa dobbiamo controllare di essere sane; cioè che non abbiamo vesciche o pustole, che potrebbero essere un segno del Diavolo. Capisci?

Non capivo granché ma feci di sì con la testa.

Tese le grosse mani e lentamente mi sollevo la vestaglia, fino alla mutandina. Io ebbi un piccolo sobbalzo, non me lo aspettavo.

  • Tranquilla, tranquilla, piccina… per vedere i segni dobbiamo spogliarci tutte, se non vuoi, torniamo a letto e basta… - disse seccata.

  • No, no, sorella… perdonate, solo che io non lo sapevo che mi dovevo spogliare.

  • Certo che sì, se no come ti controllo, piccolina? – sorrise – su continua tu, piano piano ti togli tutto. Non avrai vergogna? Potrei essere tua zia. E poi, dici la verità: non vi siete mai guardate sotto la gonna di nascosto? Noi lo sappiamo che voi ragazzine lo fate…

Allora toccò a me arrossire, ricordando i giochetti stupidi che qualche ragazza più scaltra proponeva a noi novizie, io cercavo di resistere e di non farmi vedere, ma poi alla sera mi masturbavo, ripensando a quei momenti di esibizione delle parti intime.

Mi feci coraggio e mi spogliai della vestaglietta, restando con i seni nudi piccoli e sodi, non mi coprii con le mani, anzi lasciai le braccia sui fianchi, però aggiunsi:

  • Anche lo slippino?

  • Tutto tesoro mio, anche le calzette. – e così dicendo tirò una stuoia pulita da sotto il letto, affinché ci poggiassi i piedini senza raffreddarmi. Ero felice per le sue attenzioni. Era vecchia, per me, però mi piacque lo stesso essere osservata da Carlotta, era evidente che mi apprezzava.

  • Vieni, - disse quando fui nuda, - Sali sul lettone.

Mi prese per mano e mi aiutò, spiandomi in ogni movimento. Proiettò la luce dell’abat-jour verso di me, che svettavo alta sulle lenzuola candide.

  • Hai le tue cose, piccina? – chiese.

Risposi subito di no.

  • Bene, bene, allora piano piano gira su te stessa che io controllo tutto questo bel corpicino. – sorrideva e la sua voce diveniva roca, mi resi conto che quella strana situazione la eccitava. Ero ragazza ma sapevo che nei conventi il sesso lesbico era assai diffuso… cominciai a capire che forse la sorella non si preoccupava “solo” della “stregoneria”. Il fatto è che quel gioco mi piaceva, c’era qualcosa nei suoi modi che mi faceva sentire calore alla testa.

Obbedii ai suoi voleri e mi mostrai non senza un pizzico di vanità, dopotutto non ero brutta, ed ero giusto la metà di lei che era grossa e robusta, anche se non priva di grazia.

Si avvicinò. – Mettimi la mano sulla spalla, tesoro, in modo che puoi alzare la gamba, ti voglio controllare anche sotto.

Il calore alle tempie aumentò; alzai una gamba e socchiusi gli occhi. Ero talmente eccitata che quasi sentivo la pressione del suo sguardo sull’interno delle cosce e sulla vulva schiusa, a causa della gamba allargata verso fuori. Però non mi toccò.

  • Brava. brava, bambina mia, Satana non ti ha scalfito. Ora tocca a te: fammi il favore, siedi e controllami tu… o ti fa schifo?

  • No, nooo, sorella, - mi affrettai a dire per non offenderla.

Sedetti sul letto e la guardai, ora toccava a suor Carlotta spogliarsi. Lo fece con molta sensualità, lentamente, mostrando centimetro dopo centimetro la sua carne liscia e burrosa; il suo corpo trasmetteva un senso di morbidezza, come un cuscino di tenere piume. Un forte languore si impadronì del mio pancino, ero del tutto impreparata a quelle emozioni… ancora non capivo se davvero la suora mi volesse insegnare qualcosa oppure la nostra intimità stava per trasformarsi in qualcosa di peccaminoso. Le altre ragazze me lo avevano detto che le suore anziane si spogliavano e facevano sconcezze, ma non sapevo a chi credere.

Nuda, opulenta, matura, suor Carlotta adesso se ne stava sullo stuoino davanti al letto. Aveva perduto ogni austerità e il rispetto rigoroso che mi incuteva, come tutte le sorelle anziane, era scomparso. Ora c’era una donna nuda, piacente e assai più bella e attraente di quanto avessi mai potuto immaginare, quando vestiva il saio. Inoltre la sua pelle era bella e sana, come quella di una ragazza e non grassa e cellulitica come me la sarei immaginata.

  • Guardami bene, piccina, - disse ingenuamente – vedi segni satanici sul corpo o sui seni?

Più che per cercare Satana mi misi a osservarla accuratamente soprattutto per placare un “diavoletto” che sembrava a tutti i costi volermi far diventare libidinosa. I seni erano turgidi, i capezzoli incredibilmente svettanti… Era eccitata? Le amiche mi avevano detto che era un segnale di eccitazione.

La sua vulva era leggermente gonfia, non quanto mi sarei aspettata, ma la cosa fantastica chi mi attrasse di più era la depilazione accuratissima. Suor Carlotta aveva solo un triangolino di peli chiari e ricci all’apice del pube, mentre sotto fino alle grandi labbra era liscia e pulita come una bambina.

  • Non vedo niente di strano, madre. Siete veramente molto bella… - dissi sincera e ammirata.

  • Ma che dici, piccola, mi vuoi far peccare di vanagloria? Tu sei bellissima… così efebica eppure così donna. Lo avessi avuto io un corpicino come il tuo, invece sono grassa e…

La interruppi enfatica, non so perché ma quel suo denigrarsi mi dava ai nervi.

  • No… non lo dite, ve ne prego, voi siete la donna più bella che io abbia mai visto… - quasi mi pentii, - Voglio dire… insomma, io non ho visto…
  • Lo so, lo so cosa vuoi dire dolcezza, ma adesso controllami anche dietro, te ne prego.

E quando la suora si voltò e si trasformò in una cerbiatta smarrita nel bosco, con le forme grosse ma tenerissime, il sedere latteo e abbondante, le sue curve lascive, io non ebbi più nessun dubbio che, quella notte, il Demonio non c’entrava proprio niente con il nostro incontro, anzi, l’attrazione sublime che il corpo nudo della donna mi procurava mi faceva sentire molto più vicina al Paradiso che all’inferno.

Ma cosa mi accadeva? Io non ero lesbica, avevo lottato con tutte le forze, avevo subito atti sessuali dalle mie amiche, sforzandomi di non provare piacere con loro, e adesso invece la vecchia suora mi faceva rimestare il corpo di desiderio.

Quando suor Carlotta teneramente si abbassò tutta in avanti, la sua vulva carnosa e depilata si schiuse ai miei occhi. Un taglio rosso e palpitante mi chiamava come un’attrazione magica, voleva che lo toccassi, che lo indagassi in tutta la sua profondità. Naturalmente non feci nulla ma ero ipnotizzata.

  • Scusami cara, ma ti prego, se non provi disgusto potresti controllare bene i miei buchetti, a volte Satanasso è furbo e nasconde i suoi misfatti.

  • Intendete anche l’ano, madre? A me sembra tutto a posto… non ho mai visto … visto così da vicino!

  • Ti da fastidio?

  • No, no, assolutamente, io… voi siete bellissima. – Ero confusa, sparavo cazzate, ero eccitata ma, soprattutto, non sapevo assolutamente cosa fare.

Pensai che quella donna era lei stessa diabolica! Stava facendo tutto quello da cui mi ero sempre ripromessa di stare in guardia e col suo fare ingenuo, stridente per una donna della sua età, mi metteva in imbarazzo, come se la porca fossi io… Per farla breve mi venne voglia persino di baciare quel “tarallo” di pasta cresciuta, così appetitoso, che mi si apriva a pochi centimetri dalla bocca… così sarei stata io la lesbicona.

Eppure... lei sapeva essere così disarmante con quelle sue battute infantili.

  • Scusami, eh? – disse e si aprì il culo con le dita. Il buchetto si allargò mostrandomi una fossa buia, in attesa di essere penetrata. “Chissà se l’ha mai fatto con un uomo vero”, mi chiesi spontaneamente.

Stabilito che era tutto a posto e che a me mancava l’aria per l’emozione, si venne a sedere al mio fianco, sorridente. Poi si abbassò e tirò fuori un borsone da sotto il letto; vi armeggiò e prese un vasetto di crema bianchiccia.

  • Questo è un unguento canforato, una ricetta assai antica, figliola. Le “streghe”, che spesso erano solo delle fantastiche erboriste, usavano questa crema per rendere la pelle morbida e giovane… pulendo a fondo tutti i pori. Persino le regine la volevano, pagandola a peso d’oro. – mi sorrise dolcemente, - Tu sei tanto bella e fresca, non ne hai bisogno, ma saresti tanto brava da passarne un po’ sul mio corpo… mi fa un po’ male la schiena.

  • Ma certo, - dissi disponibile, non vedevo l’ora di rendermi utile e pure di accarezzare un po’ la sua pelle. Quella mi sembrava la cosa più bella del mondo, al momento.

Suor Carlotta si sdraiò, mettendosi supina. Non mi lamentai nonostante il mio desiderio principale fosse quello di saggiarne i seni enormi e i capezzoloni. Raccolsi un po’ di crema profumata e iniziai a spalmarla sulla sua schiena, dal centro ai fianchi.

  • Posso salire sul letto, madre? – ero piccina e a sporgermi per toccarla tutta rischiavo di spezzarmela io, la schiena. Ormai avevo preso confidenza con lei e la nostra nudità non mi impressionava più. La stanza era calda e il letto accogliente.

Allargai le mie gambe e mi misi a cavalcioni sulle sue: i suoi immensi glutei erano come due colline chiare ma non osavo ancora di toccarli con le dita. Anzi, terminato con la schiena, mi voltai e le carezzai le gambe e persino i piedi. Erano puliti e gentili, nonostante la sua stazza, doveva avere un numero abbastanza piccolo.

  • Anche un po’ il sedere, per favore. Sto sempre in piedi e mi fan male le giunture. Sei un vero angioletto...

Me lo aveva chiesto lei: ora non c’era più niente di male, mi feci coraggio e pian piano, carezza dopo carezza, arrivai alle natiche e... automaticamente la mia vulva si bagnò definitivamente di piacere. Ora mi girava un po’ la testa come se avessi bevuto del vino. Ero euforica, felice, e non sentivo più l’esigenza di trattenermi, di fingere.

Sarei sembrata una stupida se, finalmente, non avessi compreso: Carlotta voleva fare sesso... come non lo sapevo bene, ma di sicuro lo volevo anch’io. Le carezzai il culo con voluttà. Mi prendevo sempre più confidenze, mi avvicinavo sempre più all’ano e infine, spontaneamente, lo trafissi col pollice, poi avvicinai l’altra mano e glieli misi dentro tutt’e due, aprendola.

La grossa suora s’inarcò nell’estasi e sospirò con un tono ingenuo e infantile, quasi supplicante. Non saprò mai a cosa attribuire la mia sensazione ma nella mia mente qualcosa mi disse che, in quel rapporto anomalo, ero io la dominatrice e lei, la grossa suora anziana, la vittima felice, la sottomessa.

  • Sì, sì... fammi tua amore. – La monaca aveva capito e si era lasciata andare.

  • Più giù, ti prego, - aggiunse poi, sempre con la vocina in falsetto – vai sotto, fammi tua... dentro, èntrami dentro.

Allargò tanto le gambe, suor Carlotta, e io la penetrasi facilmente. La vagina era bagnatissima e le infilai ben due dita in fica. Ma lei voleva di più... e me lo sussurrava, mi supplicava. Io eseguii senza capire, impaurita da quella pratica che non mi aspettavo: così infilai tre dita, poi quattro, poi lei, da sotto, mi chiuse la mano, spingendo il mio pollice nel palmo e la indirizzò di nuovo nella sua fessa che sbrodava.

Non credevo ai miei occhi: il mio avambraccio era dentro la suora e lei sussultava e gemeva, come fosse posseduta. Si mise in ginocchio e iniziò a fare avanti e indietro, lasciandosi stantuffare da tutto l’avambraccio, come si fosse impalata da sola.

Tirai il braccio sconvolta quando tra i gemiti, vidi che dalla vulva sgorgava tanto liquido, come se si stesse pisciando sotto.

Appagata e sfatta, la madre si lasciò cadere su un fianco, mi trasse a sé, mi abbracciò felice, ringraziandomi per quanto avevo fatto per lei... Poi mi sorrise e mi disse – Ciao...! – Un istante dopo sparì sotto il lenzuolo, mi aprì le cosce con decisione e mi penetrò la fregna con la lingua.

Slinguando e succhiandomi mi fece la prima minetta della mia vita, facendomi venire come una caffettiera che sbuffa e ribolle.

© - Giovanna Esse 2019 -2020

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