Il sottomesso. Zio approfitta di me - 5

  • Scritto da Giovanna Esse il 21/06/2020 - 22:00
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Caro diario: ho detto tutto questo a Frida ma lo voglio scrivere anche qui ... per non dimenticare.

5

A quel punto mio zio mi disse di voltarmi lentamente, ma il suo tono non era minaccioso.
Girai lentamente su me stesso, senza eccessive difficoltà, nonostante i tacchi alti delle scarpe nere, da donna. Ero abituato, grazie ai miei giochi, a indossare scarpe femminili.
Lo zio mi carezzava con la luce della pila, passandomelo su tutto il corpo. Mi osservava attentamente: i piedi costretti nelle scarpe, mi alzavano di dieci centimetri il tallone, dando alle mie cosce un aspetto elegante e slanciato.
Le calze che l’uomo aveva scelto per umiliarmi erano di un modello un po’ retrò ma di qualità, molto più adatte, come stile a un vecchio tipo di reggicalze a nastri doppi, magari con farfalline di raso per coprire le clips. Però erano belle e, devo ammettere, mi stavano bene.
Poi la lampada scorrè verso il mio bacino, mentre mi voltavo su me stesso sapevo che l’uomo poteva vedere tutto: vedeva i fianchi chiari e poi le natiche praticamente perfette. Non essendo molto peloso e ancora tanto giovane, il mio culo non presentava tracce di veri peli, credo di poter dire che era uno spettacolo veramente superbo.
Provavo un lieve risentimento verso il mio cazzetto maledetto; mi sarebbe piaciuto sfidare quel contadino violento e grossolano, con un’erezione decente pur di dimostrargli che, a parte i giochi cui aveva assistito quella notte, io ero un uomo a tutti gli effetti.
Ma il mio pene non voleva saperne di inturgidirsi. Ero sempre spaventato, mortificato e incredulo riguardo a ciò che mi stava accadendo.
Avevo paura ... e cominciavo anche ad avere freddo, credo che ormai fossimo vicini alla mezzanotte.

  • Bravo, ti stai comportando bene! – disse la voce dello zio da dietro il fascio luminoso – Sei bello, sai? Proprio un bel ragazzo ... – Per fortuna non sentivo tracce di aggressività nella sua voce, al contrario, aveva un tono dolce, tranquillizzante.
  • Fa freddo e potrebbero vedere la luce, torna in macchina è meglio – continuò – stenditi sul sedile, dietro. Però non ti togliere le scarpe ... – aggiunse. Obbedii volentieri; mi piaceva esibirmi, ma avrei preferito non doverlo fare in una situazione così scabrosa e poi avevo anche freddo. A Frida non l’ho raccontato ma, in quegli attimi in cui iniziai a rilassarmi un pochino, quello che mi stava capitando mi provocava scariche intense di adrenalina e vampate di goduria. Mai, in vita mia, avevo provato con tanta violenza e realismo quelle sensazioni: annullamento della mia volontà ... esibizionismo in pubblico, quell’uomo, in fondo estraneo, che mi teneva in suo potere e mi comandava come uno schiavo. Quando fui sul sedile, aspettando le decisioni del mi aguzzino, scariche di piacere puro s’impadronirono del mio essere. L’attesa delle sue decisioni rispetto al mio corpo e la passione con cui mi aveva guardato, mi tenevano in uno stato di eccitazione potente. Appena steso sul lungo sedile, mi accorsi di avere avuto un’erezione improvvisa. Il tanga era troppo piccolo per nasconderla; allora, per non dare soddisfazione all’altro, mi voltai perché non mi vedesse il cazzo. Lo zio salì davanti, ma voltandosi sul sedile. Con le ginocchia poggiate sulla seduta, poteva affacciarsi su di me restando con le mani libere. Allora, con una delicatezza piena di fascino, con le sue mani callose, inizio a carezzarmi tutto il corpo, anche la schiena e la nuca. Infilava con cura le grosse mani sotto la maglia, con premura e attenzione, come se temesse di rompermi. Non ero esperto di sesso, non avevo mai avuto delle vere carezze, se non camuffate da gioco ma credo che lo zio ci sapesse fare davvero, perché con le sue dita mi fece quasi svenire per il piacere. Mi apprezzava con le mani tutto il corpo, mi carezzava le due chiappe, poi le cosce, mentre strisciava con le dita sulle calze di seta. In ogni movimento ci metteva una delicatezza, un’attenzione che mi facevano sentire prezioso, come se fossi stato di porcellana e, lui, si sentisse rosso e grossolano. Durò a lungo quel gustarsi il mio corpo, credo che lo desiderasse da qualche tempo ... ma non lo seppi mai, era un uomo di poche parole.
  • Allora piace pure a te, ragazzo? – disse a voce bassa mentre la sua mano, passandomi tra le cosce divaricate, raggiunse il mio pacco ... mi teneva in mano le palle e parte del pene, di conseguenza si accorse che ero eccitato pure io.
  • Allora facciamo così, piccolo – continuò – questo sarà un segreto tra me e te ... io non dico niente di te, e tu non racconti niente, va bene? – Mugugnai un sì, anche se non sapevo cos’altro avesse in mente; di sicuro, mi dissi, non aveva intenzione di uccidermi, almeno per quella volta.
  • Parola d’onore? – insistette.
  • Parola d’onore! – affermai, sicuro di tenere il segreto. Lo zio scese dalla macchina e si spostò verso gli sportelli di dietro, lo sentii armeggiare con la cintura, cominciai a intuire che voleva un rapporto sessuale completo con me ... allora ecco come stavano le cose. Quell’uomo desiderava il mio corpo, solo in quel momento me ne resi conto. Sarebbe stata la prima volta e non sapevo come sarebbe andata, ma ero eccitato e tutto mi sembrava appetitoso e piacevole. Per prima cosa l’uomo si mise davanti a me dal lato del viso: con la mano mi sollevò delicatamente il mento di modo che, nella penombra, potessi scorgere, indistintamente, una massa grossa e carnosa, doveva essere il suo cazzo.
  • Lo prendi in bocca? – chiese lui, con una semplicità che mi smontò. Dovetti pur rispondere e allora dissi:
  • Non lo so, zio, non l’ho mai fatto. –
  • Vuoi provare a succhiarmelo o ti fa schifo? – le parole crude e la voce roca, contrastavano violentemente con la delicatezza della sua domanda. Non volli contrastarlo: - Non lo so ... che dovrei fare? –
  • Bacialo! - disse lui, convincente – Poi, se ti va, te lo fai mettere in bocca ... come un gelato, diciamo. – Obbedii. Mi alzai a quattro zampe sule sedile e mi trovai di fronte il pene dello zio. L’uomo aveva calato le braghe all’altezza delle ginocchia e, tra le cosce tozze e nerborute, spiccava la massa scura dei peli del pube da cui veniva fuori il suo cazzo e la massa dello scroto. Il cazzo era abbastanza in tiro, ma non durissimo, sembrava una proboscide a mezz’aria e sussultava leggermente ogni tanto. Sulla punta, la pelle del prepuzio, era molle e larga, e lasciava fuoriuscire la testa scura in piccola parte. Quando trovai il coraggio per accostarmi con la bocca alla punta del suo membro, lo trovai bagnato di un liquido vischioso e trasparente, era insapore. Quindi, poiché ormai ero arrapato anch’io, baciandogli il cazzo, lo succhiai delicatamente per assaggiarlo sulla lingua. Lo zio sussultò di piacere già al primo contatto ... Io, iniziai a fare con gusto il mio dovere, giacché il cazzo dello zio non era né sporco, né puzzolente come avevo temuto, al contrario, il suo “pesce”, era morbido e delicato, la pelle era liscia come la seta.
  • Bacialo anche qui – disse il vecchio, sollevandosi il cazzo verso l’alto con la mano, in modo che mi trovassi di fronte la sua sacca con le palle; era molto grossa e carnosa ... quella zona sì, aveva un leggero odore di sudore ma selvatico e piacevole. Affondai volentieri il volto in quel sottobosco peloso che odorava di umido e di muschio maschile e, per gustarmelo meglio e renderlo felice, mi aiutai con la mano. Presi lo scroto da dietro e me lo portai alla bocca: uno per volta, misi in bocca i suoi coglioni, grossi e morbidi. Ogni sua palla mi riempiva la bocca ed io la suggevo, facendo mugolare lo zio, che sembrava cedere sulle gambe.
  • Succhia questo, adesso, su! – disse pieno di ardore e, aiutandosi con la mano, mi mise, davanti alla bocca bagnata, la capocchia dell’asta, che nel frattempo si era fatta grossa e rigida. Aprii subito le labbra, con una voglia di cazzo che non avrei mai creduto di poter provare. Quando giocavo da solo, a casa, anche quando mi penetravo dietro, avevo sempre e solo cercato un piacere fisico estremo, ma non avevo ancora preso in esame la possibilità di avere rapporti fisici con un maschio, né di trovarmi alle prese con un cazzo vero. Fare un pompino! Ecco: già la sola parola, mi portava all’ebollizione dei sensi. Abbandonai ogni remora e iniziai a cibarmi di quel cazzone da uomo vero. Andavo su e giù con la testa, mentre il nerbo mi scorreva tra le labbra, succhiavo, e succhiavo, per mantenere il vuoto nella bocca, affinché il cazzo dello zio mi riempisse completamente. Lui mi fermò la testa con le mani; allora io ne approfittai per lavorarmelo con la lingua, girando vorticosamente intorno al glande rosso e corposo, che mi riempiva la bocca come un frutto maturo.
  • Sei una meraviglia della natura, ragazzo mio – disse lo zio a bassa voce, estasiato – Mettiti giù, adesso ... – Si staccò con rammarico dalle mie labbra, con una lieve carezza sulla testa. Mi sdraiai, voluttuoso ... in attesa, rilassandomi. Non volevo ammetterlo ma ero felice, e il mio cazzo pulsava sotto di me, desiderando un orgasmo che non avevo alcuna intenzione di liberare. Per il momento. I passi dello zio intorno all’auto mi avvertirono del cambio di posizione; infatti, egli arrivò dall’altro sportello, alle mie spalle. Accucciandosi sul predellino, ricominciò a carezzarmi la schiena, le natiche e le gambe, con una delicatezza che non potevo conoscere. Ero praticamente nudo. Lo zio si abbassò su di me e a sua volta comincio a baciarmi con le labbra spesse e dure, un po’ per tutto il corpo, finché non affondò il naso e la bocca dietro di me. Con la lingua raggiunse la radice del pene, sotto lo scroto, poi risalì e sempre con la lingua mi leccò tutto il culo, senza curarsi del filo di cotone del perizoma nero. Intuii cosa voleva farmi e ne fui abbastanza terrorizzato, era la prima volta e avevo paura. Avevo anche un po’ di vergogna, perché temevo che un cazzo così grosso, potesse sporcarsi a causa mia. Non sapevo quanto profondamente avrebbe potuto inserirsi dietro di me; questo avrebbe reso la situazione ancora più umiliante. Ma, alla fine cosa potevo farci? Ero in balia di quell’uomo adulto e deciso, dovevo subire. Abbandonarmi sule sedile in attesa del mio destino, era un piacere cui non avrei mai più saputo rinunciare. “Ecco, ci siamo” pensai. Lo zio, infatti, si stava stendendo sopra di me. Ora sentivo distintamente il bitorzolo del suo glande che mi strisciava sulle calze di seta, fino a raggiungere lo spacco tra le mie natiche. Puntellato sulle ginocchia, non mi pesava. Con la mano grossa e robusta, mi sollevò il bacino, leggermente, perché m’inarcassi meglio, per favorire la sua penetrazione.
  • Tieni questo così – m’ingiunse, spostando l’elastico verso l’esterno della chiappa destra; lo agganciai subito con le dita della mano, per liberare “il campo” da ogni ostacolo ... Si schiarì la gola come se tossisse, invece si sputò tra le dita un certo quantitativo di saliva che adoperò per lubrificarmi il deretano ... gli attimi che passavano erano ritmati dal battito del mio cuore, che tendeva al parossismo, aspettando quella temuta ma desiderata umiliazione finale. Immaginavo, infatti, che niente avrebbe potuto evitare che quella notte io fossi potentemente inculato, una delle “operazioni” più temute: mi tornavano in mente quelle minacce verbali diffuse, le più mortificanti che ci si potesse scambiare tra ragazzi. La vergogna per la mia cedevolezza a quell’improcrastinabile destino, rappresentava un’altra fiammata, che rendeva quel momento di erotismo, indimenticabile. Sì, dopo di ciò ... tutto sarebbe cambiato, ne ero certo. A scuola, per strada, davanti a mia madre ... non sarei stato più lo stesso, avrei celato in cuore un segreto inenarrabile: ero stato inculato da mio zio, sul sedile della vecchia macchina, come una qualunque prostituta. Più ci pensavo, più il piacere m’inebriava con una morsa crudele e dolorosa, bloccandomi il plesso solare, bucandomi la pancia. Intanto lo zio si avvicinava al suo scopo, infatti, un istante dopo, sgusciai verso l’alto, divincolandomi ... il dolore della spaccatura era troppo violento per resistere. Lo zio si ritirò un pochino.
  • Buono, buono, vedi che ti passa subito - mi sussurrò all’orecchio – rilassati bene, respira forte! – Così feci; il dolore lancinante era già sparito, restava solo una forma d’indolenzimento e, per questo, mi massaggiai le natiche ormai molli e arrendevoli grazie al rilassamento totale che mi ero imposto. L’uomo riprese il suo attacco. Decisi di aprirmi con le mani, per riceverlo meglio e per provare maggiore vergogna di me stesso.
  • Ahhh! – emisi un singulto, quando la capocchia dello zio prese possesso del mio sfintere, allargandolo in modo esagerato ... e, per sempre. Contrariamente a quanto mi aspettassi, lo zio uscì nuovamente dal mio sedere e mi diede qualche minuto di tregua, massaggiandomi il buco.
  • Ecco – mi disse – ora sei pronto ragazzo, ti sei bagnato del tuo stesso umore. - Era vero. Mi passai le dita nell’ano e scoprii che io stesso avevo prodotto un liquido inodoro, lubrificante, che non sapevo di poter emettere. Lo zio tornò su di me e piano piano mi penetrò di nuovo, ma senza farmi male. Avanzò nel budello con una lentezza esasperante, conquistandosi lo spazio nel mio culo. Mai mi ero sentito così intimamente legato a qualcuno. Mi tastai dietro: uno spesso cordone di carne ci teneva uniti, come un tubo che passava direttamente da un corpo all’altro. Ci girai le dita intono, saggiandolo: era una sensazione stupefacente immaginare che mezzo cazzo di mio zio mi stava dentro. La delicatezza con cui m’inculava era sorprendente. Da un uomo così materiale mi sarei aspettato un rapporto brutale, invece agiva con estrema dolcezza e cautela, senza traumatizzare le mie carni dilatate. Anche le sue carezze erano oltremodo delicate, probabilmente, avendo le mani callose e deformate dal lavoro di campagna, temeva di farmi male, visto che io, all’epoca, ero delicato e anche abbastanza magro. Dopo alcuni minuti quel pene mi profanava completamente e l’andirivieni nello sfintere era costante e piacevole; senza pesarmi addosso, lo zio mi stantuffava preciso, andando su e giù di parecchi centimetri. A volte, appena penetrato per intero, si fermava tutto dentro, premendo solo col bacino, forse per farmi sentire il caldo dei coglioni. Allora, visto che mi potevo muovere, ero io stesso a ruotare i fianchi sotto di lui, per gustarmi appieno quel piolo di carne: ormai il cazzo dell’uomo era diventato veramente grosso e duro, però non mi faceva più alcun male. Dopo, me lo tolse da dietro con un “plop” sonoro e, eccitatissimo, cominciò a carezzarmi le natiche con trasporto, mentre con l’altra mano si masturbava lentamente per mantenerlo duro:
  • Sei uno spettacolo – disse – ti piace la nerchia dello zio, Errico? – poi smontò dalla macchina e mi disse:
  • Vieni, voglio farti in piedi, ragazzo. Che culo che hai ... – mentre smontavo, aggiunse – ma è la prima volta? –
  • Si – dissi, impacciato – non l’avevo mai fatto! – guardavo a terra per la vergogna, insomma era sempre un uomo e mi stava facendo domande come fossi una ragazza, vergine per giunta. In cuor mio, non seppi rinunciare alla stretta romantica che mi prese cuore e pancia; lo zio non era mai stato cattivo con me e, infine, se proprio dovevo essere deflorato da qualcuno ... meglio lui. Era stato dolce e delicato e mi aveva fatto accettare definitivamente questa caratteristica arrendevole, femminea, del mio essere. Grazie a lui non avevo più incertezze, mi piaceva fare sesso passivo: subire gli assalti proibiti di un altro uomo. Giurai a me stesso, però, che non sarei mai diventato un frocio, volevo solo conservare per me quel vizio privato e vivere una vita normale, da uomo, insomma. Ironia della sorte, il mio segreto lo condividevo con un parente al momento, con mio zio: sessantenne, grossolano e contadino ... che amore romantico; ne risi in cuor mio. Intanto, con le sue manone irresistibili, l’uomo, dopo aver chiuso lo sportello, mi aveva fatto entrare col busto attraverso lo spazio del finestrino, in modo che le gambe aperte e il sedere, restassero di fuori, alla sua mercé. L’umiliazione di doverlo ricevere dietro, senza nemmeno guardarlo, mi provocò ulteriori brividi. Lo zio, dietro di me, mi carezzava le chiappe che, per l’occasione, lasciavo morbide e rilassate ... mi offrivo, insomma, passivamente e completamente a lui. Sorrisi, non visto, sul lato comico della mia condizione: volevo diventare un uomo, ma la mia prima serata di sesso vero, invece di sverginare mia cugina, avevo preso il nerbo dello zio in bocca e nel culo ... un bell’esordio, non c’è che dire. Aspettavo che l’uomo mi prendesse nel buio dell’abitacolo, ma non mi toccò col cazzo bensì con la lingua, dopo avermi ripulito con un fazzoletto imbevuto ... era pieno di risorse, lo zio. Dopo avermi titillato e lavorato l’uomo mi chiese perentorio:
  • Sei pronto, ragazzo? – ma non attese la risposta. La sua cappella, nell’aria notturna, mi cercò l’orifizio e lo trovò. Al contatto m’inarcai porgendo meglio il deretano, subito dopo il cazzo entrava trionfante nel mio buco e lo zio iniziò a scoparmi come una baldracca da trivio.
  • Lo sai che eri veramente vergine? – mugugnava lui sempre più arrapato - Lo sai che sul fazzoletto c’era una macchiolina di sangue? – parlava, quasi balbettando, a causa dei colpi che m’infliggeva.
  • Lo sai che t’inculo? Che il tuo culo è mio? Lo sai tesoro? – E giù botte profonde nel mio sfintere. Ormai il maschio prepotente era venuto fuori e l’inculata era diventata violenta: profonda e ritmica.
  • La vuoi la sborra dello zio, eh? – chiese, ma senza darmi possibilità di replicare.
  • Ti vengo in culo, zoccola. Sei la mia puttanella ... – mi tirava per i fianchi, per saldarmi il pene nelle natiche. Ormai sentivo che era all’acme ... e anch’io. Mi sentivo una sgualdrina, peggio, un femminella: vestito come una puttana ... Mi sentivo una bagascia, trascinata in camporella da un vecchio laido ... vergogna e piacere si mescolarono nel mio sangue, che ribolliva. I colpi di cazzo non mi facevano più alcun male e il bruciore dell’ano faceva parte della goduria ... il mio sedere s’incendiava e solo un’innaffiata di sborra poteva domarlo. Fu più forte di me, rinunciai a puntellarmi sul sedile con le mani, per portarmele ai fianchi e allargarmi le chiappe: appena in tempo.
  • Uhm – mugolò lo zio – prendimi ... sì, prendimi tutto in culo, Errico ... Siii! – Non ero esperto, ma dalle spinte sconnesse e dai tremiti delle sue cosce incollate dietro di me, capii che stava venendo. Si fermò, infine, col cazzo infisso dentro, sovrappensiero mi carezzava i fianchi e le natiche. Si accasciò su di me, senza cadere, restandomi dentro, mentre un liquido bollente si espandeva nel mio buco, bruciando come una fiamma. Nel silenzio totale della notte inoltrata, sentivo il suo membro pulsare, mentre, pian pianino, si afflosciava e perdeva di vigore. Quando uscì da me, lo zio ritornò il contadino che era. Con freddezza, mi porse i fazzoletti:
  • Dai pulisciti che andiamo a casa. – poi si allontanò di qualche metro e pisciò di nuovo nella campagna.
  • Togliti quella roba ... – indicò col mento verso il basso: intendeva le calze e il resto. Impugnò il fucile e si allontanò nel buio ... io non capii che intenzioni avesse, poi nella notte due spari secchi, accompagnati da un’eco breve. Ritornando sui suoi passi, disse:
  • La zia è furba, controllerà se ho sparato ... – fece un sorrisetto abbozzato. Io, intanto, mi ero cambiato, ero solo un po’ deluso, il basso ventre mi bolliva e sarei voluto venire anch’io. Mi consolai pensando che il fatto di non essere stato nemmeno preso in considerazione mi dava piacere, visto era chiaro ormai: adoravo essere maltrattato e umiliato. Però, le palle adesso mi tiravano e mi facevano male. Risalimmo in auto e ripartimmo, lentamente tornavamo verso casa. Dall’orologio sul cruscotto vidi che si erano fatte quasi le due.

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