Mio marito mi fa fare dall'anziano

  • Scritto da Giovanna Esse il 20/09/2021 - 06:15
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Dedicato a quelle Api che riescono a essere Regine pur senza ricorrere ai sotterfugi, alle bugie e alla vergogna.

Questo è un esperimento narrativo!

Queste sono solo alcune ore, delle semplici ore quotidiane, passate da una signora, una qualunque tra altri milioni di donne… la signora in questione sono Io. E adesso preparatevi a entrare nella mia mente per vedere e per sentire come vedo e sento Io. Accomodatevi…

Ho riservato per Voi un posto d’onore, proprio nella cabina “del comandante”, Io. Vivrete con me le mie stesse esperienze e proverete i miei stessi sentimenti… siete pronti?

Allora: buon viaggio, si parte!

1

Sono le 16,30 di un classico venerdì di fine autunno. Naturalmente pioviggina, e la pioggia, invece di ispirarmi scene bucoliche e pomeriggi romantici, mi ricorda che sta là fuori, pronta, in agguato. Pozzanghere, freddo, schizzi fangosi dalle ruote degli automobilisti villani e strafottenti. Folate di vento, che arrivano improvvise, ti aggrediscono e ti spezzano l’ombrello rendendolo inservibile.

Siamo nel mio ufficio; settimo piano; un salone squallido e deprimente… definito, con fantasia: Open Office. Nella realtà: un Lager.

Siamo in piccole celle basse, biposto, saremo una quarantina, stipati come api in un alveare… c’è la crisi! Una crisi inventata che permette agli “squali” di imbrogliare e di approfittarne senza scrupoli, speculando sui loro stessi, madornali errori… ennesima “camorra”, di tutte le mille associazioni a delinquere, di cui, le più pericolose, sono quelle istituzionali: Banca Generale, Equitalia, Politica…

– Porco! Puttaniere… merda… ti rovino! – è la mia vicina “di banco”, Silvana, che minaccia qualcuno dal telefonino, è concitata e rossa dalla rabbia. La poverina non può alzare troppo la voce, quindi è ancora più incazzata e suda per il parossismo. Di sicuro litiga, per l’ennesima volta, con Alfio, suo marito.

Fare educatamente finta di tapparsi le orecchie non servirà… poco dopo, mi assale per l’ennesima volta, con la stessa, patetica storia, una delle tante.

– Quel porco! E’ solo il primo mese che siamo separati e già non mi vuol dare i soldi… cane! – Ora che si è lasciata un po’ andare, piange sommessamente. – Però sai dov’era, adesso? La merda era in macchina con la puttana extracomunitaria: stanno raggiungendo la Puglia per il week end… Porco e Puttana, insieme… – si soffia il naso rosso – ed io e i ragazzi a casa, senza soldi. Problemi e sacrifici. Ah, no! Cambio avvocato… –

Che palle. Le storie come la sua non si contano più e la trafila è sempre la stessa. Io che le sono stata al fianco per quattro anni, so cosa ha passato e sta ancora passando. So pure che le colpe non sono solo di Alfio.

Quindici anni di matrimonio; casa attaccata ai genitori di lei; una suocera invasiva, onnipresente e Silvana, che dopo sei mesi di matrimonio, era ritornata a fare la teen ager. La madre pensava a tutto, il padre, pensionato, si occupava di ogni faccenda: il prezzo da pagare, però, era la perdita totale della loro privacy.

Dopo un anno di matrimonio, sperimentati tutti i giochi e passatempi di una coppia felice, mangiavano e bevevano sempre dai suoceri, trascorrevano i week end insieme, fuori. Era come vivere in vacanza: il paese di Bengodi. però… nessun progetto comune, nessuna lotta, nessuna conquista.

Durante il secondo anno arrivò il primo figlio, poi il secondo.

La suocera definì tutti i ruoli, gli impegni e le responsabilità.

Fine della vita di coppia e del divertimento.

Silvana nel tempo libero a cazzeggiare con le amiche, la partitina, la cena… i regali di Natale, il Battesimo di Tale…

Dopo dieci anni, non si faceva mancare nemmeno qualche corteggiatore. Non saprei fin dove si era spinta ma di certo le piaceva giocare, come a tutte, del resto.

E Alfio? Relegato sul divano a guardare le partite, a cambiare i-Pod, a scegliere il SUV: il più grosso al minor prezzo!

Alle prime crisi, il loro rapporto già logorato dalla noia e dalla sopportazione, s’incrina definitivamente e… sorpresa: quando, Silvana si accorge che il marito se la intendeva con una russa che faceva le pulizie part-time, scoppia lo scandalo, la tragedia.

Ora, andare in escandescenza perché un uomo di trentotto anni cerca di fare all’amore, mi sembra anche un po’ stupido, se non ipocrita. Sapevo perfettamente che i rapporti matrimoniali erano stati sempre più sporadici, senza passione e noiosi, fino a che lei confessò di non provare più niente, fisicamente e che lui, non la cercava più.

Eppure… questo non rappresentò un campanello d’allarme ma un ulteriore elemento di distacco: Alfio veniva sempre più relegato e la sua presenza in casa divenne del tutto indifferente per la moglie, in tutt’altre faccende affaccendata: casa, lavoro, pettegolezzi e Facebook.

Ma qui comincia il mio dramma: Silvana rompe le scatole a me, a me che non posso nemmeno mandarla a cagare, renderei ancora più astiosa e pesante l’atmosfera, in quel carcere sovraffollato e puzzolente dell’ufficio.

2

Sono le cinque: via!

Non mi aspetta il paradiso, fuori, ma almeno mi libero dalla voce lagnosa della collega.

M’infagotto, come al solito: abbigliamento anti-sommossa.

Stivali bassi, sicuramente di plastica, cinesi, che resistono a tutto. Collant pesanti sotto il jeans aderente, unica concessione alla mia femminilità, compressa e repressa.

Il mio bel culo è da sempre oggetto delle dissertazioni dei colleghi più maliziosi e, nonostante i maglioni da militare, non potevo nascondere la quarta abbondante di seno: anche in quel caso i commenti si sprecavano.

Metto il giaccone nero, la borsa a tracolla. Scivolo fuori; seguo l’onda di impiegati che straripano dal palazzo.

Ad aspettarmi, solo la pioggia. Saluti frettolosi, qualche ciao, il coglione di turno che ci prova:

– Ciao cara… un passaggio? Un massaggio? Ah ah… – lascia con piacere che lo mandi “affanculo”, tanto già lo sa che finisce così.

Attraverso i pochi isolati che mi separano dalla stazione degli autobus, sempre più sola, temo, come al solito, di essere aggredita; il pericolo di poter passare un guaio per pochi euro è sempre in agguato nella grande città degradata.

La solitudine temporanea viene compensata, pochi attimi dopo, da un vero bagno di folla, anche troppa. Infatti, siamo in tanti: gli ombrelli s’incastrano, ci si spinge nella ressa per cercare di occupare un posto. Impossibile!

Ma non mi lamento, già è tanto trovare il mio bus, senza scioperi, guasti, ammutinamenti o cortei improvvisati. Intorno luci, stridori, traffico bloccato: la pioggia rende la gente più insofferente del solito.

Non vedo l’ora di tornare a casa: una settimana passata così è pesante, poi i mesi e i mesi che diventano anni, tristi, monotoni, bui.

Cerco il telefonino, metterei le cuffiette, almeno potrei ascoltare un po’ di musica: niente, ho dimenticato di caricarlo. In cuor mio spero che Dario, mio marito, non s’incazzi scoprendo che, come al solito, sono irraggiungibile.

Non è geloso, ma non tollera l’uso che faccio del cellulare.

– Cazzo, non capisco – diceva – ma ti rendi conto che se capita qualcosa, non posso avvisarti? –

Ma che ci posso fare? Proprio non riesco ad abituarmi, lo dimentico completamente.

Inutile cercare di leggere: il bus è talmente affollato che le mani non sono libere di muoversi. Tra frenate e sobbalzi, riusciamo, alla meglio, a raggiungere l’autostrada. Non saprò mai se un ragazzo cerca di tastarmi il culo o, se quel turgore che sento dietro, è il suo cazzo, eccitato. Forse è solo l’ombrello, penso. Sono troppo rassegnata e stanca per controllare o provare emozione.

Arrivo abbastanza tardi al capolinea, piove ancora… l’ombrello quasi inservibile.

Trovo, tra i fari, la macchina di Dario e mi ci infilo, quasi fradicia. Lui, è un po’ sul “nero”… lo è sempre quando deve incrociare mia madre, infatti so che poco prima ha portato la bambina dalla nonna.

Ci salutiamo con un bacetto freddo sulla guancia.

– Come al solito: hai il cellulare come optional… potevo venirti a prendere ma niente da fare! –

– Sei matto? – rispondo accomodante e, soprattutto, stanca – col traffico che c’era al centro non ne uscivi più… –

A casa mangiamo qualcosa.

TV sempre squallida, invedibile: solite stronzate, terrorismo psicologico, minacce, crisi.

Sorrido tra me con amarezza:

– Non ti suona strano? Questi banditi che si fottono milioni di euro e in pochi anni si piazzano in pensione con venti, trentamila euro al mese, sono “tanto” preoccupati… per la situazione economica. Molti di noi, che guadagniamo quanto loro spendono per il cane in un anno, potremmo vivere più tranquilli se ogni sera non ci minacciassero con le loro falsità.

Dario ascolta distratto, non risponde, grugnisce.

Avrei bisogno di una doccia ma prima sistemiamo la cucina. Controlliamo il rubinetto appena riparato… la lavastoviglie si è rotta e il tecnico non ha ancora nemmeno risposto al telefono. Preferisco soffrire ancora un po’ ma cercare di essere libera il giorno dopo… sabato. “Quel sabato”!

Il cuore aumenta impercettibilmente i battiti e le tempie pulsano… i miei umori si fanno caldi nel basso ventre. Verso mezzanotte, riesco a trascinarmi a letto…

Dario è quasi addormentato, spengo la luce e crollo vicino a lui, confortata solo dal pigiamone di pile, fucsia, un po’ sbiadito. Ai piedi un paio di “robusti” calzettoni grigi… quella giornata, una come tante, era passata, finalmente!

3

Una delle piccole sorelle si stacca dal gruppo delle Fate Campanelle, dai vestitini succinti di mille, delicati, colori. I veli trasparenti non coprivano le forme deliziose delle piccole, aggraziate creature. Lo spazio intorno a loro era luminoso all’inverosimile e tinto di rosa. La fatina aveva in mano una bacchetta troppo spessa per la sua manina, eppure riusciva a sostenerla. Aveva piccole ali, da farfalla, rubate di certo ad un libro di fiabe infantili… Ma la fata era impertinente: Svolazzava intorno a me e con la bacchetta mi toccava sempre nei punti più eccitabili. Mi picchiettava sui capezzoli, ad esempio, e insisteva, finché non riusciva a inturgidirli. Lo stesso bacchettare ripetuto, lo rivolse poi al mio monte di venere… e spingeva, e frugava: doveva essere proprio una stronza, come Fata.

Riprendo lentamente conoscenza… la fata svanisce, ma il suo posto viene preso dalla mano di Dario che si intrufola tra le mie cosce, dopo essersi fatto strada nei pantaloni del pigiama.

Languidamente socchiudo gli occhi, la luce esterna mi avverte che l’alba è passata da poco; il primo sole, con le sue dita rosee, sta tamburellando sulla barriera di tapparelle ancora abbassate. Gli uccellini, fuori, cinguettano al nuovo giorno… oppure, a un giorno nuovo?

La nostra stanza è calda e accogliente, Dario al mio fianco mi coccola, più amorevole e sensuale che mai. Quando percepisce che le sue carezze sono gradite, continua a cercarmi tra le lenzuola, toccandomi e massaggiandomi il corpo nei punti più eccitabili e intimi.

Mi sistemo sorniona sul materasso.

– Aspetta. – sussurro e raggiungo il bagno adiacente. Uno sguardo veloce allo specchio… meglio restare in penombra, mi dico!

Abbasso il pigiama, non ho le mutandine e nemmeno ci penso a metterle… faccio una lunga pipì rumorosa, so che lui sente lo scroscio della pioggia dorata… lui dice sempre che gli basta pensare che quell’acquazzone sgorga direttamente dalle mie grandi labbra per far sì che il cazzo divenga duro come una colonna di granito.

Mi lavo i denti rapidamente. Ci tengo a non avere cattivi odori durante l’intimità. Naturalmente non mi lavo la figa, so che gli piace giocare con i peli bagnati e sentire l’odore forte della mia urina sulla bocca.

Torno a letto ma, prima, il pigiama lo tolgo del tutto, resto nuda, con i soli calzettoni da bolscevico.

Dario aspetta, è veramente già eccitato:

– Buon giorno, Regina – dice allegro – oggi è sabato, ricordi? – Sorrido ammiccante… e come potrei dimenticarlo? Sono mesi che aspettiamo.

Mi stendo beata e lui si sistema al mio fianco, fa in modo che contro l’anca io senta la pressione decisa del suo membro duro.

Mi accarezza languido la pancia e i seni, aspetto che lo faccia… e infatti eccolo, a frugare con le dita tra i peli della vagina, pieni di gocce, se le porta alla bocca leccandole; fa schioccare la lingua per la piacevolezza del gusto dei miei sapori. S’avvicina, vuole baciarmi… pure io ho imparato ad “apprezzare”.

Quando mi eccito, gli odori penetranti del corpo, mi fanno andare su di giri… orina, sperma, smegma, acquisiscono tutti un profumo discinto, lascivo… estremamente intimo.

E le mie porcate, alla presenza di uno degli odori, mi tornano subito in mente quando sono tra la gente, chiusa nella mia corazza di indifferenza… “Sapessero” penso tra me, cosa ho preso in bocca e poi bevuto, stanotte…

Dario mi accarezza e mi rende languida, i miei pensieri mi fanno bagnare la vagina, anche se lui non me la sta toccando più… ora capisco il suo gioco.

Pian piano mi ha insegnato come fare a meno di lui… all’inizio non era facile, ma poi ho imparato a lasciarmi andare come fossi veramente e completamente sola… allora lui assiste, in diretta, alla mia masturbazione “segreta”, a cui nessuno potrebbe assistere mai.

Ecco, chiudo gli occhi e lascio scendere la mano sotto la pancia, come al solito; passo sulle grandi labbra rapidamente, ma raggiungo il buchetto del sedere, ne saggio la consistenza e la strettezza, mi concentro per rilassarmi e renderlo cedevole, poi ci affondo l’indice e il medio, nella loro interezza.

E’ come pigiare su un interruttore, premo e un campanello sale al cervello e mi arrapa, subito. Le dita mi affondano nell’ano mi sento subito più puttana, più disponibile.

E’ innegabile, quel culo cedevole, nasconde tante profonde pressioni che mio malgrado e contro ogni logica, mi sono sempre piaciute… anche le più violente, dolorose e crudeli. Mi hanno poi lasciato un ricordo eccitante, un segno indelebile.

Sussulto nel letto! Adesso mi sono penetrata anche davanti, lui lo capisce e mi carezza languidamente i capezzoli, inviperiti.

Ecco, ora sono pronta a masturbarmi con dolcezza e determinazione. La mano sale e, mettendola a coppa, mi contengo la vagina mentre, dalle grandi labbra, già fuoriesce una lieve umidità calda. Allora Dario, al settimo cielo, mi si avvicina ancora di più e comincia a sussurrare una storia che conosco già…

4

– E quindi, ti ecciti lo stesso? Non provi nessuna vergogna ad arrapare per una situazione così? –

Mi faccio rossa ma gongolo a sentirmi svergognare…

– Ti rendi conto, hai accettato la corte di uno che nemmeno sai com’è fatto? Un vecchio; ricordi la settimana scorsa, al telefono? Lo ha detto chiaro: per essere certo di avercelo duro prenderà del viagra. E tu, non contenta, me lo hai anche passato al telefono! Ti pare la cosa giusta da fare? Quello, dall’altro lato della cornetta dice di chiamarsi Francesco e che aveva fatto delle chat con te… per settimane, fino a quando con le tue parole lo hai indotto a masturbarsi! Non ti vergogni di avergli mandato le tue vere foto, intime… erano solo nostre, private, invece… ti sei infoiata come una cagna in calore e ti sei esibita per un estraneo.

Le ho viste le foto nelle mail: i seni… la vulva… le dita che aprivano la fessura. –

Intanto le mie dita mi lavoravano il clitoride, e spesso affondavano in figa. Piccole correnti di piacere mi attraversavano il corpo, mentre ogni tanto sussurravo un “Siiii!”, ammettendo ogni colpa davanti a mio marito.

Avrei tanto voluto essere chiavata, in quei momenti, ma sapevo che quello era solo il preludio, l’inizio di una giornata molto intensa.

– Francesco mi ha raccontato tutto, ricordi? E dava anche degli ordini: comandava! Ti impose di tenermelo in bocca, mentre parlavo con lui. Ed io chi sono, nessuno? Per metterlo a mia moglie devo aspettare che un altro me lo conceda? Non provi niente per tutto questo? –

“Cazzo!” penso mentre mi faccio sempre più calda “Cazzo, se “provo qualcosa”… ohhhh, sì che provo qualcosa, amore, provo la voglia di essere una puttana che prende cazzi alla rinfusa.”

Lui mi incalzava, vedendomi eccitatissima.

– Mi ha detto che tu volevi essere scopata da lui, e che io lo dovevo sapere, inoltre mi ha chiesto se te lo saresti fatto mettere indietro. Non sapevo che pensare, ho detto va bene, per me va bene, se per lei non ci sono problemi… puoi fartela!

Poi te l’ho chiesto, ricordi? Esplicitamente, mentre mi succhiavi l’uccello, che l’uomo al telefono, il vecchio, mi chiedeva il permesso di farti il culo… e tu, come una troia, non ti sei ribellata.

Poi Francesco chiese anche di telefonargli, voleva sentire i suoni intimi del nostro accoppiamento.

Così, lo facemmo. E tu niente…

Tu hai visto il suo cazzo in foto? Ti è piaciuto? –

In questi momenti mi è difficile gestire la voce ma riesco a dire sì, sibilando e sbuffando: il primo orgasmo di questo sabato sta per raggiungermi.

– E la telefonata? Che puttana; nemmeno allora hai provato nulla… nessuna remora, nessun senso di colpa.

Quello lì, ci ha fatto sentire tutti i particolari di come si smanettava il pene. Infatti, ascoltammo i battiti del cazzo sulla pancia, per quella sega dedicata a te. Volle sentire il suono della tua pompa, però, e tu… lo prendesti ancora più in fondo, facendogli sentire il rumore di come in certi momenti, ti soffocasse.

Sentendosi autorizzato dalla tua esibizione, senza mezzi termini, disse che avresti dovuto fargli lo stesso bocchino, davanti a me che guardavo impotente. Poi disse: “Adesso chiavala, dille di mettersi come una pecorella, io sono con voi; tra poco sborro… ho tutte le foto di tua moglie stampate, è una gran figa! Pensando che la chiavo io, adesso schizzo sulle foto… lei lo sa come faccio. Una volta, con la webcam, ha voluto vedere il pene che eruttava lo sperma. Non lo sapevi?”

Infatti, io non sapevo niente… tutte quelle porcherie dette e fatte me le hai confessate dopo, quando candidamente mi hai raccontato tutto… anche che desideravi che scopassimo in tre con quell’uomo mai visto. –

Sono tutta sudata, le dita, due, tre, affondano senza incontrare resistenza nella sorca bagnata, non riesco a rispondere, ho voglia di cazzo… raggiungo quello di Dario… ha la forma di un grosso fungo, con la cappella in evidenza. Lo prendo con la mano libera. Lo stringo nel pugno come se volessi strapparlo e infilarmelo dentro.

Sto per venire, Dario lo sente, non molla i capezzoli, ora, oltre a carezzarli, li succhia avidamente. La cosa che mi arrapa di più, è sapere che quel giorno ne avrò avuti ben due a disposizione, desiderosi di me, di affondarmi nelle parti intime. Wow… non ce la faccio a resistere, devo venire.

– Allora, sei mia moglie, o la puttana del vecchio? Che fai se vuole chiavare sul serio? Ti tiri indietro? Prima o poi lo tirerà fuori, ne sono certo, e vorrà depositare il suo sperma da qualche parte… dentro di te…

Che fai? Lo accogli? E io? Dovrò aspettare finché mugola di piacere, come un maiale…? Quei suoni da porco, come la settimana scorsa. Gli parlavi come se niente fosse, gli raccontavi dei colpi che prendevi… appena gli dicesti che lo avevo estratto per venirti sul culo, impazzi! lo sentimmo insieme mentre ansimava e gridava: “Vengo, sborro… oh… quanta, quanta… è tutta per te… per voi!”

Come resistere? Eccomi, vengo, vengo come fossi da sola con le mie fantasie più perverse, ma non sono da sola, c’è Dario arrapato, al mio fianco e ci siete voi, lettori… che condividete le mie emozioni, e questo rende il mio orgasmo qualcosa di unico e irripetibile.

5

Sono quasi le dieci; ho dormito ancora; che delizia: oggi la giornata è del tutto diversa, non piove, anzi, un bel sole limpido rallegra la giornata.

Mi stiracchio. Mi sento bene, da basso arriva l’odore del caffè appena fatto.

Dario entra un attimo dopo… è fresco, rasato, sorridente. In un piccolo vassoio una tazza di caffè, come solo un napoletano “verace” sa fare. C’è anche dell’acqua fresca, come piace a me. Gongolo: su un fazzolettino, alcuni fiorellini semplici, appena colti in giardino.

– Tesoro, buongiorno, – dice, con uno sguardo tenerissimo pieno d’ amore – sei bellissima! –

– Menti spudoratamente – gli rispondo, sarò un disastro, mi passo la mano tra i capelli arruffati – sarò un mostro, gonfia e brutta! –

– Che scema, senza trucco sembri una ragazzina… sei troppo invitante, amore – mi osserva e mi valuta – anzi sai che ti dico, se vuoi lasciamo perdere tutto e ce ne stiamo tutto il giorno abbracciati… senza fare un cazzo! –

– No – rispondo decisa – so che ti piace, e lo voglio anch’io… è così difficile trovare la persona giusta… – era vero.

– Comunque restiamo d’accordo… un solo segnale di insofferenza e mandiamo tutto a monte, in qualsiasi momento. –

– Ma certo amore… vedrai, andrà tutto bene. – sorrido, e sento un calore dentro di me. Mi inebria parlare di una cosa così perversa, semplicemente,come se stessimo decidendo di comprare o meno, una bottiglia di vino.

Questa è la parte più bella, più sottile, più lacerante, del nostro rapporto, del nostro vivere l’erotismo: una complicità estrema… e, nonostante quello che si potrebbe pensare, restiamo una coppia.

Anche se andassimo da soli con un’altra persona, noi siamo una coppia, e godiamo nel condividere ogni emozione.

– Va bene amore; allora esco, a tra poco… – mi bacia sulle labbra, ma poi non resiste e mi infila la lingua vogliosa tra i denti.

Lo conosco bene, so che vivrà queste ore in un continuo stato di sovreccitazione… elettrico e pronto!

Dopo il caffè, prendo qualche biscotto, poi controllo il cellulare, infine vado a dare uno sguardo nell’armadio.

Sarà una giornata da regina, devo prepararmi in maniera adeguata.

Le calze di seta sono in ordine ma, per sicurezza, ne prendo un paio nuove; il color carne è sempre il più eccitante, soprattutto per gli uomini maturi… Secondo me li riporta al passato, quando sbirciavano le gambe di cugine e zie e si masturbavano fino allo sfinimento.

Niente reggicalze, per l’occasione mi sono cucita da sola due giarrettiere “casalinghe” con della fettuccia elastica lievemente operata, ci raccolgo la calza intorno… ha un effetto mozza fiato, dice Dario.

La gonna sotto al ginocchio un po’ svasata e la camicetta a quadretti, creano un effetto sconvolgente di “quotidianità”. Soprattutto quando i rapporti diventano molto movimentati, questi accostamenti stridenti, caserecci, mi rendono discinta, aggiungono una perversa nota di squallore alla scena… e il mio Dario impazzisce.

Mi preparo anche slip e reggipetto di ricambio, so per certo che ciò che indosso all’inizio, arriverà alla fine in pessime condizioni… come minimo spennellato di “crema virile”.

Mi piace tanto quella fase, quei preparativi… di ogni oggetto intuisco l’utilizzo erotico che ne faremo da lì a poche ore.

Quell’abbigliamento inanimato, abbandonato sul letto, avrebbe preso vita, diventando una delle cause scatenanti dell’eccitazione in tutti noi…

Alle undici arriva l’estetista. Mi piace farmi depilare all’ultimo momento, così la mia pelle appena appena irritata ma totalmente priva di peli, assume una consistenza infantile al tocco e, probabilmente per le sollecitazioni della ceretta, diviene leggermente più calda del normale.

Maria nota tutto l’abbigliamento preparato sul letto e in bella mostra, ma non dice niente… Non capirò mai se la ragazza ha tendenze lesbiche, ma di certo, tratta il mio corpo con passione e mi fa sempre tanti complimenti.

Apprezzo in lei il fatto che, pur restando una “paesana” nell’insieme, si tiene sempre aggiornata e all’avanguardia nella sua attività.

– Beata te, – dice – il tempo non passa… sei bellissima. – poi posando la mano sul mio ombelico – e che pancia piatta, ma come fai? –

– Lo sai, è solo questione di metabolismo, per fortuna il mio ha l’accelerazione di un’auto da formula un0… digerisco velocemente, anche se mangiassi tanto… ma io, lo sai, non sono particolarmente golosa. – poi aggiungo – No, la cosina non la facciamo, segnami solo il giro degli slip… – sorrido – la voglio in ordine, ma pelosa. –

Lei non commenta; mi piacerebbe sapere cosa pensa di me.

Mi sento onnipotente in questo tipo di giornate; per un attimo ho voglia di confidarle tutto, anzi, di gridarlo:

“ Lo sai, ragazzina? Io sono una porca… tra poco servirò due uomini, contemporaneamente. Questa figa che tu stai depilando, si slargherà fino all’estremo, riceverà migliaia di colpi, fino a bruciarmi per l’uso eccessivo. Vorrei che tu mi vedessi, quando in ginocchio tra loro, prendo in bocca i cazzi e li succhio, assetata di sesso.” Naturalmente non dico niente.

Mentre Maria mi massaggia con una crema delicata e fresca, mi osservo allo specchio… niente male per una che si avvicina ai quaranta.

I capelli castani, tendenti al rosso, scendono ben oltre le spalle, accompagnano ondeggiando i miei movimenti, il fisico è perfetto, nonostante gli anni. I seni sono grossi, sono sempre stati pesanti; il reggipetto non lo tolgo mai… e l’effetto è senz’altro gradevole per colui che ha la fortuna di vedermi. Posso liberare le bocce, affinché siano ben baciate e godute, e pure per farli sbattere sotto di me, quando mi prendono mentre attendo, china.

Il culo è molto pronunciato, ma i fianchi e la pancia sono asciutti, nonostante la gravidanza, che non mi ha gonfiata. Le ginocchia solo accennate, non ossute insomma, e piedini sfilanti… estremamente piccoli rispetto al fisico e all’altezza: e sì, faccio proprio un bel regalo ai miei “sudditi” quando mi concedo loro.

E’ solo una scelta precisa, tutta mia: sono io, la Regina, a scegliere di far felici proprio loro. Dario è il mio uomo, e lo amo, l’altro, quello di oggi, è abbastanza anziano… sono io che regalo loro questo piacere, per mia concessione… se uscissi per strada potrei permettermi ancora una vasta scelta di pretendenti, viste le occhiate e le proposte che ricevo.

Però, detto tra noi, i giovani di oggi sono tanto superficiali, grossolani, tolgono ogni piacere al corteggiamento. Gli uomini maturi, invece, apprezzano particolarmente e con garbo i mie doni… anche se, a volte, mi vien voglia di un membro assai grosso e durevole, fresco e giovane.

Chissà, penso… vedremo… sono quasi certa che, quando deciderò, non sarà certo Dario a fermarmi. A lui piace tanto giocare così…

6

Sono pronta.

Abbigliata in stile anni settanta, molto semplice, le calze vintage creano un effetto devastante; me ne accorgo dalle occhiate di Dario.

Le scarpe a mezzo tacco, nere e lucide, mi stanno divinamente e aggiungono quei cinque centimetri che slanciano meglio la mia figura.

Dario mi apre la portiera, la macchina profuma di pulito.

Salgo al mio posto mostrando le gambe, la visione delle calze sulle cosce, trattenute alla meglio dalle molle demodé, nascoste oltre il ginocchio, gli fanno sussultare il pene… lo conosco.

Non commenta ma montando al posto di guida, mi chiede:

– Tesoro, hai preso i profilattici? –

Annuisco. E’ deciso!

Se ci piacerà la situazione e la persona, la scopata è sicura: niente tentennamenti.

Ribadiamo alla svelta i nostri accordi. Se l’uomo verrà accettato da me, la Regina… dopo colazione chiederò a Dario un fazzolettino; se me lo porge subito, vuol dire che, per lui, è tutto OK, che possiamo procedere; al contrario, se avrà notato qualcosa che non va, mi inviterà ad andare a cercarli in macchina. Significa che dobbiamo parlare, da soli.

Se tutto procede liscio, se l’esame del signore passerà la prima fase, quando saremo fuori, invece che davanti, salirò direttamente dietro, al fianco di Francesco (questo dovrebbe essere il suo nome), per familiarizzare… poi… e poi, si vedrà!

Alle tredici precise, all’edicola della Stazione Tiburtina, Francesco si fa trovare puntuale. Ha preferito venire col treno. Con lui l’accordo è: ci incontriamo solo per conoscerci e valutare la nostra disponibilità ma quasi certamente non faremo niente. Colazione a tre. Scambiamo idee e impressioni ma il sesso, se ci sarà… sarà, quasi di certo, per la prossima volta.

Scendo da sola, lo riconosco dalla Settimana Enigmistica che ha in mano e dalla descrizione sommaria che ha fatto di sé stesso. Un aspetto comune, leggermente sovrappeso, non è altissimo; i capelli sono brizzolati, sessantenne ma la cosa non mi disturba, anzi… E’ vestito bene, curato, ma senza ostentazione, nell’insieme ha un aspetto signorile.

Quando mi avvicino a lui, mi osserva perplesso… mi sbircia dimostrandosi sinceramente sorpreso; in realtà, non conosce il mio viso… ha visto solo delle foto delle parti intime intime.

– Salve. – dico – Francesco? –

– Sì, ma lei è… – dice perplesso, poi sorride – Non è possibile! Possiamo darci del tu? –

– Certo, mi pare che ci conosciamo “abbastanza” – sorrido anch’io. Mi aggiusto i capelli con la destra, un gesto abituale.

Mi stringe la mano, è emozionato:

– Ma sei stupenda, giovanissima… io, sono veramente abbagliato. –

– Dai, – dico – basta complimenti! Sono con Dario, abbiamo la macchina qui… vogliamo andare? –

E lui avviandosi al mio fianco dice:

– Solo se mi permetti di vedere i tuoi documenti, voglio assicurami che tu non sia minorenne… –

Rido. Intanto stabilisco che è simpatico… e pulito: ottime caratteristiche per un candidato!

Dario, correttamente, scende, saluta stringendogli la mano, tutto avviene in maniera formale, ma non mi sfugge l’attimo in cui gli occhi dei due “maschi” si incrociano, si studiano per meno di un secondo, guardandosi l’anima l’un l’altro.

In macchina parliamo del traffico, dei treni, poi Francesco non rinuncia ad un affondo:

– Vi devo confessare – comincia – che sono veramente esterrefatto. Siete due persone stupende… – poi, più crudo: – Se Dario permette, poi, tu sei uno schianto, mi hai lasciato veramente senza fiato… quando mi hai “abbordato”, alla stazione, non riuscivo a credere che fossi tu. Credevo che fossi una studentessa che desiderava un’informazione. – sembrava sincero. Il tono della voce palesava ammirazione nei miei confronti.

– A parte la tua bellezza, mi sarei aspettato calze nere, trucco pesante… invece, chi ti trovo? Una ragazza che potrebbe essere mia nipote, vestita per andare al supermercato… spero di non fare una gaffe, spero di riuscire a esternare la mia sorpresa e… quanto ti apprezzo. –

Ci fermiamo presso un ristorantino che conosce Dario… una trattoria semplice, dove si mangia pesce eccellente, prendiamo solo dei secondi e il contorno.

Francesco parla, parla, ma non mi stacca mai gli occhi dalle cosce, però resta educato e non si permette alcuna confidenza.

Ho appena bevuto un po’ di vino frizzante. Non sono abituata ma l’alcool che inizia a scorrere nelle vene mi rilassa e mi dà calore. Provo a fantasticare su di lui, a immaginare cosa mi potrebbe succedere, dopo. Lo guardo e cerco di figurarmelo nudo, divento curiosa del suo cazzo.

Sono proprio io a stuzzicarlo, toccandogli il piede col mio. Francesco fa finta di niente… non so cosa pensare: vorrà davvero andare via subito o desidera restare, per provarci con me? Gli piaccio davvero; mi desidera o mi teme?

Vorrebbe pagare il conto, ma Dario lo redarguisce:

– Il prossimo saremo tuoi ospiti! Non temere… e non pensare che lei mangi sempre tanto poco… ah ah! – sorride e si alza, facendo in modo di lasciarci soli.

Prendo l’iniziativa: – Allora, che ne pensi? Pensi che ti farebbe piacere incontrarci ancora? –

– E’ strano – dice – questa domanda dovrei farla io… sono solo un “vecchio” per te e anche Dario è un bellissimo uomo… sono io ad essere fuori posto, credo. –

Sorseggia l’ultimo goccio di vino. Ha bevuto pochissimo:

– Sarebbe la prima volta che la Principessa chiede al ranocchio se le piace… – sorride, credo fosse sicuro che la cosa finisse lì.

Divento lievemente languida:

– Beh, lo sai, a volte le favole si avverano. – dico aggiustandomi i capelli. Lui non è stupido:

– Anche subito? – chiede malizioso.

– A te andrebbe? – chiedo, cercando di sembrare un po’ troia.

– Se non svengo, adesso… Sì! Ma sono certo che tra un attimo mi sveglio nel mio letto, non può essere che un sogno… uno dei più belli della mia vita. –

Con spavalderia, a voce bassa, gli dico:

– Dipende solo da te, ormai… lui – e indico con gli occhi in direzione di Dario – mi lascia fare tutto ciò che desidero. –

7

Usciamo.

Fedele gli accordi presi con Dario, siedo dietro sull’ampio sedile dove c’è Francesco.

Dario mette in moto e si avvia; a quest’ora col sabato piovoso, le strade sono deserte.

– Dove preferisci andare, Tesoro? – chiede.

Rispondo spudoratamente:

– Se per Francesco va bene, andrei in campagna, – poi mi volgo verso lui, siede al mio fianco ma raggomitolato in un angolo, emozionato, un po’ a disagio. – Abbiamo la casetta colonica dei nonni, molto tranquilla… che ne dici? Ti va di andarci? –

Francesco è lievemente spaventato, si nota; in fondo adesso si rende conto perfettamente di essere in macchina con due estranei. Potremmo essere pure dei malintenzionati.

La sua perplessità m’incoraggia, mi convinco che lui è davvero chi dice di essere. Comunque annuisce… infervorato anche dalla vista delle mie cosce, dove le calze finiscono con la “virgola” delle molle, alla vecchia maniera, poco più su: la mia carne viva e poi la gonnellina.

– Erano anni che non vedevo le calze con le molle. Mi ricordo che la mia prima ragazza le portava così… devo essere sincero, quando la toccavo, il contatto col nylon mi faceva impazzire! –

– Puoi toccarla, se vuoi, – lo incoraggia mio marito dal sedile di guida, come lo invitasse a prendersi un cioccolatino.

Nell’auto la pressione sale subito a mille…

Quell’uomo anziano, timidamente, stende il dorso della mano sotto la mia coscia. Cerca proprio il confine tra pelle e seta, se ne va in solluchero… mi sembra chiaro che, ciò che sta capitando, non gli sembra vero.

Mi trattengo dal cercargli il pene ma vedere il suo pantalone che si solleva e si gonfia, fuga ogni possibile dubbio. Temevo che l’età potesse influire sul rendimento della sua asta, togliendomi molto del piacere vero e proprio, quello che speravo sarebbe arrivato dopo… invece, sembra chiaro, che sotto le sue mutande, un cazzo vitale attende di passare all’azione.

I miei “maschi” sono ormai al mio servizio; il loro piacere dipende da me ed io ne approfitto, li farò sbavare!

Pure Dario, vedendo l’estraneo che si prende delle confidenze, si sposta sul seggiolino, per trovare una posizione comoda all’erezione in atto.

Vorrei stupirlo, prendendolo in bocca a Francesco ma preferisco aspettare.

Intanto la sua mano ha raggiunto il bordo delle mie mutandine, mi pare stia per svenire, invece trova la forza per infilare un dito sotto l’elastico e cercare i peli umidi della figa.

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Pochi minuti dopo siamo al cottage. Il riscaldamento è già acceso, Dario è stato previdente.

– Io direi di metterci comodi – si toglie il giubbino e il pull. Resta con la maglietta a mezze maniche. Anch’io tolgo il giaccone, resto nella mia mise da studentessa un po’ cresciuta. Francesco, sempre molto partecipativo, rimane in camicia.

Ci accomodiamo in salotto, siamo tutti impacciati, non sappiamo cosa dire per rompere il ghiaccio.

– Gradite un amaro, una grappa… ? – chiede Dario, ospitale, mentre sistema le imposte, affinché la luce non sia troppo aggressiva.

– Perché non vi baciate? – dice Francesco e sorride – E’ sempre l’inizio migliore… se volete, sono molto felice anche solo di osservarvi, mentre fate all’amore. –

L’idea di dare un bacio tenero e appassionato mi piace. Lo faccio, mi accosto a Dario e incollo le mie labbra alle sue.

Ci accarezziamo; il bacio diventa sempre più sensuale, senza staccarci, sediamo sul bordo del divano. Scavo con la lingua, rumorosamente, nella bocca di Dario, mentre l’eccitazione fa avvampare il mio corpo in volute di caldo torbido.

Dario mi apre la camicetta; anche lui mulina la sua lingua contro la mia, sembriamo due combattenti che non vogliono arrendersi.

Avere uno spettatore discreto è piacevole: ci gasa, facendoci diventare un po’ esibizionisti.

Adesso è il mio momento di darmi da fare con le mani. Cerco la cintura di Dario, gli sbottono i pantaloni. Lui non chiede di meglio che liberarsene… senza remore, è su di giri; si leva anche le mutande e le scarpe, restando con le calze scure.

Siamo vicini, spesso la mia pelle viene a contatto col suo pene, eretto e libero. Quando mi tocca, lo sento bollente.

Vedo Francesco, si è seduto in poltrona, di fronte a noi, ma non accenna a spogliarsi. Non posso occuparmi di lui, per ora. Riprendo a baciare mio marito; nei movimenti, ad arte, ho fatto sì che la gonna di lanetta salisse, su… sempre più su, fino a mostrare la mia mutandina e le gambe appena depilate.

Con la mano accarezzo il mio maschio, poi gli trovo il membro che si inturgidisce ancora di più, al contatto della mia mano morbida.

Si è creata un’alchimia così erotica che ora desidero ardentemente di vedere il cazzo del nostro ospite. Non sto nella pelle dall’eccitazione.

Proprio io, mentre Dario mi carezza i seni, ancora trattenuti dal reggipetto, chiamo l’altro:

– Vieni da noi, Francesco… – poi rivolta al mio lui – va bene, amore? –

– Certo – risponde lui – adesso gli faccio vedere le tue zinne. – con un rapido movimento, mi fa schizzare fuori dal reggipetto, prima l’una e poi l’altra delle enormi tette; i mie capezzoli, sollecitati dalle sue carezze sono turgidi e grossi, pronti per essere succhiati.

La mia fantasia galoppa da sola.

Sto pregustando quello che i miei sudditi potrebbero fare. Mi mungeranno a dovere; leccheranno e suggeranno le mammelle tutto il pomeriggio, gli uomini, specialmente quelli nuovi del gioco, impazziscono per i seni grandi e burrosi… l’irrigazione nella mia vulva aumenta, spontanea.

Mi piace che tutto avvenga lentamente. Non lo facciamo spesso, a tre, intendo; mi voglio gustare tutte le attenzioni che saranno dedicate al mio piacere.

Francesco prende coraggio, lo vedo. L’eccitazione è troppo potente per resistere. Anche lui si sbottona la camicia, si alza e si avvicina a noi.

S’inginocchia davanti al grosso divano, poggia il viso sulle mie gambe, cerca la pelle morbidissima, oltre le calze; non sono più tese, i movimenti le hanno spostate; adesso sono molli e attorcigliate, la mia incuria mi ha resa discinta. Meglio! Le sue mani si muovono come un soffio, delicate. Assapora ogni centimetro della mia pelle chiara; la sfiora con i polpastrelli, poi con il palmo della mano. Si gode il contatto.

Tiene gli occhi socchiusi, vuole sognare, toccandomi dolcemente, però non vuole perdersi lo spettacolo, più ardito, che avviene al di sopra del suo viso.

Dario, in ginocchio sul divano, mi lavora i seni, con molta più decisione: si porta i capezzoli alla bocca per succhiarli fino all’aureola, ora uno ora l’altro. Francesco ha la testa immediatamente sotto. Quel ben di dio non aspetta altro,

Sì, penso, lo voglio anch’io… ho deciso: concederò alla sua bocca di godere dei miei seni.

Un brivido caldo mi attraversa la nuca mentre mi abbasso e spingo un capezzolo a portata delle sue labbra.

8

Però Francesco, ormai al settimo cielo, ci sorprende con un ardito colpo di mano, anzi… di bocca: volta la testa dall’altra parte e, restando con le mani sulle mie cosce, approfitta del cazzo di Dario che, in realtà, si trova vicinissimo alla sua testa.

Il grosso pene di mio marito, spunta tra le gambe, nulla lo trattiene, ballonzola nel vuoto a ogni movimento del corpo, come una canna da pesca…

Francesco lo rintraccia mentre sciabola nel vuoto e lo agguanta con le labbra. Senza vergogna, senza preliminari, come un coccodrillo assalta la preda, aggancia il glande e se lo piazza in bocca. Dario, impreparato si blocca per un attimo; siamo sorpresi ma non lo tira fuori.

Nei contatti Francesco aveva fatto molti apprezzamenti, tali da farci capire che non aveva remore riguardo ad una certa bisessualità, ma vedergli prendere in bocca il “coso”, all’improvviso, sortisce un bell’effetto sorpresa…

Intuisco la perplessità di Dario: teme che la cosa, fuori dagli schemi che avevamo preso in esame, possa crearmi un certo fastidio…

Godendo del mio ruolo di “Regina”, percepisco di nuovo l’importanza del mio ruolo. Devo essere io a decidere!

Quei corpi sudati coi loro cazzi infervorati sono li, al mio completo servizio, felici di servire e di soddisfare i miei desideri di primadonna.

Allungo una mano verso il membro di Dario, lo prendo dalle palle e lo tengo fermo, con l’altra mano concedo una carezza al viso rasato del signor Francesco, poi con delicatezza ma con fermezza, raggiungo con le dita la sua nuca e lo spingo verso il bacino di Dario, Francesco non oppone resistenza e con voluttà inaudita, cede spazio fino alla gola al membro maschile.

Dario apprezza la mia concessione e se la gode, preme in bocca all’estraneo, che non si arrende e non si tira indietro.

E’ molto abile, e nonostante le dimensioni e la durezza, gestisce con maestria la penetrazione, facendosi entrare il pene tutto quanto. Dario esagera, è troppo arrapato, preme senza ritegno… si sente molto maschio, lo immagino. Francesco resiste bene alle spinte senza perdono ma quando Dario si ferma dentro, bloccandogli il respiro, cerca di resistere fino allo spasmo, poi con un sussulto, deve arretrare… rischia di soffocare e tossisce disperato

Ormai non ci sono più regole tra di noi.

Francesco affonda la bocca che gronda liquido, sulle mie mutande che sono altrettanto bagnate, mi morde il monte di venere senza farmi male, Dario gli preme il cazzo sulla nuca, mentre se lo masturba.

– Aspetta, – gli dice – ora ti faccio leccare la figa di mia moglie… – Facendosi spazio con le mani, mi toglie le mutandine, lasciandomi completamente esposta, a pochi centimetri da quell’uomo che quasi non conosco.

Mi piace! Divarico le gambe in maniera oscena, voglia che veda quanto è liquido il mio spacco in questo momento. Francesco comincia a bermi. Prende a succhiare con le labbra, mescolando la sua saliva al mio liquido trasparente e profumato.

Dario, senza ipocrisie, fa un favore a quel porco che pasteggia sulla mia figa e la spadroneggia con la lingua, gli apre la cintura e gli toglie i calzoni. Francesco lascia fare, gli apre lo spacco dei boxer; il pene di Francesco è a tre quarti, gonfio e rosso, non enorme ma gradevole.

Dopo che Francesco gli ha fatto il pompino, mio marito si sente più libero di agire, senza problemi glielo prende in mano, tirando fuori anche la grossa sacca coi coglioni.

Guardo la scena eccitata, ecco… ora i “miei” cazzi sono due…

Vedo che Dario: nel manipolare il maschio, finge un certo distacco, ma io so che anche lui non disdegna il rapporto con un altro uomo. Allungo la mano, voglio conoscere anch’io la “consistenza” di Francesco. Nonostante sia anziano, sentendo tante sollecitazioni, continua ad inturgidire l’erezione finché, in mano, mi ritrovo una verga notevole. Decido: voglio che Dario lo assapori.

– Prendilo in bocca – intimo a mio marito – dai… – lo incito.

Dario ne ha una voglia matta, ora che può fare ciò che desidera, ne approfitta… Siede sul divano, al mio fianco, e fa in modo che Francesco, molli la figa e si metta dritto in piedi.

Rispetto a Dario, sono molto più in basso, sono poggiata sulla schiena col sedere quasi fuori, resto là, languida… mi concedo una pausa contemplativa.

Ora l’uomo è davanti a noi, mio marito gli toglie le mutande.

Il prepuzio, anche se parzialmente, copre ancora il glande; sulla testina una gocciolina trasparente, di piacere. Dario si avvicina delicatamente, lecca, poi succhia…

– Umh! – ho un sussulto violento appena vedo mio marito fare il “bocchino”: uno spettacolo terribile e affascinante al tempo stesso.

Dario tende la mano, cerca la mia, poi si avventura oltre, arriva alla vulva. Me la spalanca con le dita, mi tira verso l’alto. Capisco il messaggio, vuole che ci dividiamo, da bravi amanti, il pompino.

Francesco non chiede di meglio che passarci il cazzo, da una bocca all’altra.

– Siete fantastici – sussurra, mentre tiene gli occhi chiusi con espressione estasiata.

Quando decido che tocca a me godere della situazione, fermo il gioco: Dario deve ritornare un maschio pieno di desiderio, lo invito con le mani e lo faccio alzare.

Ora i miei due uomini sono in piedi, addosso hanno soltanto le canottiere e i cosi di fuori… i “pesciolini”, mi eccita ricordare i termini dialettali della mia gioventù… quante volte durante le sere d’estate, nei vicoletti, l’amichetto di turno mi aveva oltraggiata, chiedendomi spudoratamente di fargli “il pesce in mano”, presto, presto… per paura di essere scoperti.

9

Prendo i due cosi per la sacca con le palline, so che in quel modo sono completamente miei succubi, e le stringo con fermezza ma senza far male.

Li avvicino, voglio provare a imboccarli insieme, almeno i glandi; i miei “uomini” osservano trionfanti e incantati: ecco, ci riesco! So che le labbra sono dilatate, ma per loro due è certamente uno spettacolo eccezionale. Una Regina del Piacere vince e gode anche quando concede… passo la lingua, guizzando tra le due semisfere bollenti e gonfie. Li gestisco con le mani. Ora porto alla bocca quello di mio marito, ora quello dell’estraneo… mi fa impazzire sentire la differenza di durezza, di formazione; mi sento una pornostar sul Set.

Il sapore, l’odore, la consistenza… li spompino con una carica libidinosa mai provata. Spingo, succhio e tiro, sono talmente presa che affanno leggermente, invasa di piacere. Intanto la saliva gocciola sulle calze e sulle gambe.

La mia passione improvvisa deve aver fatto impazzire i miei “partner” perché perdono la testa molto presto.

Francesco, inaspettatamente e sorpreso egli stesso, s’inarca e, con brevi grida, trattenute a stento, viene, con spruzzi bollenti, liquidi come pipì.

Non ce l’ha fatta… appena è stato il suo turno il movimento ed il calore della bocca che scivolava sull’asta, hanno esaltato il suo piacere. Penso che era tanto che non sborrava…

Che porco, però.

Il “signore” gentile di un’ora prima, non ha titubato, non ha desistito dal prendermi per la nuca e attirarmi a sé… mi ha riempito la bocca, in parte la gola, e di nuovo i liquidi scorrono sulle mie gambe per poi scivolare giù, con rivoli che segnano la pelle e le calze.

Mio marito, adesso è veramente “cornuto” ma, invece di ribellarsi a quelle “prepotenze” sessuali; all’uso scellerato della mia bocca, è in solluchero e mi mette tra le labbra il suo, subito, per prendere il posto dell’altro.

Francesco, in piedi, mentre si calma ha il cazzo che si “smoscia”, ma non è pago.

Biascica qualche parola, quasi a scusarsi della precocità e viene a sedersi al mio fianco, sul divano e, con la bocca socchiusa, aspetta come un cagnolino che Dario venga.

Forse, lui avrebbe potuto resistere di più ma l’invito è troppo arrapante.

Vede Francesco, sottomesso, mettere il viso a fianco al mio, aspettando voglioso una boccata di cazzo.

Dario lo accontenta, ce lo passa di bocca in bocca, a lungo. Quando non ce la fa più, con una veloce masturbazione, tremando sulle cosce, viene, irrorandoci di sperma. Ci mette, più volte il glande in bocca, sempre spruzzando… il sapore del suo si confonde con la crema di Francesco, di cui conservo ancora il sapore. Il vecchio, intanto, si gira e mi bacia in bocca per rubarmi il succo del mio uomo… lo lascio fare.

Andiamo tutti verso il bagno; io sono su di giri da quasi un’ora, ma ancora non sono venuta. Speriamo bene.

Ormai è scomparso ogni imbarazzo, le luci accese non ci frenano, nonostante siamo nudi e sporchi, l’uno dell’altro. Aiuto i due a fare la pipì, come fossero scolaretti: mi diverto a indirizzare il getto nel WC. Mi piace toccare i peni, anche quando sono molli, li asciugo con una leccatina; l’urina dell’estraneo è più salata, normalmente tutto questo mi farebbe schifo ma, quando sono eccitata, accetto di tutto, senza pormi troppi problemi.

– Piscia anche tu, tesoro! – dice Francesco.

Lo accontento, ne ho voglia. Mi siedo e comincio; lui fa presto ad avvicinarsi e a toccarmi la figa mentre ancora gronda.

– Mi piace questo succo caldo. – confessa. Senza ritegno mi s’inginocchia davanti. Sono ancora sulla tavoletta ma lui non cede, si pone le mie gambe sulle spalle, le povere calze sono ormai alle ginocchia e si sono sfilate, ma non importa.

Ritorna a leccarmi, muove il muso tra i peli bagnati, lecca tutto l’esterno, poi si dedica all’interno della vulva, lecca le labbra schiuse, e succhia il clito, poi spinge forte.

Lo scarico non è stato ancora tirato… l’odore è pungente. Chiudo gli occhi e, per un momento, immagino di essere una puttana che, per poche monete, si concede a un vecchio, nel bagno di un cinema.

Dario, mio marito è un grande: se ne va via dal bagno, lasciandoci soli. Avverto sul mio corpo tutta la violenza della sensazione di concedermi a uno sconosciuto… sembra che lui se ne accorga.

Io Ape, la donna misurata, irraggiungibile, quella che i colleghi si erano rassegnati a sognare durante una sega solitaria… adesso incalzo un vecchio, il primo venuto, a farmi scopare nel cesso.

L’amato Dario, che nessuno sperava più di riuscire a cornificare, mi lascia sola, per farmi fottere come una zoccola. Aspetta fuori che l’altro finisca, abusando a piacimento del mio corpo concesso.

Troppi pensieri lascivi mi turbinano per la testa, non posso resistere. Francesco è bravo, mi ha messo un pollice nel culetto, credo di capire cosa mi aspetta… dopo. Mentre mi fa con la lingua penetrante, con la mano mi martirizza i capezzoli: devo venire in quella bocca avida.

Non posso farne a meno!

Grido il mio piacere a scatti; m’inarco sulle sue spalle, sussulto godendo…

Esagero, perché Dario, da fuori, sappia che la sua troia sta venendo.

10

Ci prendiamo un momento di relax, poi ci spostiamo in camera da letto.

Sono stremata ma mi piace essere oggetto del desiderio. Mi preparo sul letto, distesa, mentre aspetto di capire quale uomo mi prenderà per primo. L’attesa di per sé mi provoca una sensazione fisica ma indescrivibile…

– Puoi fartela se vuoi. – dice Dario – Se non ti spiace scatto qualche foto, ok? –

Francesco non ne è entusiasta, ma accetta:

– Mi fido di voi – taglia corto – però dopo togliamo quelle dove si vede il viso! Devi capirmi, ho due figlie grandi, sono nonno… – sorride, intanto ora è nudo e coinvolto in una specie di orgia.

– Te la cavi bene, però, – rompo l’atmosfera stagnante – vieni, mettilo in bocca, voglio succhiartelo per gonfiarlo…–

Dario gode, mentre l’uomo non se lo fa ripetere. Si sposta sul lato destro del letto e inizia ad imboccarmi il suo membro, ormai floscio.

Mio marito riprende la scena; man mano vedo che anche lui si eccita di nuovo; il pene si ingrossa quasi contemporaneamente a quello di Francesco, lo sento riempirmi la bocca; lo succhio senza farlo uscire.

Quando Francesco è “pronto” prende l’iniziativa, mi sale addosso e mi introduce il cazzo, nel modo canonico. Quando si è piazzato. alzo le gambe e mi tengo le ginocchia con le mani. Mi godo la penetrazione completa… senza troppi spasimi: Francesco mi ricade semplicemente sopra, con tutto il membro; lo scroto mi batte sulle labbra. E’costante nel movimento, mi piace… né forte, né piano: scopa come non dovesse smettere mai. Dario scatta varie foto, immagino che in questa posizione, ciò che vede sia incredibile.

Il vecchio continua tranquillo, sembra farlo da sempre, penso che di certo scopa così con sua moglie.

Quando riesce mi strizza i seni tra le mani aperte.

Francesco mi dice parole forti, all’orecchio:

– Ti piace, ti piace la scopata? –

– Uhm… siiii, premi… – ho la voce spezzata dal piacere.

– Dopo la prima – dice l’uomo – duro tanto di più, vedrai! –

Quella confidenza intima, l’abbandono fisico e il ritmo costante mi portano lentamente all’orgasmo… lo comunico ai due, anzi, lo chiedo a Dario con voce spezzata:

– Posso… posso venire? –

Lui ne è felice; ora sussulto e roteo il bacino; il pene mi si rigira dentro come un birillo, voglio sentirmi piena. Non è grandissimo ma tiene duro, perfetto per resistere ai miei spasmi intrattenibili. Il mio amico arranca ma non molla. Ci sa fare, riesce a non uscire dalla figa e non si lascia “disarcionare”; vengo ancora e continuo a bagnarmi.

Sono in sollucchero e mi abbandono. Dario lo vede, e si masturba per tenersi pronto…

– Facci tu la ripresa – dice, dando la cam al nostro ospite.

Quando mi riprendo, si avvicina e mi gira, posizionandomi come una pecorella, le ginocchia sul letto e il bacino assai proteso. Lascio fare e aspetto, il suo pene è notevole: mi cerca il buco, comincia l’operazione.

Cambiare cazzo in così poco tempo fa sentire una donna assai puttana, a me capita così… e mi piace. Vorrei essere all’aperto, per strada… in una di quelle zone malfamate dove le prostitute la danno via per poco e in fretta.

Questo pensiero mi ha sempre sfiorata in questi frangenti, per fortuna la voglia poi mi passa, altrimenti potrei trovarmi davvero nei casini. Però adesso sono la puttana di quei due, e va bene così. Se Francesco mi pagasse non mi offenderei.

Dario mi tira per i fianchi, mi sfonda, forse vuole che Francesco veda in questi gesti il suo dominio; veda che io subisco una specie di punizione per aver goduto con l’altro… non so.

Francesco non vuole perdere l’erezione e desidera fottere ancora, me ne accorgo. Si stende sul letto, davanti a me: non mi scompongo. In attesa che mio marito si sfoghi, abbasso la testa e lo rendo felice con un altro pompino.

Siamo tutti al massimo!

Ogni botta di mio marito nelle natiche, corrisponde a una profonda penetrazione di Francesco, che scende fino in gola.

Dario non viene, però si calma; mi sfilo da lui e, voltandomi rapidamente, salgo cavalcioni su Francesco. Faccio tutto da sola, prima glielo tasto e poi me lo infilo.

Prima scendo a precipizio sul quel pene poi, dopo una serie di altalene, mi fermo e inizio a strusciarmi sopra. Amo quella posizione perchè, quando il pene è bello eretto, lo sento girare nella pancia.

Di lui non si vede più niente, è tutto dentro e lo sento mio.

Poco dopo, Dario si avvicina alle mie spalle! Avrei dovuto immaginarmelo. Promesse e accordi sono del tutto inutili; ogni cautela, ogni programma per procedere piano e con metodo, nel piacere va a farsi friggere.

Dario vuole fare tutto… porco insaziabile.

Prima temevo e aspettavo questo momento, adesso cerco il coraggio per non dire di no!

Mio marito abbassa la testa, mi lecca sotto, mi lecca dietro, però si spinge anche verso la vagina che sale e scende sul membro estraneo, lecca anche quello con tutto lo scroto… tutto, tra le natiche, diventa umido, bagnato…

Ecco che mi monta dietro… non vedo niente ma sento cosa succede. Francesco da sotto pure capisce, sono ferma, chino i seni gonfi sul suo viso. Cerco il massimo dell’eccitazione per trovare la forza, di subire e di godere del subire.

Lui bacia dolcemente i capezzoli e mi abbraccia i fianchi, quasi volesse confortarmi. Condivide il mio giacere, doloroso, durante la prima dilatazione.

Come al solito, sono convinta di essere preparata, ma poi mi manca il fiato, quando la testa dell’asta mi apre per la prima volta.

Francesco mi stringe, è immobile; anche Dario si ferma, dandomi il tempo di abituarmi a quella pressione. Mi si rizzano i peletti sulla nuca quando, finalmente, Dario mi sfonda.

Sento i due affari serrati tra le mie pareti, sento che si toccano… quasi, dentro di me.

Quando mi sono calmata e divaricata bene, Dario impone il ritmo e iniziano a fottere insieme, all’unisono.

Mi conviene star buona e cedere tutta… sopportando il ritmo: mi preme dietro ed io vengo spinta sul palo dell’altro; rimbalzo sulla sua pancia, e torno a salire. Ma Dario è fermo e mi affonda di nuovo.

Non ho più alcun controllo sul mio corpo, l’orgasmo parte e non si ferma più; è un’altalena di continui piaceri. Il disagio è del tutto scomparso, vorrei che finissero mai. La profanazione estrema non mi provoca più alcun dolore né alcuna remora, prenderne due, contemporaneamente, adesso mi sembra del tutto naturale.

Dario non ce la fa più, vuole venire, ma riesce a fermarsi… va via e mi lascia sola con l’altro.

Ne abbiamo parlato spesso in segreto: ora succede davvero!

Sono alla mercé di un uomo che non conosco e lui può decidere ciò che gli pare… su di me. Un attimo di disagio mi attraversa; registro il “cambiamento” anche nell’atteggiamento di quel vecchio signore. Rallenta il ritmo, poi si ferma.

– Mamma mia – dice – riposiamo un poco, vuoi? Non sono più un giovanotto… –

A malincuore smonto dal pene, adesso ha perso un poco del suo vigore. Mi chiede del bagno, ci va e socchiude la porta.

Di Dario nessuna traccia, non un rumore.

Quando l’altro torna, sapendomi sola s’impone e si mette sopra di me ma sottosopra. Adesso ce l’ha “barzotto” però me lo schiaffa in bocca ugualmente. Poi, ricambia e parte col sessantanove; mi apro al massimo è una delle cose che mi piace di più.

Dario è sparito, noi non abbiamo fretta; ci giriamo sul fianco, per non stancarci pur continuando a leccare con estrema dolcezza.

11

E’ un lavorio sensuale e delicato. Sento che lui si riprende; lo sento salire di giri, ricomincia per me quella sensazione di stare per esplodere come fossi un vulcano in procinto di eruttare, un piacere senza freni.

Lecca e succhia tanto forte da farmi accapponare la pelle.

Capisco il perché di tanto fervore, quando quasi mi urla: – Succhiami il cazzo, prendilo tutto! – Capisco che fa, vuole che il mio uomo senta che sta abusando di me…

– Ti piace, troia? – lo dice ad alta voce e mi spinge il pene in bocca, è tornato duro… il nostro gioco lo rende irruento.

Vorrei farmi sentire ma non posso parlare. Immagino le dolci pene di Dario che adesso sa in che mani sono finita.

La pompa dura, ma la sua erezione rimane forte. Godo nel sentire il suo membro pulsarmi in bocca.

Ancora, a voce alta, si rivolge a me (ma parla a Dario):

– Adesso devo farti il culo, dimmi che lo desideri, dai! –

– Sì – rispondo, soggiogata – va bene. –

– Ti voglio tutta mia: oggi voglio tutto da te, anche l’ano… –

– Va bene! – la voce è sottomessa perchè mi piace esserlo in quel momento e poi faccio in modo che Dario senta la mia dipendenza fisica da Francesco.

– Anche se tuo marito non c’è… t’inculerò; non aspetto il permesso, vieni, fammi da buco, puttana! –

– Fammi come vuoi… – confermo arrendevole – ma non sarebbe meglio chiedere a mio marito se posso darti il sedere? Che ne dici, ci siamo appena conosciuti… – Adesso recito, voglio eccitarli come tori infuriati.

– No, non c’è tempo, non devi preoccuparti… ora sei mia e comando io. Lui lo sa che gli facciamo le corna! – un sorriso malefico si dipinge sul suo volto mentre si viene a mettere comodo alle mie spalle. Indossa solo la canottiera, anch’io sono solo col reggiseno ridotto a una striscia che mi sostiene i seni, gonfi, martoriati dalle continue sollecitazioni di tante manate virili. Come prevedevo, ogni scusa è stata buona per succhiare, toccare e stirare le mie tette morbide e appetitose.

Siamo entrambi sul fianco; mi accomodo meglio, la testa sul cuscino e i lunghi capelli sul viso. Mi adagio come dovessi dormire.

Il vecchio non demorde, il suo pene tiene ancora la consistenza e lui è eccitato.

Lo sento armeggiare dietro… lascio fare: l’attesa mi toglie il respiro.

Quando mi entra dietro, sento la profonda dilatazione, il disagio, ma non mi fa più male… lo prendo con tutto il desiderio, fisico e mentale, di essere fatta così. Però sottolineo l’entrata con un lungo “Aaaahh!” sospirato, pieno di piacere e libidine.

Dario sa! Forse adesso ci spia e vede un estraneo che si dimena dietro sua moglie.

Francesco pompa sul fianco e preme; per farsi forza si aggrappa con le mani dove può, pur di puntellarsi per entrare profondamente, tipico dei maschi.

Mi prende i seni; si attacca ai fianchi… il suo parossismo mi fa impazzire. Mi desidera troppo, si sente, vuole sfogarsi, vuole lasciarmi il segno dentro e, allo stesso tempo, prendere sensazioni, emozioni, piacere… non sa se mai gli capiterà un dono “regale” come questo. Il piacergli tanto m’inebria tutta.

Adesso si sente, dietro lo sbattere ritmico, come un suono di schiaffi; penso che possa sentirlo anche mio marito; non posso evitare di masturbarmi, mentre il coso mi viaggia nel sedere.

Vengo! Non posso farci niente, appena sento che lui incalza e freme, vengo come un’educanda che a lungo s’è trattenuta.

Lui vorrebbe parlare, gridare, rendersi utile al mio orgasmo, ma non ce la fa, è sovrastato dal piacere a sua volta.

Tremiti ritmici nell’ano mi avvertono che l’anziano arriva, ecco! Viene… lo tiene già tutto dentro ma spinge di più, come non gli bastasse. Eiacula nella mia parte più profonda.

Continuo a venire, mi viene quasi da piangere quando sento il suo calore liquido, godo a lungo… consumata dal desiderio.

Francesco non si stacca, non vorrebbe mai uscire da quel paradiso; Dario ritorna, è eccitatissimo; si vede dal pene, lo tiene in mano; viene per guardare…

Non dice niente ma è sopraffatto dal piacere.

Credo sia per lo spettacolo offerto dal mio corpo riverso, discinto, gli sembrerò una bagascia… il trucco sfatto; le calze avvoltolate su sé stesse, un vecchio che non ne vuole sapere di staccarsi dalle mie natiche, provate e sofferenti.

Dopo più di cinque minuti, Francesco cede, il suo pisello non resiste più, ridotto a un moccolo gli si ritira tra i coglioni.

Dal mio sedere, a fiotti rumorosi, si sversa sul letto un fiume caldo, gorgogliante di aria e sperma.

Sono sfatta, stanca, dilatata… ma felice… l’eccitazione non vuole abbandonarmi, lo stomaco è ancora contratto. Ho bisogno di rilassarmi, non mi aspettavo tutto questo, così all’improvviso.

Francesco cerca di darsi un tono sdraiato sul letto, sfinito.

Vorrei dormire subito, ma l’igienista che è in me m’impone una fuga strategica al bagno per espletare tutta una serie di incombenze… sono piena di sperma e di umori, sudata e fin troppo sollecitata… devo correre!

Appena mi alzo do un bacio profondo e appassionato al mio amore… poi mi rendo conto che il suo cazzo è ancora in tiro… vuole venire.

– Vuoi fare ancora? – gli chiedo, senza troppo entusiasmo.

Sorride tenero:

– Non ti preoccupare, tesoro, sei stata stupenda… vai pure, non ti preoccupare di nulla; abbiamo tutto il tempo… –

Gioisco nel poter raggiungere il bagno, sono davvero molto provata. Lo specchio mi restituisce la mia immagine… sono molti i punti in cui la mia pelle è rossa per lo sfregamento con i corpi, con le mani… è più forte di me, tutto ciò che di volgare e decadente trovo sul mio essere… mi ricorda l’accaduto e mi tiene in uno stato di calore perenne.

Gli abiti estranei sparsi per casa, gli odori del piacere proibito, la promiscuità erotica, appena vissuta tra quelle mura. Tutto mi manda in estasi.

12

Non capita spesso, a volte passano anni, però avere questa vita segreta… appaga certe parti di me di cui a volte mi dimentico del tutto, eppure quando vengo sollecitata al momento giusto la libido esplode, cerco l’indecente, il perverso: voglio sentirmi usata, voglio che chi mi usa impazzisca per me, che si sorprenda della mia disponibilità a concedermi.

Chi tradisce il marito, chi fa le corna, avrà, nel bagaglio delle sue sensazioni, un certo piacere, una misteriosa rivalsa, a lasciarsi prendere da un altro; forse la gente comune riterrebbe che il mio comportamento è solo sessuale e privo del sottile piacere della segretezza… beh, si sbagliano di grosso. La presenza, la consapevolezza, il “dolore” di mio marito mi fanno raggiungere vette di piacere mai esplorate nei semplici rapporti; i pensieri che mi posso permettere nei miei momenti intimi sono talmente segreti e lubrici che mi bloccano il respiro e mi stringono la pancia: questo sesso così estremo mi coinvolge fisicamente.

Intanto che evacuo, rilassandomi del tutto, penso a “fuori”: tra non molto sarò per strada, tra la gente, tornerò da chi mi conosce come se nulla fosse accaduto. La signora tranquilla, sorniona e morigerata, riprende il suo posto nel suo tassello, mentre la puttana che è in me ritorna in un cassetto insieme alle calze stressate dalla lotta d’amore.

La mia verità verrà taciuta persino nei dialoghi con Dario, che sa tutto, naturalmente, tranne in quelle notti in cui la fantasia e la lingerie profanata servirà a scatenare tutta la forza di ciò che abbiamo sperimentato.

Ecco, ho fatto pure la doccia, meglio tornare di sopra a recuperare la camicetta e il resto delle mie cose, tra poco andremo via.

Dalla porta della camera sento provenire un mugolio strano. Non ho remore, adesso ci conosciamo fin troppo intimamente; la porta e socchiusa, apro…

Lo sconosciuto è sul letto, completamente nudo: tiene le braccia raccolte sotto il petto, la faccia tra i cuscini per soffocare i lamenti di piacere. Le sue gambe sono strette, intrecciate con i piedi accavallati… segno che fa del suo meglio per stringere le natiche, sono ancora sode, ma la pelle non è più elastica come una volta, però ricevono, molli i potenti affondo del cazzo di Dario…

Mio marito gli è addosso, il tronco sostenuto dai gomiti, le gambe aperte circondano quelle dell’altro come se non volesse farlo scappare. Movimenti sconnessi: s’inarca sulle punte dei piedi, poi come un’ondata lo travolge e gli è di nuovo tutto addosso, di nuovo penetra fino alle palline.

L’altro soffre la spinta, si vede, ma non molla, stringe i denti e sopporta, non vuole rinunciare al “dono” finale.

Adesso c’è quasi silenzio nella stanza, tranne il ritmico colpire delle carni che si baciano. Francesco non deve aspettare molto, circa cinque minuti di “botte”; resto a guardare, ipnotizzata dalla segreta violenza di quel rapporto veloce, quasi rubato.

Dario si accascia sul vecchio e lo impala, ora, immobile, gli cola nei visceri tutto il suo piacere.

Vorrei dire qualcosa… la scena mi ha colta impreparata… tutti e tre vorremmo dire qualcosa ma, per un po’, nessuno lo fa.

Torno di sotto a finire di sistemarmi… mi rifiuto di pensare.


E’ sera, accompagniamo Francesco alla Stazione; si parla del più e del meno e mi suona così strano, poi lo salutiamo con molta cordialità. Io lo bacio sulle guance per un ultimo, estremo, momento di complicità.

– Spero di rivedervi. – dice quel signore di mezz’età come stesse salutando i nipoti; penso a quanti giovani non hanno nemmeno un grammo della sua sensualità e della sua carica erotica.

– Dipende solo dalla nostra “regina” – dice Dario, indicandomi col mento, sorride.

– Certo… è ovvio, tutto si fa per la “divina creatura”! – condivide Francesco, serio, convinto.

Mi viene un po’ da ridere, i miei sudditi se la son goduta e adesso mi bramano. Senza promettere nulla, gli stringo ancora una volta la mano:

– Vedremo… – dico laconica, mentre lui circonda la mia mano con le sue e accenna il baciamani.

Prima di allontanarsi mi apostrofa con un sentito:

– Grazie… grazie di tutto, a tutt’e due! – si volta e poi si perde tra la folla.

La domenica Dario mi dedica tutta la sua attenzione, tutta la sua tenerezza… mi tratta come un raro gingillo e si preoccupa che nessun trauma mi abbia segnata. Glielo dimostro la sera, quando siamo soli nel letto di casa, e scopiamo per oltre un’ora, mentre io gli racconto ogni sensazione provata, ogni piacere sentito, compreso il fiato mozzo di quando l’ho visto fottersi quell’altro uomo, come fossero una coppia di froci clandestini.

EPILOGO

Alle sei e trenta del lunedì, una piccola Ape si precipita nel bagno, poi sorbisce una tazza di latte e caffè; truccandosi alla svelta, indossa abiti informali. Verso le otto e trenta, marcia già nella folla, infagottata in un piumino nero, perdendosi nella massa enorme e anonima di pendolari che sciamano nella grande città… ma se qualcuno avesse il tempo e l’interesse di osservarla attentamente, si potrebbe accorgere che, nonostante tutto quel caos e il rumore assordante della folla, le sue labbra abbozzano un leggero sorriso. soddisfatto e trionfale. Due incredibili giorni da Regina lo valgono tutto quel lungo, segretissimo, sorriso.

UUID: e221397a-64d0-11e4-84a6-ed5308d36374 Titolo originale: Ape e regina.

© – Giovanna S. – 2014 - 2022

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