Padrone e schiavi

  • Scritto da Giovanna Esse il 15/06/2020 - 16:00
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Chi domina chi? Chi è lo schiavo e chi il Padrone? Chi dirige il gioco? E chi lo subisce? Viaggio nel mondo scivoloso, infido e perverso del BDSM attraverso un racconto plausibile.

  • Qua, cagna, lecca, leccamelo! – Lei sbavava: soffriva e guaiva, non riusciva a eseguire l'ordine. Strattonava col collo la catena ma, nonostante lo sforzo, arrivava solo a pochi millimetri dal mio pene in tiro.
  • Troia! - mi abbassai un po' e le sputai in bocca, lei ebbe un brivido. Stavo per frustarla ma guardai l'ora, erano quasi le otto. Mi avvicinai di quel poco da riuscire a metterglielo in bocca, finalmente. "Costipata" era una bella donna, ne valeva la pena! Con Marisa avrei inventato una scusa ma era inutile mentire, avrebbe saputo tutto, se solo lo voleva. La cagna era a quattro zampe, seminuda, bellissima, due seni rifatti da urlo e che culo. Ci avevo già fatto un pensierino ma un'ora era breve. Preparala: stringi una cinghia, tira una catena, frusta e spadella, il tempo vola. La prossima volta doveva farle prenotare due ore. Immaginandomi nel suo sederino e tralasciando i conti, per un momento, mi aiutai con una sega veloce e venni in bocca a "Costipata". Lei bevve tutto, avidamente. Le carezzai la testa in fretta:
  • Brava, tesoro, sei stata bravissima! - La slegai rapidamente, controllai i segni delle frustate sulle natiche.
  • Qualcuno mi rimane, amore? –
  • Scherzi? Almeno tre resteranno lividi per una settimana... tuo marito sarà entusiasta, vedrai. Ah, cerca di prenderle le manette foderate in daino, sono un'altra cosa, credimi! - Le lasciai il kit-borsetta, con il lubrificante al lampone che agevola lo squirting e col completo per fare il fisting a suo marito, l'ingegnere. Poi incassai la fattura in tutta fretta. Era ora di correre a casa, controllai che nessuno mi seguisse... Marisa mi aveva preparato la zuppa di fagioli alla napoletana. Gongolavo già di piacere, nonostante la stanchezza.

Sonia B. tornò a casa col cuore che batteva forte. Alla parrocchia aveva sconvolto le amichette lasciandole di stucco. Non avrebbe partecipato al solito Burraco del giovedì, "aveva da fare", lei! Mentre chiudeva la porta sentiva ancora addosso gli sguardi invidiosi delle beghine. Sorrise, era raggiante: Sonia aveva veramente da fare! Con una leggera pedata scostò in malo modo Minù e la micia fu talmente contrariata che il suo sgomento si trasmise agli altri otto gatti di casa, che se la squagliarono terrorizzati.
  Erano quasi le sette. Sedette vicino al telefono per riprendere fiato e calmarsi dall'eccitazione. Guardò il prezioso numero annotato accuratamente e, con un brivido, lo formulò all'apparecchio.

  • Ciao, Mater Obscura, sei... sei proprio tu? Sono Cordelia66.

  • Oh cara, sono contenta della tua chiamata... però, ti prego, chiamami Marisa! – L'altra gongolò: allora, erano quasi intime?

  • Mamma mia che gioia; allora, ecco, allora, io sono Sonia! Grazie, mille volte, per avermi permesso di parlarti, mia cara... sono cinque anni che gravito su Spakkami ma non avevo mai provato una tale emozione.

  • Non fare così io sono solo una di voi, credimi! – disse dolcemente Marisa, ovvero Mater Obscura. Sonia strinse i pugni: "che nobiltà di sentimenti" pensò tra sé.

  • Quindi tu potresti presentarmi quel Master, dotato, quotato e intransigente e, soprattutto, sicuro?

  • Beh, ecco, amica dolce, io posso provarci, questo sì... a te andrebbe bene giovedì 24, tra due settimane?

  • Siiiii! - tuonò la signora Sonia, senza nessuna esitazione.

  • Sei un pezzo di merda! Marisa me lo sussurrò all'orecchio, per non svegliare Nicola, il terzo, che aveva stabilito in camera nostra, il quartier generale del "regno dei suoi sogni".

  • Morivi se non te la facevi, eh? Porco! – Era inutile dire bugie. Normalmente, nonostante la stanchezza, almeno una bella botta gliela davo, soprattutto quando (come stasera) si metteva le calze nere sotto la canotta attillata. Era venuta a letto senza mutandine e la cosa mi arrapava da morire ma il mio pisello non ne voleva sapere. Troppo stress.

  • Tesoro, quello che tu non vuoi capire è che ci sono delle volte in cui non ti puoi tirare indietro! - dissi, cercando di darmi un po' di autorità!

  • Se una rimane scontenta sul serio, e si passano la voce... si può spezzare il giro, lo sai anche tu... – Mi svegliai dal torpore e mi voltai verso di lei, che mi dava le spalle, uggiosa.

  • Amore mio credimi, io non voglio lamentarmi... ma sono veramente stanco. - guardai il soffitto - Non è come il sesso normale: con questa gente ci vuole anche una bella forza fisica. Alza le catene, attacca, stacca... picchia sodo a questo, poi frusta anche sua moglie... e quasi sempre tutto in piedi!

  • Questo scherzetto lo pagherai caro, vedrai! Non dimenticare che sei disoccupato da due anni, bello. - replicò Marisa, voltandosi verso di me: era terribile in viso.
    E chi se lo scordava? Mamma mia, se non fosse stato per lei che era laureata in lettere e filosofia, eravamo fottuti. Eh si... i Fetish, i Masochisti, le Slave e le Mistress... erano tutte persone esigenti, cazzo! Dei precisini. la maggior parte erano persone di cultura, o benestanti del ceto medio borghese, e volevano contatti solo con gente del loro "lignaggio": potevi anche fargli il culo ma solo se conoscevi Proust o Kant.
    All'alba Marisa si alzò e iniziò a "partorire" i suoi vaticini sul sito.
    Era stata brava; capita la psicologia dei follower, sempre la stessa, in pochi mesi era stata in grado di manipolare i suoi contatti, trasformandoli in seguaci fedeli. Da un lato i "maschietti", un gruppo eterogeneo: c'erano i veri pusillanime, i depravati e i cuckold. Erano quelli che volevano essere umiliati e picchiati sul serio.
    Poi c'era la pletora dei "paraculo", i soliti del grande gruppo che scorrazza per tutti i siti, sperando fermamente di trovare figa "a gratis", spesso più interessati al dire che al... fare. Erano i più e, pur di sentire il profumo di femmina, erano disposti a tutto: abiurare, diventare circoncisi, farsi frustare, sputare e... anche peggio.
    Li volevi fetish? Si masturbavano sulla foto delle tue scarpe.
    Li volevi obbedienti? Compravano subito calze e guepiere, si travestivano per te e, volendo, si dicevano disposti a farti da poggiapiedi. Tutti, comunque, avevano maturato un senso d'inadeguatezza al mondo reale e, difficilmente, uno di loro, sarebbe stato in grado di affrontare un incontro vero, dal vivo.
    Le donne del sito erano più coerenti.
    C'erano quelle che ci passavano per pura curiosità, apparivano e sparivano dal nulla in poche settimane, guardavano, forse si eccitavano ma rimanevano "stazionarie", incapaci di fare il passo per dare sfogo alle loro fantasie.
    Le "abituè", erano per la maggioranza donne sole (o separate in casa), si gustavano tutto del sito, ci passavano la vita: si godevano il linguaggio scurrile, le poesie vaneggianti, i confronti agguerriti ma erano, anche loro, terrorizzate dall'incontro "al buio". In vista di tale possibilità, rispolveravano tutti i luoghi comuni più beghini e tornavano borghesi, conservatrici e un po' "gattare". Il loro motto era "a parole mi fotto tutti", nei fatti preferisco il vecchio vibratore: sicuro, affidabile, economico!
    E poi giù chiacchiere salottiere, svaccate filosofiche, cazzeggio...
    Marisa aveva studiato attentamente tutte queste caratteristiche per poi partire, precisa, all'attacco! Si trasformò in Mater Obscura... e niente fu più come prima!
    Con pochi euro aprimmo un nostro sito e adottammo la stessa tecnica "dell'Albergo migliore". E infatti: l'albergo migliore è quello dove un amico c'è già stato! A tutti piace chiacchierare, a tutti piace spararsi la posa da esperto ma quando viene il momento della verità, scegliamo la sicurezza del consiglio di un amico. Sul sito si chiacchierava e si sparlava... ma poi? Il coraggio di incontrare uno sconosciuto, magari pericoloso chi lo aveva?
    Il fegato di farsi consegnare, nel condominio di provincia, un pacco pieno di vibratori, di palline cinesi, di abbigliamento in latex oppure una frusta da cavallo, chi lo aveva? Ecco, in quel momento, entravamo in scena noi.
    Ci facevamo una regione alla volta. Prima si organizzava una bella cena per conoscersi, sempre sotto l'ala protettrice di Mater Obscura, che aveva provveduto alla totale discrezione dell'incontro... è vero che la cenetta costava il triplo ma ne valeva la pena.
    Acquisita la fiducia, soggiogate dal suo piglio autoritario, "le ragazze" si assoggettavano volentieri alla mia furba mogliettina e lei approfittava della loro disponibilità per vendere, a caro prezzo, tutta la segretezza di cui avevano necessità.
    E lì arrivavo io, il picchiatore preciso e devoto, discreto e signorile, un tipo scrupoloso, insospettabile. Arrivavo a domicilio, con la scusa più adatta a passare inosservato. In occasione del "servizio" mi prestavo anche a consegnare alle signore e ai loro amichetti, il ben di dio che avevano ordinato al Sexy Shop.
    In genere le nostre clienti erano talmente "cessi" che davvero evitavo accuratamente di aver rapporti particolari con loro. Eccitate dalla libidine del masochismo, loro godevano già al solo farsi stropicciare, legare, ammanettare e menare di santa ragione. Il peggio che mi era capitato con certe vecchie grassone era stato di infilarle con qualche gigantesco dildo o di propinar loro una serie di apocalittici clistere. D'altro canto, devo ammettere il mio peccato, quando mi capitava qualche bella signora, agghindata come un'attrice porno-dark, non sempre resistevo al richiamo dei sensi e più volte Marisa mi aveva minacciato ma senza reali conseguenze... dopotutto lo sapeva che amavo solo lei!
    2

Misteri e sorprese.

  • E questa nuova, te la fai sabato, alle diciassette... ecco qua. Settimana piena! – Marisa chiuse l'agenda e spense il PC; io, intanto, mi occupavo di impiattare gli spaghetti al tonno e olive, li avevo appena preparati, perfettamente al dente.
  • Nuova in che senso? – chiesi mentre sedevamo a tavola.
  • Nuova nel senso che è nuova... non la conosco: tutto qui. – però mentre si serviva un po' di delicato Soave, scelto apposta per accompagnare il piatto estivo, un sorrisetto sardonico le si dipinse sulle labbra.
  • Uhm... tu mi nascondi qualcosa... – dissi tra lo scherzoso e il preoccupato.
  • Ok! Questa "nuova" sarebbe una certa Messalina-70 – aggiunse spiccia – e si definisce una Switch... insomma non si sa cosa desidera: paga bene e ha già comprato un sacco di cose... e adesso mangiamo! Avevo già la bocca piena ma non mi trattenni comunque:
  • Ehi, non è che questa mena? – dissi preoccupato.
  • E con questo? – si era già rabbuiata e io non volevo che la tensione aumentasse, aggiunse: – Cosa vuoi che sia? Caro mio, questo è un lavoro, capito? E lo deve essere per tutti e due... ricordalo. Non è che io mi smazzo in casa e tu vai in giro a scopare, felice e contento! Se non ti conviene dillo, che faccio tutto da sola, ok? Magari ci si guadagno pure di più.
  • Ma no, tesoro... e che è? Non si può neppure parlare? – per evitare la lite mi concentrai sugli spaghetti.
    Sapevo che lei aveva perfettamente ragione.
    Vendere i servigi a coppie o a donne sole era un'operazione delicata, almeno all'inizio. Non era facile conquistare la fiducia.
    Non era facile che una signora perbene permettesse così facilmente, a uno sconosciuto, di entrare in casa sua; nella sua esistenza. I timori erano mille... Mentre lei, l'amore mio, riceveva proposte continue da parte dei maschi (ma anche di molte femmine) del sito, alcune molto allettanti per davvero.
    Si sa il maschio è esibizionista. Una volta capito che Mater Obscura era una donna tremenda e irraggiungibile, gli uomini si erano scatenati: master, slave e paraculo. Le offerte erano così appetitose, a volte, che io stesso facevo fatica a consigliarle di rinunciare.
    Il sabato si avvicinava. Ero sempre più imbarazzato e pensoso, anche le clienti se ne accorsero.
    La cosa che mi preoccupava era l'armamentario che Messalina-70 aveva richiesto, aldilà delle mie prestazioni: manette, corde, un frustino e altre, pericolose, "applicazioni". Su una cosa Marisa era stata intransigente: avrei indossato sempre una maschera di gomma... questa non la capivo. Era da tempo che incontravo tante persone senza problemi di identità; Marisa era convinta che alle clienti non sarebbe certo convenuto ammettere di conoscermi. In realtà erano più loro che io ad avere da perdere.
    L'appuntamento era in un albergo fuori mano. Ci arrivai alle tre, con una valigia piena di attrezzi BDSM, nuovi di zecca.
    Mi spogliai restando in mutande nere e aderenti e, meticolosamente, preparai il materiale sul divano della sala adiacente la camera, che, a sua volta, era dotata di un grande letto a due piazze.
    Alle quattro in punto il telefono interno squillò, una voce strana mi disse di essere la persona che aspettavo e che mi avrebbe raggiunto dopo pochi minuti.
    Spensi la TV, mi sciacquai la bocca per lavare via il gusto della birra che avevo consumato e indossai la maschera di latex che mi copriva fino al naso.
    Quando mi guardai allo specchio mi sentii un perfetto idiota! Ero in mutande, col mio fisico da quarantenne, né atletico e nemmeno troppo tonico. La testa, stretta nella gomma lucida sembrava più piccola. Assomigliavo a un cerino, con la capocchia nera, o a un eroe dei fumetti dall'espressione beota; ero quasi tentato di togliermi quella ridicola mascheratura... Poi nella camera fece il suo ingresso "Messalina" e, all'improvviso, ringraziai il cielo per non averlo fatto.
    Fortunatamente ero seduto sul divano, probabilmente fu questo a impedirmi di stramazzare al suolo, tanto rimasi sbalordito: Messalina70, bella signora, elegante, oltremodo piacente, io la conoscevo perfettamente, e non riuscivo a rendermi conto di a che razza di gioco stessimo giocando!
    Che tipo di tiro mancino mi aveva mai tirato Marisa? La donna entrata, con fare sbrigativo e autoritario, che ferma e decisa si era piazzata tra le due camere della suite, valutandomi con lo sguardo da testa a piedi, come fossi una cavia da laboratorio, era Annalisa, la mia ex-moglie!
    Non sapevo cosa sapeva. Non sapevo quanto sapeva... La situazione era oltremodo imbarazzante: temevo Marisa; temevo Annalisa; ero completamente spiazzato.
  • A terra... a cuccia! – disse la mia ex, decisa e aggressiva, senza dar segno di avermi riconosciuto – Stai là, a quattro zampe! Zitto e buono. – intanto indicava il pavimento col dito puntato.
    Obbedii; cercavo di prendere tempo per raccapezzarmi. Ripensai ad Annalisa come amante: non posso negare che non era niente male ma, nei cinque anni in cui l'eravamo spassata, non aveva mai dato segni troppo evidenti di essere sadica o masochista. E' vero, avevamo fatto di tutto e di più, lei era una cui piaceva molto il sesso, però... comunque non era il momento per lasciarmi andare ai ricordi.
    Annalisa mi ignorò; si tolse la camicetta di seta rossa, mettendosi a suo agio e iniziò a studiare l'armamentario che avevo portato con me.
  • Ah, ah... questo mi piace! – rise di gusto e prese in mano un collare borchiato con tanto di guinzaglio, lo studiò, poi me lo lanciò con indifferenza: – Metti questo, cagnolino!
    Mentre eseguivo la vidi avanzare verso di me: era proprio una bella donna. Magra, asciutta, le gambe nervose erano fasciate da calze nere che lanciavano riflessi di seta.
    Aveva le scarpe coi tacchi, nere, ma ero abituato alle sue "mise" eccitanti, a lei piaceva piacere.
    In realtà, tolta l'incompatibilità di carattere e di mentalità, dal punto di vista fisico mi era sempre piaciuta tantissimo. Avevo amato anche la sua sensuale femminilità, sempre ostentata accuratamente per abbagliare, per primeggiare... a pensarci bene, sì: Annalisa aveva un carattere dominante, nonostante che, quand'era stata mia moglie, non m'incutesse alcuna soggezione.
    Adesso, che la vedevo come un estranea, mi rendevo conto che era molto sexy e si vestiva di conseguenza, sempre. Insomma, non era una di quelle signore che vestono da operaio metalmeccanico trecentocinquanta giorni all'anno e poi, all'improvviso, una sera si presentano abbigliate come "Cicciolina", tutte pizzi e merletti.
    Onestamente lo trovavo poco eccitante, e la loro incapacità a indossare con stile la lingerie più seducente mi ricordava più il periodo di Carnevale...

3

Cielo, mia moglie!

Annalisa era una di quelle ragazze, forse un po' all'antica, che indossano i tacchi anche in montagna, che portano, sempre, gonne di ogni foggia e taglio e il segno impercettibile, sotto la stoffa lieve, permetteva, a un occhio attento, di intuire un reggicalze, nascosto alla giusta altezza, e di eccitare la fantasia anche oggi che il nudo femminile viene ostentato come la lattuga al mercato.

Sentii il click metallico del gancio della catena che veniva assicurata al collare di pelle, poi una dolorosa pressione mi strinse il collo: era lei che mi schiacciava la nuca con la punta delle scarpe.
Premette fino a costringermi a mettere la facci per terra.
-Bravo il mio bastardino, stai giù, odora la polvere... tra poco la leccherai. – rise. Poi mi strattonò verso l'alto e, tirandomi per il collo, mi costrinse a seguirla, sempre a quattro zampe, verso la stanza da bagno. Ero dietro il suo sedere: nonostante l'imbarazzo trovai eccitante il suo ancheggiare.
Il fondo delle chiappe che sgusciava, a ogni passo, dalla stoffa grigia di una gonna castigata e lunga ma con uno spacco laterale, che faceva venire in testa la voglia precisa di strapparla per godersi lo spettacolo al di sotto di essa. Ero talmente vicino da sentire l'odore caldo del suo deodorante intimo.
Annalisa mi legò alla colonna del lavandino, poi mi fece mettere seduto, "a cuccia" come disse lei canzonandomi. Non aveva ancora finito con me.
Mi ammanetto assicurandosi che fossi comodo ma soprattutto che fossi nella giusta posizione rispetto alla porta del gabinetto. Così potevo vedere la camera da letto e, allo stesso tempo, trovarmi ben esposto per chi mi avesse volute vedere me: legato, in ginocchio nel cesso, umiliato e in manette.
La mia ex iniziò tutto un suo percorso attraverso la stanza; osservava la scena da varie angolazioni; sistemava attrezzi sadici in punti strategici e, a volte, mi controllava, come se mi valutasse, procurandomi un certo imbarazzo.
Il tempo passava, era chiaro che non aveva nessuna fretta, mentre io iniziavo a soffrire per quanto ero scomodo, costipato e bloccato, in quello spazio angustospazio angusto.
Quando tutta la scenografia sembrava averla soddisfatta, Annalisa, come se io non ci fossi, venne in bagno e si posizionò davanti al cesso. Fece scivolare la gonna di cotone verso l'alto, scoprendosi abbastanza lentamente. Lo spettacolo era intenso ed eccitante: le sue gambe vennero liberate lentamente, poi la gonna sparì anche dalle cosce. Indossava un reggicalze semplice, nero, di taglio moderno, senza merletti né fronzoli e delle culottes nere, talmente trasparenti che formavano solo un velo grigio sulle sue parti intime. Deglutii, incapace di sostenere quello spettacolo meraviglioso. Notai, mentre la mia temperatura corporea superava le soglie consentite, che la sua figa era totalmente depilata, cosa che non era mai successa in sette anni di matrimonio e di scopate...
Annalisa fingeva solo di non accorgersi di me, ne fui certo quando si voltò per farmi vedere quanta magia sapesse sprigionare quel piccolo triangolo di seta: le sue culottes coprivano solo a metà il suo culo, generoso e tonico, a metà delle due natiche il leggero merletto, si trasformava in perizoma e il filo sottile si perdeva poi tra le chiappe, facendo esplodere il desiderio di seguire quel segnale, per andare ad assaggiare il suo culo, ancora alto... invitante.
Fu più forte di me. Non riuscii a restare indifferente, la visione era paradisiaca e mi riportò con la mente a quanti giochi quel suo culo speciale aveva subito. Ad Annalisa piaceva molto prenderlo dietro e per me quella era una vera manna dal cielo e ne approfittavo a più non posso.
Ricordai che l'attrazione tra noi era sempre stata notevole, a lei piaceva il mio modo di scoparla, me lo diceva sempre. Ricordai... mentre il cazzo mi cresceva nei boxer: era un "fungo" dalla cappella scura e minacciosa. Grazie al suo ano accogliente, avevamo risolto molti problemi pratici... ad esempio non c'era bisogno di profilattici né di altre precauzioni, controllavo perfettamente l'eiaculazione. Non dovevo far altro che trattenermi fino al momento clou, per poi scaricarmi, completamente, nel fondo del suo culo. Restavo così, sfinito, abbandonato su di lei, col cazzo affogato nei nostri liquidi; sempre duro e che palpitava regolarmente, in maniera del tutto indipendente dalla mia volontà. Lo stesso valeva per quei giorni in cui non era concesso scoparla in maniera tradizionale; allora il suo culo subiva ancora di più i miei assalti.
Ormai ero talmente arrapato, che cominciavo a chiedermi per quale motivo avessi rinunciato a quella donna meravigliosa; l'eccitazione mi faceva sragionare!
Lei, continuando a mostrare indifferenza, tirò giù le mutande e senza preamboli si mise ad orinare nel w.c., col tipico rumore di cascata che, al maschio, ricorda la forma stessa della fregna: un'accogliente, larga, calda e deliziosa alcova, dove il desiderio porterebbe di corsa l'uccello, goloso di piacere.
Un colpo di scena mi riscosse da quello stato di grazia e mi ricordò in che strana e pericolosa situazione mi trovassi. Mentre le ultime gocce di pipì, scorrevano dalle grandi labbra di Annalisa, lei prese il cellulare, che stava poggiato su uno sgabello, e inviò una chiamata.
Un attimo dopo, il mio povero pene, deluso e sconcertato, si sgonfiò fino a sparire nell'inguine, terrorizzato dagli avvenimenti che seguirono.
4

A ognuno il suo ruolo.

  • Fatto, dolcezza... l'uccellino è in "gabbia"! Adesso ti faccio vedere com'è carino. Era una videochiamata, allora? La mia ex-moglie indirizzò la microcamera del cellulare verso me; mi resi conto di rappresentare un ben misero spettacolo: accucciato sotto il lavandino, legato come un cane e con tanto di manette, che mi bloccavano le mani dietro la schiena. Tentati di scalciare per dare almeno un segnale di virile dissenso ma Annalisa si alzò velocemente dal cesso e, voltatasi di spalle, mi assestò un calcio in petto, penetrandomi nella carne col tacco puntuto.

  • No, no, tesoro, non temere... è ancora "cucciolo", deve imparare. – continuò la sua telefonata come se niente fosse – Ti aspetto; bene! Ah, scusa amore, ti spiace se mi faccio asciugare dal mio cane? Si, bene! Aspetta! – girò la testa verso di me e disse, autoritaria:

  • Lecca, cane, pulisci bene in profondità, non lasciare neppure una gocciolina, intesi? – alzò la gamba e poggiò il piede su uno sgabello, la figa si spalancò e io iniziai a eseguire. Lei cambiò voce e riprese a fare la sdolcinata al telefono:

  • Si, ecco, adesso esegue... ecco che slappa, sì: vuoi sentire, amore? Continuai a leccare per non prendere un altro calcio. Era come un bouquet, un mazzo di fiori delizioso; si scostò e si girò nuovamente di spalle ma non per colpirmi, lo fece solo per chinarsi in avanti e mettere i suoi buchetti a portata della mia bocca ingorda. Dalle scarpe eccitanti e dalle calze, col bordo lavorato da sottilissimi ghirigori, dal colore dell'uva matura, spuntavano le cosce tornite e il culo meraviglioso di Annalisa; era leggermente dischiuso, il fiore rosa scuro, come le grandi labbra, anch'esse leggermente aperte. Completamente depilata di fresco, sulla pelle delicata, da ragazzina, le goccioline di pipì sembravano rugiada su due petali grossi e carnosi. Come trattenermi? Lei continuò a parlare e divaricò le gambe, spingendosi indietro con sicurezza, alla ricerca della mia lingua. Cominciai a lavorarci, fuori e dentro: che buona che era... a saperlo, l'avrei fatta depilare anche quando eravamo sposati. Io riconoscevo il sapore intimo di Annalisa... e lei? Avrebbe intuito di chi era quella lingua che le spatolava la figa, come il pennello di un artista?

  • Basta giocare, cane! – disse poi, rivolta a me spiccia e rialzandosi, appena finito di telefonare. Si voltò e guardandomi severa continuò, puntandomi il dito contro: – Stai molto attento: se dici una sola parola, se ti lamenti, se non obbedisci prontamente, ti taglio le palle. E non scherzo, stronzo! Hai capito? – e si allontanò spegnendo la luce e lasciandomi terrorizzato e prostrato da tanta decisione. Quell'insicurezza mi stava sfiancando: non sapevo più niente. Non sapevo perché ero li. E cosa sapeva Marisa, la mia compagna attuale? Cosa sapeva Annalisa e, soprattutto, cosa mi aspettava?
    Quella che doveva essere una scopatina di routine aveva preso le sembianze di un thriller e io ero frustrato dalle sensazioni che mi confondevano: passavo dall'arrapamento più totale alla paura, al dolore, alla mortificazione. La porta del bagno era spalancata. Vedevo la mia ex sistemare delle cose, spostandosi per la stanza, si tolse le mutandine ma rimase con la gonna e il reggipetto nero, a balconcino. Per alcuni minuti mi ignorò completamente. A un certo punto, mi parve di sentire un rumore ovatto dalla parte dell'ingresso: non mi sbagliavo. Annalisa aprì con discrezione e una sagoma scura s'infilò nella stanza. L'individuo era abbastanza basso e si moveva con circospezione; si teneva accuratamente nell'ombra. Lei gli prese le mani, affettuosamente; più alta di lui sembrava un'istitutrice che si prende cura del suo moccioso. Borbottarono tra loro a bassa voce, si capiva che lei lo rincuorava e cercava di metterlo a suo agio.

  • Non devi temere niente, tesoro! – disse poi a voce più alta, forse lo fece apposta perché sentissi. – Questo cagnolino è fidato, è mio, non oserebbe mai tradirmi. Vieni adesso... non fare il bambino. Trattava quel personaggio con tanta tenerezza ma, al tempo stesso, con piglio deciso: restai con la convinzione che lei, anche se con dolcezza, s'imponesse su di lui. Il suo tono dovette sortire un certo effetto liberatorio sul "personaggio", si lasciò prendere per mano e, arrivato presso la sponda del letto, venne spogliato dal vestito grigio, da pomeriggio, che indossava. Conoscevo troppo bene Annalisa per non capire che, per lei, quella era una recita... non era il tipo; Annalisa non aveva pazienza nemmeno coi ragazzini... figuriamoci. La sagoma indistinta, grazie alla luce che proveniva dai comodini, acquisì forme più dettagliate. La donna lo aiutò a spogliarsi; l'uomo basso e rotondetto, restò a torso nudo, Annalisa gli porse una canotta grigia, un po' strana per la verità, aveva le bretelle sottilissime e il tessuto era rilucente, come fosse satin; in definitiva sembrava più un Top femminile. L'uomo era molto stempiato e aveva pochissimi capelli sulla testa, tirati per nascondere la calvizie; dal corpo, nonostante fosse curato, era chiaro che aveva superato la sessantina.

  • Come? Ancora non ti sei cambiato! – disse Annalisa mentre lo aiutava a sfilarsi i pantaloni – Lo sai che non mi piace quando non mi stai a sentire! Sentii il vecchio accampare delle scuse. Lei, fingendosi molto contrariata, lo prese per un braccio, quasi strattonandolo, e lo tirò sul letto.

  • Dove hai messo le calze? – disse incalzandolo. Lui farfugliò qualcosa, mentre lei, a colpo sicuro, prese qualcosa dalla tasca della giacca, che aveva appena riposto su un uomo morto, vicino al letto. Come una mamma, attenta ma intransigente, Annalisa cominciò a prendersi cura del suo "bamboccione", con piglio severo. La dolcezza iniziale aveva lasciato il posto a una certa determinazione... come se si preoccupasse di impartire la buona educazione a un marmocchio.

Da quel momento in poi la situazione precipitò: nonostante cominciassi a capire il suo gioco, la confusione riguardo al mio ruolo aumentarono. Tutto divenne grottesco e insensato quando, mentre Annalisa, aiutava quella specie di nanerottolo, a indossare calze di seta autoreggenti e un perizoma, alla luce della lampada intravidi il suo volto.
Non potevo credere ai miei occhi, passarono alcuni istanti mentre cercavo di convincermi, decisamente, che sbagliavo. Nonostante sembrasse assurdo, allucinante, quel sessantenne, che la mia ex manipolava, ormai, come una fanciulla timida e pudica, era proprio chi sembrava essere.
Un personaggio politico di altissimo livello, un vero VIP... uno di quelli che sono sempre nel telegiornale; uno di quelli che hanno potere vero, tanto da incutere un certo timore reverenziale.
Mi agitai, nonostante fossi legato; Annalisa capì i miei timori e per fare scena, mi si avvicinò e mi assestò un altro calcio nelle costole, stavolta con la punta delle scarpe laccate.
Ancora una volta, mia moglie recitava; aveva agito così per rassicurare il suo "pupo", o meglio, la sua pupetta. L'uomo ormai, probabilmente eccitato da tutto quel rituale, era diventato estremamente femminile e se ne stava seduto sul letto, vestito da puttana, con le gambette rigorosamente accostate: un'educanda da film di terz'ordine.

  • Il nostro cagnolino è stanco di starsene nel cesso, che dici, gioia, lo sleghiamo? – disse lei e l'uomo acconsentì, tenendo gli occhi bassi.
    Venni liberato e portato, a quattro zampe, fino a un divano, dove mi fu permesso di sedere; Annalisa mi tolse le manette:
  • Tu stai qui, buono... e non mi far pentire di averti liberato: capito? – senza aspettare la mia risposta, legò la maniglia del guinzaglio a uno dei piedi del divano e poi si disinteressò a me, nuovamente.

5

La dura legge del piacere.

  • E adesso mi dedico a te, piccola mia, solo a te. – disse con dolcezza Annalisa, sedendosi a fianco a quella persona, che ancora non accettavo di aver riconosciuto. Lo circondò con una mano sulle spalle e l'uomo si adagiò, felice, sul petto di Annalisa. La trasformazione adesso era completa: il personaggio di potere era diventato una mammoletta, nelle mani avide della mia ex moglie ed io, lasciato libero di pensare, ero sempre più terrorizzato per quella messinscena. Iniziai seriamente a temere per la mia stessa vita... e sì! Dopotutto, se ne sentono tante, omicidi strani, passionali e senza colpevoli erano all'ordine del giorno. "Puttana idiota di una Marisa" pensai cupo "in che casino mi hai messo?"

Intanto, quella strana coppia, continuava nel suo gioco. Annalisa aveva fatto mettere in piedi la sua "creatura" e adesso la studiava compiaciuta, la osservava davanti e di dietro, l'accarezzava, e passava continuamente la mano su quella conchiglia che aveva tra le gambe, nascosta dal perizoma. Il cazzo di lui si gonfiava e si sgonfiava, sotto il tocco esperto di quella troia.

  • Prima mi hai disobbedito, però. – disse lei, con un leggero disappunto
    – E' giusto che tu rispetti i miei comandi, lo sai... nel tuo stesso interesse.
    – lo guardò con dolcezza ma senza sorridere.
    – Vieni su: sai che le meriti, cercherò di non farti male.
    Timido e ritroso, l'ometto, guardò triste verso di me; nella penombra sembrava davvero una ragazza paffuta e brutta, abbigliata come una puttana, in maniera stridente, assurda. Aveva perfino un velo leggero di ombretto azzurro sugli occhi e una svirgolata di maskara sulle ciglia, che rendevano il suo sguardo ancora più squallido e immorale.
    Chi mi stava guardando non era il maschio, l'uomo, che cercava di dominare il suo interlocutore, al contrario... lanciava uno sguardo da cerbiatta impaurita, tremante... come una ragazzina che cerca il conforto paterno, sapendo di dover sottostare a una punizione.
    Insomma, se non fossimo stati in albergo, avrei avuto la netta impressione di trovarmi a teatro, pronto ad assistere a una farsa della commedia dell'arte, con Colombina, dalle guance sempre rosse e Pantalone, pronto a menare bastonate... e Pulcinella ero io, sbattuto dalla sorte in quelle assurde recite dal destino, e non facevo nemmeno ridere.
    Lui, sottomesso e obbediente, pian piano si avvicinò ad Annalisa e si lasciò guidare, amorevolmente, a pancia in giù, sulle sue ginocchia ancora coperte dalla gonna da educanda. La mia ex, sapientemente, fece tutto con calma voluta,usando il tempo con maestria.
    Prima iniziò a carezzare il culo dell'ometto, completamente esposto dal perizoma fino alle cosce, dove le calze nere spiccavano sul bianco della pelle di lui. Lo accarezzava palpando e sollevando la carne flaccida, come se ne stesse valutando la consistenza.
    Il suo gesto nascondeva la preparazione al dolore, quello che stava per infliggere a quelle natiche, depilate grossolanamente. Infatti, come lui stesso si aspettava, dopo avergli tirato il perizoma verso l'alto, come volesse segargli le chiappe, Annalisa colpì, e lo fece con durezza e determinazione con il palmo della mano aperta. Dal suo sguardo imperioso capii che la cosa le dava gusto veramente.
    Iniziò subito una vera e propria sculacciata. Gli schiaffi arrivavano sonori su quel culo: senza pietà, incalzando costantemente in violenza. A momenti, inoltre, lo colpiva con una serie velocissima di botte, meno forti ma molto umilianti. Il politico si dibatteva, lamentandosi ma senza sfuggire. Quando lei smise il sedere dell'uomo era roseo e provato.
  • Poverina... – disse dolce, mentre lo faceva rimettere in piedi – mi spiace ma è giusto così! – Il maschietto si massaggiava e, sotto'occhi, cercava di controllare la mia reazione, forse voleva comprensione per la sua bravura a farsi punire, senza piangere.
  • Togliamo questo, su. – E con le dita gli fece scivolare il perizoma verso il basso, lasciandolo nudo.
  • Oh, piccolino, si è spaventato... – disse Annalisa dedicandosi al suo cazzo barzotto. Glielo prese subito tra le labbra, tenendogli le palle nella mano a coppa e adoperandole per attirarlo a sé. L'uomo aveva il pene abbastanza piccolo ma, sollecitato, diventava duro e sfiancato, come una melanzana. Lei lo succhiava avidamente e riusciva a prenderlo in bocca facilmente, cosa che dava al politico un'intensa soddisfazione.
  • È delizioso, è piccino – disse lei – proprio come il clitoride di una bella ragazza: brava! – Poi, rivolta a me, - Avvicinati cane, e caccia fuori il cazzo: lo volgiamo vedere, su... Allora l'altro sedette sul letto accanto a lei, come se volesse assistere a una lezione. Mi liberai facilmente dal gancio del guinzaglio e mi calai rapidamente le mutande; purtroppo il mio pene non era molto sollecitato da quelle scene: troppe emozioni mi avevano assalito.
  • Guarda amore, adesso t'insegno come si fa il pompino. Attenta, eh? – Annalisa ci sapeva fare. Appena me lo prese in bocca, ricordai i bei tempi e "intostai" rapidamente.
  • Oh, oh! – esclamò, rivolta alla sua strana assistente – guarda come cresce: gli piace al nostro cagnolino. – Ora che saliva e scendeva sulla mia asta, ero quasi certo che mi avesse riconosciuto... ma non lo diede a vedere. Il fatto di averlo duro e grosso mi aveva ringalluzzito alquanto e l'adrenalina in circolo mi fece un po' abbassare la guardia. Era pur sempre eccitante farsi fare un "bocchino" davanti a un altro, vestito da stronza e col cazzo piccolo. Mi sentii un leone e cercai di sfondarle il palato, affondando tutto il cazzo nella gola di Annalisa.

Lei sbavava copiosamente, soffocando per la pompa che le praticavo in bocca ma, quando lo tirai fuori, non ebbe alcuna concessione per me... insomma, il senso di sottomissione erotica, che contrappone il maschio alla femmina, durante un rapporto orale, era del tutto assente. La sua azione era stata più che altro meccanica e rimaneva padrona assoluta di quello strano "ménage".

  • Puoi toccarlo se ti va, tesoro; non temere questo è solo un bel cane con un bel cazzo... tutto qui! Non hai niente da temere.
    – Parlando mi teneva il cazzo in mano, distrattamente, come stesse valutando una zucchina al mercato.

La cosa, nonostante l'altro fosse un vecchio depravato, non mi dispiaceva più, per fortuna; il distacco di quella puttana della mi ex, associato al suo corpo (che ormai desideravo disperatamente) mi arrapava, così il mio pene tenne e non diede cenni di cedimento.
Il politico non fingeva né ostentava la sua femminea personalità, adesso.
Sembrava veramente un'educanda, affascinata da quel bastone che svettava nell'aria vicino a lui.
Timidamente mi mise le dita sul glande poi, piano piano, lo liberò del prepuzio e, fattosi coraggio, me lo strinse saldamente con la mano, prendendo in bocca la testa del cazzo, poi iniziò a succhiare, divorato dal desiderio.
Per non disgustarmi con la scena, chiusi gli occhi: la sensazione non era male. Per farmi forza, presi teneramente in mano uno dei seni di Annalisa e lei non si ribellò. Si era rifatta i seni di certo, perché non era possibile che avesse ancora le poppe sode di una ventenne!
Mentre quello perfezionava il suo pompino, Annalisa, si diede da fare, si spostò presso il divano e mise per terra una coperta ripiegata, poi si rivolse a noi.

  • Adesso basta, smettetela!
    – il suo atteggiamento teatrale era molto gradevole, mi strappò quasi un sorriso. Credevo che le scenette di ruolo fossero solo un'invenzione da romanzo e invece... quella donna recitava una parte da vera mistress per quell'uomo potente che, quel pomeriggio in una camera d'albergo, si era veramente immedesimato nel suo ruolo: una fanciulla pudica e indecisa, che subiva il sesso, cercando di nascondere il suo intenso piacere. Com'è strana la mente umana!
  • Non ti sembra di fare troppi pompini, sgualdrina? – Annalisa schiaffeggiò sul petto e sui fianchi il suo ometto, mentre mi allontanava in malo modo, tirandomi per il braccio. Adesso era una zietta che redarguiva la nipote ninfomane!
  • Vieni, sai cosa ti aspetta, stronza, non protestare! – si preparava a punirlo, di nuovo.
    L'uomo-ragazza, raggiunse il divano controvoglia e pieno di timore. Lei, intanto, si mostrava in tutta la sua bellezza: era spettacolare.
    Bruna, cattiva, con le gambe lunghe e affusolate, fasciata dalle calze nere e arricchite, eroticamente, dalle scarpe col tacco; me la sarei divorata con gli occhi e, adesso. Ero felice di essere lì a godere di quel fuori programma... speravo solo che non si mettesse male, per me!
    6

Puniti e infilzati.

Annalisa, ora in lingerie nera e sofisticata, si moveva intorno al divano, controllando la ritrosia sincera di quello strano personaggio, metà politico metà educanda. Nella camera c'era solo silenzio, tranne che per il rumore dei suoi tacchi, che battevano sul parquet. Dopo averlo studiato a fondo e anche tastato, come se stesse meditando il modo migliore per punirlo, Annalisa si armò di una canna flessibile e sottile.

  • Mi spiace ma devo intervenire su di te, amore. – Disse a voce bassa. – Per il tuo bene devo darti la lezione che meriti... sei troppo troia, e non sta bene! Continuò, saggiandogli le chiappe con le dita, mentre il lui-lei non riusciva a stare immobile, visibilmente a disagio e mostrandosi impaurito.
  • Ho deciso di dartene cinquanta, pensi di resistere?
  • Io... credo di si, Padrona. – disse lui dopo averci pensato su.
  • Ti devo legare? O sarai brava, obbediente?
  • Sarò brava, Padrona, lo prometto!
  • Lo sai che c'è il cane, qui... lo sai che ti vedrà, mentre le prendi di santa ragione: te la senti?
  • Si, devo resistere, va bene, Padrona! – La voce dell'uomo era quasi un piagnucolio. Non so perché ma mi convinsi che per lui farsi picchiare davanti a me rappresentava un'ulteriore forma di piacere... forse voleva esibirsi nella sua capacità a prendere le botte. Scemo lui: a me delle sue bravate non interessava un bel niente. Mi auguravo solo di scoparmi Annalisa, abbigliata così, tirandomela sul cazzo con i nastri del reggicalze, fino a spezzarli. La mia ex, inaspettatamente, fece un balzo verso la porta e la aprì di scatto: nessuno. Certo voleva controllare la nostra intimità... Caspita come se lo curava bene il suo "pollo"; era evidente che il rapporto tra i due era intimo e profondo.
  • Tutto tranquillo, piccola mia, nessuno saprà quante botte ti darò, contenta? Sarà un segreto tra di noi... Come ci sapeva fare la mia bella, sedetti sul letto, sperando che quella scena inutile terminasse presto e s'iniziasse a scopare.
  • Cominciamo in piedi... quando vedo che ti si piegano le ginocchia ti faccio accucciare! Pronto... – l'ometto si mise le mani dietro la nuca; Annalisa, picchiettando con il frustino, gli fece allargare leggermente le gambe. Poi si mise in posizione. Era stupenda, le lunghe gambe divaricate; pronta a colpire, composta come un militare. Col frustino si mise a vibrare sul sedere, ancora lievemente arrossato di lui, come stesse saggiando la zona da massacrare.
  • E adesso, conta! – disse secca e... giù! Gli diede la prima botta, senza pietà. La canna era flessibile in maniera maligna. Il colpo principale era arrivato sul culo, centrando le due chiappe in pieno, ma la cannetta era lunga, la sua punta era a qualche centimetro; per effetto del colpo, frustò l'aria come una vipera che attacca, e si andò a infiggere, dolorosamente sul fianco, lasciando subito un brutto segno rosso, piccolo e preciso. Insomma ogni colpo, dato così, rappresentava una doppia frustata. La fustigazione durò vari minuti. Oltre venti botte l'uomo le prese in piedi poi, vedendolo provato e tremante sulle gambe, lei lo fece inginocchiare sul tappeto... però subito dopo riprese a staffilarlo di santa ragione, fin quando il culo si ricoprì di un intricato disegno di strisce livide, intrecciate tra di loro.
  • Sei stato grande! – Disse gaudiosa la mia ex, poi a me, – Hai visto, schiavo, com'è stato bravo? – Risposi di sì per evitare altri calci, mentre lei si avvicinava. Mi prese il cazzo tra le dita e disse, sbrigativa:
  • Dai, adesso intostalo, che tocca a te... cerca di renderti utile! – Poi prese dal comodino una pomata lubrificante, iniziò ad armeggiare col sedere del vecchio, che era rimasto in ginocchio ad asciugarsi le lacrime; probabilmente però gli ci voleva un poco per riprendersi dalle mazzate. Annalisa, rapida, gli abbassò del tutto le mutandine e le lanciò sul letto, poi si piazzò, a sua volta sul tappeto, dove lui era in ginocchio ancora a pecora, e si mise anche lei nella stessa posizione. Usava le mani per tenersi alla spalliera del letto e allargava le ginocchia, aperte sui fianchi di quell'altro. La sua fessura, spalancata dalla posizione, spiccava aperta e invitante: era completamente depilata. La sua voce calma ma un po' vibrante mi arrivò piano:
  • Vieni, schiavo, lecca tutto e cerca di indurire il tuo cazzo, che ci serve. – Le piaceva comandarmi, lo sentivo, era piena di libidine mentre parlava, sempre più eccitata. Non me lo feci certo ripetere e, cercando di evitare di toccare il vecchio, mi abbassai su quella femmina stupenda e la leccai; mi tuffavo con tutta la bocca tra le grandi labbra divaricate e spingevo col mento, così, la lingua penetrava in profondità, come un piccolo pene appuntito. Poi salivo di quel poco che mi permetteva di infilarmi nel suo ano, era morbido e arrendevole, e nella mente mi tornarono tutti gli affondo e le spinte che avevo dato in quel piccolo buco. Quante volte ero rimasto su di lei, distribuendo il mio seme nel suo intestino... ero giovane, il cazzo restava duro anche dopo, e lei ne godeva, continuava a masturbarsi all'infinito. Adesso Annalisa parlava più lentamente, a voce bassa e roca:
  • Il mio uomo te lo permette schiavo, lecca... dammi piacere. Devi ringraziare lui, è lui che mi sta concedendo a te... tu non sei nessuno... è lui che comanda su di te. E anche su di me, se vuole offrire il mio corpo a un cazzo nuovo. – Con dolcezza, rivolta a lui: – Dove vuoi che me lo faccio infilare, tesoro? Quello, da sotto, arrapato da ciò che si compiva sulla sua schiena, disse piano:
  • Nel culo, Padrona, fallo entrare nel tuo culo!
  • Ah, porcellino, ti vuoi vendicare, eh? – E, rivolta a me che ci avevo preso gusto, – Hai sentito, tu? E' il tuo giorno fortunato: mettimelo dietro, ma fa piano! Non chiedevo di meglio. Adesso mi ero scordato di ogni paura, tutto mi sembrava facile e non pensavo più nemmeno a Marisa... che andasse a farsi fottere! L'adrenalina di quella situazione mi eccitava all'estremo, mi sentivo usato e, nonostante, lei si rivolgesse a me come uno "schiavo" e sembrasse volersi mantenere a disposizione del politico, la realtà era del tutto diversa! Il cosiddetto maschio alfa, e quindi il vero dominatore della scena, ero io. Io, con il mio grosso cazzo che svettava su loro due, accovacciati sotto di me, culo su culo; prostrati, in attesa adorante del mio pene che, come una bacchetta, un bastone rituale, li dominava e li stava per sottomettere con la penetrazione.
    7

Colpo su colpo.

Quei due non sapevano chi ero, e non aveva importanza... volevano solo il mio cazzo. Il glande ebbe un altro sussulto a questo pensiero.
Annalisa doveva avere immaginato come sarebbe andata, si spinse all'indietro, arrivando col suo sedere proprio sopra a quello di lui.
I due culi erano molto diversi: i fianchi del vecchio erano bassi e le natiche poco pronunciate, però l'intreccio di strisce rosse e livide che lo segnavano e lo rendevano ancora più succube, avevano un che di esaltante, insomma non mi disgustava.
Al di sopra, accovacciata su di lui, c'era la mia ex e il suo impareggiabile culetto. Lo lubrificai ancora sputandoci dentro e lei ebbe un sussulto.
Mi misi sulle punte dei piedi per arrivare al punto giusto e, come di prassi, me lo presi in mano per direzionarlo a favore del buco. Scivolai dentro subito e infilai quasi tutto il glande nello sfintere, per allargarla presto; poi mi fermai per non forzare.
La conoscevo bene ed ero anche convinto che lei mi avesse riconosciuto, nonostante la maschera; conoscevo pure l'effetto che avrebbe provocato nella sua psiche la penetrazione anale. Anche stavolta sarebbe andata così... ci avrei scommesso.
Stringeva le cosce sui fianchi di lui e la figa premeva, umida, sulla schiena.
Dal canto mio, dopo alcuni minuti di delicate roteazioni, iniziai a ficcare, lento ma inesorabile. Sentivo le pareti dell'intestino che cedevano e, nonostante i suoi mugolii di protesta, lo misi tutto, fino ai coglioni. Poi, una volta che fummo accoppiati, mi fermai e la strinsi a me, dolcemente, impadronendomi delle poppe, che pendevano sulle spalle dell'onorevole.
Come le avessi infilato dentro un'anima nuova, la donna decisa, la tigre quasi violenta e aggressiva, si trasformò, e divenne giumenta innocente e schiava del piacere.
Adesso Annalisa era dolce, arrendevole; emetteva gridolini e soffi deliziosi, e si abbandonava, senza opporre più nessuna resistenza con l'ano. Perticai a lungo dietro lei, con un moto cadenzato, mentre languida e remissiva emetteva parole dolci, a sprazzi:
"Daiii, siii"; "inculami tutta; oh, siii!"; "spaccami!"
Nella stanza il tempo si era fermato e adesso tutto era tornato tranquillo.
Al centro del vasto ingresso, sul grande tappeto, si consumava la nostra scena di depravazione. Il piccolo, vecchio uomo, in ginocchio, con la faccia schiacciata per terra, intuiva, dal contatto con la carne, quello che si stava consumando sulla sua schiena.
Felice della sua prostrazione, si godeva il nostro piacere grazie al contatto con i seni e con le cosce allargate di lei, e non si ribellava quando i miei coglioni gli sbattevano sul culo.

  • Ehi... adesso... – disse lei con voce roca – accontenta un po' il mio amico, aprigli il culetto, dai! – Era eccitatissima e stava per venire, perché si era infilata una mano sotto e agitava le dita sul clitoride.
    L'altro sobbalzò lievemente, forse impaurito o forse felice che fosse arrivato il suo momento.
      Il mio cazzo ebbe un lieve cedimento e io temetti di ammosciare; dovevo resistere, nonostante non mi piacesse fare quella cosa e con un vecchio, per giunta. Uscii da lei controvoglia e mi inginocchiai alle spalle dell'uomo, iniziai a carezzarmi il glande per recuperare l'erezione.

Per fortuna Annalisa non se ne andò, così mi tuffai con la bocca nei suoi buchi, adesso anche quello del culo era largo e cedevole alla lingua, voluttuoso. Senza pensare pensarci troppo, diressi il mio tubo verso quelle natiche poco invitanti, spinsi solo la capocchia sul suo ano, anche quello era liscio e arrendevole, probabilmente lo aveva già preso dietro, oppure si era preparato da solo, allargandosi con qualche oggetto. Infatti lui ci sapeva fare. Si rilassò completamente e spingendo di pancia, come se dovesse defecare, fece in modo da raggiungere il massimo rilassamento. Era già lubrificato: in pochi momenti, il suo culo inghiottì più della meta del cazzo e, poco dopo, se lo prese tutto. Faceva un po' tutto da solo e godeva come un ossesso, spingeva verso me; andava su e giù, aiutandosi con la punta dei piedi, insomma se lo godeva. La scena estrema fece effetto pure a me, distratto dalla bellezza delle forme di Annalisa, non mi feci più scrupoli e il mio membro si gonfiò all'inverosimile. Non provai più schifo a inculare un uomo, al contrario, mi sentivo un dominatore che assoggetta la sua vittima e poi, farlo davanti lei, incantata dalla potenza dei colpi che infiggevo a quell'ometto, era un vero trionfo dei sensi.

  • Non venire, – disse lei – mettiamoci sul letto, adesso. Senza problemi lo sfilai da dietro a quello e mi rimisi in piedi, in attesa delle sue decisioni; adesso volevo solo venire, e presto.
  • Dai, – riprese – mettiamoci qui. La mia ex prese per mano l'altro e lo fece stendere sul letto, di traverso, poi tocco a lei, che si mise sopra di lui a sessantanove:
  • Vieni, tu, vieni a fottere, dai! – adesso, dopo il piacere che le avevo dato inculandola, sapevo che il suo atteggiamento imperioso era tutta scena, per far sentire importante il vecchio. Accettai subito l'offerta e mi misi in piedi a lato del letto, tirai un poco Annalisa per le cosce piegate e glielo misi subito dentro, tanto dalla figa grondava. Avevo capito il suo gioco: voleva che l'altro, vedesse come la scopavo e magari si godeva con la lingua, sia la figa di lei che il mio scroto, bello gonfio. Ormai non decidevo più di me, facevo tutto per il sesso, presi a tenere un movimento cadenzato, poggiando le mani ora sui fianchi, ora sulle natiche, e imprimendole un movimento da scopata classica. Mi concentrai per non venire subito, volevo aspettarla... così. quando sentivo l'orgasmo che mi prendeva, scivolavo prontamente fuori, per non perdermi in lei. Il vecchio da sotto ne approfittava, leccava il pene e cercava di catturarlo con la bocca.
    Il suo armeggiare non poteva competere però con l'utero delizioso di Annalisa. I battiti del cuore si calmavano e l'intensa emozione si perdeva, trasformandomi di nuovo in un qualcosa di meccanico che scopava per danaro.

8

Fino in fondo.

Lei era pronta e confusa in quel groviglio di membra, e iniziò il suo piacere... succhiava il cazzetto all'onorevole, mentre lui ricambiava lavorandosi il suo clitoride, intanto io stantuffavo; ero tutto sudato! Dopo pochi minuti lei continuava ad avere momenti di acme, e il suo piacere si esaltò, sentendo che stavo venendo.
Decisi di guadagnarmi il mio compenso regalando all'onorevole sensazioni uniche, cacciai il cazzo fuori e mi diedi tre colpi con la mano, immediatamente un primo fiotto di sperma gli schizzò in bocca, facendogli perdere la testa, poi rientrai in figa e scaricai nella donna tutto il resto della sborrata, come una siringa ben calda.
Quando il pene perse tensione uscii finalmente da lei, stanco ma appagato, ma lui mi trattenne per le gambe, abbracciandole strette, e lo prese in bocca, per lavarmelo accuratamente.
Lo lasciai fare, mi piaceva che me lo succhiasse quasi moscio, era una sensazione deliziosa, rilassante.
Intanto, fuoriuscendo da Annalisa, sborra e umori gli cadevano in faccia, avvilendolo.
Mia moglie era arrivata più volte e alzò il busto, le presi i seni da dietro le spalle e lei non si ribellò.
Mentre il vecchio continuava a lavorarci i genitali, folle di piacere, si tirò una sega a tutta velocità. Lo aspettammo senza dargli fretta, ci faceva un po' pena. Lui si dava una serie di colpetti veloci e poi si fermava, come se si stancasse... poi riprendeva.
Intanto leccava sotto i nostri sessi, era tutto imbrattato; con gli occhi chiusi riprendeva il suo lavoretto, poi si fermava, poi riprendeva.
Il silenzio nella stanza era palpabile e noi, quieti, aspettavamo, senza distrarlo dai suoi sogni proibiti. Ci mise un po' di tempo ma alfine, inarcandosi sulla schiena e muggendo senza posa, si sborrò sulla pancia, continuando a schizzare e a sussultare per alcuni minuti.

Probabilmente credevano di offendermi o, addirittura, di umiliarmi, infatti in tutta fretta lasciarono la stanza.
Prima uscì il pezzo grosso, Annalisa, invece, si attardò un secondo per lasciare un mazzetto di banconote sotto la lampada sul comodino, ora vestita di tutto punto mi guardò sprezzante, io mezzo nudo indossavo ancora la mascherina da killer idiota.
Non ebbi il tempo di chiedermi ancora una volta se mi avesse riconosciuto perchè lei mi chiarì dolorosamente le idee:
- Noi andiamo via... ti ho lasciato il doppio di quanto pattuito, pezzentello – rise odiosamente – dì alla tua padrona che ci hai soddisfatto. Ti do un consiglio: dimentica tutto... non parlarne neppure con lei, questo è un uomo potente; fuori dal letto è più pericoloso di uno squalo.
Mi passò affianco senza degnarmi di un solo sguardo, però tra i denti, mi sussurrò:

  • Sei sempre un pezzente ma, come al solito, devo riconoscere che scopi da dio...
    L'ultima cosa che sentii di lei fu il suono dei tacchi che si allontanavano nel corridoio.

Dal racconto di Giovanna Esse Spakkami!
Copyright © 2016 - 2020 Giovanna Esse.
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