Il sottomesso: Scopriamo le carte - 1

  • Scritto da Giovanna Esse il 19/06/2020 - 12:00
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Prima parte

1

Caro Diario: mi sposo! Gli avvenimenti che mi coinvolgono sono tanti, sono troppi! Non voglio tacere per sempre. Non posso cancellare ciò che non si può dimenticare. Ho deciso di tenere questo diario non tanto per i fatti in se, ma per non perdere mai le sensazioni che provo e le umiliazioni che, a causa del mio carattere, devo continuamente subire. La perversione, infine, trasforma tutto questo in una forma di piacere: tagliente come un rasoio e doloroso come una piaga che non si sana. Eppure, come una droga, non riesco a farne a meno.

12 Settembre, 1985 Domani mi sposo! Una data da ricordare: è ovvio. Domani sposo Frida, la ragazza che amo. Sono sicuro di amarla ... è dolce e comprensiva. Non mi offende mai, cosa nuova per me. Ha qualche anno più di me, ma non significa niente e, poi, una vera donna deve essere in qualche modo in vantaggio su un uomo. Noi siamo burberi, violenti a volte ... ecco che una donna deve essere altrettanto forte, per mantenere un buon equilibrio in famiglia. Frida non mi ha mai preso in giro. Non abbiamo ancora fatto sesso, completo intendo, però conosce la mia intimità. Lei ha toccato e baciato (wow) il mio cazzo, non eccessivamente lungo e un po’ tozzo, ma non ha riso, non ha giudicato, anzi me l’ha coccolato e mi ha fatto godere come mai avevo pensato si potesse godere. A mia volta ho potuto odorare e leccare le sue intimità, anche la vagina, spesso i capezzoli, scuri e puntuti. E quando sono venuto sulla sua faccia e sulla bocca, lei, dopo avermi attirato a sé, mi ha baciato. Non ho potuto fare a meno di leccare e succhiare anche la mia stessa sborra, ma non credo che lei ci abbia fatto troppo caso, mentre a me ha dato ulteriore piacere. Meglio! Non avrei saputo come giustificarmi: lei potrebbe intuire che mi è già successo e che mi piace quel sapore, anche quello della mia.

13 Settembre, 1985 Sono nella camera dell’albergo. Siamo a Roma, tutto è bellissimo: da qui si vede la cupola di San Pietro, illuminata, nella sera sfumata di mille colori. Frida è in bagno. Ho poco tempo, ma non posso tacere le emozioni di questa giornata splendida. A parte tutto Frida è uno spettacolo, mi ha fatto impazzire già in chiesa. Era raggiante... bellissima. Lei non è molto alta, uno e sessantacinque circa, ma il suo corpo è delizioso, minuto ma forte e sodo. Le sue mani hanno dita lunghe e sottili, eppure la sua presa è decisa e forte. Frida è snella, capelli ramati, su un viso ovale, perfetto. Il naso e il mento sono decisi, sporgono in avanti, e le danno un che di duro, quando ti fissa senza sorridere ... soprattutto quando è un po’ arrabbiata. Eravamo davanti all’altare e in un momento in cui gli officianti erano in sacrestia, mi ha sorriso felice, poi con un gesto inaspettato e scaltro, invisibile a chi era dietro di noi, ha sollevato la parte anteriore dell’abito bianco e mi ha mostrato, per un secondo, che sotto indossava calze bianche con un merletto superiore stupendo e che non aveva mutandine, ma solo la sua figa, depilata totalmente. Stavo svenendo sullo scanno. Insomma un gesto forte per una ragazza quasi innocente, ma quanto piacere mi ha saputo trasmettere. Sono stato preoccupato tutto il giorno! Il va e vieni in macchina, il vestito che saliva e scendeva al comando sapiente delle sue manine per ogni gesto, per ogni posa delle foto. Avevo paura che il fotografo, intrigante, avesse visto o intuito qualcosa, perché mi sembrava andasse sempre a caccia di scatti improvvisi, tutte le volte che, Frida, era costretta a scoprirsi le gambe per salire una scala o sedersi su un muretto. Allo stesso tempo mi eccitavo ogni momento di più, pregustando l'ora in cui lei sarebbe stata mia. Eccola, esce dal bagno ... non ha più le calze. Peccato. Ma ormai è mia moglie, potrò ordinarle di metterle tutte le volte che lo desidero!

20 Settembre, 1985 Caro diario ... scrivo, sento il bisogno di sfogare la mia delusione ... le cose sono andate in maniera troppo imprevista per non essere deluso e incazzato nero: soprattutto con me stesso. Sono un idiota. Troppa poca esperienza con una donna “vera”, e Frida lo è! Sono stato infantile e sciocco e l’ho offesa mortalmente proprio la prima notte... che coglione! Tutto andava bene, meravigliosamente bene, sotto la vestaglia bianca il suo corpo sinuoso si offriva integralmente a me ... che spettacolo, mi è rimasto impresso nella mente come un negativo che non va più via. I seni di Frida erano due sculture, due coni perfetti come piramidi e il vertice sacro erano i capezzoli: duri e puntuti, di un marrone scuro, accattivante. La vagina depilata profumava di fresco e di buono. L’ho assaporata per una buona mezz’ora, poi lei mi ha puntato i piedi in petto e quindi sul volto: erano piccoli, deliziosi, le unghie appena trattate con lo smalto bianco perlato. Non mi sono saputo trattenere: a pancia su, con lei di lato, ho fatto miei quei piedini delicati ed ho cominciato a baciarli e a leccare, sopratutto tra le dita; in cuor mio speravo di ritrovare, almeno in parte, l’odore del sudore dopo una giornata così intensa. Frida, in estasi, si lasciava suggere le dita e leccare le piante dei piedi. Ogni tanto, sempre con un piede, mi scivolava sul petto, in giù, alla ricerca del mio cazzo. Nonostante non fossi un superdotato, ce l’avevo duro e pulsante, fiero come mai. Anche sui coglioni arrivava il piede di mia moglie e col tallone li schiacciava. Facevo del mio meglio per nascondere la gioia infinita che quel delicato dolore mi suscitava, ma non volevo che lei si accorgesse troppo delle mie debolezze. Poi venne il momento di avvicinarsi alla sua figa per fare sesso, insieme, per la prima volta. Lei non lo poteva sapere, ma anch’io ero vergine. Qualche rara volta, da ragazzino, avevo fottuto nel culetto di un amico, per ordine di mia cugina e a volte anche dietro di lei ... ma erano storie vecchie, passate da tempo. Quando cercai di penetrare Frida, lei era in un lago voluttuoso, eccitatissima, aprì bene le gambe e s’inarcò, piena di desiderio, per permettermi di farmela. Il mio cazzo scese in lei senza ostacoli, fino alla radice delle palle. Restai così, imbambolato dal piacere, fermo e infisso in lei, che, con la vagina decisa e muscolosa, che mi circondava il pene. Credevo di essere in paradiso. Quel calore intimo saliva attraverso il corpo, fino al cervello. Però, nonostante tutto, bigotto e arretrato per educazione, non seppi astenermi da una constatazione, che feci senza riflettere. Più per mostrarmi “esperto” che per particolare delusione (e di che, poi, non ero mai stato così felice?) dissi la frase che avrebbe cambiato tutto tra di noi, per sempre:

  • Ma ... ma tu non sei ... vergine, Frida? – Nel gelo immediato che ne seguì, Frida s’irrigidì sotto di me diventando all’improvviso un corpo morto. Tutta l’eccitazione sparì immediatamente. Dopo alcuni momenti interminabili, mi fissò negli occhi con uno sguardo freddo e cattivo, che non le conoscevo, poi col gomito mi scostò da lei e disse, gelida:
  • Togli quel coso inutile dalla mia vagina! – Eseguii, sperando che l’obbedienza la intenerisse, poi cercai di aggiungere qualcosa, di chiarire ... ma niente da fare, Per Frida era come se nemmeno ci fossi, in quella stanza.
  • Vai sul divano, per favore! – mi disse con una freddezza che non permetteva obiezioni – Devo riprendermi. – Non riuscii a dormire. Poco dopo la sentii piangere sommessamente. Non ebbi il coraggio di interferire. Ore dopo, nel bagno, piansi pure io.

22 Settembre, 1985 Ieri sera a cena ho avuto un chiarimento con mia moglie. Come speravo, si è dimostrata saggia, nonostante l’età. I miei dubbi su di lei l’hanno molto offesa, com’era ovvio. Mi ha detto:

  • Non meriteresti nemmeno una spiegazione, ma la tua ignoranza sul sesso delle donne mi fa pena. Informati. Con un pene piccolo come il tuo può darsi che nemmeno sei riuscito a deflorarmi. Inoltre ... il famoso spargimento di sangue della prima notte di nozze è un mito paesano. Molte donne hanno un imene elastico, altre nemmeno sanguinano; sono mille i motivi per cui non mi sono ferita. Per caso vuoi tagliarmi con un coltello? – Non sapevo più come chiedere perdono, lo dissi. Le dissi che lei era la donna che amavo, quella che volevo al mio fianco, la madre dei nostri figli. Di certo anche il bracciale con brillanti che avevo comprato per lei a Firenze, si era rivelato utile a sbloccare quella situazione. Mi è costato un occhio della testa ma ne valeva la pena. Stanotte abbiamo fatto l’amore e, finalmente, le ho eiaculato dentro liberamente, per ben due volte.

12 Novembre, 1985 E’ il caso di dirlo: “Caro diario!” Mi conforta scrivere qualche mio pensiero, mi aiuta a ragionarci sopra e a comportarmi concretamente, senza stupidi colpi di testa. La nuova casa è accogliente, spaziosa, per fortuna è di proprietà. Non ci possiamo lamentare. Siamo rientrati dal viaggio di nozze relativamente in pace. Frida non è più dolce e spensierata come prima. E’ nervosa, autoritaria, decisa. Credo dipenda dalla responsabilità di dover gestire tutta una casa ... lei, così giovane, eppure già tanto in gamba. Giusto per dire: il fotografo del matrimonio, ricordate? E’ diventato uno scassa palle, me lo ritrovo spesso in casa con una scusa: che noioso! A Frida non dispiace la sua amicizia ma è già la terza volta che al rientro lo trovo in casa: una volta per l’album, un’altra per controllare le foto ai parenti ... che scocciatore. Non mi ero sbagliato! Il fotografo si era accorto che Frida, per un gioco infantile rivolto a me, si è sposata senza mutandine, infatti, in una busta posta nel cassetto del suo intimo, ho trovato tre foto, dove si vede Frida con la gonna di tulle alzata e con la figa deliziosa in bella mostra. In due, presa davanti, e, nella terza, è girata di culo; le calze a rete bianche si fermano a metà coscia e, con precisione di dettagli, si vedono il suo sedere e i buchetti leggermente divaricati. La sensazione che si ha è che Frida si fosse messa in posa apposta per farsi vedere ma mi sembra impossibile. Non ho il coraggio di chiedere notizie a lei per non farla infuriare e poi, dopotutto, come faccio a spiegare cosa cercavo nel cassetto delle sue lingerie? Non posso certo confessarle che mi piace masturbarmi indossando le sue calze o annusando le sue mutandine.

Settembre, 1986 E’ tanto che non scrivo ... solita routine ma oggi è un giorno troppo speciale perché taccia: è nata nostra figlia, si chiama Giorgia, un nome che è piaciuto a tutti e due. E ti pareva che quel seccatore del fotografo non era il primo a complimentarsi? Mentre passavo mi ha anche fermato davanti al negozio per prenotarsi:

  • La voglio vedere, mi raccomando ... e la prima foto gliele devo fare io! Ci tengo. – Che seccatore! Cosa ci trova Frida in un uomo tanto petulante, proprio non lo capisco.

6 Ottobre, 1990 Ho deciso di tornare a scrivere. La bimba ormai è grandicella. Superata la foga e gli impegni del primo anno, Frida è tornata quella di sempre, ma purtroppo tra di noi i rapporti si sono diradati in maniera esasperante. Dormiamo con la bambina nel nostro letto e adesso sempre più spesso, con una scusa qualunque, sono invitato a dormire nella camera degli ospiti. Per poterla chiavare, occasionalmente, devo piangere come un bambino capriccioso. Divento talmente noioso, dice lei, che mi accontenta per non sentirmi più. Allora, spesso in cucina, Frida si mette con i gomiti appoggiati sul tavolo e con espressione annoiata, si alza la gonna:

  • Dai – dice freddamente – sbrigati, che ho da fare, così la fai finita! – Essere trattato così mi rende folle ... il cazzo si fa duro, mentre la possiedo, con gli occhi chiusi, la mia fantasia vaga ... lontano. Sento che sotto i miei colpetti lei prova piacere, ma non lo dimostra, non emette un solo gemito. Se le sborro in figa, mi sgrida, anche se so perfettamente che non c’è pericolo che resti incinti. Quando mi permette di scopare mi avverte poco prima, con un cenno o un breve messaggio, poi, prima della copula, mi ordina come e dove devo depositare la sborra. In genere vuole che arrivi in un preservativo, ma fuori dalla figa. Vuole che lo tiri fuori all’ultimo istante ... lei si volta e deve vedere lo sperma che, copioso, gonfia il profilattico. Il mio cazzo naturalmente, in quella situazione, è sensibilissimo. Allora lei comincia a giocare col preservativo, me lo preme, me lo schiaccia. Mi da i brividi a ogni operazione, ma non si ferma. Quando si affloscia il pene, infine, spesso con le dita fa in modo che la sborra mi scorra addosso sulla pancia, tra i peli del pube e poi mi annusa. Dice che le piace sentire quell’odore addosso a un uomo.

    12 Ottobre, 1990 Stanotte abbiamo fatto l’amore, a letto, dopo quasi due anni. La piccola è rimasta da sua madre, Frida ha voluto che fossimo da soli. Non saprei spiegare perché, ma ieri sera è avvenuto un grande cambiamento. Proprio adesso che i nostri rapporti erano sempre più gelidi e distaccati; adesso che cominciavo a temere il peggio tra di noi, abbiamo parlato, e Frida ha voluto sapere tutto di me e di cosa pensavo. A letto stanotte è stato tutto stupendo. Lei non è stata passiva come il solito, al contrario ... era decisa e volitiva. Mi chiedeva cosa desideravo fare, partecipava all’amplesso con piacere, poi m’indagava il corpo e la mente.

  • Tutto deve cambiare tra di noi – ha detto Frida – non possiamo andare avanti ignorandoci per tutta la vita! – Allora mi ha fatto stendere sul letto a pancia in su e si è abbassata per succhiarmi il cazzo. Mai me lo aveva tenuto in bocca con tanto trasporto. Leccava il pene da sopra a sotto, leccava le palle e le succhiava una per volta.
  • Hooo! Ma come sei bagnato qui sotto ... – ha detto con malizia, mentre la sua manina mi carezzava il sedere - Guarda, la saliva ha reso morbido il tuo ano, si apre deliziosamente ... lo senti? – e mentre diceva così, tra una succhiata di cazzo e l’altra, mi ha infilato il medio nel culo, poi ha sussurrato tra i miei coglioni:
  • Ti piace se ti faccio così, vero? –
  • Si, mi piace, lo desideravo. – ho risposto, sincero. Allora le dita che mi allargavano il culo sono diventate due, poi tre. Le rigirava nel mio ano, le allarga e premeva, donandomi sensazioni dimenticate.
  • Io sono tuo – le dissi – per me tu saresti la mia padrona ... di tutto me stesso, se solo me ne dessi la possibilità ... – Con la mano libera Frida mi massaggiava il pene, intanto col volto sulla pancia, ascoltava, languida, le parole che sussurravo.
  • Lo so, ho immaginato che il mio amore poteva essere anche il mio schiavo adorato. Non sapevo se rompere o meno questo muro di vetro che ci separava ... non è facile! – mi guardò per un attimo nella penombra – ma adesso tutto cambierà ... – Le due mani continuavano a lavorarmi, una nel culo, disfatto, e una sul cazzo, teso.
  • Adesso – disse Frida con una nota nuova nella voce – devi essere tutto, completamente, mio, ho deciso! Via le maschere ... Adesso raccontami perché vai a rovistare nei miei cassetti ... come fai ad allargarmi le collant? Le indossi? Voglio sapere tutta la verità ... ti voglio sincero e fedele come un cane, come uno schiavo ... devi dire tutto alla tua padrona. Capito? – Mi stava schiacciando, si stava impadronendo di me ... sapeva! Provai un filo di vergogna e mi sentii umiliato dal fatto di essere stato scoperto, così il piacere si impadronì di ogni mia cellula, mentre mi mettevo nelle mani di Frida, la mia padrona e sposa.

15 Ottobre, 1990 L’altra notte, Frida, ha voluto sapere tutto e io le ho detto del mio passato. Lei è stata comprensiva, ma mi ha promesso che mi punirà al più presto perché avrei dovuto parlarne prima. Non so ancora come sarò punito, ma sono già eccitato nell’attesa e spesso, quando la vedo per casa, mi manca il fiato, sapendo che la mia Padrona mi castigherà. Frida è cambiata; il suo atteggiamento è cambiato. Dopo cinque anni si mostra veramente per quella che è: una padrona nata, un direttrice dominante. Non mi evita più e non veste più col perenne pigiama monacale, al contrario a volte indossa per casa la sua lingerie e calze di tutti i modelli, preferibilmente grigie o nere, spesso a rete. Dopo il matrimonio ha messo qualche chilo, il che la rende più armoniosa, e anche i seni si sono piacevolmente ingrossati.

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