2 -Spaccata quand'ero vergine

  • Scritto da Giovanna Esse il 25/06/2021 - 01:10
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Continua la saga di: L'amico segreto di mio marito, con una nuova lunga storia... per chi ha pazienza di seguire le vicende di Filomena, una donna che, chissà perché, mi rassomiglia tanto.
Il racconto si svolge in due epoche diverse e lontane tra loro, tra l' adolescenza e la maturità dei personaggi.

Prefazione.

Una ricerca estrema può portare ad estreme conseguenze. Filomena, donna in carriera e perfetta moglie e madre, si ritroverà a dover affrontare e gestire i suoi "scheletri nell' armadio". Anche lei, da adolescente, è stata una furia, una delle tantissime teen ager che ha usato il cazzo con passione e che, tramite quello scettro di carne, ha saputo manipolare un bonario ragazzo di paese, il suo fidanzatina di gioventù: Nicola, detto Nicolone per la sua stazza e per la sua ingenuità. Ci riuscirà a pareggiare i conti con suo marito… senza drammatiche conseguenze?

Una grande città, al giorno d’ oggi.

“Proprio non lo so se faccio bene” pensò, tra se e se, la povera Filomena. Infatti era veramente sulle spine, mentre, nel camerino del suo elegante ufficio nel centro città, si dava una ripassata al trucco, prima di uscire e recarsi a quell’ incredibile appuntamento.

Si era anticipata di circa un’ ora sul solito orario, per avere la libertà di, come dire, rendersi conto di cosa stesse facendo. Sarebbe riuscita, probabilmente, a capire meglio, col contatto diretto dove mai l’ avrebbe portata quella strana esperienza. Ci sarebbe andata con i piedi di piombo. Aveva un matrimonio stupendo e anche una figlia deliziosa di nove anni. Quando il suo pensiero incrociò l’ immagine mentale di Livia, ebbe prima un sorriso e poi, immediatamente dopo, un brivido. Le reazioni del “cuore” sono spesso imprevedibili e lei, purtroppo, non era “pratica” di certe cose.

Davanti al grande specchio si studiò un attimo con voluttà. Non poteva mentire a se stessa: era proprio una bella quarantenne. Si alleggerì, sfumandolo, il fondotinta sul collo, per contrastare i primi problemi del post-abbronzatura e, intanto, si diede un ultimo sguardo. Era alta, molto, non più slanciata come a vent’ anni, o per meglio dire una stecca, visto che da ragazzina era magrissima, come una modella dell’ alta moda. L’ unica cosa che appena dopo lo sviluppo si era evidenziata notevolmente, era il seno: aveva due tette da record. Dure, tonde, puntute ed enormi. Ora con l’ età, e dopo l’ allattamento, non erano più “di pietra” come allora, ma erano rimaste belle e prorompenti, donandole un eccitante decolté. I capezzoli, inoltre, erano diventati più grossi e spessi e quando si eccitava o aveva freddo svettavano in avanti, sotto le magliette, come fossero un grosso dito puntato.


Suo marito, Lucio, ci giocava spesso di notte, anche quando la carezzava mentre Filomena dormiva, facendoli inturgidire tra le dita o tra le labbra. Quando facevano l’ amore, a volte, una delle performance in cui la trascinava, era di farsi carezzare e spingere, dietro il sedere, dai seni di Filomena e dai grossi capezzoli turgidi. Lo specchio le restituì ancora la sua immagine, fasciata in quella gonna nera, al ginocchio, che le esaltava le forme schiacciando verso il pube, subito sotto la lieve pancetta, tipica della sua età: estremamente erotica ed invitante. Si girò di fianco. La gonna elastica tirava anche sotto il piacevole sedere a mandolino, mettendolo in risalto completamente.


Difficilmente Filomena vestiva così. Però quelle rare volte in cui in ufficio indossava la gonna, o capi particolarmente femminili, sentiva su di se gli occhi di molti colleghi e, a volte, gli apprezzamenti scherzosi, ma eccitati, che le venivano rivolti con malizia malcelata. Il tutto sotto lo sguardo astioso delle colleghe, delle quali nessuna, purtroppo per loro, poteva reggere il paragone: sia dal punto di vista estetico, che da quello del comportamento. In quindici anni mai una tresca, mai una telefonata da nascondere, mai, sul suo PC, si era presentata una chat imbarazzante o compromettente … tranne, naturalmente, quelle di Lucio o di quelle persone, cercate da lui, con cui avevano tentato un approccio di tipo sessuale, per soddisfare un sogno ricorrente, quello di fare sesso a tre.


Fece due passi indietro per controllare le calze, con civetteria. Si alzò un pochino la gonna, con le mani, per vedere a che punto, sedendosi, si sarebbe intravisto il pizzo ricamato e il nastro del reggicalze bianco. Si sistemò la riga posteriore per farla scendere perfettamente fino ai talloni. Le calze le aveva scelte di un intenso color carne, in modo che fossero comunque più scure delle scarpe, di colore beige chiarissimo, in tinta con la camicetta frivola, che spezzava la sobrietà del tailleur. Mise la giacca e la borsetta sul braccio e si avviò verso l’ ascensore. Erano le sedici e trenta, l’ ora dell’ appuntamento. Sarebbe arrivata con un giusto ritardo di alcuni minuti. Perfetto.


Era la fine di Settembre, la temperatura era calda, ma non ardente né fastidiosamente umida, evitandole le sensazioni dello sbalzo termico rispetto all’ aria condizionata dell’ interno dell’ edificio.

Come d’ accordo, oltrepassò la fermata del bus di una cinquantina di metri. Lei avrebbe continuato a camminare normalmente sul marciapiedi, mentre Nicola, poco dopo sarebbe dovuto passare e, come per caso, accorgersi di lei, riconoscerla ed offrirle un passaggio. Non voleva che qualcuno vedesse che aveva un preciso appuntamento, soprattutto un appuntamento tanto pericoloso per lei, che proprio non sapeva se stava agendo nel modo giusto o se invece, stava creando i presupposti, per una tragedia familiare con i fiocchi. Rabbrividì. In quel momento desiderò con tutta se stessa di aver sognato tutto e di essere comodamente seduta e rilassata, nel bus di linea che la riportava di solito a casa. Nicola intanto arrivò e recitò perfettamente la sua parte, lasciandola molto sorpresa. Probabilmente se l’ era studiata per bene per non fare la figura dell’ imbranato (come temeva da sempre). Aveva imparato a conoscere i suoi limiti e a stare al suo posto, proprio dopo la dolorosa lezione che la stessa Filomena gli aveva impartito tanto tempo prima. Dopo i saluti, la donna, con un tuffo al cuore, salì nell’ auto di Nicola tirata a lucido e profumata di “arbre magique” in maniera esagerata.


Capitolo 2

Tanti anni prima ...


La febbre era scesa quasi nei limiti, ormai e Filomena si sentiva molto meglio. La ragazza se l’ era vista brutta, un frutto di mare guasto, probabilmente, le aveva causato una brutta infezione intestinale con febbre e nausee per quasi due settimane. Ma adesso si era ripresa. Era ancora debole e bianca come un cencio, ma lunedì di certo sarebbe tornata a scuola. Gli esami si avvicinavano e poi, immediatamente dopo la stagione: il mare, sole, libertà ... Uhao! Finalmente.

Alle cinque il citofono gracchiò, non poteva essere che Nicola. Filomena sorrise tra se e se, divertita, ma anche leggermente lusingata ... ormai era chiaro a tutti che “quell’ amico” era cotto di lei. Di sicuro era gentile, premuroso, educato e faceva i salti mortali per rendersi servizievole in ogni occasione.

E l’ occasione migliore si era presentata proprio con la malattia di Filomena, inventando mille scuse, oltre portarle notizie e compiti dell’ ambiente scolastico, si faceva in quattro anche per la madre e per i familiari di Filomena.

Poveretto ... purtroppo per lui, non era proprio il principe azzurro che una ragazza poteva sognare, se poi quella ragazza era Filomena, sarebbe stato meglio che lui si rendesse conto delle dovute distanze e fosse corso ai ripari. Ma, nonostante la differenza stratosferica che li separava, lui era abbastanza fiducioso e ambizioso da “provarci”. Lei era praticamente perfetta, una modella e la gran parte dei ragazzi le faceva il filo.

Più volte l’ avevano spinta a fare servizi fotografici e non c’ era concorso di bellezza a cui non fosse invitata. Ma la bellezza e la presenza non erano il suo punto di forza: Filomena era una ragazza con la testa sulle spalle, con idee chiare e decisioni prese.

Non sarebbe invecchiata nel paesino, non avrebbe fatto la fine di tante ragazze, che dopo i trenta si erano già rassegnate a fare le paesane; scambiandosi ricette e diete e discutendo di prodotti per la pulizia della casa, magari con venti chili di troppo e duo o tre marmocchi che giravano intorno, bloccandosi ogni iniziativa ed esaltando la pigrizia: fisica e mentale.

Ma Nicola non voleva pensarci. Le stava dietro da oltre un anno come un cagnolino bastonato. Le mandava mazzi di fiori del tutto inadeguati alla loro età e le faceva regali esagerati, adoperando il top che la situazione economica familiare gli permetteva. Ma lei non gli aveva mai dato importanza, né lo aveva lusingato, in verità. Stavolta però, più per calcolo che per sentimento, lui era riuscito a infiltrarsi decisamente in casa sua. Con la scusa della malattia e profittando della sua debolezza, aveva conquistato la madre, più che la figlia, facendole da giullare e da cavalier servente nelle ultime settimane. Ormai era ben accetto in casa sua.

Figlio di commercianti, brava gente e abbastanza agiati, era un tipo abbastanza allegro, ma poco vigile e molto “lento”. Limitato nella curiosità e nello spirito, anche a scuola arrancava e diciamo che si spianava la strada a furia di cesti natalizi e favoritismi commerciali. Era grosso e grossolano di fisico e, appena diciottenne, già “sblusava di pancia” sia per pigrizia che per una infantile tendenza a cercare nel cibo molti dei piaceri che non riusciva a trovare con il moto, lo sport o gli amici.

Ecco, non si sbagliava ... era proprio lui alla porta. Entrò allegro e saltellante per informarsi su Filomena e la sua salute. La mamma di lei lo accompagnava, sorridendo, contenta che la ragazza stesse bene e che avesse compagnia. Il giovane aveva portato un mazzetto di fiori e glielo porse: - Ecco, per te e per festeggiare la tua prossima uscita di casa, finalmente. – poi aggiunse – questi te li manda proprio mia madre, mi ha ordinato di farti i migliori auguri e di darti un bacetto! – Sogghignava gongolante, come se la “raccomandazione” di mammà, gli desse licenza di uccidere! Filomena e la madre si guardarono e si trattennero dal ridergli in faccia.

  • Che bravo giovane – disse la signora – hai visto che pensiero gentile. Ah, Nicolone, non se ne fanno più di ragazzi come te al giorno d’ oggi! –

    • Allora – disse lui raggiante – il bacetto me lo sono meritato? –

    • Ma certo, senza malizia, come sei tu. – guardò la figlia ironica – su, Filo, dai un bel bacione a Nicola, tanto non sei più neppure infettiva. – La ragazza rise e adagiò sul guancione sudato un bacetto di circostanza, ma Nicola volle ricambiare e anche lui baciò le due guance della ragazza con enfasi. Poi, la madre tornò alle sue incombenze e Filomena iniziò una fitta conversazione col ragazzo, sulle ultime novità e i pettegolezzi di scuola. Poco dopo, la signora si affacciò alla porta e disse: - Ragazzi, vi ho preparato un bel the caldo ... i pasticcini freschi li ha portati Nicola. E’ tutto in cucina. – poi seriamente rivolta a Filomena – Bella, vedi che io devo andare prima dal dottore, per sistemare le ricette e poi ne approfitto per andare da nonna, che ci manco da troppi giorni. –

    • E vai, Ma, di che ti metti paura? - disse la ragazza. Come tutti i giovani sentiva sempre sul collo il controllo dei genitori.

    • No, niente, Nicola e di casa ormai. – disse la mamma accomodante – poi tra poco rientra tuo padre e se avete bisogno di qualcosa ... –

    • Vai, mamma, non ti stare sempre a preoccupare, adesso veniamo a prendere il the! – poi, a Nicola – O devi andare via? Non vorrei obbligarti ... –

    • Ma scherzi? – rispose lui pronto – è venerdì e i ragazzi sono al calcetto, lo sai che io non gioco ... sono contemplativo ... eh eh. Magari verso le nove ... se si fanno la pizza, ci vado. Ma è difficile. -. Poi solerte, chiese alla madre di Filomena, se poteva farle lui le commissioni, se per caso non le andava di uscire ...

    “Bella mossa. Si fa furbetto, Nicolone” pensò Filomena. Ma la madre ringraziò, dicendo che purtroppo doveva andare per forza lei.

    Il caso volle che pochi minuti dopo che la mamma era uscita, il padre della ragazza telefonasse, per avvertire che sarebbe rientrato molto tardi: un imprevisto sul lavoro.

    Mentre posava il telefono Filomena intuì di trovarsi in una situazione anomala: erano entrambi ragazzi di paese e, nonostante l’ emancipazione in voga, non era facile che due giovani restassero da soli in casa alla loro età.

    Un vago pensiero eccitante si impadronì di Filomena. Nicola non era il “bello” della scuola ma, dopotutto, era pur sempre un uomo, almeno lei così sperava. Era quasi un mese che era chiusa in casa. Prima era stata male, poi neanche ci aveva pensato, insomma erano tanti giorni che non si masturbava.

    In cucina trovò Nicola, che fingeva di prendere il the, per strafocarsi di pasticcini. Da dove si trovava, il giovane avrebbe dovuto aver sentito la telefonata, ma Filomena notò con un certo disappunto, che non sembrava particolarmente eccitato dalla situazione che si era creata e dalle eventuali prospettive possibili. Ad ogni buon conto la ragazza si recò in bagno, fece la pipì e poi si diede una sistemata generale. Non si sa mai, pensò tra se. Infine, con la speranza che Nicola si decidesse a rendersi utile in qualità di “maschio”, e quantomeno darle una possibilità di avere un approccio più diretto con i genitali maschili, indossò una mini di jeans che usava per casa, ma che lei trovava molto sexy.

    Si guardò allo specchio e si decise anche a cambiare le mutandine bianche, con un paio di nere, lievemente merlettate ai bordi. Ormai non era più una ragazzina e la prossima estate era fermamente decisa a farsi deflorare; voleva iniziare a fare l’ amore completo, come tante altre studentesse già facevano. Tornò in cucina. Nicola questa volta la notò e fece un apprezzamento stupido sul fatto che aveva indossato la gonna.

    • Non farti strane idee – disse lei sorridendo – ormai il pomeriggio comincia a far caldo e poi mi sono stufata di stare in pigiama ... basta: fatemi uscireeeee !!! – tuonò scherzosamente.
    • Che facciamo? – disse lui, speranzoso, ma senza idee immediatamente concretizzabili nella mente.
    • Splendido! – esclamò Filomena esagerando con la veemenza – Io conto su di te per qualche buona idea e tu non trovi niente di meglio da fare che divorare biscotti. Bravo! –

      -Ma ... ma ... io – il giovane balbettava preso di sprovvista – Vogliamo vedere la TV? Che ne dici? O vuoi ascoltare qualche disco? – Filomena ormai recitava una parte: quella della donna offesa e si capiva benissimo; Nicolone dal canto suo non avrebbe chiesto di meglio che fare “qualcosa” con lei, erano mesi che sognava, quantomeno di baciarla. Non parliamo delle volte in cui si era masturbato nel bagno di casa: gli occhi chiusi, cercando di ricordare i suoi seni sporgenti o le sue gambe lunghe ed eccitanti.

      Lei, con una sbuffata lo mandò a quel paese e corse nella sua camera per buttarsi sul letto, a faccia in giù, come non volesse più né vederlo né sentirlo. Il ragazzo era tanto ingenuo e impacciato da non capire. Quello scatto improvviso e immotivato lo aveva colpito e per poco non se ne andò a gambe levate, ma era troppo sicuro di avere un qualche torto misterioso, per lasciare Filomena in quello stato.

“Chissà cosa ho fatto ... forse l’ ho offesa” si preoccupò e, pensò, non poteva andare via senza almeno chiedere scusa. Non poteva perderla! Si lusingò ... quella era la prima volta che una “donna” piangeva per colpa sua! Si sentì molto uomo e, in punta di piedi, avanzando sugli specchi, si intrufolò nella camera di lei.

  • Filomena ... Filomena? – sussurrò tremebondo – Si può? – Nessuna risposta.

    Impacciato si accostò al suo lettino e aggiunse: - Dai, per favore, mi dici cosa ti ho fatto? – Filomena sbuffò impercettibilmente, con la testa nel cuscino e il corpo riverso ... a sua volta non sapeva che altri “messaggi” inviare al giovane per fargli capire che era il momento di passare all’ azione.

    Alzò i piedi e li riabbatté sul letto, come se facesse i capricci. Ma il gesto scomposto le servì esclusivamente a far ricadere le gambe un poco più aperte. Era certa che, nonostante la penombra, si potessero intravvedere le mutandine; si pentì di averle cambiate. Forse, nel buio, le bianche sarebbero risaltate maggiormente ... Nicola invece spaventato da un lato, ma attratto dalla visone del corpo di lei, rimaneva tra le spine.

    Con la grande fantasia erotica che caratterizza i ragazzi, osservò nei dettagli la scena incantevole di lei sulle lenzuola bianche, lunga, riversa: i piedi fuori, ancora con le ballerine di raso che usava per casa, le lunghe gambe che salivano lisce e tornite su, su verso l’ alto, fino ad essere appena ricoperte dalla mini, che a stento le arrivava alle natiche. Il sedere sodo e alto teneva l’ orlo della gonna abbastanza su da permettere al suo sguardo di seguire ancora per qualche centimetro lo spacco dischiuso creatosi tra le gambe di lei. Il buio nero, attraente e magnetico in cui si perdevano, fece partire la sua fantasia di segaiolo incallito: infatti la prima cosa che sperò, come chi vuole chiedere alle fiabe con tutto cuore, era che la ragazza fosse senza mutande.

    Finalmente la natura diede un colpo notevole allo sviluppo della situazione, infatti a Nicolone il membro gli venne duro di colpo.

    Sentì un calore mai percepito al basso ventre e allo scroto, mentre il coso si ergeva sotto i pantaloni leggeri, come un serpente che si alza e si gonfia.

    Una ridda di emozioni fece girare la testa al ragazzo che non aveva esperienze nemmeno lui. Un paio di volte, con gli amici, era andato a guardare le puttane e una volta era stato con una, vecchia e racchia, che approfittando dell’ esperienza non lo aveva fatto neppure chiavare, con un pompino abbozzato era venuto in pochi secondi.

    Adesso, qui, era tutt’ altra cosa: davanti agli occhi il paradiso e nel cuore le pene dell’ inferno per la paura di sbagliare. Non trovò di meglio da fare che inginocchiarsi ai piedi del letto e con delicatezza sfilarle le scarpine.

  • Dai – le sussurrò – perdonami, qualsiasi cosa abbia fatto. – Lei mugugnò, ma non lo scostò. Allora lui si fece coraggio: - Ti faccio un massaggino ai piedini? E’ rilassante ... posso? – Altro mugugno, ma nessuna ribellione, il ragazzo prese la risposta come un sì. I piedini di lei erano veramente belli ed esercitavano sul giovane un grande fascino da sempre, adesso non gli sembrava vero di poterli accarezzare. Infatti subito si diede da fare, si mise comodo appoggiando i gomiti sul bordo del letto e massaggiando i piedi di lei uno per mano: - Come sono freddi questi piedini, ora te li scaldo, tesoro. – e se li portò al petto, alzandosi la maglietta di cotone.

    Agiva con sempre maggiore libertà.

    Approfittando della posizione, baciava i piedini, li stringeva e con gesti sempre più lascivi, cercava di salire alle gambe con le mani e poi alle ginocchia. Ogni volta che toccava, faceva del suo meglio per allargarle le gambe e per vedere più su ... in alto ... per godersi, finalmente, la vista di una figa che era stata solo un sogno, finora. Fantasticava e arrapava, cercando di immaginare come era fatta e sperando che lei non lo scacciasse, lasciandolo del tutto a bocca asciutta.

    Intanto Filomena, riceveva tutte quelle sensazioni. Il ragazzo era impacciato e servile e mentre all’ inizio questa situazione le era sembrata tediosa, adesso scoprì che l’ ammirazione e il timore reverenziale di lui la eccitavano oltre misura. Si sentiva una dea, che per capriccio aveva deciso di concedere al suo suddito, confidenze che altrimenti avrebbe potuto solo sognare. Non aveva mai provato la sensazione del dominio. Forse era dovuto al fatto che lui si era dedicato prima di tutto ai suoi piedi. Era in ginocchio e faceva del suo meglio per essere delicato e cortese, ma dall’ affannosità del respiro, capiva anche che era sempre più eccitato e che faticava a trattenere la sua virilità giovane e prorompente. Con languido distacco, quasi dormisse senza accorgersi di nulla, Filomena si voltò completamente mettendosi supina e sollevò un ginocchio verso l’ alto, scoprendo completamente le mutandine.

    Capitolo 3

Nicola credeva di impazzire, cominciò delicatamente a leccare le dita dei piedi, premendosele sul viso e sulle labbra. La lingua di lui passava tra le piccole dita facendo sussultare la ragazza di un piacere che era ben altro che solletico. Allora Nicola fece una richiesta inaspettata:

- Ti prego – disse – non pensare a male, ma io se non mi sbottono scoppio. – e fece un cenno che indicava il pantalone, teso e sospinto dal pene rigonfio. La ragazza lo ignorò fingendo di essere impegnata a guardare il soffitto.

Ancora un volta lui si fece coraggio e si decise a prendere l’ iniziativa. Si alzò in piedi e si sbottono la cinta e la patta, trovando il coraggio di abbassare tutto e mettere a nudo il suo cazzo, che era veramente grosso e molto spesso. Nonostante avesse un po’ di pancia per la sua tendenza all’ obesità, il pene era comunque abbastanza lungo. Ma la cosa notevole era lo spessore, soprattutto dalla parte della testa: sembrava una grossa melanzana.

Filomena, finse disapprovazione per studiarselo attentamente: era il primo vero cazzo a portata di mano e in totale tiro che le fosse capitato ... non riusciva a staccare gli occhi da quel cilindro di carne. Sotto si stagliava la sacca scura e sudata, con le palle, tonde e gonfie dove sapeva che era contenuto lo sperma, ma che lei non aveva mai visto.

Qualche amica le aveva confessato di averlo fatto uscire dal buchetto del cazzo, facendo una sega al suo boy friend e un’ altra disse che aveva fatto il bocchino al ragazzo e che parte dello spruzzo di sperma le era andato sulla lingua. Si ricordò che era ancora vergine e temette al pensiero di quel coso grosso che avrebbe potuto entrarle dentro. Decise che ci avrebbe dovuto pensare ...

Nicola intanto si era dato da fare, era piuttosto impacciato. Col pantalone e i boxer all’ altezza delle caviglie, e la maglietta alzata, teneva fuori pancia e gambe, goffamente, ma non osava spogliarsi.

La paura che arrivasse qualcuno era troppa ed era certo che non sarebbe mai riuscito a diventare abbastanza padrone di se da rivestirsi in fretta. In cuor suo invidiò Filomena che con una semplice minigonna e solo una maglietta bianca, poteva persino togliere le mutandine, ma presentarsi immediatamente in ordine, semplicemente alzandosi dal lettino. Nicola si chinò e le baciò il collo, mentre, impacciato, procedeva a togliere la maglietta cercando i due enormi seni. Appena fuori, si accostò ai capezzoli appuntiti e iniziò a succhiarli: ora l’ uno, ora l’ altro e, a volte, stringendo le due tette con la mano, entrambi.

Titillandoli con la lingua che sbatteva impazzita. Stando chino, Filomena aveva tutta la possibilità di vedere il cazzo di lui in primo piano, ma non ebbe ancora il coraggio di toccarlo. Quello che la fece sciogliere improrogabilmente fu l’ odore di maschio, che veniva da quel gruppo genitale a pochi centimetri dal suo viso.

Dalla pelle dilatata del prepuzio faceva capolino la capocchia rubizza e sulla punta, da un piccolo spacco si vedeva l’ umido di una gocciolina trasparente. Era quello lo sperma, si chiese la ragazza? Ma le sembrava un po’ poco e poi ... possibile che Nicola avesse raggiunto l’ orgasmo? Così, silenziosamente, senza alcun altro segno di piacere?

La cosa non collimava con le sue conoscenze, sebbene abbastanza empiriche. Ora il giovane aveva trovato il coraggio di arrivare alle mutandine nere e di cercare di abbassarle, con la paura di un divieto immediato. Ma al contrario, Filomena si inarcò, facendolo gongolare di piacere, per permettergli di toglierle completamente, facendole scorrere, come un sipario, verso le cosce, le ginocchia e i piedi. Via gli slip, lei si offrì in maniera spettacolare al ragazzo, puntando sui piedi, le ginocchia divaricate: Nicola si trovò di fronte la vulva più bella che avrebbe mai potuto sognare.

Un triangolino peloso si estendeva in due sottili linee, che delineavano le grandi labbra, tese e carnose, subito al di sotto un bottoncino roseo pareva dicesse: leccami.

Più in profondità, altre labbra, piccole, umide e delicate, facevano da petali ad un taglietto rosa scuro che appena si intuiva.

Nicola, ancora in piedi e sofferente, non si trattenne dal cercare con la mano quella meravigliosa figa. Non riusciva a credere che fosse lì a portata di mano, era certo che all’ improvviso tutto sarebbe svanito, come in un sogno.

La delicatezza iniziale lasciò il posto ad una libidine crescente, tanto che, mentre baciava i seni e carezzava la figa di Filomena con le dita, studiandola felice, per la prima volta, non riuscì a non darsi alcune menate al cazzo turgido, scapocchiandolo davanti agli occhi della giovane.

Filomena si irrigidì nello spasmo causato dalle dita di Nicola in figa e dalla vista della testa enorme del cazzone, completamente liberato dalla pelle, voleva toccarlo, ma non trovava il coraggio di farlo. Ma il giovane ormai era partito e la necessità divenne virtù. Tutto storto e contrito abbassò la testa, baciando l’ ombelico, poi il bacino di lei, fin poi a scendere, affamato, con la bocca sulla figa. Il profumo di donna, gli diede il coraggio di slinguazzarla come un frutto di mare. La esplorava con la lingua a cucchiaio, mentre con le dita grosse le divaricava la vulva.

L’ eccitazione gli fece mancare la forza nelle gambe ... e, d’ altro canto un po’ ci provò, onestamente; fatto sta che finì per poggiarsi con le ginocchia sul letto di lei, vicinissimo al suo viso, ormai. Tentò il tutto per tutto, allora.

Mentre succhiava la clitoride di lei rumorosamente e di gusto, allargò le cosce e si prese il cazzo in mano, posizionandolo puntuto in avanti con la speranza che lei accettasse l’ offerta ...

Era troppo.

Filomena glielo tolse di mano e lo misurò con le dita impazzendo dal piacere, toccava, carezzava, faceva uscire la testa dentro e fuori dal prepuzio e sbavò di piacere quando con la mano gli prese tutto il sacco con le palle. Che meravigliosa sensazione, toccare il cazzone nerboruto e maschio di lui, sognando quello che avrebbe potuto fare, con quel membro a sua disposizione.

Mentre lui le ficcava due dita in figa e le baciava la vulva, piena di umori languidi e saliva.

Rapida come una gatta si innestò tra le sue ginocchia e comincio a baciargli il pene, annusandolo. Anche tutta l’ area genitale di lui era umida di sudore e profumava di selvatico, soprattutto agli angoli dello scroto. Liberò completamente la sua capocchia e la lavò con la lingua, come se leccasse un cono gelato.

Con la punta della lingua circumnavigò tutta la testa del cazzo di Nicola e i suoi interstizi più reconditi. Poi, quando lo sentì sussultare per l’ emozione, decise di fargli e di farsi il più bel regalo: spalancò le labbra e con le mani si imbucò quel pene enorme nella bocca voluttuosa. Ecco, pensava, mentre scorreva quel cazzone nella bocca talmente spalancata da darle fastidio alle mandibole, quello era un vero pompino.

Stupefacente.

Fino a poche ore prima non avrebbe mai immaginato di arrivare a tanta intima confidenza con Nicola, eppure ... Adesso erano li a fare un sessantanove, scomodi e storti, ma troppo arrapati per soffrirne.

  • Io, io ... mi spiace – bofonchiò Nicola mentre faceva la minetta a Filomena – non ce la faccio più, perdonami ... non mi trattengo ... – era veramente mortificato e lei non seppe trattenerlo, non se la sentì. Capiva che lui era troppo arrapato. Si liberò la bocca dalla sua capocchia gonfia: - Dai, caccia la roba, se vuoi! Fai presto ... –

    Allora lui si mise in piedi, inginocchiato com’ era e si ritrovò lo spettacolo impagabile di Filomena, sotto di lui, che dominava col cazzo, come se fosse una bacchetta magica.

    Si masturbò la verga veloce come un mandrillo.

    Guardava lo spettacolo e perdeva i sensi: le gambe della ragazza erano spalancate come un anfiteatro e al centro la figa era bagnata tanto da scorrere gocce sulle lenzuola, la minigonna era solo una fascia sulla sua pancia, mentre dall’ ombelico in su lei era tutta nuda, i seni prorompevano e i capezzoli erano turgidi e ingrossati, sotto il suo cazzo, mai stato così tosto, il viso angelico di lei, stravolto dall’ eccitazione la trasformava in una puttana in calore che non aspetta altro che cazzo a volontà.

    Il respiro di lei gli umettava i coglioni e, vistolo così eccitato, gli regalava delle sguscianti leccate alle palle, che ballonzolavano, umide e profumate di sesso, sopra lei.

    Quando Nicola si irrigidì perdendo il controllo, Filomena si spostò più in avanti, arcuandosi, per vedere meglio cosa succedeva e, inconsciamente, per offrirsi al maschiò in attesa di una penetrazione che non sarebbe avvenuta.

    Nicola diede degli strattoni nervosi al pene, non muoveva più la mano alacremente, ma si limitò a tenersi il pene con tre dita. Le teneva ferme alla base del pene, lasciando tutta la verga tesa ed esposta. La ragazza, estasiata, vide il cazzone che si agitava di vita propria e svettava in avanti, mentre un guizzo rapidissimo partì nella stanza, vincendo la pressione del cazzo eccitatissimo. Senza vedere sentì che i primo spruzzi caldi le arrivavano sui piedi e sulla pancia. Dopo la tempesta violenta, quasi come pipì, lo sperma opalescente cominciò a sgorgare dalla testa del cazzo e a scorrere come cera sul suo collo. L’ odore di sborra la fece impazzire di piacere, non ci fu niente da fare, né falsi pudori da rispettare, non poteva negarsi quel gusto irrinunciabile.

    Scese ancora più giù e con la punta delle dita attrasse il pene verso il basso, spalancando la bocca e riprendendo il pompino. Stavolta però succhiava per suggere le ultime gocce di sperma e apprezzarne il sapore, per far sussultare il corpo di Nicola come una molla incontrollata. Intanto si finì il ditalino da sola e venne copiosamente, col cazzo barzotto e saponoso tra le labbra.

Si era fatto tardi. Per fortuna non era venuto nessuno. Filomena era certa che in alcuni di quei momenti avrebbe potuto salire a casa tutta la sua famiglia, senza che loro due nemmeno se ne accorgessero. Ora, a freddo, capì che doveva meditare. La voglia del cazzo di Nicola, poteva valere lo starci insieme? La ragazza era certa di non amarlo ... ed essendo giovane ma giudiziosa, comprese di avere bisogno di riflettere, per non effettuare passi falsi; in un piccolo paese, potevano risultarle fatali.

  • Ci sei riuscito – disse con tono di rimprovero – sei contento adesso? – e intanto rendeva la scena ancora più tragica, raccattando con un asciugamani, gocce di sperma impazzite, dal suo corpo, dal letto e dal pavimento, aggiunse: - ... ma tu guarda che casino! -

Il povero Nicola era troppo confuso e sbandato per sapere cosa rispondere, era mortificato dalla sua stessa natura e non sapeva come uscirsene. La perdita dell’ eccitazione lo aveva reso nuovamente vile e si sentì sollevato, al momento, quando Filomena, alquanto bruscamente, lo mandò via senza neppure un bacetto.

Molto, ma molto, più tardi, la notte, ognuno nel buio della sua stanza, si masturbarono nei rispettivi lettini pensando a ciò che era stato tra loro. Filomena stringeva al viso l’ asciugamani che ancora si sentiva di sborra maschile.

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