Il segreto di mia nonna

  • Scritto da Giovanna Esse il 01/08/2022 - 13:00
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Non possiamo descrivere il tempo di un evento se non riferendolo a un altro evento, o il luogo di un corpo se non riferendolo a qualche altro corpo. Ogni nostra conoscenza, sia di tempo che di spazio, è essenzialmente relativa.

James Clerk Maxwell

1

– Ancora qui, capo? –

Il tenente colonnello Corelli sollevò la testa e sorrise alla sua assistente, Gisella, che gli faceva da segretaria e, in gran segreto, anche da balia. La ritrosia, la gentilezza d’animo, di Tommy avevano probabilmente conquistato il cuore della giovane donna e lei si era dedicata a lui con abnegazione quasi mistica, però senza mai sfociare nel privato.

Gisella Fini era una bella ragazza ma, nonostante l’intimità a volte impudica, il suo capo non aveva mai attentato alle sue virtù. Lei, con capacità di controllo inossidabile, non aveva mai dato adito a lui di poter “osare”. Avrebbero potuto anche dormire insieme; lei gli avrebbe fatto persino da materasso, da cuscino, ma amante, mai!

In cuor suo, Corelli, avendo nel sangue lontane origini italiche, a volte amava ipotizzare che lei fosse segretamente innamorata. Forse per questo era rimasto abbastanza sorpreso quando, alla notizia dell’imminente matrimonio con Leslie, la sua “attendente” non aveva manifestato nemmeno un minimo segno di insofferenza o di inquietudine.

– Ehm… veramente, – esordì lui con aria un po’ impacciata – dovrei commettere un piccolo illecito. – Rise, sapendo che il suo tranello era già stato scoperto… voleva l’aiuto della sua factotum in una faccenda che, naturalmente, lo seccava.

– Leslie mi ha pregato di riversare in digitale un po’ di vecchie foto… sa: lei da bambina; foto di famiglia, i nonni…

dovrei scannerizzarle con calma se trovo un po’ di tempo. Altrimenti… potrebbe non perdonarmelo. –

– Ah… un’insubordinazione veramente grave; e le serve una complice, è ovvio! – sorrise in quel modo incantevole che ben le conosceva.

– Ok, lasci pure a me il “crimine”, tanto devo attendere che la stampante termini i fascicoli con i memo della riunione di giovedì… ne ho di certo per un’ora buona. –

– Sei il mio angelo custode – disse lui, passando dal lei al tu… lo faceva, a volte, ma Gisella faceva finta di non registrare.

Tommy Corelli se la squagliò a tutta velocità per raggiungere presto il cuore della Napoli bene. Prese la tangenziale, ovviamente e, come al solito, era molto trafficata.

Il lavoro all’Accademia Aeronautica gli piaceva e, per una considerevole serie di circostanze, proprio qui, in Italia, aveva ritrovato la sua fiamma dei tempi del College, negli USA. Leslie Carrol, figlia di un funzionario dell’Ambasciata, aveva studiato in America ma era tornata in Italia… era stata lei a cercarlo, a trovarlo, e a volerlo.

Nonostante, i dieci anni che li separavano, Tommy si arrese di buon grado; finalmente, iniziò a pensare seriamente all’eventualità di mettere su famiglia.

Adesso i preparativi erano agli sgoccioli; il sabato successivo si sarebbero sposati in una chiesetta di Vietri sul mare, nei pressi di Salerno. Vietri era un paesino da sogno, lui vi si era stabilito nei primi tempi, appena giunto in Italia.

La madre di Leslie, naturalmente, non volle sentir ragioni e, dopo il matrimonio, avrebbero abitato al Vomero, a pochi metri da “mammà”. Però alla fine, l’odiosa suocera, aveva ragione: se fosse arrivato un erede come avrebbero potuto gestirlo? Sia Leslie che lui lavoravano abbastanza lontano.

La vita da scapolone è finita, pensò l’aviatore, mi sto facendo vecchio!

2

Gisella Fini non era fedele soltanto al suo capo; doveva fedeltà anche a una Potenza superiore alle altre, almeno secondo i dettami del suo credo e dei suoi voti.

Il suo lavoro, come per le altre Sorelle, da oltre mille anni, era fatto di controllo silenzioso, devoto e costante. Nessuno, tranne il suo “generale”, il vescovo Càvades, conosceva questo suo incarico segreto né le caratteristiche della sua attività di discreta e attenta sorveglianza.

Da quando il colonnello Corelli, aveva “creduto” di sceglierla per le sue attitudini, aveva potuto comportarsi con totale fedeltà, non aveva mai dovuto approfondire alcuna delle attività del valente militare e i suoi rapporti negativi erano la gioia dei suoi superiori occulti.

Si sa la Chiesa ama la lentezza e l’immobilismo, quindi: nessuna nuova, buona nuova.

Il suo capo era un ottimo istruttore, preparato, scrupoloso e, per lei, lavorare per lui rappresentava un’ottima copertura. Ma quella volta, mentre scannerizzava le vecchie foto dell’album di famiglia, rabbrividì. I peletti sulla nuca le si rizzarono.

– Oh mio Dio, aiutami! – esclamò sottovoce e sconvolta. Compose il numero protetto del suo vero Capo, l’oscuro funzionario dell’Opus Dei.

3

– Dai, smettetela! – strillò Leslie raggiante e ridente, mentre usciva trionfale dal portale della chiesa. Cercava di proteggersi dalla caterva di riso e di confetti che, i cosiddetti amici, stavano riversando addosso alla coppia.

Anche per Tommy era stata una giornata stupenda, contagiato dalla gioia generale, dal sole e dal paesaggio incantevole che faceva da scenario al matrimonio.

Poi, un pomeriggio estenuante: foto, discorsi, aperitivi, cibi, vino… spumante. Alle ventitré gli sposini, distrutti, salutarono tutti e se la svignarono con la Mini di Leslie, attraverso le stradine tortuose della costiera. Non erano ancora usciti dal centro di Vietri che una pattuglia, con tanto di lampeggianti, li fermò con cortese fermezza.

– Che noia, proprio a noi, cazzo? – sbottò la sposa che già si era liberata dalle scarpe col tacco. Corelli scese dall’auto, paziente, una volta fuori, si rese conto che quel posto di blocco aveva qualcosa di esagerato. Non aveva mai visto un tale spiegamento di forze per le strade pacifiche della zona… chissà forse cercavano qualche boss latitante.

– E’ successo qualcosa di grave? – chiese a un carabiniere, convinto di trovarsi là per puro caso, ma non fu questi a rispondere. Un militare dell’aviazione si fece avanti; al suo fianco un “Man in Black”, vestito male, era certamente americano. Il militare aveva sulla giacca più mostrine di una bacheca olimpionica.

Salutò Corelli, chiamandolo per nome e grado, lui fece finta di non recepire… quel tipo di approccio non portava mai a niente di buono.

– Le faccio i nostri migliori auguri per il matrimonio e la prego di considerare che i ragazzi, qui – e fece cenno al nutrito gruppo di agenti – sono in attesa dalle otto. Non abbiamo voluto disturbare la festa, ma adesso devo chiederle di seguirci è una questione della massima importanza, anche la signora sarà nostra ospite, naturalmente! –

– Cosa? E per quale motivo? – sbottò Corelli, infiammato dalla richiesta del tutto inattesa.

– Si tratta di una questione della massima importanza, mi creda, spieghi a sua moglie che non c’è altra scelta che seguirci. Evitando scenate inutili, la prego! –

Arrivarono alla base NATO di Casandrino in un Toyota bianco, scortati da un’Alfa dei Carabinieri e da altre due auto, delle potenti BMW nere, senza segni di riconoscimento. Qualcuno, con più discrezione, si era preso cura dell’auto degli sposi e avrebbe raggiunto la base con maggior calma.

Leslie, pazza di rabbia, sgomitava e insultava il neo marito, in maniera del tutto irrazionale. Aveva il trucco sciolto dalle lacrime di stizza. Cambiarono mezzo, tutti passarono in un bus militare americano dai vetri oscurati; Corelli stentava a crederlo ma probabilmente sapeva dove si stavano dirigendo.

Le sorprese, quella notte non finivano mai!

Di una cosa era certo, non avrebbero mai dimenticato l’inizio burrascoso della loro Luna di miele.

Pochi minuti dopo, il suono delle ruote del mezzo provocò un riverbero del tutto diverso, non stavano più viaggiando all’aperto. Attraversavano uno spazio chiuso, forse un tunnel, a velocità sostenuta. Quando si fermarono, scesero e si resero conto di essere nelle viscere della terra… doveva trattarsi della base missilistica segreta. Si diceva che si trovasse sotto il Monte Dragone, sin dal secondo conflitto mondiale ma se ne sapeva davvero molto poco; persino Tommy non v’era mai stato.

– Si accomodino, prego. – il militare “pluridecorato” fece strada, facendoli entrare in una specie di sala riunioni estremamente spartana. Non erano i soli, c’erano un paio di “soliti ignoti”, certamente della CIA, Corelli non era uno sprovveduto, nonostante non si occupasse di spionaggio e roba simile.

Altri due militari, probabilmente italiani, ma dai simboli sulle giacche, dovevano appartenere ai corpi speciali, scienziati militari, insomma.

E, dulcis in fundo, c’era un uomo di chiesa, vestito in borghese, elegante e raffinato, ma pur sempre un prete. Un tipo asciutto dall’aria decisa, del sacerdote aveva solo la pettorina. L’uomo doveva avere circa cinquant’anni, però a destabilizzare completamente il tenente colonnello, fu la presenza di Gisella, la segretaria, vestita con uno strano abito grigio, dalla gonna castigata, sotto il ginocchio e con tanto di veletta, stilizzata, a completare uno strano copricapo. Lui non era pratico ma, a prima vista, sembrava abbigliata come una specie di monaca. Che farsa era mai questa?

Furono fatte delle rapide presentazioni. Corelli non fece in tempo a lamentarsi che la moglie lo precedette, sputando veleno contro tutti i presenti ma soprattutto attaccando Tommy, a cui attribuiva chissà quali nefandezze segrete. Corelli cercò lo sguardo di Gisella Fini, cercando di interrogarla con gli occhi, era l’unica persona che conosceva e di cui, fino a due giorni prima si fidava ciecamente… ma la donna abbassò la testa, in evidente imbarazzo.

– La prego signora, creda a una parola sincera. – intervenne quasi sorridendo quello vestito da prete – Se siete qui, probabilmente, è più a causa sua che di suo marito! – Leslie lo guardò, sorpresa, poi sedette, senza forze.

Uno dei due “MIB” in maniera spiccia, piazzò sul tavolo davanti a Leslie un gruppo di foto, erano quelle che Corelli aveva lasciato in ufficio, pochi giorni prima, i due sposi le avevano del tutto dimenticate.

– Cosa mi dice di queste? – chiese l’americano, l’uomo non conosceva Leslie. La ragazza, battagliera di carattere, era figlia di diplomatici e non era tipo da lasciarsi prendere in contropiede facilmente.

– Cosa mi dice lei di come sono finite in suo possesso? Sono foto private, sottratte alla famiglia di un funzionario d’ambasciata, lo sa? – l’americano perse un po’ della sua sicurezza e si guardò intorno in cerca di aiuto.

– Permettetemi di presentarmi – intervenne, diplomatico, il prete per non rendere i rapporti ancora più tesi – sono padre Càvades, noi rappresentiamo una congregazione speciale dell’Opus Dei, un gruppo che si occupa di… archeologia, diciamo. – guardò il marito per cercare la collaborazione e per analizzare le sue reazioni. Corelli era contrariato però cercò di calmare sua moglie, per capire il problema e trovare una rapida soluzione a quella situazione.

– Cosa dovrei dirle? – chiese Leslie, che continuava a tenere il broncio anche al marito – Sono semplici foto di famiglia, tutto qui. Mi volete arrestare perché qui, in questa, ero nuda? Forse vi è sfuggito che avevo sedici mesi! – li canzonò. Poi, compreso che ci doveva essere sotto qualcosa di veramente particolare, cambiò registro… dopotutto, lei per prima, desiderava chiarire al più presto questo mistero che ancora non riusciva a identificare.

– Per la maggior parte sono vecchie foto, ritraggono i miei zii, qualcuna mia nonna. Lei è scomparsa già da qualche anno, purtroppo. –

– Ecco – intervenne padre Càvades – le foto della “nonna”, proprio… ma, dico, le avete guardate bene? –

– Oh, insomma, che diavolo volete con questa assurda storia? – intervenne il tenente colonnello, spazientito – veniamo al punto e facciamola finita. –

– Il punto – disse il graduato – è davanti ai vostri occhi: guardate le foto con attenzione, per favore, sapreste dirmi dove sono state scattate? E quando… –

I due si decisero e posero maggior attenzione al fascetto di vecchie immagini; alcune erano leggermente ingiallite dal tempo.

Ora che ci facevano caso notarono che la nonna di Leslie posava, con espressione felice e distesa, in ambienti un po’ particolari… la fretta, il disinteresse e tanta superficialità, probabilmente avevano giocato un brutto scherzo alla famiglia di Leslie. Dopotutto sua nonna era un archetipo… la classica nonna, un po’ demodé, pazza per i nipoti, tutta torte e pappine.

Man mano che osservavano quelle immagini, l’atteggiamento degli sposi, cambiò, trasformando il loro tedio, prima in curiosità, poi in raccapriccio.

– Ma com’è possibile? – chiese ad alta voce Leslie al gruppo di personaggi confusi che, al contrario, avevano sperato fino all’ultimo in una sua indicazione… un lume, in quel buio fitto in cui quegli scienziati brancolavano.

4

Gisella Fini, strinse per l’ultima volta la mano del suo colonnello con un sorriso carico di nostalgia, adesso ognuno avrebbe preso una strada diversa, era il momento di dirsi addio:

– Perdonata? – era la prima volta, dopo circa un anno di battaglie legali, di scandali, di colpi di scena, che la suora archeologa faceva cenno al loro “incidente”.

Era chiarito, lei non voleva tradirlo ma non poteva lasciarsi passare tra le mani quelle foto così particolari, senza avvertire il suo “capo”.

Il tentativo della CIA e del Vaticano, in quella notte lontana, di capire cosa nascondessero quelle immagini, aveva smosso troppo le acque. Tenere nascosto l’incredibile ritrovamento, divenne impossibile: in una settimana o poco più, la storia era su tutti i giornali.

Analizzare le foto non era servito a niente, nessun trucco era stato riscontrato, nessuna manipolazione e, nonostante gli sforzi per sottrarle alla sua famiglia, Leslie e il marito ebbero la meglio in Tribunale. Dopo essere stati perseguitati per mesi, erano diventati talmente famosi, da ricevere lucrose proposte da ogni parte del mondo.

La prima edizione della storia “Le foto della nonna”, poteva essere distribuita nelle librerie, aveva venduto due milioni di copie in prenotazione; le cose non potevano andare meglio!

Le foto non avevano alcuna spiegazione plausibile.

Non si poteva dimostrare in alcun modo che non fossero autentiche ma neppure spiegare come potessero essere state scattate… e da chi.

Con la sua faccetta dal sorriso entusiasta, una piacente e anziana signora, posava tranquilla in una parte degli scavi di Ercolano, mai aperta al pubblico, in ambienti solo intuiti, ancora sepolti sotto tonnellate di terra.

Poi, a Pompei, mentre, alle sue spalle, il Vesuvio era in piena eruzione, presumibilmente poco prima del settantanove DC, Era stata pure immortalata in altri luoghi “impossibili”, Piramidi Maya, Piramidi Egizie, davanti alla scena frenetica di un porto variopinto, mentre tre scintillanti Caravelle prendevano la via dell’oceano.

Non per ultima, su una foto, un cielo stellato, luminosissimo faceva da cornice alla vecchia signora. Unica pecca? C’era un solo posto da cui le costellazioni potevano essere viste così: l’altra faccia della Luna.

Inutile dirlo: tutti gli sfondi erano perfetti, le facciate pitturate di fresco, le sculture, lucide e luminose, come se l’artista avesse appena posato lo scalpello.

In alcune, in secondo piano, s’intravvedevano personaggi, abbigliati in fogge veramente strane per la nostra epoca ma perfettamente in linea con gli abiti che avrebbero dovuto tenere per l’epoca a cui le foto facevano riferimento.

Gli archeologi avevano controllato, anzi, avevano scoperto molte verità plausibili ma di cui prima non avevano nessuna notizia.

I familiari non avevano ricordi molto chiari del passato della vecchia… tranne che era una donna all’antica, tutta dedita alla casa e alla famiglia. Una sola volta, spremendosi le meningi, riuscirono a ricordare che si era allontanata per quasi una settimana.

Era stato negli anni ottanta, il nonno era morto da poco più di un anno, e lei era rimasta sola. Un giorno, sorprendendo tutti, la nonna disse che andava in vacanza, ma senza specificare dove.

Qualcuno raccontò che aveva fatto riferimento a un vecchio conoscente; un breve viaggio con un amico di vecchia data, ma nessuno l’incontrò mai di persona.

Un’altra cosa, prima accettata come fatalità, adesso aveva aperto nuovi interrogativi: la vecchia signora, all’improvviso e senza alcun motivo apparente, infranse ogni sua abitudine da ottuagenaria, e partì per una gita solitaria, a Capri.

Quella sera del 2004 le condizioni del mare non erano particolarmente critiche, nonostante fosse inverno; eppure all’arrivo nel porto, della poveretta trovarono solo le scarpe e un antiquato foulard. Il corpo non venne recuperato mai.

Passata la bufera mediatica, Leslie, finalmente, parlò a Tommy delle foto ritrovate nel famoso cassetto e gli confessò che tutti, in famiglia, non potevano assolutamente credere di non essersi mai accorti delle famigerate “anomalie”. Ora, non è che le vecchie foto le avessero analizzate al microscopio ma era pur vero che gli sfondi, sulle immagini erano evidenti… sembrava impossibile che nessuno si fosse mai accorto di niente. Neppure un dubbio… una perplessità.

Leslie era incinta di sei mesi, quando nel cassetto, sicuramente vuoto fino alla sera precedente, aveva rinvenuto un altro foglietto, proveniva da un semplice quaderno a quadretti, di quelli che si adoperano alle elementari.

Una grafia antiquata ma sicura aveva vergato sul foglio, appena ripiegato, poche semplici parole:

“Il mio dono… per la mia amorevole nipotina e per la meravigliosa creatura che nascerà presto, la nonna!” Leslie, sorpresa ma con le lacrime agli occhi, nascose il biglietto e lo tenne tutto per sé e non lo fece vedere neppure al marito. Mai.

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