Sborra per la zia

  • Scritto da Giovanna Esse il 27/06/2020 - 12:30
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Ciao Giovanna, ho letto tutto d’un fiato un tuo fantastico racconto, con esso nella testa e guardando le tue foto incredibili, non ho potuto fare a meno di masturbarmi, nonostante fossi ancora in ufficio. Perdona la sincera confessione. Volevo sottoporre una domanda alla tua sensibilità e alla tua esperienza di donna. Per capire il contesto in cui mi sono trovato devo per forza essere prolisso e raccontare le origini di questa avventura.

Sono un uomo sposato e tranquillo di 48 anni; quando ne avevo una quindicina passai un periodo a casa di mio zio che non aveva figli e venni sistemato, con tutta comodità, nella camera degli ospiti.

Era estate, io dormivo semi nudo usando solo un lenzuolo di cotone. Come puoi immaginare avevo quell’età in cui il cazzo è sempre duro, specialmente la mattina. Quel giorno stavo per socchiudere gli occhi; ero supino e, seppure coperta dalla stoffa leggera, la mia erezione era evidentissima. Mi accorsi che la porta della camera si apriva, ma era troppo tardi per tentare qualsiasi mossa per nascondere il mio stato: non mi restava che fingere di dormire e sperare che il mio cazzo si ritirasse spontaneamente. Vidi entrare mia zia. Nella stanza c’era luce abbastanza perché lei vedesse perfettamente come stavano le cose… Sentii che si avvicinava ma poi si bloccò a un metro dal letto: ne ero certo, mi stava fissando attentamente. Io me ne stavo immobile e morto di vergogna, eppure il mio pene non voleva saperne di ammosciarsi.

Sentivo il cuore battere tanto forte che ero convinto si sentisse in tutta la camera. La donna si trattenne per alcuni minuti come interdetta, poi, silenziosamente, si fece indietro e uscì; immediatamente dopo, bussò alla porta normalmente e con voce chiara, ché si sentisse bene per tutta la casa, disse:

“Patrick, sei sveglio?” con decisione rientrò, fece luce e allegramente, come se niente fosse e mi invitò a raggiungere lo zio, per la colazione. Feci finta di svegliarmi solo allora, mi rialzai, piegandomi su me stesso e biascicai qualche parola di ringraziamento.

Due giorni dopo mio zio riprese il lavoro e usciva prima che io mi svegliassi. La vergogna provata quel mattino non riusciva a sopprimere la mia eccitazione; in quei due giorni avevo guardato mia zia sotto tutt’altra luce, rimuginando e stramazzandomi di seghe mentre pensavo alle sue tette, alle sue forme graziose, alla sua figa pelosa che ancora non avevo mai visto. Mi svegliai presto, eccitatissimo, dai rumori della casa compresi che mio zio andava via. Non sapevo resistere… con l’incoscienza dei ragazzi, restai sul letto, ma stavolta il lenzuolo era scostato, a stento mi copriva le palle, mentre il mio cazzo, veramente notevole, s’induriva di più ad ogni passo della zia, che saliva le scale e attraversava il corridoio. Il mio piano era: far finta di dormire e sperare che, come la prima volta lei entrasse in camera senza bussare… ma quanto diamine ci metteva a entrare? I minuti mi sembravano ore.

Finalmente accadde ciò che speravo, lei venne silenziosamente e si fermò subito. Forse anch’ella era stata indecisa, forse non era sicura se dormissi o stavo solo facendo finta. Ma poi, più decisa, si avvicinò al letto. Nella penombra cercai di scrutare, era lampante che mi guardava soffermandosi sul cazzo eretto.

Dopo alcuni minuti andò via senza fare rumore e neanche mi svegliò. La cosa si ripeté ogni mattina, per i giorni successivi: io mi svegliavo all’alba, trepidante, e quando la sentivo arrivare mi toglievo di dosso tutto il lenzuolo, ostentando il mio corpo e il pene eccitato, ma sempre fingendo di dormire. Era evidente anche per un ragazzino inesperto che lei veniva apposta e amava osservare. Così feci una cosa che dopo mi riempì di paure. La mattina del venerdì, mia zia entrò come al solito, con una vestaglietta leggera, che permetteva di intuire tutte le sue dolci forme.

Appena ebbe finita la sua ispezione e se ne fu andata, in preda a una febbre erotica, presi il lenzuolo e, tenendolo stretto intorno all’asta, mi masturbai fino a sborrarci dentro copiosamente.

Sfumata l’eccitazione, non sapevo più che pesci pigliare, ero solo un ragazzo ed ero terrorizzato da quella grossa macchia di sperma; evidentemente mia zia avrebbe capito subito di cosa si trattava… mentre cercavo un sistema plausibile per nascondere il misfatto, la zia bussò e rientrò subito nella mia camera. Riuscii a stento a coprirmi le parti intime col lenzuolo umidiccio; ero seduto sul letto, istintivamente mi raccolsi su me stesso, come un’educanda. Lei aprì le ante, mi disse di scendere per la colazione e poi, ignorando completamente la mia totale nudità, mi prese il lenzuolo e si allontanò dicendo:

  • E questo lo laviamo… Oramai ero nel pallone, incapace di gestire la situazione, da adulto, ma abbastanza arrapato da essere pronto ad accogliere qualsiasi invito, qualsiasi segnale, mi fosse mai arrivato dalla cara zietta. Lei, ai miei occhi, pareva sempre più attraente e soave, sempre più appetitosa e amabile. Insomma avevo perso la testa! Ma se da un lato fantasticavo come un forsennato, dall’altro l’educazione semplice ma severa che vigeva in famiglia continuava a tenermi bloccato sotto lo scacco dell’indecisione. Aspettavo ansioso che passasse il week end. Ma il lunedì mattina non successe niente e il mio cazzo si sciolse, e si ammosciò come un budino quando mia zia mi chiamò dalla cucina, per avvertirmi che la colazione era pronta e dovevo scendere.

Comunque era estate, faceva caldo e la zia vestiva con camici leggeri e vestagliette semplici e corte; a mio avviso e ancor oggi, credo di poter affermare che, contrariamente a quando c’era lo zio in casa, i suoi movimenti erano più discinti e i bottoni meno abbottonati. Si chinava spesso, sfaccendava non curandosi di quanto di lei mostrasse nei vari movimenti e, infine, sedeva sempre a gambe abbastanza aperte, da permettermi di vedere le tenere cosce e, nell’umida penombra, il chiarore delle sue mutandine di seta. Da quel giorno iniziammo un misterioso rapporto, sempre tacito, senza mai toccarci, eppure per me fantastico e traboccante di piaceri nuovi.

La mattina dopo, invece, la zia entrò in camera e io ero prepotentemente nudo ma mi tenevo l’asta dura con la mano, sempre fingendo di dormire. Fece finta di niente ma nemmeno mi degnò di interesse, semplicemente… poggiò sul letto un asciugamani di spugna, all’altezza del mio bacino, dopo finse di andare via. In realtà si fermò, immobile e visibile, sulla soglia della porta.

Il desiderio era forte ma ero in preda a mille paure, alla fine, decidendo di continuare a fingere di essere solo, mi misi comodo, col cazzo ritto, e iniziai a farmi la sega. La sua presenza palpabile mi mandò in visibilio, quando stavo per arrivare mi inarcai, tirato verso l’alto da una forza atavica. Pochi istanti dopo il caldo lattice esplose dal mio glande, schizzando in alto per poi ricadere sulla pancia, sul petto e qualche goccia addirittura sul viso.

Non saprei dire se l’ho sentita gemere, ma una cosa è certa: quando mi calmai e raccolsi il mio sperma (come mi sembrava corretto) adoperando l’asciugamani, zia si precipitò nella stanza e senza il minimo cenno di vergogna, si prese il panno pieno di sborra e si allontanò, borbottando nuovamente qualcosa sull’esigenza di lavare la tovaglietta.

Dal giorno dopo, il nostro appuntamento segreto del mattino, si arricchì di un ulteriore, sconquassante, intimità. Infatti, quando il marito andò via, lei entrò nella penombra si avvicinò al letto indecisa… inutile dire che ormai il mio cazzo era sempre ritto, ostentando senza più pudore un estremo alza bandiera. Ovviamente non portava le calze, così, con un movimento abbastanza veloce da dimostrarmi quanto anche lei fosse impacciata e vergognosa, si chinò verso il basso e solo un attimo dopo capii cosa aveva fatto, si era tolte le mutandine. Furtiva le appoggiò sul letto e si allontanò in fretta, sempre fermandosi nell’ombra, sull’ingresso della stanza. Volevo svenire, tanto ero eccitato!

Ormai tra di noi c’era solo il silenzio, ma per il resto non c’erano altri segreti: io tenevo gli occhi aperti, lei faceva cose che non potevano certo essere considerate casuali. Io non avevo la forza né la capacità di spingermi oltre, ma di sicuro anche lei si dovette trattenere, almeno mi piace pensarlo. Istintivamente mi presi il cazzo in mano e portai le sue mutande al viso per sentirne l’odore; mi fischiavano le orecchie come una vecchia caffettiera che ribolle inarrestabile. Piano e godurioso mi feci la sega mattutina, a cui ormai non avrei mai più rinunciato. Ero convinto che le sue mutande usate me le aveva lasciate apposta e così vi eiaculai dentro, a fiotti. Erano piccole cosicché risultarono subito bagnatissime, sature di sborra.

Fu un attimo: mia zia si avvicinò in fretta, me le prese e lasciandomi con gli occhi sbarrati, se le infilò, come le avesse appena prese dal cassetto della biancheria. Lucide scie comparvero sulle sue cosce, le aveva lasciate il mio sperma, fluido e appiccicoso.

Ricordi fantastici che fanno parte delle immagini che non ho mai più dimenticato e che ho cercato di ritrovare nei miei amplessi da adulto, spalmando lo sperma sulle cosce delle mie compagne. Subito dopo la zia, bagnata del mio seme, andò nel bagno e la rividi solo molto più tardi.

Nei deliziosi giorni a seguire quasi tutti i giorni ripetemmo il nostro strano e inidentificabile amplesso; lei mi poggiava un po’ di tutto, sul lettino, e io le riempivo di liquido seminale vestagliette, calze, reggiseni, ma soprattutto mutandine: le sue fantastiche mutandine che avrei voluto annusare per tutta la vita. Per mio vanto voglio solo aggiungere che, stoicamente, sopportavo quasi ogni notte un cocente male alle palle, mi ero ripromesso di conservarmi il più possibile “pieno”, per poter riempire abbondantemente gli indumenti intimi della fantastica zietta.

Non c’è mai stato altro, non ci siamo mai toccati; ho intravisto le sue nudità ma non ne ho mai potuto godere appieno, infine, sono certo che lo facesse, ma io non l’ho mai vista masturbarsi.

E questo accadeva oltre 30 anni fa. Da allora non ci siamo mai più visti così assiduamente e nemmeno si è mai accennato, nemmeno con un gioco di sguardi, alla nostra insolita passione.


Circa un mese or sono mio zio ci ha lasciati.

La loro casa è in un altro paese, a qualche chilometro da me. Naturalmente ho partecipato ai funerali. Mia zia è stata molto affettuosa e ha voluto che fossi al suo fianco, davanti al corteo, da casa alla Parrocchia del paese. Più tardi, rientrati a casa con altri parenti e qualche amico di famiglia, mia zia, una volta in cucina mi ha abbracciato stretto a sé, in maniera assai confidenziale.

  • Ci ricordavamo sempre di te, con la buonanima dello zio; quel periodo che sei stato qui e che facevamo sempre colazione insieme… Quanto tempo, bei ricordi. – poi, asciugati gli occhi dalle lacrime, ha aggiunto, - Adesso sono sola, spero proprio che non ti scorderai di… di… noi; spero che magari troverai un po’ di tempo per venirmi a fare visita. Frastornato ma abbastanza contento dell’invito, non credo di sbagliare se ti confesso che ho avuto la netta sensazione di intravvedere uno strano luccichio, nei suoi occhi.

Giovanna, che devo dirti? Oggi lei ha oltre 60 anni, a dir poco 20 più di me, ma nonostante questo conserva la sua figura estremamente femminile, minuta ma formosa. Sono ben sicuro, conoscendomi, che se non fosse per quei ricordi del passato, non mi soffermerei mai per trovarla attraente, anzi, assai arrapante… invece quei pensieri, da quando mi ha parlato, sono tornati e più eccitanti che mai. Non avrei mai creduto di desiderarla tanto ma non so assolutamente cosa le passa per la mente.

Che devo fare, Giovanna?

Tu sei donna e molto esperta, a quanto pare: che ne pensi? Si è dimenticata di tutto, ha richiuso in un cassetto quel ricordo, diciamo incestuoso, anche se la mia parentela di sangue era con lo zio, oppure anche lei ci ha ripensato qualche volta alle mie copiose sborrate del mattino? Se vado da lei e cerco di spingermi oltre il limite la offenderò o ritieni che lei stessa non aspetti di meglio? Sono tormentato e pieno di dubbi; di una sola cosa sono assolutamente certo: se la zia mi apre la sua porta, il suo cuore e pure le cosce, stavolta non si tratterà più di una sega, la voglio profanare in tutti i suoi buchi… e ripetutamente!

Tutti i diritti riservati - Giovanna Esse, 2019 - 2020

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