Una milf sputtanata - Elle, ep. 1

  • Scritto da Giovanna Esse il 24/08/2020 - 06:00
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Cari Lettori, oggi parte il nostro nuovo progetto di Video Libro. Potrete leggere il mio nuovo racconto - verità ma anche vederlo trasformato in un bellissimo Video racconto illustrato dalla "protagonista", la fantastica: Elle, la mia dolcissima schiava letteraria.

Elle Slave Story

Prologo. Madre e puttana.

La donna che vedete in abiti succinti sono io.

Mi chiamo Elle e alcune delle immagini che state vedendo risalgono anche a 10 anni fa. 10 anni fa, un po’ per noia, un po’ per gioco iniziai un nuovo, strano, rapporto con una persona di famiglia.

Ero stata una ragazza come tante, abbastanza studiosa, abbastanza obbediente, forse un tantino eccitabile. Ricordo che mi turbavano spesso.

Mi bastava sentirmi guardata in maniera più ammiccante e divento rossa.

Poi, poco dopo, nei bagni della scuola oppure in qualsiasi posto riuscissi a trovare un attimo di intimità, inserivo subito le dita in vagina e mi masturbavo all’impazzata, fino ad avere anche più orgasmi.

Sono stata deflorata a 15 anni, a casa mia, da un ragazzino che aiutavo a studiare... Quella volta eravamo eccitati, ma anche imbranati; purtroppo, quando mio padre rientrò molto prima del previsto, riuscimmo a ricomporci a malapena, ma le gocce del mio sangue sul pavimento e sul divano parlava chiaro.

A volte mi piace pensare di aver deciso di fare la puttana, già da quel giorno... visto che mio padre non smetteva di chiamarmi troia, ma so che non c’entra... è solo una scusa, abbastanza gratuita. Ora dico semplicemente che non mi conoscevo ancora, tutto qui.

Dopo un paio d’anni di filarini, conobbi il ragazzo che poi sposai a 20 anni.

La sua era una famiglia ricca e importante, e questo nelle città del sud, ha il suo peso.

Insomma, proveniva da una famiglia ricca e potente.

Però noi vivevamo la nostra vita in maniera riservata. Mio marito, ora è uno stimato professionista, sempre impegnatissimo e i figli crescevano. Intanto io passavo i giorni come fotocopie del giorno precedente.

Continuavo più che mai la mia incessante attività masturbatoria,per trovare un momento di piacere.

In famiglia, gli sguardi provocatori, me li sentivo addosso anche dai parenti di mio marito, compreso quelli del fratello più giovane. Lui non aveva studiato e collaborava col padre, tenendo aperto un negozio in un paese vicino.

Ma l’uomo che mi attraeva, magneticamente di più, era mio suocero. Anche se ci si vedeva di rado, sentivo la forza della sua virilità, la sicurezza che riusciva a incutere un uomo di potere. Quando arrivò la sua offerta, ne ebbi grande piacere.

Una domenica, che eravamo tutti a pranzo dai boss, mio suocero ce lo comunicò. Disse, in pratica, che ormai in casa riuscivo solo ad annoiarmi, che lui, nella fabbrica, aveva bisogno di un ragioniere, che era solo peccato buttare i soldi con un estraneo, quando un posto del genere potevo tenerlo io, che avevo fatto anche 3 anni di Economi e Commercio... In questo modo, inoltre, anche gli affari di famiglia più delicati, restavano circoscritti e privati

Iniziai a lavorare realmente nell’ufficio di mio suocero, per la sua fabbrica di famiglia, con molti operai.

Ero in un appartamento, esterno ai capannoni. C’era il suo ufficio per parlare con i clienti, poi una specie di ampio salotto con un divano e poltrone, vari scaffali per i documenti, e una scrivania per me. Ma poi c’era anche una cameretta, con un lettino e un bagno ampio e privato.

Per circa tre mesi lavorai di gran lena, e sistemai per bene le scartoffie buttate alla rinfusa; iniziai anche un bel rapporto con i ragionieri esterni, che furono contenti di poter ottenere i documenti più ordinati ed esatti.

Mio suocero si vedeva poco, perché lui girava molto per il sud e quando era in sede era più in officina che in ufficio.

Però, quando si fermava era gentile e molto disponibile con me. Nonostante ci fossero solo 18 anni di differenza, tra di noi, lui era molto paterno, e mi guidava per farmi comprendere la sua attività.

In effetti, non che avessi molto da fare, però collaboravo in tutto e spesso scendevo anche il pomeriggio, per dare una mano. Avevano una Panda, per i piccoli servizi, mi diede le chiavi per usarla anche per andare e venire da casa.

Spesso mi prendeva in giro, per il mio modo di vestire tradizionale, diceva che ero una bella donna e che avrei dovuto valorizzare questo dono; diceva che, se avessi vestito in modo più appariscente, sarei riuscita a far fare agli uomini ciò che volevo.

Io ero felice dei suoi complimenti, lo vedevo maschio, competente e volitivo. Sapevo che era unno che si era dato da fare con le donne. Essere intima con lui, con tanta confidenza e complicità, iniziò a darmi alla testa, mi sentivo valorizzata e importante, cosa che non succedeva a casa.

Un giorno, dopo un viaggio, il boss tornò allegro; sapevo che stava lavorando a un grosso contratto.

  • Incrociamo le dita, -disse - manca solo la firma finale.

Poi, mi consegnò una grande busta.

  • Sono stanco di vederti vestita da monaca, sei bella, e ne dobbiamo godere! Lo sai che per una donna, anche essere ammirata, è molto eccitante?

Io lo sapevo bene, ma lo avevo sempre tenuto nascosto, ero comunque abbastanza timida di natura, e remissiva.

  • In ufficio, tra di noi, ti voglio vedere vestita da femmina... sarà il nostro piccolo segreto!

Un po’ confusa, andai comunque nella cameretta. Nella busta c’erano una gonna nera abbastanza corta, un top particolare, trasparente; vidi che aveva preso anche un reggiseno a mezza coppa, mai portato in vita mia, e un perizoma sexy, infine calze autoreggenti nere, col bordo di merletto.

La cosa più strana era che tutto l’abbigliamento era di circa due taglie inferiori alla mia.

Decisi di indossare comunque quelle cose per non essere scortese e anche per un po’ di civetteria. Avrebbe capito subito che era tutto sbagliato.

Ma, una volta tanto, volevo anche essere esibizionista con quell’uomo, che tanto ammiravo, Avevo confidenza ormai, e mi eccitava farmi vedere semi-nuda almeno una volta.

Sono molto alta, con le scarpe vertiginose che mi aveva portato arrivavo a uno e 85, mi rimirai allo specchio: sembravo una gigantesca prostituta, o una pronta a girare un porno. Mi feci coraggio e uscii, ma ero rossa di vergogna.

Ero tornata da mio suocero per fargli vedere che le misure erano sbagliate, La gonna elasticizzata era tanto corta, che già in piedi si vedevano le autoreggenti.

Ma quando entrai nel salotto avrei voluto sprofondare. Mio suocero non era solo, con lui c’erano i suoi nuovi clienti, due signori grassi e pelati di non meno di 60 anni.

Mi scusai per aver disturbato e feci per uscire ma mio suocero mi fermò, invitandomi a restare. Tutto felice mi presentò ai due, che iniziarono a sudare per la mia, mise, mozzafiato. Mi ordinò di sedermi su una poltrona e la gonna salì di più; si vedevano perfettamente le cosce e, sopra, i capezzoli dei miei grandi seni, attraverso la blusa trasparente.

I clienti eccitatissimi conclusero l’affare con piacere e, intanto, mi fècero tanti complimenti.

Alla fine mio suocero mi pregò di offrire loro qualcosa dal frigo bar. Mentre mi abbassavo e poi preparavo le bevande, i tre non mi staccavano gli occhi di dosso: la mia eccitazione non era mai stata così potente.

Avevo pensato che sarei morta di vergogna, invece mi bagnai dal piacere di esibirmi, e di servire mio suocero come una obbediente puttana esibizionista.

Da questo episodio cambiai, iniziai a diventare Elle, e abbastanza pronta per le forti avventure, che avrei vissuto di lì a poco.

GUARDA E ASCOLTA IL VIDEO RACCONTO https://xhamster.com/videos/elle-s-slave-story-ep-1-mother-and-whore-xhSw4uu

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