Le ho rotte tutte

  • Scritto da Giovanna Esse il 11/09/2021 - 04:20
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Prologo

Cari lettori, appassionati delle mie piccole avventure private, come promesso vi voglio raccontare questa cosa del tutto inaspettata, che mi è capitata proprio pochi giorni fa, alla fine di agosto. Sui Social avevo già un po’ giocato sul fatto che, avendo scelto la stessa località di qualche anno fa, ci siamo ritrovati in una zona del Sud, dove è previsto uno spazio un po’ in disparte dedicato ai nudisti. Avendo già vissuto (e doviziosamente riportato) un’avventura sexy inattesa ma eccitante, proprio grazie a questa opportunità, ero praticamente sicura di imbattermi in un qualcosa di abbastanza “arrapante”, tale da arrecare un po’ di spasso alla mia vita di monotona scribacchina, e tale da interessare e “riscaldare” i genitali dei miei amici, lettrici e lettori.

Ma … or dunque, qualcosa è successo sì, ma in luoghi e situazioni del tutto fuori dalla mia immaginazione, e i poveri nudisti (a parte qualche sorrisetto speranzoso e ammiccante) non c’entrano proprio per niente.

1

Noi amiamo i Villaggi, liberi come in una villetta di campagna ma con tutti i servizi di un albergo ben attrezzato.

Riusciamo ad ottenere sempre dei cottage in zone riservate e spesso panoramiche. Quest’anno abbiamo occupato una bella casetta a pochi metri da un’altra che si è liberata poco dopo ilo nostro arrivo. Essendo fine agosto pensavo che, addirittura, saremmo rimasti del tutto soli in quell’angolo di paradiso…

E invece, il giorno dopo vediamo arrivare una famiglia di veri e propri “watussi”, del nord Italia (quindi bianchi, in cerca di una bella abbronzatura, da esibire fino a novembre). Effettivamente erano tutti molto alti, se pensate che il signor Pier, il capofamiglia di 1,80, era il più “bassino”, con una moglie più alta di lui e due bellissime figliole, teenager, non inferiori al m. 1,85!

Erano tutte belle persone, in forma perfetta, e ci passarono davanti al patio in fila indiana, come una piccola tribù affiatata e felice. Come noi, quella sera scelsero di cenare nel patio e quindi, per forza di cose, ci fu tra di noi quel minimo di contatto, più di cortesia che di reale interesse.

Mio marito ed io, di sottecchi, cercavamo di capire chi fossero i nuovi vicini.

Il ciacolare delle ragazze, affiatate sorelline, si mescolava al più discreto comportamento dei genitori che però, si vedeva, erano rapiti e innamorati di tanta giovanile impetuosità. Insomma, erano persone felici e la loro gioia riscaldava i cuori.

Ma l’allegra comitiva non ci lasciò soli nemmeno il giorno dopo, quando, mentre ci organizzavamo per lasciare la spiaggia, vediamo arrivare i nostri “stambecchi”, che, guarda caso si accampano proprio sotto gli ombrelloni davanti al nostro.

Così, tacitamente, decidemmo di rimanere ancora un po’, giusto per divertirci a osservare l’esuberanza di quelle belle persone.

Mio marito ormai è anziano e ha sempre avuto un debole per i giovani. Io, invece, mi feci più attenta elle loro figure, visto che erano veramente belli da vedere, le ragazze poi: leggiadre come gazzelle.

Come intuii prima, e seppi dopo, avevano l’una 15 e l’altra 17 anni; in quell’età in cui quando escono in tiro, e con un po’ di trucco, nelle loro comitive sembrano delle femmine erotiche e provocanti, mentre a casa, con i loro familiari, ritornano bambine, che litigano o ridono a crepapelle, in quel loro continuo misurarsi, “sfrocoliarsi” e giocare. Fisicamente poi erano un vero schianto, delle modelle ma senza la preoccupazione di mangiare come uccellini, di depilarsi come orsacchiotti, né di fare ore di palestra, visto che l’argento vivo che dimostravano addosso le teneva in perfetta forma. Essendo longilinee, come la mamma, signora 50 enne, e anch’ella in ottima forma, i loro piccoli seni torniti, a malapena coperti dai reggipetti triangolari, risaltavano come appetitose melette. Quello che però attraeva maggiormente l’occhio malizioso, dei maschietti della spiaggia (compreso mio marito, lo sporcaccione) erano i loro culi, alti e sodi, sicuramente duri come la pietra, lavorata dai più valenti scultori della Grecia classica.

Mi lasciai trasportare dalla fantasia e immaginai il futuro di quelle belle attrezzature, così desiderate dai maschi… quelle che i giovani profanano e che i vecchi, in mancanza della forza richiesta e della durezza del cazzo, baciavano, leccavano e mordevano, come una pietanza prelibata.

Da scrittrice porno, pensai a quante volte, quei culi sodi, sarebbero stati infilzati, in futuro, spaccati in due come albicocche rosate; a quanto dolce e arrapante dolore avrebbero conosciuto le due giovani, inconsapevoli, durante le future penetrazioni. Quelle che fidanzati, mariti o semplici scopamici, avrebbero cercato di infliggere allo sfintere, adesso certamente rigido, come una coppia di corde tese e inseparabili.

Dopo risalimmo e lasciando la famiglia a godersi il mare. Ovviamente, quella sera, ci salutammo con più cordialità, come buoni vicini che si godono una gradevole vacanza.

2

Il giorno dopo anche noi scendemmo tardi al mare e facemmo colazione in uno di quei simpatici chioschi sulla spiaggia, dove puoi consumare le cose più semplici e più buone, all’ombra delle tettoie, sotto l’effetto euforico della brezza marina. Nella pace del pomeriggio, poi, ognuno riprese un po’ la sua “strada” per concedersi quel minimo di tranquilla attività, in attesa del prossimo bagno. Fu così che io e il signor Pier ci ritrovammo a pochi metri, a sfruttare l’ombra dei rispettivi ombrelloni. Non volevo “spiarlo” ma mi incuriosì un suo certo armeggiare “guardingo”, un po’ cospiratorio, con cui, visto che le ragazze erano lontane, estrasse un volumetto dal fondo del suo zaino. Lui si accorse e mi sorrise, quasi ingenuamente.

  • Non mi giudichi male signora, - disse Pier – ma con le ragazze sempre intorno non riesco mai a finire uno dei racconti di questo libretto… sa com’è, il titolo è un po’ estremo… si tratta di racconti abbastanza scabrosi. Io non potei che scambiare il sorriso. Ero sinceramente divertita.
  • Io mi chiamo Anna, e… non si preoccupi che non mi scandalizzo, anzi… Potrei sapere come si chiama questo racconto? Anche perché sa, oggi e difficile che qualcuno legge il cartaceo.
  • A no, io amo leggere così ma, soprattutto, la mia compagna è stata categorica: sui computer di casa MAI cose sconce! Quindi, leggo di contrabbando. – sorrise ancora – Questo me lo sono scaricato in ufficio, nel formato libro, si chiama L’Amante Nero, e onestamente è davvero estremo… ma non voglio turbarla, anzi se vuole lo metto via. Questa volta risi di gusto.
  • No, no, caro, non mi turba affatto. E scommetto di sapere anche il nome dell’autore…
  • Ah, ah, non credo, - rispose Pier – forse confonde a causa del titolo, e poi non l’ha scritto un…
  • Un uomo? – lo interruppi – Lo so, l’ha scritto Giovanna, Giovanna Esse, dico bene?
  • Wow – fece lui allibito – lo ha letto anche lei?
  • Certamente … e più volte, pure. Sa per correggere gli errori.
  • Non ho capito bene… - disse lui confuso.
  • Che c’è da capire? Diamoci del tu, Pier, ok? Lo sai tenere un segreto? Lo vidi un po’ sorpreso, da buon nordista schematico non riusciva a tenere testa alla “sveltezza” di pensiero, tipica dei napoletani.
  • Oooh, Pier, - continuai – ci sei? Ah ah, insomma, per una strana combinazione di eventi sembrerebbe che la scrittrice del tuo racconto preferito, sia proprio io! Ma è, e deve restare un segreto, soprattutto niente foto, altrimenti… mi vedrei costretta a… ucciderti! Pier deglutì, lievemente spaventato e allora lo tolsi dalle spine, e gli raccontai un po’ la mia storia e, in pochi minuti, diventammo “amici” di spiaggia.

3

La mattinata era calda ma un bel venticello di terra arrecava un certo sollievo. Sulla banchina del porto la gente si affollava, erano tutti eccitati, soprattutto i ragazzi, per la classica escursione in motonave, che avrebbe portato il gruppo a visitare i posti più belli e inaccessibili della costiera. L’odore della salsedine solleticava i sensi. Poi la barca arrivò e rapidamente si riempì di gitanti. Con i nostri nuovi conoscenti del nord ci eravamo già salutati. Le ragazze non stavano nella pelle, pronte per la loro avventura marinaresca e, con la mamma, salirono in fretta sul barcone di legno, affidandosi ai marinai, nemmeno troppo anziani e dalla pelle abbronzata e virile. Quando tutti furono sciamati e l’imbarcazione staccò le cime per allontanarsi dalla banchina, restammo solo in due a guardarci sbigottiti e sorpresi, io e Pier, al quale sorrisi apertamente.

  • E che fai? Ti perdi l’escursione? – dissi.
  • Purtroppo sì. - rispose, avvicinandosi – Abbiamo un problema con la nostra auto, a Milano, e aspetto qualche telefonata importante per risolverlo. La gita era prenotata, ma io so che la fuori il cellulare spesso non prende.
  • Eh sì, è vero, al sud questo problema lo abbiamo spesso, soprattutto in costiera.
  • Ma tu… come mai non sei andata con tuo marito?
  • Che domande… non si fanno a una signora. Ok, comunque semplicemente non mi andava. Ho le mie cose e preferisco riposare un poco.
  • Posso offriti un caffè? – disse lui gentilmente.
  • No! A quest’ora io qui faccio colazione: brioche e granita di mandorle. o mi offri questo o niente. Ridemmo della battuta e ci accomodammo in un vicino Bar. Dopo le semplici chiacchiere allegre, scoprii che Pier aveva una macchina a noleggio, così invece del pulmino che ci accompagnava dappertutto, accettai un passaggio da lui.
  • Lasciami al villaggio, - dissi – per il momento non me la sento di scendere in spiaggia, magari nel pomeriggio…
  • Beh, sai che ti dico, pure io ero indeciso, rientro e mi rilasso. E’ così fresco tra i pini e gli olivi. Così, raggiungemmo le rispettive casette, il cui patio distava solo pochi metri. Come era naturale il villaggio era vuoto, tranne il chiacchiericcio lontano di qualche inserviente.

Non ci volle molto che cominciammo a parlare e così scoprii molte cose sul signor Pier, anche cose del tutto inaspettate. Tipo quella che Pier amava i racconti erotici e che aveva, a sua volta una fervida fantasia, essendo un grande appassionato del sesso in tutte le sue forme. Mi confessò addirittura il suo debole per il “lato B”, visto che lui stesso, da ragazzo era stato ripetutamente profanato dal suo migliore amico… e che solo dopo i 18 anni aveva iniziato ad avere rapporti tradizionali con le ragazze. Prima non faceva che sognarla la figa, per eccitarsi con gli occhi chiusi, mentre il suo amico bi-sex, di un paio di anni più grande, si sfogava ripetutamente tra le sue natiche disponibili. Ma le sorprese non erano finite!

  • Caspita, - dissi poi, abbastanza sorpresa – eppure sembrate una famiglia a tutti gli effetti, anche più affiata e felice del solito… le ragazze ti adorano... wow!
  • Sì, è vero, lo devo ammettere: è una cosa che mi rende orgoglioso e felice. Ma come ti ho appena detto, Assia è vedova e noi non siamo sposati… almeno, non ancora. Stiamo insieme da 5 anni… io ho cercato di fare un po’ da amico e un po’ da padre alle ragazze. Sai, erano in pieno sviluppo… ma che dire, siamo qui! Stiamo bene.
  • E’ molto bello, - dissi, - comunque si vede che sei proprio una brava persona… Pier abbozzò un sorriso strano, ma poi aggiunse:
  • Beh, certo, ti ringrazio veramente…

Per un po’ restammo in silenzio nella calda mattinata. Lontano il mare carezzava la battigia con le sue ondate, ora lente, ora più aggressive.

  • Per me è il momento di un buon caffè, - dissi, rompendo l’atmosfera ovattata, - che ne dici? Lo faccio anche per te?
  • Wow, come potrei rinunciare a un caffè “di casa”, fatto da una napoletana “verace”.

Mentre rientravo nel bungalow il telefono di Pier squillò, così intanto che preparavo la macchinetta lo sentii parlottare, concitato ma a bassa voce. Quando tornai sul suo terrazzino, che a quell’ora era il più fresco e ventilato, recavo con me dell’acqua gelata e due tazzine fumanti e aromatiche di caffè Kenon, il mio preferito.

  • Buone nuove? - chiesi, ricordandomi della storia del meccanico.
  • Ah, no, non ancora… veramente era mia moglie, insomma Assia…
  • Ah, bene. Tutto a posto? Si staranno divertendo…
  • Beh, sì, pare di sì, ma…
  • Ho lo zucchero in bustine, una va bene?
  • Bene, sì, benissimo… non ci crederai ma Assia era un po’ preoccupata, ansiosa…
  • E come mai? Le è successo qualcosa? Sorrise ma con una certa tensione:
  • No, niente… questa poi: insomma, era preoccupata per te.
  • Per me? O buon dio… e in che senso?
  • Era preoccupata per te… e me, insomma ha visto tuo marito in gita e ha imbastito tutta una pippa su noi due, da soli…
  • Ma questa è matta! – risi di gusto e sinceramente.
  • Mi spiace, lei è molto gelosa di carattere. Mi sono permesso di dire che non sapevo assolutamente dove tu fossi… mi scuserai…
  • Io scuso tutto, ma mi pare davvero assurdo. Praticamente nemmeno ci conosciamo e lei già salta a delle conclusione… insomma, impensabili!

Ma Pier non mi sembrava così rilassato come avrebbe dovuto. Bevemmo il caffè con calma, mentre io già iniziavo a dispormi per scendere in spiaggia e spezzare quell’assurda situazione.

  • So che in molti ti scrivono delle loro avventure erotiche, insomma leggo spesso che parli di confessioni, nella tua rubrica di Posta. Ma sono invenzioni, oppure… ? Non sapevo bene se dargli corda o chiudermi un po’ “a riccio”, non mi piace la gente complicata e, per fortuna, con un marito più anziano che mi lascia totale libertà, invece di essere invogliata all’intrigo, preferisco la tranquillità. Comunque decisi di rispondere chiaramente.
  • Beh, onestamente sono molte le confessioni verosimili che mi arrivano… spesso mi pento di non essermi laureata in psicologia. Forse potrei essere veramente utile, però credo che a loro faccia bene lasciarsi andare con quelle storie, e confessarle. Io non giudico nessuno, anzi, chiedo sempre il permesso di romanzarle e renderle pubbliche. Sono felice, perché ho sempre ricevuto tanta gratitudine per come ho trattato gli argomenti, spesso scabrosi, intimi.

Lunga pausa, poi Pier azzardò:

  • Ti dispiacerebbe molto fare lo stesso con me… come se ti scrivessi intendo…

  • Oddio, non sono neanche “suora”, non ho mai raccolto confessioni dal vivo, credo. Cercai di sdrammatizzare, perché effettivamente Pier sembrava sulle spine e non capivo perché. L’uomo adesso aveva la fronte imperlata. Girò la poltroncina verso di me, per guardarmi negli occhi, che però poi subito abbassò.

  • Assia ha tutte le ragioni per essere gelosa, e molto! Ha dovuto perdonarmi una storia veramente brutta…, - iniziò.

4

Ci siamo conosciuti per motivi di lavoro. Lei già vedova, come hai visto bella donna, elegante e dolce, fu subito chiara sulla sua situazione di mamma di due ragazze ai limiti della sbocciatura come donnine. Andammo subito d’accordo, ci innamorammo ma prima di prendere decisioni affrettate, abbiamo aspettato 2 anni. Quando sono entrato nelle grazie anche delle sue figlie abbiamo deciso per la convivenza. Casa grande con 2 bagni, uno solo per le figliole… insomma, cercai di fare tutto al meglio per non mettere nessuno in imbarazzo. Io, personalmente ero stato uno scapolone fino a 42 anni, quindi di figli nemmeno a parlarne. Invece con le ragazze di Assia il rapporto fu subito meraviglioso. Avevano tanto bisogno di una figura maschile e, grazie al mio carattere gioviale, diventammo molto amici… la più grande, a volte, veniva da me per i consigli più delicati, avendo soggezione della mamma. Quando aveva 16 anni, 2 anni fa, questa confidenza andò oltre. Una sera che ero da solo con loro, la madre era fuori sede per un meeting, lei mi confessò che aveva un problema. Intanto, la più piccola, di 14 anni, era già a letto e dormiva. Il problema era che frequentava un ragazzo (io questo lo sapevo) e il sabato prima, tra loro c’era stato qualcosa di più di semplici baci e carezze. Il ragazzo aveva insistito per ottenere qualcosa di erotico da lei, una prova d’amore, insomma; lei era pure in piena tempesta ormonale e non si trattenne… “Così, ci siamo toccati… e…” mi confessò sottovoce sul divano. Volli fare il “grande” così cercai di confortarla, minimizzando, con le solite frasi di circostanza. Intanto, e purtroppo, l’argomento era caldo… così come il suo corpo da gazzella sotto il pigiamino leggero; e purtroppo mi stava addosso; e purtroppo sentivo il calore delle sue cosce e del suo piccolo seno sodo. Insomma, ero a disagio, col cazzo che risentiva di tanta confidenza. Ero in pantaloncini e feci veramente il contorsionista, per evitare imbarazzo e complicazioni. Ma lei riprese: “Sai io l’avevo già toccato, a volte, nella sala buia del cinema, e anche lui mi ha… insomma, lo sai, mi ha fatto l’orgasmo con le dita… lì.” Friggevo incapace di trovare una soluzione… ma lei non si fermò. “Insomma, io non riesco a dirtelo a parole, mi vergogno troppo… il fatto che mi terrorizza è che lui ha fatto un video di questa cosa. Ora non so che fare, lo amo ma ho anche tanta paura… non mi fido completamente.” Scattai, anche per allontanarmi dal suo corpo. Le dissi che era stata molto sciocca… e anche che, se lo sapeva la madre sarebbero stati veramente guai. “O, Pier, è per questo che te lo dico; nemmeno con papà avrei mai trovato il coraggio. Ho tanta paura… ti posso far vedere? Lui me lo ha mandato, felice (dice) di quel meraviglioso ricordo.” Non attese il mio ok, mi porse il cellulare e rimasi impietrito dalla differenza tra la tenera ragazzina al mio fianco, e la libidinosa fanciulla del filmato. In parole povere si vedeva chiaramente lei che lo stava masturbando, in piedi da qualche parte. La cam passava allegramente dal suo viso eccitato, alla manina che, a scatti, faceva uscire la cappella di quel pene giovane ed eccitato. Poi la sequenza si spezzava e, la seconda parte era ancora più eloquente. Lei di profilo, riconoscibile al 100%, che faceva il pompino, evidentemente ritrosa e inesperta… ma non abbastanza da non fare impietrire il cazzo del giovanotto e, devo ammetterlo, anche il mio. La scena durava pochi minuti ma si concludeva con la soddisfatta sborrata di lui, accolto quasi con sorpresa nella giovane bocca della mia figliastra. I fiotti non finivano mai, la faccia e le labbra erano evidentemente coperti di sburro.

Glielo ridissi che aveva fatto un bel guaio. Per tutta risposta, quella matta mi si butta addosso e mi stringe a sé… io sentivo il suo corpicino esile ma eccitante, certo in quel modo lei sentiva sicuramente la durezza del mio cazzo, che non potevo controllare. In lacrime, mi chiese di aiutarla, le promisi di fare del mio meglio. Mi chiese, ancora, di starle vicino ancora un po’, le dava un senso di sicurezza.

Giovanna, la luce era soffusa, quasi buia, ti giuro che non ho calcato la mano ma lei… lei si stringeva a me, era calda, accogliente, dolcissima: quando accostò la bocca alla mia, non riuscimmo a resistere. La baciai prima con dolcezza, sulle labbra carnose, ma un po’ dopo le nostre lingue iniziarono a cercarsi.

  • Che fai… che diavolo stiamo facendo!

  • Ti prego, - disse sussurrando – solo per stasera… ho bisogno di te. Solo stasera: fammi sentire donna. Sono troppo disgustata di questi ragazzini di merda.

  • Ok, calmati adesso… però andiamo a parlare in camera da letto. Se si sveglia la piccola e ci vede, qui succede una tragedia. Lei mi seguì obbediente, tenendomi la mano come una bambina fiduciosa. A quel punto, amica mia, il maschio che era in me divenne incontenibile. Come un drogato, tutto mi sembrava lecito, facile e senza conseguenze. Vedevo solo la donna, in lei. Ci spogliammo… mi distesi e quando me lo prese in bocca persi la cognizione del pudore. Prima la lasciai leccare e baciare, era evidente che aveva paura di “fallire” a causa della sua inesperienza. Ma poi divenni più aggressivo, fui io stesso a inarcarmi per ficcarglielo fino in gola, anzi, per essere più invasivo, le tenni la testolina dai capelli biondi. Mi venne vicino…

  • Ti voglio in me, ti voglio sentire dentro di me.

  • Ma lo sai… non è possibile… oppure, - la guardai negli occhi – lo avete fatto già?

  • No, dentro no… non ancora, ma adesso ne ho bisogno. Mi irrigidii!

  • No, non se ne parla, questo no. – perfino il mio cazzo ebbe un momento di cedimento. Ci bloccammo. Lei si voltò e si mise su un lato, quasi rannicchiata, e la sentii piangere velatamente. Non trovai di meglio che mettermi alle sue spalle e coccolarla. Le presi la manina, me la portai sulle palle, lei si riprese al contatto della mia morbida sacca calda. Poi la mano tornò al cazzo, per saggiarlo, per goderne. Era nuda completamente, io la coccolavo dalla schiena, ma poi scesi giù a carezzarle il culo e le cosce. Era così umida nella fessura delle natiche, si sentiva il buchetto tumido e l’afrore che veniva dalla figa, sicuramente bagnata. Scesi con la testa e, dopo averle dilatato le natiche, iniziai a leccare e succhiare sia il suo culetto che la vulva virginale. Mai saggiato “liquore” così raro… il cazzo sembrava voler esplodere, tanto era in tiro.

  • Stai buona buona… - le dissi, non avere paura e fidati di me. Lei dovette intuire le mie intenzioni, si irrigidì lievemente, ma non mi lasciò. Così risalii per mettermi meglio, l’avevo ormai lubrificata in profondità. Mi bagnai il cazzo con tanta saliva, e poi, lentamente, puntai tra le sue natiche. Ero pazzo di piacere… la mia mente tornò alla mia giovinezza: ricordavo perfettamente che anche io, la “mia” prima volta, venni sverginato da dietro, sul letto dei miei genitori. Pianissimo, con tutta l’anima, cominciai a lavorare il suo sfintere, con passione, delicatezza ed esperienza. Solo per pochi secondi la sentii gemere e scattare di dolore, ma sapientemente mi ritirai e le diedi il tempo di accettare la profanazione. Aspettai il giusto; la sua eccitazione si riebbe, e da quel momento, pur con estrema lentezza, glielo misi tutto dentro il culo. La fanciulla non sapeva cosa l’aspettava, a mio avviso era sorpresa di tanta goduria. Immobile col cazzo piantato nel piccolo orifizio sentii il suo respiro accelerare per l’eccitazione e la manina indagare, da sotto la vulva, per toccarmi le palle e identificare lo spessore del palo che la teneva dilatata. Sembrava eccitata e sorpresa di aver accolto un cazzone come il mio nel suo culetto.

  • Mi fa impazzire, - disse, - è una cosa che … non so, non credevo di poter accettare.

  • Non ti preoccupare, tesoro, sarà bellissimo e poi… e poi mi sarà permesso darti lo sperma tutto dentro, senza paura di nulla.

  • Quindi, - disse con voce roca – si può venire nel sedere?

  • Ma certo, anzi, è una goduria del tutto speciale… anche averla dentro, vedrai.

  • Lo fai anche alla mamma? Imbarazzato ma arrapato le dissi di sì. Poi la feci alzare e, in punta di piedi, raggiungemmo la specchiera dell’armadio. Ci mettemmo di profilo…

  • Chinati solo un pochino, - dissi. La mia figliastra obbedì e spontaneamente si aprì con le dita. Il cazzo entrò in lei senza alcun ostacolo e senza timori. Da quel momento pompai con determinazione, in profondità e, dopo non molto, lei sorpresa, raggiunge l’orgasmo senza nemmeno sfiorarsi con le dita. Continuammo a lungo, la inculai varie volte, in ogni posizione, la leccai, la feci venire con le dita, con la lingua… mentre lei, alla fine, andò in bagno a liberarsi. L’accompagnai premuroso e la sentii cagare l’eccedenza di sperma chele avevo depositato nell’ano, ormai sfiancato.

  • Cazzo, - dissi, - “signor” Pier… secondo me li dovresti scrivere tu i racconti erotici. Non ti nascondo che mi hai fatto accavallare le cosce più volte, con questa storia. Sorrisi, e lui ricambiò con un velo di amarezza.

Non è successo mai più… niente di così scabroso, intendo. Io parlai con il ragazzo, che era uno bravo e facendo valere la mia età, lo convinsi a fare il meglio se veramente l’amava, e così cancellò il video. Purtroppo, qualche settimana dopo, lei comunque non si controllava bene e una volta, in cucina, mi baciò la bocca… inutile dirlo: la madre, dal salotto, intravide qualcosa e si scatenò il finimondo. Ci volle tutto l’impegno per convincerla che era stata una “sciocchezza” legata a una scusa che seppi trovare. Per mesi sono stato come un sorvegliato speciale…

  • Immagino, - dissi io – sono situazioni scabrose.

Ma il problema, quello che non oserei confessare, ma ormai ti sto dicendo tutto… è che ormai, nella nostra casa, ci sono “due” Pier. Come Jekill e mr. Hyde: c’è un Pier che ama Assia ed è fermamente deciso a essere come un padre per le mie fanciulline, ma anche un altro, che non fa che pensare al profumo, l’allure, che si sprigiona da una sedicenne… e come scoparsi la corolla di un fiore, Giovanna, è come profanare una specie di madonna, distruggendo ogni vincolo e ogni tabù. Nell’intimo divento un “animale” in cerca di prede, giovani e tenere… e sono le mie figliastre! Quando fotto mia moglie, divento aggressivo, eccitatissimo e il mio grosso cazzo si ingigantisce, rendendola orgogliosa dei miei assalti. Quello che non sa è che, mentre la “straccio” come un cane arrapato, io penso al culetto profanato delle sue ragazze.

Allora mi guardò, sfrontato! Sì, Giovanna, hai sentito bene. Prima di questa vacanza, avevo cercato per mesi l’occasione propizia per ritrovare quella notte di passione… solo che le spiavo entrambe, perché nel frattempo anche Greta è una sedicenne, anche un po’ più maliziosa della grande, devo dire. Ed è per questo, che una sera, pochi giorni fa, per puro caso siamo rimasti soli per un paio d’ore… ma questa volta, come un predatore malefico, ho fatto del mio meglio per irretirla, per eccitarla, e alla fine, nel cesso di casa, l’ho inculata davanti allo specchio. Non con troppa dolcezza, ma assatanato, e deciso a sborrarle dentro con tutta la forza… e ci è piaciuto. Ecco, ora sai tutto… scommetto che è la prima volta che qualcuno si confessa con te… così, dal vivo.

5

  • Beh, non proprio, ma quasi, - dissi – certo non posso nascondere che mi hai abbastanza sorpresa… che ora abbiamo fatto? – dissi guardandomi intorno. Mi ero un po’ persa in quella storia inaspettata.

  • Ops, sono già le 2, cacchio. – si alzò in piedi, - vuoi mangiare qualcosa.

  • No, grazie, sto bene così, la colazione è stata abbondante…

  • Mia moglie mi ha mandato un messaggio, rientrano alle 16. Poi rivolto direttamente a me, come se si svegliasse dal sonno.

  • Io… io… mi voglio scusare, forse mi sono lasciato andare, ma non saprei spiegarlo, ho sentito l’esigenza di sfogarmi, ho sentito che tu eri la persona con cui potevo dire tutto…

  • Una cosa sola, - risposi, - … e no, nessun problema, va bene. Solo una curiosità: ma la mamma sa di questo secondo flirt con l’altra ragazzina?

  • Assolutamente no, per fortuna… e io ti assicuro che farò di tutto per chiudere con questa mia passione per il culetto…

  • Ah. ah, peccato, - dissi scherzosa ma con un pizzico di malizia – ogni tanto è un vero piacere provare … “l’alternativa”. Rise anche lui: - Che dire… se posso fare qualcosa per…

  • Cazzo, ma sei proprio irriducibile è? – lo vidi scartare all’indietro, quasi arrossendo per quella avances inopportuna, ma io a sorpresa aggiunsi, - se vieni a vedere la mia casetta, ti posso offrire un altro goccetto di caffè dalla macchinetta. Mi guardai intorno per controllare che fossimo soli, poi, senza aspettare risposta, rientrai e lo lasciai di stucco, a decidere sul da farsi. Ma credevo di aver capito bene Pier: superato un certo limite di “sopportazione” scattava in lui la potenza dell’arrapamento. Quando sentii che era entrato, gli dissi dal bagno:

  • Prendi pure il caffè… oppure nel frigo ci sono “cose”. Io mi devo dare una sistemata. Feci una doccia veloce, mentre Pier, prima sbirciava, poi si piazzò di fronte per non perdersi lo spettacolo. A mia volta, senza battere ciglio, cambiai l’assorbente interno, devo dire con voluttà, visto che lo feci con la gamba alzata, poggiando il piede sul bidet. Sarebbe stato stupido tornare indietro, avevamo quasi 2 ore, ed io ero nuda, di fronte a lui. Mi avvicinai e gli offrii i miei seni abbondanti, con quei grossi capezzoli che tanti lettori mi ammirano. Poi ci baciammo, fino a quando, abbassai io stesso il suo pantaloncino e gli trovai il cazzo in tiro. Era bello, grosso e lungo. Tra me e me capivo il suo successo a letto. Mi inginocchiai per succhiarlo. Insomma… che volete? Mio marito ormai è anziano e poi lui è felice se sa che ho vissuto altre storie, almeno lo dice sempre. Quindi che cosa potevo fare se non offrire al mio amico un po’ della mia abilità di donna matura? Il bocchino gli piacque perché sentii che il suo cazzo si inturgidiva e puntava sempre più verso l’alto. Quando lo sentii bello pronto, mi voltai e mi appoggiai al tavolo del tinello. Pier, ancora sconvolto dall’avventura inattesa, disse:

  • Sei una meraviglia…

  • Sicuro che i miei fianchi da matrona ti piacciono quanto i culetti che rompi in famiglia?

  • Tu… tu mi fai venire voglia di sfondarti come un cane eccitato.

  • Dai… allora… approfitta, ti garantisco che è una vera rarità, e raro che io mi conceda senza mio marito in giro.

  • Ma… scusami… se hai le tue cose… io, ecco… che faccio? Ti posso inculare?

  • E secondo te? Bagnami bene però, è tanto che non lo prendo. Socchiusi gli occhi e mi appoggiai al tavolo, come una giovenca in posizione per il Satiro. Pier non lo doveva sapere ma ormai aspettavo… aspettavo di essere aperta da lui e, aspettavo, con trepidazione, proprio quel primo, implacabile, sofferto, momento iniziale, quando entra la capocchia e ti spacca letteralmente in due.

Come sempre un racconto eccitante da far rizzare il cazzo e non poteva avere una conclusione migliore che assaggiarlo anche tu, complimenti
grazie mille
Ora chi me lo lecca?
Certo è un bel problema

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