Il Triangolo... oh, sì

  • Scritto da Giovanna Esse il 11/06/2020 - 08:00
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  • Daiii ! Tesoro ! Praticamente siamo già lì … mancheranno, credo, massimo, una trentina di chilometri! – La voce di Lui era la solita simpatica voce, con il solito timbro scherzoso, lievemente irriverente, che l’ aveva tanto colpita sino dalla prima volta che l’ aveva sentita al telefono. Solo una settimana prima, in realtà.
  • Aspetta, per favore ! – disse Elle – ci risentiamo tra cinque minuti. - E staccò la comunicazione, senza dire altro. Il suo ragazzo, seduto al posto di guida, era evidentemente seccato. Nonostante fosse pomeriggio inoltrato, quasi sera, nonostante fossero parcheggiati all’ ombra dei pini, faceva veramente caldo. Elle era veramente a disagio. Lo sapeva dal mattino. Si era spinta troppo oltre, si era calata in quella situazione che … non era per lei. Timida, tranquilla, dotata di grande fantasia, ma poco propensa all’ azione e soprattutto, impreparata a … , come dire, all’ Avventura? Eppure, non ci vedeva niente di troppo avventuroso, di troppo osé in quella situazione … ma a lei, intanto, frullavano per la testa mille idee, emozioni e paure. Il ragazzo le lanciò un occhiata di sbieco e sbottò: - Ma cacchio, Elle, deciditi. Che si fa? Prima gli dici di si, poi gli dici di no. Ma insomma. Mi sembri una bambina. – Sbuffò – Vuoi tornare a Roma ? Andiamo. Vuoi aspettare … lo facciamo; ma smettila di agitarti. – Poi con voce più rassicurante – Guarda, tesoro, che proprio non devi darti pensiero per me ! – Lei si mordicchiava il labbro, tesa.
  • Io ci vorrei andare da Roberto, onestamente, ma se proprio devo, posso anche restare. Dimmi tu ! – E lei si decise. Voleva restare, ma pararsi il sedere, come si suol dire … nonostante si sentisse praticamente tutti i giorni con Paolo, nonostante da una settimana si parlavano addirittura al cellulare, non se la sentiva di fare la “femme fatale”. Una “polpettina” non poteva, a trent’ anni passati, diventare Vamp. Nonostante Paolo si fosse comportato sempre da signore, persino in qualche chat più profonda, diciamo “carezzevole”, non era mai stato volgare, né maleducato. Ora, se davvero la voleva conoscere, doveva prendere tutto il “pacco”: prendere o lasciare. Lei, il suo ragazzo, le sue indecisioni e, soprattutto, non doveva mai pensare di averla in pugno. Diede uno sguardo alla rassicurante, monotona routine, che si svolgeva tranquilla all’ ingresso spazioso dell’ enorme campeggio; Paolo diceva di essere amico dei proprietari. Diceva anche di frequentare quel posto da anni … quindi … ok, via ! Fece un sorriso al suo ragazzo, e poi schiacciò il tasto “chiama” sul suo Samsung. Forse fu quella la prima volta che Paolo non richiamò, ma rispose immediatamente. Quella fretta di sapere, quella sete di vederla, le piacque. Come negarlo a se stessa?
  • Allora ? – disse lui, deciso.
  • Allora, ok ! – rispose Elle – Siamo all’ ingresso del camping ! –
  • Oh, grazie a Dio ! Guarda cara, stiamo attraversando il paese, credo che massimo in cinque minuti … - Elle lo interruppe, parlando con maggiore spigliatezza: - Non ti preoccupare, aspetto … “zio” ! - disse, provando un lieve senso di rossore, ma il ragazzo a fianco a lei, non colse nulla.
  • Allora ascolta: le istruzioni sono queste – disse autoritaria, sorridendo – adesso che arriva, ci si saluta, può darsi che ci offrono qualcosa al bar, o che so io … se vedi che trovo una scusa per venire via … Tela !!! Capito ? - e continuò – Sarà pure zio, ma se mi accorgo che potrei farmi due palle, preferisco venire subito via con te. –
  • Ahò – disse il giovane – non fare scene; io non posso restare, lo sai. Verso le undici, massimo mezzanotte, posso pure venire a prenderti, niente da dire. Ma adesso lasciami andare, altrimenti veramente faccio una figuraccia. E poi, ho bisogno di una doccia, con questo caldo . – Mentre finiva di parlare, la grossa berlina grigia, si fermò a pochi metri, e Paolo, con disinvoltura, scese dall’ auto. Elle lo studiò rapida, senza farlo notare, come solo una donna sa fare. No, pensò, non è una delusione, mi piace. Diversamente dalle foto, dal vivo era molto più invadente e il suo “spirito” veniva fuori lampante e pieno di personalità. Improvvisamente nella mente di Elle scattò uno strano meccanismo. La sua preoccupazione non era più quella di accettare lui, ma di come lei gli fosse apparsa. Gli sarebbe piaciuta dal vivo? Ombre funeste offuscarono la parte squisitamente femminile del suo cervello, si pentì della semplicità con cui si era vestita, si pentì della poca accuratezza prestata al trucco, ma quasi venne meno, quando dall’ auto uscì sua moglie. Alta, statuaria, giovane e sobria, allo stesso tempo. Nonostante le fosse stata sempre presentata come “amica” e “innocua” nelle chat con Paolo, Elle, da donna, capì che i sandali con la zeppa in sughero, che slanciavano la figura di lei, verso la ragguardevole altezza di un metro e novanta, erano stati sapientemente scelti per “schiacciarla” nei suoi, irrilevanti, un metro e sessantacinque. Si rose il fegato, pensando alla vendetta. Scesero dalla macchina e si presentarono cordialmente. Pochi rapidi convenevoli. Il suo ragazzo, aveva la neve in tasca e, naturalmente, non aveva capito: niente ! Questa certezza, la fece riflettere e un’ ombra fugace le attraversò lo sguardo. Il giovane non se ne fregava di niente. La sua mente era totalmente proiettata verso la fuga, verso la casa dell’ amico … la solita partita su Sky, pizza, birre, risate … forse un po’ fatue, ma Elle sorrise, non lo vedeva quasi più. Si era rilassò completamente, tra i nuovi amici quando, dalla porta posteriore dalla macchina, saltò fuori un ragazzino di 6, 7 anni, col viso sorridente ed in mano l’ immancabile Nintendo DS.
  • Allora, io andrei, cara,ok ? – si congedò frettoloso il suo uomo – se hai bisogno, mi chiami. Ci sentiamo dopo,ok ? – e si scambiarono uno sguardo di intesa. Lei gli sorrise in maniera rassicurante. Lui aveva creduto davvero che Elle avrebbe dovuto incontrare uno zio lontano, ricomparso dall’ infanzia e, adesso, ad Elle andava bene così. Si baciarono frettolosi, prese la sua borsa dall’ auto di lui e … sedette nella macchina di Paolo, senza esitare, a fianco al bambino.

Pochi metri dopo, si fermarono alla reception, scese solo Paolo, mentre Elle e Gina, si chiamava così la donna di lui, scambiarono frasi di circostanza, sul tempo e sulle vacanze. Dall’ ufficio venne fuori una ragazza dello staff. Vide Gina e si salutarono calorosamente. Poi andò via, ricordandole che sua mamma era nel Market e che la sera si sarebbero riviste con calma. Era tutto vero, pensò Elle. Bene! Non era stata una povera idiota e non era cascata in nessuna trappola virtuale. Si congratulò con se stessa e tirò un respiro di sollievo. Si chiese se sarebbe stato meglio dire la verità al suo accompagnatore, ma poi ci ripensò: la storia dello zio era stata una buona trovata. Adesso … passato l’ effetto sorpresa: voleva solo “capire”. Capire come sarebbe andata, capire il suo ruolo. Paolo, infine, cosa si aspettava da lei? Questo pensava Elle mentre si recavano al grande bungalow, percorrendo viali verdi, immersi nella natura. Come collimare l’ amicizia col piacere? Come collegare il piacere, con la presenza di “Lei”, donna dolce e taciturna, che “sapeva” … o no? Mistero. Eppure qualche “chat di fuoco” c’ era pur stata … Lui aveva dato fondo al suo vocabolario più imbarazzante e lei, Elle, non si era sottratta. Un fiumicello di parole scritte, che comparivano inesorabili sullo schermo bianco del suo PC, solleticando profondamente la sua libido, fino a … perché nasconderlo: eccitarsi e bagnarsi, tra le gambe, che più volte si era carezzata, che più volte si erano ribellate sulla sua sedia, aprendosi e chiudendosi, spinte dalla vulva, vogliosa. “ Chi vivrà, vedrà “ pensò filosoficamente. “ Ormai ci sono ! “ La serata si svolse nel modo migliore. La casa aveva un ampio spazio intorno e il bosco la circondava, dandole una certa aria surreale, come in un sogno. C’ era grande tranquillità. Ovattate giungevano le voci della cena e il canto serotino degli uccelli. I suoi ospiti si scusarono, mentre sistemavano le valige. La ignorarono bonariamente, mettendola completamente a suo agio, un atteggiamento familiare che la rilassò e la fece disporre a godersi il momento e il panorama collinare. Si stava bene lì. Non si sentiva tampinata, né oppressa. Chiese a Gina del bagno, lei gentilissima, la accompagnò, aveva addosso solo mutandine e reggipetto. Agli ultimi passi le prese confidenzialmente la mano e le aprì la porta: - Se ti va - le disse – puoi farti una doccia, nessuno ci corre dietro ! – e sorrise. Elle ringraziò, ma non la fece. Voleva dimostrare di sentirsi più a suo agio e più fresca di quanto Gina volesse sottolineare. E poi non le andava di dimostrare tanto repentinamente di stare “bene” in quel posto. Non voleva capitolare, insomma, non aveva chiaro cosa sarebbe accaduto e cosa si aspettavano da lei. Andarono a cenare poco dopo. Un bel locale, una piacevole musica di sottofondo. Lui era piacevole e disinvolto, conosceva veramente i proprietari, Elle fu presentata come un’ amica. Nessuno diede segno di notarla, né di esprimere giudizi con gli occhi. Insomma … era lampante: non era finita in un club privè. Era già qualcosa !

Dopo fecero quattro passi nella pineta, il fresco era piacevole dopo la torrida giornata. Lei solo allora si allontanò col piccolo, e Paolo solo allora le parlò in modo diretto. Lei rabbrividì nella sera.

  • Allora – disse – delusa ? –
  • No – rispose Elle, con cautela – perché delusa ? Siete molto simpatici, anche tua moglie – probabilmente sottolineò con veemenza quell’ ultima parola. Paolo rise: - Ma no, non te ne preoccupare. Te l’ ho detto altre volte, noi abbiamo un rapporto molto libero. La nostra unione, essere una famiglia, si basa su molti altri valori, oltre al piacere. – Si fece più serio – Noi comprendiamo che non si può precludere l’ esistere dell’ altro. Non diventiamo di legno dopo esserci sposati. A me può piacere una donna, un’ altra donna, per la simpatia, per la bellezza, per farci l’ amore. Lo stesso vale per lei. –
  • Oh ! - disse Elle – siete una coppia emancipata, quindi ? – era stata volutamente sarcastica.
  • Non so – disse lui – Non ci nascondiamo nulla, ma nemmeno chiediamo troppo se “l’ altro” non dice. Non ci precludiamo il piacere, ecco. Questo è tutto – Continuò – Non ci interessa venire giudicati, non ci sentiamo né strani, né colpevoli. Semmai … coerenti. Visto che il 70% delle coppie sposate si tradiscono, si umiliano l’ un l’ altro, mentono alla persona che dovrebbero amare e rispettare –
  • Ti seguo, continua – disse lei, interessata.
  • Che altro dire. Ah, solo questo … tieni presente che questa estrema libertà ha portato dei frutti inaspettati … noi “trasgressivi” abbiamo avuto dei tremendi voli di fantasia, ma … quasi zero esperienze effettive in oltre venti anni. Quindi, ti prego, non credere di far parte di un serraglio. Se sono qui, ora, con TE, è perché tu sei tu: mi piaci tu. E nessun’ altra avrebbe potuto essere al tuo posto. Non sei un numero per me, per noi … ma una persona meravigliosa. –
  • Belle parole, ma resta il fatto che fra pochi minuti tua moglie sarà qui – Erano arrivati al patio e lui accese una luce. Elle sedette su una sedia di tela, lui non sedette ma si pose al suo fianco, nella penombra.
  • Quindi, stabilito che tu e la tua lei, siete felici – cominciò la ragazza – viene automatico che io, qui, ci sto come il cavolo a merenda, giusto ? – Poi aggiunse, più diretta: - Perché hai voluto che venissi ? –
  • E perché no ? – disse lui.
  • Ammettiamo che voglio far l’ amore con te, va bene? – continuò – ammettiamo che il desiderio di averti, di toccarti, di baciarti era forte ! Qual’ è il problema? Ruoli ed etichette? –
  • Non capisco ? - disse lei.
  • Voglio dire: per forza devo dirti bugie sul mio stato, o devo per forza ingannare la mia donna? Se non mi chiamo “amante” non posso stare con te? Non è forse più semplice, più naturale dire le cose come stanno? Ammettere che nonostante non sia un infelice, che non patisco la presenza di mia moglie, come una condanna, mi dovrei precludere di poterti apprezzare? Di provare affetto, desiderio per te ? E per finire anche attrazione, permettimi, perché sei veramente intrigante. Tesoro. – Elle era pensierosa, tutti quei discorsi la coglievano impreparata e si sentiva strana, come era stata strana tutta quella giornata. Un lieve capogiro, forse stanchezza. Fatto sta che nonostante con tutta se stessa avesse deciso di troncare quella situazione che, inutile negarlo, le stava completamente sfuggendo di mano, non riuscì ad impedirsi di ricevere un bacio, che Paolo, chinatosi le poggiò sulla bocca. Il caldo della sua bocca contrastava con le labbra di Elle, fresche nella sera. Lei non si ribellò. Avrebbe voluto, ma non oppose ostacoli. Si sentiva frastornata e ora, là, con lui davanti le tornavano in mente le mille parole, le tante dolcezze che si erano scambiati in tante serate, passate insieme. Lui si inginocchiò al suo fianco, l’ abbracciò affettuosamente rincuorandola e infondendo in lei una sensazione di sicurezza. Cercò di nuovo le sue labbra, stavolta il bacio non fu casto, ma lascivo, pieno di lingua e di desiderio. Le baciò tutta la bocca, poi i lobi e ancora il collo. La mano di lui incontrò il seno prosperoso di Elle, lo toccava con voluttà, godendone totalmente. Carezzava dal basso e poi in alto a cercare i capezzoli di lei. Non era insistente, ma dava un senso di inarrestabile, che rese Elle smarrita, ma eccitata. Con scaltrezza Paolo, avvicinandosi per baciarla, sempre in ginocchio, con l’ anca premette tra le gambe, divaricandole, per poi spingere verso la natura di lei. La gonna della ragazza, costretta a salire, lasciò vedere le gambe nude e lisce, divaricate. Paolo continuò a carezzarla con curiosità, come se la esplorasse, stupefatto. Non spostò il reggiseno. Non spostò le mutandine di lei. Ma passava dappertutto con le mani e con i baci. Quando lei pensò di opporsi era già troppo tardi, era vinta dall’ uomo e lo sapeva. Sempre con la lingua in bocca a lei, la fece alzare, poi la guidò verso casa. Sul pianerottolo Elle si tolse i sandali. Si sedettero sul grande divano ad angolo. Paolo le chiese se gradiva qualcosa da bere, o cos’ altro. Lei si alzò per andare al bagno. Non chiuse la porta, con sorpresa lui la seguì, senza darle disagio, quando ebbe finito di fare pipì, Elle arrossì, mentre lui la prendeva per le spalle e la spostava verso il bidet. Con inaudita confidenza, aprì l’ acqua tiepida e le lavò la figa e il culetto. Con mano pratica ed esperta. Elle era senza parole. Poi con noncuranza, al suo fianco, Paolo si alzò in piedi, aprì il pantalone come se fosse da solo e fece a sua volta pipì nel gabinetto. Questa estrema confidenza inebriava Elle, che sentì l’ eccitazione salire dentro di lei. L’ odore acre della sua pipì, la eccitò invece di infastidirla e le sembrò naturale che lui, girasse il pene non ancora duro verso le sue labbra. Elle ebbe un attimo di riluttanza, ma poi cominciò ad assaggiare quell’ affare morbido, la cui testa inizio a pulsare sulla sua lingua. Lo succhiò e lo lecco con delicatezza. E quando si fece duro ed eretto, cominciò a farselo viaggiare in bocca, completamente. Un rumore vicino a lei. Con lo sguardo scoprì Gina, appena rientrata. Non si smosse. Con un sorriso complice, si abbassò, e cominciò a controllare in che modo lei lo prendeva tutto nella bocca. Le carezzò, le gambe, affettuosa, quasi materna, le tolse accuratamente le mutandine, che erano rimaste tra le sue gambe. Subito dopo le sbottonava la camicetta leggera. Ad Elle sembrava tutto così naturale, anche troppo. ma era sensuale e piacevole, non riusciva a tirarsi indietro. Subito dopo andarono a letto. Gina si pose in un ruolo collaborativo, come una Geisha, quasi invisibile. Elle temette, temette di starci, ma anche di non starci. Era tutto troppo nuovo per lei … ma il suo sesso, il suo lato erotico, erano ormai inarrestabili in quella strana serata. Gina spiegò che il piccino era dalla sorella, da qualche parte. Erano soli, semi nudi ed eccitati. Osservò sconvolta Gina che spogliandosi del reggiseno, prendeva in bocca l’ uccello di Paolo, senza pudore. Premendo con la testa per non perderne un centimetro, a tratti sembrava soffocasse. Lui era sul letto, col coso eretto come un totem. Allora Gina con dolcezza le disse: - Vieni, è ben lubrificato – e rise. La prese per i fianchi con delicatezza e l’ aiutò a montare su Paolo, sempre eccitato. Con la mano cercò la figa di Elle è la studiò con le dita sapientemente. La spostò di poco con la mano sul suo culetto, fino a far si che la vulva si incontrasse col cazzo di lui. Poi con un lieve tocco le premette sulle spalle. Elle discese sul pene e lo prese tutto. Le sembrò di perdere i sensi per il piacere. Comincio a scoparlo con voluttà. Con lo sguardo che sfidava Gina. Ogni tre o quattro colpi scendeva in fondo e si strusciava sul pube di lui, ruotando il bacino, sentendo il pene infisso in lei. La sua donna, li carezzava intanto. Quando il ritmo giusto fu raggiunto, si abbassò sotto di loro e leccò avidamente lo scroto e la base del pene. Dei colpi di lingua colpirono le grandi labbra di Elle, facendola sussultare di piacere. Quante cose accadevano in quella sera, e del tutto nuove. Si sentì cambiare dentro se. A un certo punto Paolo, uscì da lei. Si alzò e fece in modo di farla mettere sul letto a quattro zampe con la fighetta all’ aria, in attesa, come una giumenta. Alle sue spalle lui in piedi imboccava Gina, mentre con le mani entrambi carezzavano il sedere di Elle. Spazientita, vogliosa, la fecero aspettare, ma era voluto. Le piacque. All’ improvviso fu presa di nuovo, in modo forsennato. Colpi veloci la penetravano, mentre Gina le teneva ben ferma per i fianchi. Si sentiva profanata, in balia di quei due, che sapientemente, la usavano. Un piacere profondo la invase, mentre sentiva la voglia di donare tutto il suo corpo al piacere di loro due. Senza potersi controllare venne copiosamente, con l’asta che spingeva in lei e le dita di Gina che la masturbavano. Gridò. Quasi perse i sensi. Poi si abbandonò languida. Completamente disinibita. Prona e pronta per i desideri di Lui. La fecero inginocchiare, lei non si oppose, Gina si pose sorridendo, complice, di fronte a lei. Paolo, impazzito di piacere, toccava col pene le loro bocche schiuse e a tratti ne penetrava una, poi l’ altra, fino a quando, con un sospiro intenso, cominciò ad emettere fiotti di sperma, che colpirono le donne dappertutto. Elle ne prese alcune gocce nella bocca socchiusa e le succhiò come un liquore. Il piacere caldo le passò per la schiena. Sfiniti, si lasciarono andare sul letto, mentre Gina, distesa tra loro, si masturbava, forse pregustando la notte, ancora lunga, che li attendeva. Il cellulare di Elle suonò. Era quasi l’ una. Ma lei, sognante e languida, nemmeno rispose.

2

Elle riposava, ma senza dormire, nel letto matrimoniale. A pochi centimetri da lei, avvertiva il corpo di Gina verosimilmente abbracciata al suo uomo, Paolo, che sonnecchiava, russando lievemente. Erano stanchi, certo. Cercando di non disturbare i due, nella penombra, cercò di raggiungere il bagno. Prima, a tentoni, recuperò la sua borsetta. Trovò il cellulare e lo portò con se in bagno, dove, finalmente, accese la luce. Si studiò immediatamente allo specchio e, inaspettatamente, si piacque. Il trucco, fortunatamente poco, era ormai slabbrato, non portava rossetto, meglio così, ma intorno agli occhi il residuo del mascara le dava un’ aria da trivio … forse giustamente, non si era appena lasciata andare? Si era appena fatta sbattere da uno sconosciuto con la collaborazione della sua concubina. Sorrise, senza motivo, ma senza amarezza. Lei, Elle, che per spogliarsi completamente col suo ragazzo aveva impiegato tre mesi. Che faceva sesso programmandolo, in giorni stabiliti e in posizioni canoniche. Ebbe un brivido streghesco e soddisfacente, constatando di girare per casa di estranei, completamente nuda e … senza provare alcuna vergogna, nessuna remora. Portava in giro i suoi enormi seni, trionfante e si sentì bellissima, accettandosi completamente in questo nuovo stato. Si sentì sospesa, senza passato, senza preoccuparsi del futuro: stava godendosi una parentesi della vita, completamente sua. Ci sarebbe voluta una sigaretta, adesso. Ma ricordò che lei non fumava. “Diventi spiritosa, Elle !?” pensò tra se e se. Inviò un messaggio col cellulare per tranquillizzare il suo uomo, che aveva chiamato 3 volte. Si fece una doccia, poi si sistemò per andare a dormire. Erano le due di notte. In cucina incrociò Gina che beveva dal frigo del succo d’ arancia.

  • Ehi ! - le disse, lei le sorrise complice: - Tutto bene ? –
  • Si ! – rispose Elle con disinvoltura esagerata – Vedo a stendermi sul letto, di là –
  • Perché ? – disse Gina – con noi non stai bene ? –
  • Ma … - argomentò con sorpresa – beh, non voglio farvi stare scomodi, sarete stanchi –
  • Ma vieni – disse la donna, mentre, anche lei nuda si recava a far pipì – vieni in camera con noi, sarà divertente – Elle, che voleva darsi un tono, essere guardinga, cercò una scusa per non andare, ma non ne trovò. E poi, doveva ammettere che non era del tutto “sconvolta”; nonostante l’ ora tarda (niente era normale quella notte). Anche una nuova e strana eccitazione che le prendeva la bocca dello stomaco. Si sentiva eccitata nei sensi, curiosa e … misteriosamente pronta a darsi. Era di certo alterata. Gina la prese per mano, spense le luci e la portò con se. Sulla porta della camera da letto, si fermò a guardarla negli occhi, le accarezzò il viso e i capelli. La sua mano, senza libidine, ma con delicatezza e ammirazione, le segnò i seni stupendi, strisciando il dito fino al capezzolo. Elle sussultò di piacere, ed ebbe un guizzo, che le impose una mossa sinuosa, del tutto involontaria. Appena si rilassò, Gina le appoggiò le labbra carnose sulla guancia. Si dovette un poco abbassare per farlo, quel movimento aveva un che di felino e di mascolino che le ricordò i primi baci, nell’ androne dei palazzi bui. E inaspettatamente: primo bacio fu! Elle si sciolse nel languore, impazzita, quando senza spiegazioni, accettò un bacio vero, lungo, sensuale, incredibilmente caldo. Le labbra di lei erano carnose, ma delicate e morbidissime, le schiudeva soltanto, per far viaggiare la lingua, che con piccoli colpi si impossessava della sua bocca, arrendevole. Le trovò la lingua, ci giocò languidamente, la succhiò. Si accorse che beveva la sua saliva calda, raccogliendo rapida con la lingua le goccioline. Uscì da lei con una carezza.
  • Vieni – disse, portandola a letto. Elle si coricò dal lato di Gina, completamente sconvolta. Non sapeva cosa pensare. Ma nemmeno volle pensare. Era tutto finito? Non lo sapeva? Si voltò sul fianco cercando di dormire e di ignorare il fuoco che dalla figa sentiva salire verso l’ addome, chiuse gli occhi e si appisolò, conservando in bocca il delicato sapore della bocca di Gina. Incredibile !

Il cielo era lievemente plumbeo, quando si svegliò. Aveva dormito un paio d’ ore profondamente, senza sogni. Ci mise un attimo a raccapezzarsi. Era sola nel letto, con Gina. Lui non c’era. La donna riposava quieta, nuda, era sottosopra. La testa dal lato dei piedi di Elle e con un braccio, senza malizia, si poggiava su una delle sue gambe. Fece mente locale e ricordò perfettamente dove si trovava. Paolo, in mutande, fece ritorno, forse dal bagno. Si sedette dal suo lato e resosi conto che era sveglia la baciò con tenerezza, carezzandole tutto il corpo. Lentamente. Passava la mano sui fianchi, sulle tette, sui capezzoli. Scivolava con la mano all’ interno delle cosce, sfiorava il pube, affondava fino a passare sulle grandi labbra della sua piccola vagina. Carezzava, poi la baciava in bocca, poi sul collo e sulle spalle. Avvicinava la bocca agli occhi e le baciava le palpebre, come se volesse ringraziarla. Ad un cero punto, le sussurrò: - Pentita ? – Lei, con un sorriso, fece segno di no. E fu in quel preciso istante, solo allora, lei stessa lo capì all’ improvviso, che il suo corpo e la sua mente decisero finalmente di lasciarsi andare. Qualcosa era cambiato in lei, con uno schiocco netto: ora era felice di essere là. Si godette le carezze dell’ uomo, ricambiò i baci e con la mano gli cercò i boxer, dall’ apertura della stoffa, cominciava ad erigersi il suo grosso cazzo. Elle ricordò che quando era così morbido, ancora assopito era gustoso ed eccitante da succhiare. Non aveva mai osato ammettere queste peculiarità, né con se stessa, né con i suoi uomini: non tantissimi a dire il vero. Ora invece si sollevò rapida per non perdersi l’ occasione di assaggiare quel cazzo non ancora duro. Lo prese in bocca rapidamente, lo circondò con le labbra e restò ferma, ogni tanto succhiava delicatamente, mentre si lasciava riempire dal pene, che si gonfiava pulsando. Le invadeva la bocca, cercando di straripare, gonfiandosi nella cavità orale, lievitando … una sensazione indescrivibile. Paolo accelerò il respiro dal piacere. Si alzò in piedi, ed Elle lo assecondò, ponendosi seduta sul letto, con la bocca socchiusa in attesa di cazzo. Lo guardava come ipnotizzata, non riconosceva più le sensazioni che provava. L’ uomo fece delle manovre che lei non capì, ma le assecondava, naturalmente. Con le dita armeggiò, e non poco, per ricomporre la pelle del cazzo sulla grossa cappella inturgidita, ricoprendola, nonostante decisa a stare del tutto fuori dallo scroto. Sempre con le dita le schiuse le labbra, fino a farle spalancare all’ inverosimile, tanto che Elle cominciò a sentirsi ridicola, con la bocca spalancata verso il vuoto. Ma Paolo lentamente, come un treno in una galleria, cominciò a penetrare col cazzo duro, facendo estrema attenzione a non venire a contatto con le labbra, con la lingua. Elle capì e cercò di collaborare spalancando ancora le labbra. Non toccava il cazzo, ma lo vedeva entrare. Il pube di lui si avvicinava inesorabile e, lo stesso facevano, le sue palle. Alla fine, quando il pene toccò la sua gola, le chiuse la bocca, o almeno ci provò. Elle era completamente piena di cazzo. Si sentì la sua troia. Mentre il piacere schizzava all’ infinito. Paolo la tenne ferma, con la mano sulla nuca, in quella scomoda, ma indicibile dilatazione. Con le dita intanto, si tirava giù la pelle, verso la base, liberando la testa del coso, nella bocca di Elle. La pelle di seta strisciava tra le sue labbra, ricordandole un serpente sfilante. Non ce la faceva più. Si mise le dita di una mano nella figa, che grondava. Con l’ altra mano gli prese lo scroto e tirandolo avanti e indietro si impadronì del suo cazzo, lasciando che le viaggiasse in bocca, spesso sfondandola fino alla gola.

3

In poche ore la giovane Elle si era trasformata da tranquilla e morigerata studentessa, un po’ secchiona con uno stile di vita regolare e senza grilli per la testa, in una donna “vera” e assetata di sesso.

Dalle certezze di un quotidiano monotono, al sottile piacere di dominare una vita spericolata, senza curarsi troppo né dell’ etichetta, né di quello che “avrebbe potuto dire la gente”.

Al contrario, quasi provava il desiderio di essere vista da chi la conosceva e la considerava una persona quieta e affidabile, un poco pesante e assolutamente scontata.

Avrebbe voluto che persino i suoi la vedessero in azione; talmente abituati alle sue abitudini, la consideravano quasi un oggetto dell’ appartamento. Avrebbe voluto farsi vedere mentre seduta sul letto inarcava il suo corpo, ridisegnandone l’ atteggiamento fisico e godendo nel protendere i seni enormi, invece di occultarli.

Stava facendo un pompino.

Un vero pompino.

Non la carezzevole, solita imboccatina da dopocena, ma un vero bocchino da troia.

Ingoiava quel cazzo con lascivia: la gola si ribellava, emettendo saliva a profusione, tutte le volte

che il glande del pene le bloccava il respiro, scavandole dentro l’ ugola.

Elle invece di tirarsi indietro, resisteva, come in apnea: tanto forte e tanto a lungo che gli occhi si riempivano di lacrime per lo sforzo.

Le venne in mente Gina, che avrebbe dovuto essere alle sue spalle … dormiente.

Ma come era possibile che dormisse con tutto quel casino che accadeva a pochi centimetri da lei?

Come ad esaudire un suo desiderio, la bellissima Gina si fece viva repentinamente e in maniera inaspettata.

Si era seduta per terra, tra le gambe di Paolo e, dopo alcune leccatine ai coglioni, che sbattevano sulle labbra della bocca spalancata di Elle, chinò la testa e delicatamente le aprì le ginocchia.

Elle si abbandonò senza opporre resistenza alcuna, anche se sapeva che le labbra calde che le cominciarono a baciare la figa, erano quelle di una donna appena conosciuta.

Oscenamente spinse la gnocca in avanti verso quella bocca che, pronta, la penetrò con la lingua, lavorandole lo spacco carnoso tra le grandi labbra.

Senza usare le mani, con le labbra approfittava della spinta di Elle per scavarle in figa e iniziare delle lunghe succhiate rumorose.

Ad Elle si rizzarono i peletti sulla nuca, i capezzoli divennero di pietra, le gambe aperte, i piedi inarcati, puntati contro la parete del bungalow.

Si godeva come una furia quel triangolo perfetto.

Erano tutti eccitatissimi ed Elle non resistette a lungo, spingendosi sui polsi, irrigidendosi, li pregò

a voce bassa: - Posso … posso venire? – Le risposte furono mugolii intensi di piacere. La confidenza e l’ affiatamento tra di loro diventava eccellente.

Venne gocciolante in bocca a Gina, che beveva il suo nettare a linguate, come se leccasse un cucchiaio intinto nel miele.

Paolo era teso come il suo membro, ma resistette e lo tirò fuori dalla bocca di Elle poco prima di perdere il controllo.

Lentamente, tra mille carezze e piccoli convenevoli, tornarono a stendersi sul letto.

Era mattina fuori, gli uccellini cantavano ed Elle era esausta, ancora una volta.

Si trovarono a faccia a faccia lei e Gina. La donna le sussurrava paroline dolci e piccole battute, Elle la ascoltava sorniona, gli occhi socchiusi: giocavano. Come due vecchie amiche in estrema

confidenza.

Paolo era stato in cucina alcuni minuti e tornò con il caffè appena fatto. L’ aroma intenso inebriò le donne e Gina si sollevò per bere il suo. Elle preferì assaggiarlo appena, leccandolo dalla sua bocca, una scusa per toccarle le labbra. Rise.

Paolo si sistemò sul letto alle spalle di Elle.

Era nudo completamente. La ragazza spostò la mano dietro la schiena per cercargli il membro in segno di apprezzamento.

Il cazzo di lui non era duro, ma nemmeno moscio. Aveva consistenza tra le sue dita. Pensò che adesso avrebbero riposato fino a tardi.

Ma il coso di Paolo diventava sempre più duro, rispondendo alla dolcezza del suo massaggio con prepotenza e potenza.

Gina la attrasse verso di lei, ma solo con la testa e con il seno.

Con l’ altra mano le spinse il bacino all’indietro, facendola piegare ad elle sul pancino.

Erano tutti e tre sul fianco.

Elle e Gina bocca a bocca e Paolo col membro puntato, dietro Elle.

La donna cominciò a baciarla con sempre maggiore intensità, carezzandole le mammelle rilassate.

Paolo da dietro le accarezzava ritmicamente i fianchi, fino a che, quando il pene era al massimo della sua durezza lo pose, dritto verso l’alto, tra le due chiappe di Elle.

Con le mani adattò la sua carne intorno al membro che, come uno spartiacque, si era sistemato al centro del suo sedere.

Era talmente in pressione che sentiva le palle di lui distintamente sulla figa.

Per alcuni minuti Elle si gustò beata quell’ intenso, nuovo abbraccio.

Ma era solo l’ inizio.

Pian piano, Gina si sollevò, mettendosi trasversalmente su Elle, una mano sulle natiche cercava

l’ uccello di lui e con l’ altra cominciò a frugare il clitoride della ragazza, come se lo incontrasse con le dita, ma non riuscisse a prenderlo, un tipo di massaggio, che la fece gocciolare dal piacere.

Paolo si abbassò dietro di lei e le leccò l’ ano. Elle capì cosa stavano architettando e lo fermò con la mano: - No, per favore, non ci sono mai riuscita –

  • Non ci sei “mai” riuscita – la corresse Gina con voce suadente, roca dall’ eccitazione.

Elle si rese conto che ammettere la sua verginità anale era stato un modo per eccitare ancora di più i coniugi, per nulla spaventati dal suo diniego.

  • Ma come puoi rinunciare alla parte più intensa del piacere ? – le disse Gina – prova solo a pensarci: tra poco affondato nel culo avrai un piccolo palo, che ti dominerà completamente.

Sarà la forma estrema di essere passiva e femmina in profondità! –

Elle era spaventata: - No, per favore, mi sono sempre fatta un male cane … -

Ma Gina, leccandole le labbra le disse – Ci credo: non c’ ero io, tesoro! –

Paolo, con brutale volgarità, del tutto voluta, si introdusse nella discussione.

Mentre le carezzava le natiche e lo spacco del sedere fino alla cavità anale, disse, con voce rotta:

  • Dai, non ti ribellare. T’inculo poco, poco … neanche te ne accorgi.

Ti metto dentro solo la testa.

Dai, ti fotto in pochissimi minuti. Resta ferma e prendilo dietro. –

Continuò con voce malferma, con le sue parole che sembravano dolci, ma erano intensamente volgari.

Annullavano ogni sua personalità, trattandola come un pezzo di carne.

Completamente disinteressato alle sue sensazioni o ai suoi sentimenti, quel porco voleva solo trapanarle il buco.

Le interessava solo il suo ano, che lei ne godesse o no.

Anche la donna la incoraggiava con voce dolce ma in modo lubrico, raccapricciante:

  • Dai: dagli il culetto per qualche minuto, che ti costa?

Nemmeno te ne accorgi. Lo hai sentito?

Dice che sborra presto, presto: praticamente prenderai solo pochissimi colpi

… vieni stringiti a me e subito finisce –

Elle era offesa da quel trattamento da trivio e quelle parole la sconvolsero talmente da farla venire copiosamente ancora, e ancora.

Stette al gioco: - Ok - disse con voce roca – facciamo presto, prova a incularmi, ma fa in fretta ! – disse a Paolo e sentì di arraparlo ancora di più.

Sperò di essere stata brava, e di aver superato in troiaggine la stessa Gina, ma la donna non diede segni di soffrirne.

Al contrario, si inginocchiò sulle sue natiche e armeggiò col suo culetto, posizionandolo e dilatandolo come se fosse una bambola di gomma.

La testa del cazzo di Paolo non si fece attendere: si fissò prepotentemente davanti allo sfintere

stretto di Elle.

Gina con le dita la lavorava, massaggiando l’ ano e infilandoci le dita.

Dilatava ad ogni passaggio facendo spazio al cazzo di Paolo.

Elle sentiva la pressione del pene. Per vari minuti, tutto si svolse in maniera piacevole, si sentiva scavare e spingere, si inumidiva, si bagnava. Era arrapatissima!

Venne lubrificata solo con la saliva, ma capì che ormai anche il suo culetto si era bagnato con un liquido chiaro e scivoloso.

Lei, vergognosa, si toccò con le dita e si odorò, ma era un profumo del tutto neutro …

Improvvisamente Gina le strinse le gambe tra le braccia e Paolo dalle sue spalle spinse, stavolta davvero.

Un botto improvviso le schioccò nella nuca.

Non aveva sentito tanto male, ma aveva sentito distintamente lo spacco dello sfintere che cedeva di scatto, capì che prima era stata solo una passeggiata. Il peggio doveva ancora venire.

Ora, e solo ora, per la prima volta, era inculata.

  • Aahhaaa – emise un lungo, languido suono.

Era come un grido di resa, un male gioioso.

Una sofferenza rassegnata al cazzo di lui, inesorabilmente infisso tra le natiche …

Uno spazio vuoto ora era pieno.

Lui stava fermo, avanzando solo di pochi millimetri nel suo culo.

A Elle mancò il fiato, si sentiva indolenzita e sperò che finisse tutto e subito.

Ma contrariamente alle sue aspettative, Paolo uscì dal suo sedere, sgusciando come un piccolo serpente.

Gina fu pronta a carezzare e confortare la ragazza, le stringeva le chiappe tra le mani, come volesse riparare al male fatto e farla ritornare vergine il di dietro.

Le baciava il culo e l’ ano, lasciando che si riprendesse e che si rilassasse.

Per alcuni minuti, Paolo si masturbò per non perdere l’ erezione.

Elle fu fatta girare supina e la donna le mise un cuscino sotto la pancia.

Elle capì che lo doveva prendere ancora nel sedere.

Anche se la cosa la eccitava, si sentiva anche a disagio, memore di ciò che aveva provato alla dilatazione totale.

Ma non accadde niente di tutto questo.

Scoprì che il suo culo non le obbediva più. Lo sfintere era aperto e consenziente.

L’ ano lubrificato a colpi di lingua non oppose nessuna resistenza, e il cazzo pian piano scese profondamente in lei.

Paolo si fermò: infisso in lei con il palo.

Elle da sotto la pancia si controllò il buchetto con le dita, circumnavigò quel cazzone tondo con

l’ indice e il pollice, saggiando di quanti centimetri avesse aperto il suo piccolo ano.

Con sua sorpresa trovò che ancora poteva farci viaggiare le dita, penetrando con esse tra il suo culo e il pene infilato in lei.

Queste scoperte la fecero arrapare come mai in vita sua. Gridò di piacere e sollevando lievemente il sedere, puntandosi sulle ginocchia, riuscì a prendere ancora più cazzo e in maggiore profondità.

Perdendo ogni ritegno l’ inculata si svolse in maniera sempre più selvaggia, Elle non sentiva alcun dolore, solo voglia di essere impalata violentemente.

Mentre all’ inizio delle botte che prendeva nel di dietro, aveva le cosce aperte, e quelle di Paolo

erano affiancate per stare in mezzo a quelle di Elle, ora la ragazza teneva le cosce ben strette per aiutare le natiche a fasciare meglio il cazzone di Paolo, che la sfondò ripetutamente.

Mentre all’ inizio Gina le aveva allargato il culo con le mani, ora le stringeva le chiappe per farle meglio serrare l’ uccello, che per quanto grosso, andava e veniva comodissimo nel suo culo,

oramai totalmente dilatato.

Il calore nel suo culo era arrivato alle stelle, per oltre dieci minuti fu inculata a ritmo sempre maggiore, fino a che Paolo si irrigidì sulle gambe, e puntando i piedi sul letto, le sborrò nel culo copiosamente.

Elle si sentiva impazzire dal piacere.

Le volte in cui era venuta non si potevano più contare.

Gina carezzando il sedere di lui, che ancora spingeva dentro Elle, si masturbava e godeva

copiosamente, con lo sguardo perso nel vuoto.

Era sudatissima.

La stanza stessa odorava di loro tre e dei loro umori.

Paolo le crollò addosso, col cazzo ancora infisso e per vari minuti.

Con estrema dolcezza lei conservò quel prezioso liquido, tenendolo in fondo al culetto, tappato dal suo pene che si afflosciava lentamente.

  • Ho tanta fame – disse Elle, sorridendo – credo che a pranzo mangerò una bistecca enorme. –

Poi emise una risata cristallina.

Ascoltandosi ridere, si rese conto che da anni non si era sentita veramente felice.

Il coso di lui scivolò fuori senza forze, con un suono liquido e rassicurante.

Elle si tamponò il culo col lenzuolo e si addormentò … con un sorriso disegnato sulle labbra.

FINE

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